IL BOLLETTINO DI BANKITALIA
Il Pnrr rimane motore di crescita. Costruzioni, opere pubbliche compensano il calo del residenziale
Gli investimenti, con l’export, sostegono la crescita contenuta del Pil che sia nel 2025 che nel 2026 non andrà oltre lo 0,6% per poi accelerare lievamente nel biennio successivo. Mentre i consumi interni non ripartono, Bankitalia conferma il deciso apporto del Pnrr e il contributo delle costruzioni con l’ingegneria civile che compensa la frenata dell’edilizia abitativa.
Gli investimenti, grazie al motore del Pnrr, si confermano, con l’export, uno dei principali traini della moderata e contenuta crescita dell’economia italiana. E’ la conferma che arriva dalla Banca d’Italia e che rafforza l’interrogativo sul passo che terrà il prodotto interno lordo con la fase di esaurimento del Piano. Nel complesso, l’ultimo bollettino economico pubblicato nei giorni scorsi riflette le proiezioni macroeconomiche diffuse lo scorso dicembre che vedono nel 2025 il PIL salire dello 0,6 per cento e crescere allo stesso ritmo nel 2026, per accelerare lievemente nel biennio 2027-28. Osservando l’andamento del secondo semestre 2025, dopo la lieve diminuzione nei mesi primaverili, il PIL italiano è tornato a crescere leggermente in estate, 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. Il contributo è arrivato dal deciso rialzo delle esportazioni, in parte ascrivibile a fattori temporanei (quali la vendita di mezzi di navigazione marittima), a fronte di un più moderato incremento delle importazioni. Inoltre, al netto del significativo decumulo delle scorte, la domanda interna ha fornito un apporto positivo: hanno continuato, infatti, a espandersi gli investimenti in beni strumentali, in prodotti di proprietà intellettuale e in costruzioni non residenziali, sospinti anche dagli incentivi fiscali e dalle altre misure connesse con il PNRR. Di contro, Bankitalia conferma la debolezza dei consumi delle famiglie che sono nuovamente cresciuti in misura marginale, nonostante il nuovo aumento dei redditi reali. A pesare sono i timori sulle prospettive economiche che si riflettono nella propensione al risparmio, che si mantiene più elevata rispetto al periodo precedente la pandemia
Nei primi nove mesi dell’anno il sostegno più significativo alla crescita è stato fornito dai servizi alle imprese, che beneficiano della domanda generata dalla transizione digitale ed energetica. Nel terzo trimestre, il valore aggiunto si è invece contratto nell’industria in senso stretto tornando sui livelli della fine del 2024, e nelle costruzioni, dove la flessione nel comparto residenziale è stata compensata solo in parte dalla maggiore realizzazione di opere di ingegneria civile. Puntando poi i riflettori sul quarto trimestre, sulla base delle stime di Palazzo Koch, il prodotto ha continuato a espandersi, sospinto da un nuovo incremento nel terziario e da un recupero nell’industria. Gli indicatori sulla fiducia dei consumatori segnalano il permanere di attese molto caute sulla propria condizione personale e sul quadro macroeconomico complessivo e prefigurano un’evoluzione ancora moderata dei consumi privati. Le valutazioni di Bankitalia suggeriscono invece un ulteriore aumento degli investimenti, seppure in misura più contenuta rispetto al periodo precedente; vi hanno contribuito le condizioni finanziarie favorevoli, gli incentivi fiscali e gli altri provvedimenti connessi con il PNRR. I dati sul commercio estero di beni indicano un apporto pressoché nullo della domanda estera alla crescita.
Ma l’esame delle tabelle del bollettino consente di quantificare l’apporto delle diverse componenti alla dinamica di crescita del Pil. In un quadro in cui il prodotto interno lordo registra una crescita dello 0,3% nel primo trimestre, una flessione dello 0,1% nel secondo e di un ritorno alla crescita con lo 0,1% nel terzo, gli investimenti fissi lordi registrano, rispettivamente, una crescita dell’1%, dell’1,5% e dello 0,6%. Di questi, gli investimenti in costruzioni, che nel 2024 hanno dato il principale contribuito con +1,5% al Pil cresciuto dello 0,7%, mostrano un incremento dell’1,7% nel primo trimestre, dell’1,5% nel secondo e una flessione dello 0,5% nel terzo. Per i mesi autunnali, indica Bankitalia, gli indicatori qualitativi prefigurano un ritorno alla crescita del settore nel suo complesso. Secondo le inchieste dell’Istat, i giudizi sugli ordini e sui piani di costruzione segnalano una riduzione dell’attività nell’edilizia residenziale, mentre sono più positivi riguardo al comparto delle altre opere civili. Nelle indagini della Banca d’Italia, la quota di imprese che esprime valutazioni favorevoli sull’andamento della domanda è nettamente superiore a quella che ne registra un calo, con riferimento sia al quarto trimestre del 2025 sia a quello corrente. La panoramica sugli investimenti si completa con quelli in beni strumentali che crescono, rispettivamente, dello 0,2%, 1,5% e 1,9%. Le informazioni più recenti indicano che negli ultimi tre mesi dello scorso anno sarebbe proseguito il rialzo degli investimenti diversi dalle costruzioni, per effetto delle condizioni di finanziamento favorevoli, degli incentivi fiscali e delle misure connesse con il PNRR. Secondo i dati dell’Associazione italiana leasing (Assilea), nel trimestre si è registrato un deciso incremento dei contratti stipulati per l’acquisto di beni strumentali, che ha in parte rispecchiato il sostegno degli incentivi previsti dai piani Transizione 4.0 e 5.0; le nostre indagini segnalano che poco meno di un terzo delle imprese industriali con almeno 50 addetti vi ha fatto ricorso nello scorcio del 2025 o aveva in programma di ricorrervi.
Nel capitolo dedicato alle imprese, il Bollettino di Bankitalia dedica poi un focus agli effetti del reindirizzamento dell’export cinese, innescato dalle misure protezionistiche introdotte o annunciate nel corso del 2025. I dazi statunitensi hanno infatti spinto una parte delle esportazioni cinesi verso mercati alternativi, inclusi quelli europei, con possibili ricadute sulle imprese italiane. Secondo le indagini della Banca d’Italia, tra maggio e giugno del 2025 il 34 per cento delle imprese manifatturiere e il 24 per cento di quelle dei servizi si attendevano un aumento dell’offerta di prodotti cinesi nei propri mercati di riferimento, soprattutto tra le aziende esportatrici. Il principale effetto atteso riguarda un’intensificazione della concorrenza, con conseguenti pressioni al ribasso sui prezzi di vendita; più contenuto, ma comunque rilevante, l’impatto sui costi degli input intermedi. Le stime indicano effetti differenziati tra settori: nell’industria manifatturiera la pressione sui prezzi risulta significativa, mentre nei servizi l’impatto appare più limitato. Al di là degli effetti di breve periodo, Bankitalia segnala un aumento dell’incertezza tra le imprese più esposte, che si traduce in maggiore cautela nelle decisioni di investimento e in valutazioni più pessimistiche sul quadro macroeconomico. Un fattore che, per il suo carattere graduale ma potenzialmente persistente, potrebbe incidere in modo duraturo sugli equilibri del commercio globale.
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