La conferenza stampa di inizio anno

Industria da salvare, lavoro giovanile e giù le tasse per il ceto medio: le promesse e le scommesse di Meloni per il 2025

Il caso Starlink e i rapporti con Elon Musk hanno tenuto banco alla conferenza stampa della premier Meloni. Ma ci sono temi dell’agenda economica sui quali ha voluto dare rassicurazioni. Per la crisi dell’industria, il Governo ha una strategia e ha messo in campo interventi di sostegno che proseguiranno. Positivi i dati sull’occupazione ma c’è l’emergenza della disoccupazione giovanile da affrontare e il paradosso del mismatch tra domanda e offerta sul quale intervenire. E’ poi tempo di tagliare le tasse al ceto medio, risorse permettendo

10 Gen 2025 di Maria Cristina Carlini

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Industria da salvare, lavoro giovanile e giù le tasse per il ceto medio: le promesse e le scommesse di Meloni per il 2025

LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIORGIA MELONI

Elon Musk è stato il convitato di pietra nelle due ore e mezza di conferenza stampa di inizio anno della premier Giorgia Meloni e le domande sui rapporti e sui possibili accordi con il multimiliardario proprietario di SpaceX hanno monopolizzato l’attesissimo incontro con i giornalisti nell’Aula dei gruppi parlamentari di Montecitorio. Eppure, nello slalom delle risposte su Musk, sui temi di politica interna e internazionale, qualche indicazione – solo di massima, però- sugli impegni dell’agenda economica del Governo per il 2025 è, comunque, arrivata. Non si è parlato – va subito detto – di prospettive di crescita con tutte le incognite che presenta lo scenario – dopo un anno, il 2024, che si chiuderà sotto i target fissati dall’esecutivo –  o di Pnrr che si appresta ad imboccare la fase finale del suo percorso. Oppure del grande terreno di scontro che è  stata la sanità durante l’iter parlamentare della manovra. Ma sul tavolo, ieri, sono state poste, comunque, questioni che scottano. Prima fra tutte, la crisi dell’industria, la grande malata, entrata nel tunnel da quasi due anni, come certificano i dati negativi dell’Istat sulla produzione industriale e come testimonia la miriade di vertenze aziendali aperte. E proprio su questo fronte è arrivata la prima rivendicazione di Meloni sugli interventi messi in campo. Interventi che la premier ha riassunto in tre parole: “strategia, sostegno, contesto”.

 

”Sull’industria abbiamo dato segnali importanti. Abbiamo una strategia”

“A me pare che il governo abbia già dato segnali importanti, e ciò non vuol dire che siano terminati. Per avere un’industria forte serve una strategia” e tra i nostri elementi fondamentali ci sono “l’hub per l’approvvigionamento energetico, l’economia blu, la tutela del made in Italy, che questo governo ha garantito”, ha spiegato Meloni. Poi, “si deve creare un contesto il più possibile favorevole per le aziende e le industrie che producono” e “l’Ires premiale è l’ultimo dei segnali,  una richiesta molto convinta dell’industria di questo Paese, ma e’ uno. Transizione 5.0, i 12 miliardi di euro che abbiamo liberato nella revisione del Pnrr per concentrarci sulle aziende e su uno dei grandi problemi che ha l’Italia, che e’ il costo dell’energia. E quindi per favorire la possibilita’ per le aziende di produrre energia a costi piu’ ragionevoli. Il ‘piu’ assumi meno paghi, cioe’ la superdeduzione del costo del lavoro e’ un’altra di queste iniziative. Quindi da una parte serve una strategia, da un’altra parte serve ovviamente un sistema favorevole e questo ci riporta alle riforme. Siamo per la prima volta quest’anno quarto Paese esportatore al mondo. Perche’ i nostri prodotti sono competitivi, perche’ le nostre aziende sono brave e perche’ c’e’ un Governo stabile”. Per la premier “c’e’ un tema che frena gli investimenti, la questione della giustizia. C’e’ un problema di burocrazia, che e’ una delle grandi questioni che bisogna affrontare adesso”. Insomma, ha poi sintetizzato Meloni, “strategia, incentivi, contesto, sostegno per quelloche si può fare: abbiamo dato una serie di segnali”.

”Fatto molto sul lavoro, risolvere il paradosso del mismatch  tra domanda e offerta”

C’è poi il tema del mercato del lavoro. Meloni ha citato, innanzitutto, due record: il tasso di disoccupazione più basso da quando sono disponibili le serie storiche dell’Istat (2024), con l’ultimo dato che vede i senza lavoro scendere al 5,7%, e il più alto tasso di occupazione “dall’Unità di Italia”. Tutto bene? No, perchè c’è sempre l’emergenza giovani, il cui tasso di disoccupazione è risalito ed è sopra la media europea. “Il Governo ha fatto molto anche se non si fa mai abbastanza. Penso che sia molto incoraggiante l’ultimo dato sulla disoccupazione che scende ai minimi storici. Sono dati incoraggianti anche per la qualità di questo lavoro che è prevalentemente lavoro stabile: circa 883mila posti di lavoro in due anni. ma se considerassimo solo quelle a tempo indeterminato arriveremmo al milione di posti di lavoro. Penso che Silvio Berlusconi possa essere fiero di noi. Ma non si fa mai abbastanza e il tema del lavoro giovanile è una priorità che tuttavia non si affronta solo incidendo sul contratto di lavoro, ma parte da prima. Parte dalla formazione perché il problema è il paradosso che da una parte abbiamo diversi giovani che non trovano lavoro e dall’altra abbiamo moltissimi settori produttivi che non trovano professionalità. Continueremo a concentrare le risorse su salari e assunzioni”. Inoltre, “è ancora più complessa la questione dei Neet. Sto cercando di capire con il sottosegretario Mantovano se possiamo mettere su un gruppo di lavoro che si concentri sulle giovani generazioni”.

