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Guendalina Salimei: “Il punto di vista femminile non rivendica una differenza identitaria, ma intreccia storie, fragilità, conflitti, desideri: elementi strategici nelle trasformazioni di rigenerazione urbana”

08 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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Guendalina Salimei: “Il punto di vista femminile non rivendica una differenza identitaria, ma intreccia storie, fragilità, conflitti, desideri: elementi strategici nelle trasformazioni di rigenerazione urbana”

Guendalina Salimei, TStudio

Guendalina Salimei è la fondatrice di Tstudio e la curatrice del Padiglione italiano all’ultima Biennale di Architettura di Venezia. Abbiamo chiesto anche a lei di indicarci un suo progetto che considera significativo e di scegliere una immagine per rappresentarlo. E abbiamo chiesto di rispondere alla domanda se sia possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile. Partiamo dalla sua risposta a questa domanda che vira sul ruolo fondamentale che le donne architette possono giocare nei processi di rigenerazione urbana.

E’ possibile oggi definire una specificità dell’architettura al femminile?

“Lo spazio – risponde Guendalina Salimei alla mia domanda – non nasce da una differenza biologica, ma da una diversa esperienza del mondo, le donne hanno abitato per secoli città ed edifici pensati da altri, quasi sempre senza voce nei processi decisionali. Il nostro progetto porta con sé questa memoria: una sensibilità affinata nell’ascolto, nella cura delle relazioni, nella capacità di leggere ciò che è marginale o invisibile.

Nel campo della rigenerazione urbana questo sguardo diventa particolarmente strategico: la trasformazione dei luoghi è un processo che intreccia storie, fragilità, conflitti, desideri. L’approccio, in questo senso, privilegia la dimensione relazionale dello spazio: non l’oggetto architettonico isolato, ma il suo impatto sulla città e sulla vita quotidiana, sulla qualità del tempo condiviso.

In particolare, nella riqualificazione del patrimonio architettonico, questa attitudine si traduce in un’attenzione al dialogo con l’esistente: non si conserva per nostalgia, ma si riconosce il valore delle stratificazioni, di lavorare per sottrazione, di lasciare che il passato sia ripensato senza sottostare a un gesto autoreferenziale. È un modo di progettare che accetta la responsabilità del limite e la trasforma in opportunità creativa.

Se esiste un punto di vista al femminile, è la capacità di tenere insieme cura e visione, memoria e trasformazione, ascolto e progetto. Una posizione che non rivendica una differenza identitaria, ma propone un percorso: partire dalle persone, dai loro corpi, dai loro movimenti nello spazio; costruire architetture che non impongono, ma accompagnano; immaginare città più giuste perché più sensibili alle molteplici forme dell’abitare”.

Il progetto scelto con Guendalina Salimei: il molo San Cataldo a Taranto

Riqualificazione urbana architettonica e funzionale del Molo San Cataldo a Taranto – Autorità del Sistema Portuale del Mar Ionio. (Guendalina Salimei Tstudio, R. Pavia, M. Di Venosa, COOP Progetti, Valter Filippetti) @tstudio

Il progetto di recupero del Molo di San Cataldo come waterfront aveva come principale obiettivo di reintegrare la città di Taranto con il suo porto. Il Centro servizi multifunzione risponde pienamente a questo obiettivo ponendosi come la nuova porta alla città di Taranto attraverso il mare. Il concept dell’edificio è basato sull’idea di una costruzione che emerge dalla terra e si articola via via in vari edifici quasi a indicare un cammino. I due edifici sono progettati per creare un nuovo landscape dalla forma fluida.

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