La conformità all’inverso
Ciò che, ad esempio, la verifica dei progetti ai fini della validazione nei contratti pubblici o il rilascio del permesso di costruire digitale nell’edilizia privata hanno progressivamente cercato di conseguire è l’accertamento semi-automatico della conformità di un progetto rispetto ai vincoli e ai requisiti definiti da un quadro regolamentare condiviso. L’obiettivo consiste nel rafforzare la digital compliance, trasformando prescrizioni formulate in linguaggio naturale in strutture informative disambiguate, verificabili e interpretabili automaticamente, riducendo in misura significativa le discrezionalità applicative.
Essere conformi significa, in questa prospettiva, dimostrare la corrispondenza a un riferimento normativo prestabilito. La razionalità della prescrizione non è oggetto della verifica: ciò che conta è la sua osservanza.
L’avvento di sistemi artificiali dotati di capacità cognitive potrebbe tuttavia modificare radicalmente questo paradigma.
Il problema non sarebbe più quello di verificare se un progetto soddisfi una norma uniforme, ma quello di determinare quale configurazione normativa e prestazionale sia la più appropriata per uno specifico contesto decisionale.
In altri termini, non si partirebbe più dalla norma per valutare il progetto; si partirebbe dal progetto, dai suoi obiettivi, dai vincoli, dai rischi, dagli impatti economici, ambientali e sociali, affinché il sistema elabori la configurazione regolativa più coerente con il perseguimento dell’interesse pubblico.
La norma cesserebbe così di rappresentare esclusivamente un vincolo esterno e assumerebbe il ruolo di esito dinamico di un processo di adattamento continuo.
L’idea non è del tutto nuova. Il rapporto tra norma e comportamento costituisce da tempo un tema classico della riflessione giuridica e sociologica. Ne avevano scritto in un loro saggio Giovanna Guarnerio e Antonio Petrillo, sulla normativa tecnica, intitolato La regola e il comportamento. In questo scenario, tuttavia, la norma assumerebbe una natura differente: non più soltanto prescrittiva, bensì morfogenetica, capace cioè di dare forma al comportamento attraverso la continua ricomposizione di fattori, parametri e condizioni eterogenee.
La conformità si trasformerebbe così in una proprietà emergente di un sistema adattivo.
È una prospettiva che impone di ripensare la stessa nozione di fitness for purpose. Tradizionalmente essa indica l’idoneità di una soluzione rispetto allo scopo perseguito; nel nuovo scenario potrebbe invece costituire il principio generativo da cui derivano, caso per caso, le condizioni di conformità.
La cronologia decisionale verrebbe pertanto rovesciata.
Non sarebbe più il progetto ad adattarsi a una prescrizione preesistente, ma sarebbe la configurazione prescrittiva a essere continuamente ricomposta in funzione delle caratteristiche del contesto, degli obiettivi perseguiti e delle molteplici interdipendenze che i sistemi artificiali sono in grado di riconoscere.
È forse questo il vero significato della conformità all’inverso.
Non più l’accertamento della corrispondenza tra un comportamento e una regola prefissata, bensì la costruzione argomentata della regola operativa più idonea a conseguire, in uno specifico contesto, il fine pubblico perseguito.
Rimane, infine, l’interrogativo fondamentale.
Per consentire a questi sistemi di operare sarà necessario fornire loro una base di conoscenza sempre più completa, esplicitando l’intero patrimonio normativo, tecnico e culturale disponibile? Oppure essi saranno in grado di elaborare nuove razionalità, individuando configurazioni che non derivano direttamente dalla conoscenza codificata ma emergono dalla capacità di mettere in relazione dati, esperienze e contesti?
E il ragionamento vale anche per i processi.