L'OSSERVATORIO OICE

Il Pnrr se ne va e non lascia traccia: servizi di ingegneria e architettura sotto il livello del 2021

Nel 2024 sono andati in gara 1.918,8 milioni di euro totali (1.691 per servizi puri e 228 in appalti integrati) contro i 2.413 milioni del 2020 e i 2.130 milioni del 2021 (-17,9%). La riduzione rispetto agli anni del Pnrr è del 66% rispetto al 2022 e del 56% rispetto al 2023. Sul dato 2024 pesa anche l’incertezza da equo compenso: il chiarimento portato dal correttivo (anche in fase preliminare) può spiegare in parte il miglioramento di dicembre, con un dato quasi tre volte quello di novembre. Lupoi: “Avevamo previsto si sarebbe andati sotto i due miliardi, il correttivo è un’occasione persa se si fa eccezione per l’equo compenso e i requisiti che si possono di nuovo acquisire in dieci anni”.

15 Gen 2025 di Giorgio Santilli

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Il Pnrr se ne va e non lascia traccia: servizi di ingegneria e architettura sotto il livello del 2021

 

Nel 2024 sono andati in gara 1.918,8 milioni di euro totali di servizi di ingegneria e architettura: dopo gli anni fuori scala del Pnrr si torna sotto i livelli del 2020 (2.413 milioni) e del 2021 (2.130 milioni). Sono i dati diffusi ieri dell’Osservatorio Oice e rappresentati anche nel grafico che pubblichiamo in alto. Proprio il 2021 è l’anno di riferimento corretto per capire come sia messo oggi il mercato al netto della sbornia Pnrr: la riduzione del 2024 sul 2021 è del 17,9%.

Il Pnrr se ne va quindi senza lasciare alcuna eredità positiva strutturale al mercato. Contrariamente al settore dei lavori dove il 2024 ha segnato comunque un dato superiore del 30% a quello del 2021. La riduzione rispetto agli anni trainati dalle opere del Piano nazionale di ripresa e resilienza è del 66% rispetto al 2022 e del 56% rispetto al 2023. Unico impatto portato dal Pnrr e che sembra destinato a rimanere anche oltre il Pnrr è l’aumento degli appalti integrati: nel 2024 il dato di 228 milioni è lontano dai 1.018 e 1.261 milioni rispettivamente del 2023 e del 2022, ma superiore comunque ai 207 milioni del 2021 e ai 186 milioni del 2020, per non parlare dei 56 milioni del 2019 e dei 61 milioni del 2018.

Nel 2024 c’è stato anche l’effetto incertezza generato dall’equo compenso. Lo smarrimento delle stazioni appaltanti sulle regole da applicare alle gare di progettazione – con una giurisprudenza contraddittoria e un atteggiamento ondivago dell’Anac – ha contribuito a ridurne il numero e gli importi. Il chiarimento arrivato con il correttivo (già in fase di approvazione preliminare) potrebbe spiegare almeno in parte il forte miglioramento registrato a dicembre con 276 milioni di euro a gara, quasi tre volte il valore di novembre. L’altra spiegazione possibile del dato di dicembre – ma meno plausibile – è che le stazioni appaltanti abbiano voluto accelerare per evitare di dover applicare le nuove norme contenute nel correttivo.

Del totale dell’importo messo in gara, 1.691 milioni di euro sono relativi a gare per servizi puri di ingegneria e architettura mentre 228 milioni sono la quota di progettazione esecutiva contenuta negli appalti integrati. Nelle gare “pure” di servizio, il 36% del valore (pari a 610milioni) riguarda servizi previsti da un accordo quadro e non è quindi certo che saranno concretamente affidati, né  è possibile prevedere in che tempi.

La dichiarazione di Lupoi

Giorgio Lupoi, Oice

Così commenta i dati dell’Osservatorio di dicembre il Presidente dell’Oice, Giorgio Lupoi: “Purtroppo fin da giugno avevamo previsto che saremmo andati sotto i due miliardi e così è stato, nonostante le amministrazioni abbiano svuotato i cassetti a dicembre, anche in relazione all’imminente entrata in vigore del decreto correttivo del codice appalti. Pur considerando che il calo è anche figlio dell’esaurirsi delle gare PNRR – che nel nostro settore si avverte prima che nelle costruzioni – rimane la forte preoccupazione per il futuro perché l’applicazione delle regole speciali PNRR, travasate nel codice appalti, ha comportato un calo dell’evidenza pubblica e della trasparenza, con la soglia a 140.000 euro per gli affidamenti diretti, e una riduzione del mercato sopra soglia per evidenti e reiterati fenomeni di sottostima degli incarichi. Su questo avevamo fatto delle proposte per il correttivo del codice, del tutto disattese”.

Lupoi entra quindi anche nel merito della valutazione sul correttivo. “Alcune delle nostre proposte – dice – erano anche a costo zero come il ripristino dell’anticipazione contrattuale per la progettazione o l’ampliamento del mercato della verifica dei progetti che limita illogicamente l’operato di professionisti, studi e società a beneficio di un sempre più forte oligopolio di società accreditate, o ancora la reintroduzione delle linee guida 1 dell’Anac per dare regole chiare e certe per affidare i servizi. Non ci è piaciuta la soppressione del rating di impresa, strumento che se ben gestito avrebbe potuto essere di aiuto e supporto alle stazioni appaltanti, così come la conferma dell’incentivo del 2% a favore dei tecnici delle Pa per la progettazione che ben poteva essere dirottato sulla gestione dei procedimenti. In altre parole: per il nostro settore il correttivo è stata un’occasione persa, se si eccettua la soluzione del tutto politica data al tema dell’equo compenso e il sacrosanto ampliamento dei requisiti per partecipare alle gare, di nuovo su base decennale. Vedremo nei prossimi mesi che impatto deriverà dall’entrata in vigore del nuovo decreto, ma certamente si poteva fare meglio e di più.”

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