“Ora attenzione al ceto medio, taglieremo le tasse risorse permettendo”

Altro impegno, promesso in campagna elettorale, è quello del taglio delle tasse. Percorso già intrapreso, ha rivendicato, con il taglio del cuneo fiscale e contribuito, diventato strutturale con la legge di bilancio per il 2025. Nell’ultima manovra, “ci siamo concentrati sulle priorità oggettive mettendo in sicurezza i redditi che non potevano farcela e concentrando le poche risorse che avevamo sui redditi più bassi. Ma ovviamente va dato un segnale al ceto medio che fino ad ora non è stato dato per carenza di risorse. Quest’anno un’attenzione maggiore credo vada data al ceto medio”, ha assicurato Meloni.  “Noi abbiamo fatto una riforma fiscale, si dice al palo, ma noi abbiamo fatto una riforma fiscale il cui obiettivo e’ tagliare le tasse praticamente a tutti, che ha gia’ cominciato con l’accorpamento delle prime due aliquote, cercheremo di fare diciamo dei passi graduali e sicuramente, risorse permettendo, quest’anno un’attenzione riconoscibile credo che vada al ceto medio”.

”Fiera del Piano Mattei, nel 2025 verrà ampliato ad altri cinque Paesi”

Tempo di bilanci ma anche di rilanci per una delle priorità del programma di governo: il Piano Mattei per il quale si prevede ora un’espansione in altri Paesi. “Sono fiera del fatto che il nostro Piano Mattei stia raccogliendo sempre maggiore interesse e consenso. Sono fiera della concretezza che il Piano Mattei sta dimostrando: la concretezza è la chiave di volta per una cooperazione diversa. Le due grandi sfide per il 2025 sono internazionalizzare ed europeizzare il Piano che è il lavoro che l’Italia ha iniziato a fare con il G7. La seconda sfida è ampliare il Piano Mattei nel 2025 individuando altri Paesi. Quelli individuati sono Angola, Ghana, Mauritania, Tanzania e Senegal”.

”I dazi preoccupano ma altre soluzioni possono essere trovate”

Da oltreatlantico si allunga lo spettro di dazi con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. “I dazi per noi sarebbero un problema, ma non è una novità che le amministrazioni Usa pongano la questione dell’avanzo commerciale. Noi in Europa abbiamo iniziato a parlare di compettitivtà europea sul serio dopo l’IRA (Inflation reduction act) ossia il piano da 400 miliardi di dollari con cui il presidente Biden e la sua amministrazione proteggevano le aziende Usa creando uno squilibrio competitivo con l’Ue. Quindi è un tema che c’è da sempre sul tavolo e io penso che si debba discutere di come affrontarlo, e penso che quella dei dazi non sia la soluzione giusta”. Piuttosto, la strada indicata da Meloni è quella di “parlare in Europa e con gli americani. Penso che delle soluzioni possano essere trovate”.

L’asse con Trump: “un rapporto che si preannuncia molto solido, un’accoglienza oltre le aspettative”

Peraltro, è da segnalare come Meloni abbia posto un forte accento sulla prospettiva di un rafforzamento dei rapporti tra Italia e Usa. “L’incontro a Mar-a-lago era un’idea nata durante l’incontro che abbiamo avuto a Parigi. Era l’occasione per confermare un rapporto che si annuncia molto solido. Non so se dire privilegiato. Ottimo era il rapporto con Biden ma con due leader conservatori si può rafforzare ulteriormente una convergenza, che può portare valore aggiunto per l’Italia e per l’Europa nel suo complesso. E’ stata un’accoglienza al di là delle aspettative”.

Caso Starlink: “non faccio favori agli amici, siamo in una fase istruttoria”

Di Trump si è parlato molto. Ma, come si è detto, il padrone della scena della conferenza stampa è stato Elon Musk con il caso Starlink. «Sono abbastanza colpita da come alcune notizie false rimbalzino e continuino ad essere discusse anche dopo essere state smentite, come il contratto smentito con SpaceX», ha detto Meloni. “Usare il pubblico per fare favore agli amici non è mio costume” ma, piuttosto, “valuto l’interesse nazionale. E non ho mai parlato personalmente con Musk di queste vicende”. Meloni ha, quindi, ribadito quanto dichiarato nei giorni scorsi con la smentita dell’accordo con Starlink. “SpaceX – ha spiegato la premier – ha illustrato al governo la tecnologia di cui dispone, che consente comunicazioni in sicurezza a livello nazionale e soprattutto planetario, e per noi significa soprattutto garantire comunicazioni sicure nel rapporto con le sedi diplomatiche e con i contingenti militari all’estero, che sono molto delicate. Si tratta di interlocuzioni che rientrano nella normalità. Decine di aziende si propongono per cose più disparate, poi si fa l’istruttoria, e se la cosa è di interesse si pone nelle sedi competenti. In questo caso gli ambiti con cui confrontarsi sono molti, dal Consiglio supremo di difesa fino al Parlamento. Ma siamo nella fase istruttoria, non capisco tutte le accuse che sono state rivolte». «Non è la prima volta che accade» che si discuta di affidare ad un privato un servizio delicato come quello delle comunicazioni che potrebbero essere affidate a Starlink. Lo stesso problema ci fu per il data center. Ma quando ciò venne affidato a Microsoft nessuno si è stracciato le vesti. Allora il problema sono le idee di Musk. Io non faccio favori ad amici ma non accetto che si attacchi una lettera scarlatta» a Musk.

 

 

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