EPBD, RECEPIMENTO MANCANTE
La strigliata dell’Ue sulle case green si allarga a tutti i 27 e rischia di perdere forza. Le destre in coro: ora norme meno ideologiche

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA
IN SINTESI
Eppur non si muove. La partita dell’efficientamento energetico europeo e italiano resta in preda all’impasse. Dopo che a marzo Bruxelles aveva inviato una lettera di messa in mora all’Italia e ad altri 18 Paesi, ieri è tornata a strigliare estendendo la misura d’infrazione addirittura a tutti i 27 Stati membri.
“La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando lettere di messa in mora a tutti i 27 Stati membri dell’Ue per non aver recepito integralmente nel diritto nazionale le disposizioni della direttiva rifusa sulla prestazione energetica nell’edilizia (UE) 2024/1275 (EPBD)”, si legge nella nota ufficiale. “La direttiva – viene ricordato – è stata adottata nel 2024 e gli Stati membri dovevano notificarne il recepimento entro il 29 maggio 2026, ad eccezione dell’articolo 17(15) relativo al divieto di incentivi finanziari per l’installazione di caldaie a combustibili fossili, che doveva essere recepito prima, entro il 1° gennaio 2025. Gli edifici rappresentano il singolo maggiore consumatore di energia in Europa. Il recepimento e l’attuazione della direttiva EPBD sono fondamentali per incrementare l’attuale bassissimo tasso annuo di riqualificazione energetica nell’UE (1%), ridurre le bollette per cittadini e imprese e la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili importati, nonché per raggiungere un patrimonio edilizio a emissioni zero e completamente decarbonizzato entro il 2050. La direttiva rifusa stabilisce nuovi requisiti in materia di standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali e percorsi per la progressiva riqualificazione degli edifici residenziali, le infrastrutture per la mobilità sostenibile e l’energia solare negli edifici. Prevede inoltre l’istituzione di sportelli unici per la consulenza sulla riqualificazione degli edifici e include disposizioni sui finanziamenti pubblici e privati che renderanno la riqualificazione più accessibile e fattibile”.
La Commissione, perciò, “sta inviando lettere di messa in mora agli Stati membri interessati. Essi hanno ora due mesi di tempo per rispondere, completare il recepimento e notificare la Commissione. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato”.
Le destre e Confedilizia: norme ideologiche
L’estensione a tutta l’Unione, però, è forse il punto finale di un dossier che non accenna a sbloccarsi. Nell’immediato post dalla comunicazione, sono arrivate – come già in passato – le reazioni bellicose della destra parlamentare italiana e di Confedilizia. L’eurodeputata Letizia Moratti, eurodeputata Ppe e presidente della Consulta nazionale di Forza Italia, ha parlato di “dimostrazione plastica e surreale del fallimento di una direttiva irrealistica e fortemente ideologica”, ricordando che “Da tempo avevo rappresentato personalmente al commissario europeo per l’Energia, il socialista Dan Jorgensen, tutte le criticità di questa direttiva, spiegando con chiarezza che si trattava di un provvedimento inattuabile e, nei tempi previsti, impossibile da implementare da parte degli Stati membri. Per questo avevo chiesto una sospensione dell’applicazione o, quantomeno, una profonda semplificazione delle sue disposizioni”.
Anche per la vice-presidente dell’Eurocamera Antonella Sberna, eurodeputata di FdI e coordinatrice per il gruppo di Ecr in commissione Casa al Pe, “è ormai evidente che ci troviamo di fronte a richieste irrealistiche e scollegate dalla realtà. È il paradosso di una normativa che pretende da tutti l’impossibile e poi accusa tutti di non averlo realizzato”. Aggiungendo che “ancora una volta emerge il limite di un approccio ideologico che rischia di scaricare costi insostenibili su famiglie e imprese. Chiediamo alla Commissione europea il coraggio di rivedere norme che si sono dimostrate inapplicabili, privilegiando il buon senso, la sostenibilità economica e una transizione energetica pragmatica, graduale e realmente sostenibile”.
“Preferiamo senza ombra di dubbio andare in procedura di infrazione, esattamente ciò che la Commissione europea ha deciso di avviare nei confronti dell’Italia e di tutti i 27 Paesi dell’Ue che per noi è atto di centralismo e di prevaricazione verso gli Stati di una gravità incredibile, piuttosto che recepire una direttiva che desta molta preoccupazione tra gli addetti ai lavori e fra i cittadini e che addirittura potrebbe generare costi economici e sociali molto più alti di una infrazione”, ha dichiarato il deputato della Lega e presidente in commissione Ue, Alessandro Giglio Vigna.
Infine, Confedilizia. “Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere”, afferma in una nota il presidente, Giorgio Spaziani Testa. “Un’istituzione con un minimo di contatto con la realtà – prosegue – comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno (dicesi nessuno) degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva. E invece la Commissione Ue arriva persino a celebrare l’avvio della procedura con un comunicato stampa. Ci aspettiamo che la politica, almeno la sua parte più avveduta, si imponga finalmente e pretenda una revisione profonda di un provvedimento sbagliato sin dalla sua bozza informale che la Confedilizia rese nota all’intera Europa nel lontano 2021, denunciandone immediatamente l’impostazione ideologica e gli effetti potenzialmente devastanti sul patrimonio edilizio e sui proprietari. Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili va incentivato, non imposto”.
Ma l’Italia è ultima per abitazioni efficientate e non ha presentato il Pnier
Detto questo, i dati Eurostat pubblicati martedì dicono che l’Italia è ultima nella classifica 2025 di abitazioni efficientate negli ultimi cinque anni. Sempre martedì, inoltre, la Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione dei Piani nazionali di ristrutturazione edilizia. Cioè i documenti di pianificazione strategica attraverso cui ogni Stato membro deve programmare la decarbonizzazione del proprio parco immobiliare pubblico e privato entro il 2050. Solo 15 Paesi hanno presentato questi Pnier (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia), più la Regione Vallona del Belgio, tra dicembre 2025 e maggio 2026. L’Italia è assente. La versione definitiva va consegnata entro il 31 dicembre prossimo.
Questi piani, scrive Bruxelles, prevedono una riduzione del consumo di energia primaria compresa tra il 24% e il 73% entro il 2050, rispetto ai livelli attuali. “Essi dimostrano inoltre un forte impegno nella riduzione delle emissioni di gas serra, con circa la metà dei piani preliminari che puntano a una riduzione superiore al 90% entro il 2050. Molti piani mirano a far sì che le energie rinnovabili coprano dal 40% al 90% del consumo energetico degli edifici entro il 2030”. Per la Commissione, questa bozza “mostra un forte impegno da parte dei paesi dell’Ue a rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico e a ridurre le emissioni di carbonio”. Bene anche su completezza, struttura e comparabilità complessiva rispetto alle strategie 2020. Anche se “un ulteriore rafforzamento, come la lotta alla povertà energetica, la quantificazione dell’impatto delle politiche, gli standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali e i dati sullo stato attuale della ristrutturazione degli edifici”.
Insomma, al netto di revisioni e deroghe, la strada resta tracciata. E, battaglie politiche a parte, la transizione verde degli edifici italiani è ancora molto lontana.