PROGETTO CORALE / 22
Da centri con una storia “di peso” a laboratori urbani d’eccellenza: come cambiano le città di fondazione
Cosa hanno in comune Latina, Carbonia e Tresigallo? Siamo in tre Regioni diverse, tre aree d’Italia molto diverse tra loro. Quello che accomuna, però, questi centri urbani è un passato da città di fondazione di epoca fascista e un futuro fortemente innestato sui temi della Rigenerazione.
Le tre città sono infatti sorte negli anni Trenta del Novecento, Latina, in Lazio, con il nome di Littoria e come simbolo della bonifica dell’agro pontino, Carbonia, in Sardegna, come città mineraria fortemente incentrata sull’idea del lavoro promosso dallo Stato in aree difficili, Tresigallo, in provincia di Ferrara, come “città metafisica” su istanza del politico locale Edmondo Rossoni, che ha dato forma urbana alle poetiche pittoriche di quegli anni.
Si tratta dunque di nuclei urbani con una storia “di peso”, breve, ma fortemente connotata, con cui nel tempo non è stato semplice fare i conti. E invece proprio questi tre casi così estremi e particolari costituiscono una interessante focale attraverso la quale guardare con interesse ai fatti della Rigenerazione Urbana, laddove questa decide, apprezzabilmente, di non cancellare la storia, bensì di farsene carico per riflettere sull’identità locale e rinvigorire la linfa vitale delle comunità.
Come presentato durante la sessione laziale di Città in Scena a settembre di quest’anno, il progetto PINQUA sul Rione Nicolosi-Frezzotti a Latina offre oggi una possibile risposta a chi si chiede se gli investimenti pubblici riescono non solo a riqualificare spazi, ma a generare valore economico e sociale duraturo. Il quartiere, sorto appunto tra gli anni ’30 e ’40, è connotato da un’identità architettonica del tutto peculiare, ma purtroppo per decenni oggetto di degrado. Grazie ad un intervento integrato da 12,3 milioni di euro, co-finanziato dal PNRR nell’ambito del Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare, da anni l’Amministrazione locale sta lavorando alla sua rigenerazione, provando a coniugare continuità amministrativa, pianificazione strategica e innovazione sociale, trasformando un rione fragile, attraversato da complessità sociali, ambientali e culturali in un laboratorio urbano d’eccellenza. Non a caso la strategia si sostanzia di un sistema di interventi, differenti ma tenuti insieme dal filo della memoria impressa nel disegno urbano e architettonico degli spazi e degli edifici oggetto di recupero: la riqualificazione di alloggi Ater, la riqualificazione di aree a verde, la sistemazione dell’asse viario e della zona mercato, la riqualificazione dell’area esterna nel quadrante tra via Gorizia e via Grassi e la ristrutturazione della palestra annessa alla scuola Giovanni Cena, nonché una biblioteca di quartiere con diversi spazi lettura. L’idea di fondo, quindi, è quella, riprendendo le origini di Latina, di “rifondare” il quartiere, valorizzandone la scala umana per attivare un “villaggio urbano intelligente, inclusivo e sostenibile”, come si legge nel titolo del progetto. Si tratta, dunque, di un percorso di evoluzione dell’impianto urbanistico, che, a quasi cento anni di storia, si aggiorna ai temi dell’urban design, della mobilità dolce, dello spazio pubblico, del paesaggio e della storia idraulica che tanto ha fatto della storia della città.
Tresigallo è un piccolo paesino nella provincia di Ferrara, in Emilia Romagna, poco distante dalle Valli di Comacchio e nasce all’incirca nei primi anni ’30, per iniziativa dell’allora Ministro dell’agricoltura Edmondo Rossoni, nativo di Tresigallo, che finanzia e progetta il nuovo volto del paese, seguendo una logica urbanistica e simbolico-formale espressione del tempo e con lo scopo di contrastare la forte emigrazione dal paese, causata da un’estrema miseria e un alto tasso di disoccupazione nei primi anni del ‘900 (molti ferraresi emigrarono proprio a Latina, ndr). La città divenne subito un esempio di architettura razionalista con palazzi colorati e un impianto rigoroso e autoritario, tipico del periodo fascista, mentre il soprannome di “città metafisica” deriva dalla sua architettura unica e dalla sensazione surreale che si prova visitandola, simile all’essere dentro ad un quadro di De Chirico. Ma la ricchezza identitaria di Tresigallo va ben oltre il fatto architettonico. Come dice Giuseppe Parlato, il progetto di Rossoni si incarnava nel “sindacalismo integrale”: una formula che prevedeva la creazione di una Confederazione delle corporazioni fasciste e un sindacato unitario in cui tutte le categorie dovevano essere raggruppate e che inglobava sia i lavoratori che i datori di lavoro; quindi un modello corporativo di collaborazione fra le classi e le categorie che superasse la contrapposizione tra padroni e lavoratori.
Al di là degli esiti, questa volontà generativa fa sì che Tresigallo si sia portato dietro, da subito, una eredità identitaria molto peculiare, che va ben oltre il fatto fisico delle architetture. Per questa ragione, forse, da decenni ormai la cittadina si interroga su se stessa, il proprio sviluppo e la relazione con la memoria. Non a caso proprio a Tresigallo si è tenuto, nel 2008, un importante convegno, “Ricerca di un’identità”, in cui storici e architetti hanno fatto il punto della situazione sugli interventi di restauro effettuati a dal riutilizzo delle architetture di regime come spazi di vita comunitaria. Nell’aprile 2024, poi, si è svolto in città un interessante convegno dal titolo “Tresigallo. Piccola storia di rigenerazione prima della rigenerazione urbana”: perché in effetti sono almeno 20 anni, quindi da ben prima del trend della “rigenerazione”, che cittadini, amministratori e intellettuali si interrogano sul senso e la forma da dare per far evolvere, e quindi mantenere vivo, il nucleo di Tresigallo.
Tra il 2003 e il 2015 si restaurano i principali edifici pubblici a rischio crollo, anche attraverso il coinvolgimento dei privati cittadini con progetti partecipativi come “Colora la tua città” (2005-2010), stanziando contributi economici con lo scopo di riportare alla luce la colorazione originaria degli edifici storici, oppure attraverso la condivisione, come nel caso della ex GIL, della ricerca storica sull’edificio, confrontata con specifiche interviste mirate ai residenti e incentrate sulla memoria del luogo. Il progetto di restauro ha poi previsto una nuova destinazione d’uso: da palestra a biblioteca, da allenamento del corpo ad allenamento della mente e della memoria. Uno spazio periferico e percepito dalla popolazione come luogo degradato è stato dunque trasformato in bene pubblico e di inclusione sociale. Con la scelta dell’Amministrazione di collocarci la biblioteca, si è perseguita la strada dell’accessibilità e della valorizzazione dell’intera aerea che, nel tessuto urbano, è diventata un punto nevralgico. Oggi è sede di convegni, cineforum, mostre, presentazione di libri, attività didattiche e pedagogiche per le scuole.
Una volta consolidata la pietra e l’identità, ci si è mossi verso il futuro, progettando e implementando attraverso diverse iniziative e affiliazioni la vocazione turistica di Tresigallo, che dal 2006 procede con nuove idee e forze, interpretando l’anima metafisica e culturale propria del luogo anche a favore di visitatori e curiosi, con fierezza e maturità riguardo la propria essenza urbana.
E, infine, Carbonia. Inaugurata il 18 dicembre 1938, è stata costruita all’imbocco della miniera di Serbariu, per ospitare le migliaia di uomini e donne che dovevano lavorarvi. Il disegno del piano urbanistico rivela che città e miniera sono state concepite come un’unità di relazioni urbane, produttive e sociali. Dal punto di vista architettonico è caratterizzata dai tipici elementi della città fascista. Al centro si trova la Piazza Roma intorno alla quale sorgono i principali edifici civici: la Torre Littoria (alta 27.5 m ed oggi Torre Civica) completamente rivestita in pietra, il Municipio con dei piccoli portici, la Chiesa di San Ponziano patrono della città, il Dopolavoro, il Cinema-Teatro e due grandi fontane.
Data la sua struttura caratteristica, Carbonia intende oggi proporsi come città-museo dell’architettura moderna, ma la riflessione che questo centro sardo sta facendo su se stesso parte almeno due decenni fa. Con la crisi industriale, infatti, Carbonia si è trovata in uno stato di crisi non solo economico, ma anche socio-culturale: avendo identificato l’essere cittadini con l’essere lavoratori, per la comunità locale, che faceva vivere quegli spazi così specificatamente concepiti per quel tipo di comunità, la mancanza del lavoro è stato anche un trauma identitario. Ma proprio agli spazi e al paesaggio urbano Carbonia si è aggrappata per recuperare una via di reinterpretazione e riproposizione di se stessa. E’ del 2001 l’inizio del recupero del sito minerario, per ospitare funzioni culturali, di alta formazione, di sviluppo tecnologico nel campo energetico, di intrattenimento e di creatività, allo scopo di dotare la comunità di nuovi strumenti per affrontare il presente, formandosi all’interno del luogo che da sempre era stato il cuore della produttività locale. La Grande Miniera di Serbariu diventa dunque una miniera di occasioni formative, con un recupero attento degli edifici e delle infrastrutture finanziati tra il 2001 e il 2006 per 19.700.000 euro con i fondi dei PIT e i fondi europei del programma POR FESR 2000/2006.
Nel 2011, poi, il progetto CARBONIA LANDSCAPE MACHINE vince il premio del paesaggio del Consiglio d’Europa, ma solo un anno dopo tutto si interrompe a causa della crisi economica globale e di stridori amministrativi. Alcuni die grandi recuperi restano incompiuti, mentre i luoghi della vita ordinaria diventano sempre più oggetto di degrado.
Ma l’idea-guida rimane, e, aggrappati a quella volontà di recuperare e attualizzare la propria identità comunitaria, i cittadini di Carbonia vedono l’assegnazione, nel 2021, di 16.550.000 euro con i fondi del Next Generation EU – PNRR M5C2I2.1 e di 12.000.000 di euro con i fondi del Piano Nazionale Complementare per la realizzazione di progetti di Rigenerazione urbana ad integrazione e completamento di quelli interrotti un decennio prima.
Oltre agli interventi puntuali, vale la pena segnalare il PROGRAMMA INTEGRATO DI RIORDINO URBANO, che propone interventi sullo spazio pubblico e le aree verdi e su servizi, visti come elemento connettivo dell’identità puntualmente espressa dagli edifici monumentali e come ingrediente essenziale della qualità dell’abitare. Accanto a queste azioni fisiche, poi, viene anche promosso il Master in Architettura del Paesaggio e il Centro Studi Mediterraneo del Paesaggio, che proprio a Carbonia mettono in atto focus specifici di approfondimento analitico e progettuale.
Unendo azioni hard e soft, Carbonia ha dunque un programma di sviluppo ben definito, con svariate ulteriori componenti già progettate e pronte per essere sottoposte a richieste di finanziamento, nell’ambito di una cornice identitaria complessiva che guida le scelte della città, la aggrega attorno alle scelte trasformative e spinge la comunità locale a ragionare, insieme a sguardi che vengono da fuori, sul proprio futuro e la sua sostenibilità.