LA GIORNATA
Ue, muro contro lo stop agli Ets da otto Paesi. Eurozona, crescita a rischio
- Mef: tassa sui pacchi rinviata al 30 giugno, esteso l’iperammortamento
- Lavoro, Istat: nel 2025 occupazione sale al 62,5%, disoccupazione in calo al 6,1%
- Webuild: nel 2025 i ricavi salgono a 13,6 mld e utile a 280 mln. Salini: nessun impatto dalla situazione in Medio Oriente
IN SINTESI
Otto Paesi Ue respingono la richiesta, avanzata dall’Italia, di sospendere il mercato europeo di scambio delle emissioni di CO2. L’Ets – si legge in un non paper firmato da Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo – “è la pietra angolare della politica climatica dell’Ue” e “apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e stabilità del mercato”. L’Ets, evidenziano gli otto governi nel documento preparato in vista del vertice Ue del 19 e 20 marzo, “è essenziale per fornire i segnali necessari a rafforzare l’industria europea e guidare la decarbonizzazione e la reindustrializzazione basate su fonti energetiche domestiche, pulite e accessibili, garantendo al contempo la sicurezza economica” Secondo i Paesi firmatari, “industria e mercati energetici europei hanno bisogno di un quadro normativo stabile” capace di orientare gli investimenti: in questo contesto, “la stabilità dell’Ets, come strumento di prezzo del carbonio, è fondamentale per attrarre capitali e offrire visibilità di lungo periodo ai settori industriali”. Il sistema europeo di scambio delle emissioni, si legge ancora nel non paper, si è dimostrato “uno strumento efficiente ed economicamente sostenibile” che “si è evoluto nel tempo” e che consente alle imprese flessibilità nel raggiungere gli obiettivi climatici, “riducendo i costi della transizione per imprese, consumatori e governi”. Modificarlo profondamente o congelarlo “distorcerebbe le condizioni di concorrenza e penalizzerebbe chi ha già investito nella decarbonizzazione e rallenterebbe nuovi investimenti”, avvertono i firmatari, lasciando spazio a “prendere in considerazione” soltanto “eventuali aggiustamenti mirati, che contribuiscano a preservarne la stabilità nei periodi di volatilità senza comprometterne gli obiettivi”. La revisione dell’Ets già prevista in agenda, sottolineano ancora gli otto Paesi, “dovrebbe sostenere decarbonizzazione, investimenti e occupazione in Europa, riducendo al minimo il rischio di delocalizzazione delle emissioni (carbon leakage)”.
S&P e Goldman Sachs avvertono: rischi per economia e rating
Il conflitto in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni sui rating sovrani e sui mercati globali se dovesse protrarsi nel tempo, colpendo in particolare i Paesi più vulnerabili e dipendenti dalle importazioni energetiche. E’ l’analisi di S&P Global Ratings, presentata durante un webinar.
“I rischi geopolitici si stanno ormai concretizzando come fattore centrale nella nostra analisi dei rating sovrani”, ha spiegato Roberto Sifon-Arevalo, chief analytical officer per i rating sovrani di S&P Global Ratings. Secondo S&P, lo scenario di base resta quello di un conflitto relativamente breve con una “durata limitata di circa un mese, anche se restano significativi rischi al ribasso”. Un conflitto prolungato amplierebbe gli “effetti tra le diverse regioni e potrebbe accelerare il deterioramento del sentiment di rischio sui mercati”, ha osservato ancora Sifon-Arevalo. I Paesi più esposti sarebbero soprattutto gli importatori di energia o le economie con bilanci più fragili, tra cui alcuni emergenti come Egitto, Giordania o Nigeria, mentre in America Latina economie sensibili ai prezzi delle materie prime includono Brasile, Colombia, Ecuador e Argentina. Nel Golfo, invece, diversi Stati dispongono di ampi margini finanziari. “I Paesi della regione hanno accumulato riserve molto significative e costruito cuscinetti fiscali che possono essere utilizzati per affrontare eventuali shock”, ha detto Benjamin Young, responsabile per i rating sovrani Emea di S&P. Intanto, Goldman Sachs peggiora le sue previsioni sull’impatto della guerra in Iran per l’economia europea con una seconda sforbiciata di 0,2 punti percentuali alla stima di crescita nel 2026. “Ci aspettiamo ora un +1% quest’anno (1,2% nel 2027, ndr), ma la crescita scenderebbe in misura consistente nello scenario avverso”, avverte un report della banca d’investimento. “Vediamo l’impatto più forte nell’area euro in Italia, seguita da Germania, Francia e Spagna”, si legge nel documento che riduce la stima di crescita per l’Italia a 0,7% sia per il 2026 che per il 2027. L’analisi di Goldman Sachs è basata sullo scenario attuale che vede l’inflazione raggiungere un picco al 2,9% nel secondo trimestre 2026, ma rappresenta anche gli impatti di uno scenario ‘avverso’ (con 30 giorni di interruzioni ai flussi nello stretto di Hormuz e un prezzo del petrolio a 130 dollari) e di uno ‘molto avverso’ (60 giorni di interruzioni e greggio a 150 dollari). Lo scenario avverso cancellerebbe oltre uno 0,6 di crescita per l’Italia fra il 2026 e 2027, quello molto avverso si porterebbe via l’1,2% del Pil rispetto alle stime pre-guerra.
Energia: Mase, l’Italia aderisce al rilascio coordinato di scorte petrolifere dell’AIE
L’Italia parteciperà al rilascio coordinato di una quota delle proprie riserve petrolifere di emergenza. Lo dichiara il Mase a seguito dell’accordo raggiunto tra i Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali. Il quantitativo previsto per il nostro Paese è pari a 9 milioni e 966 mila barili, corrispondenti a circa il 2,5% del totale dei barili messi a disposizione complessivamente dai Paesi AIE per fronteggiare l’attuale emergenza petrolifera. In termini di prodotti effettivamente rilasciati, tale volume equivale a circa 1 milione e 605 mila tonnellate di petrolio equivalente (tep). Ad oggi, le scorte petrolifere di sicurezza dell’Italia ammontano complessivamente a 11.903.843 tep, pari esattamente a 90 giorni di importazioni nette di prodotti petroliferi, in linea con gli obblighi previsti dalla normativa dell’Unione europea. Più in particolare, le scorte sono detenute dalle industrie petrolifere per l’equivalente di 67 giorni di importazioni nette, e dall’Organismo centrale di stoccaggio italiano (OCSIT) per l’equivalente di 23 giorni. Il rilascio programmato nelle prossime settimane rappresenta circa il 13,5% del totale delle scorte di sicurezza del Paese. La situazione delle scorte in Italia resta in ogni caso soddisfacente anche dopo questo consistente rilascio concordato a livello internazionale con l’AIE, garantendo il rispetto degli obblighi europei e adeguati livelli di sicurezza degli approvvigionamenti energetici nazionali. L’Aie parla di ”una turbativa storica”: il blocco nello stretto di Hormuz costringe i Paesi del Golfo a ridurre drasticamente la loro produzione petrolifera, gravando sul 7,5% dell’offerta mondiale, riferisce l’Agenzia internazionale dell’Energia, secondo cui la produzione mondiale di petrolio nel mese di marzo dovrebbe calare di 8 milioni di barili quotidiani per stabilirsi a 98,8 mb/g, ”il livello più basso dal primo trimestre 2022″. Questo rappresenta un calo mensile del 7,5% rispetto alla valutazione sulla produzione mondiale di febbraio (106,9 mb/g). La crisi nello stretto di Hormuz occupa un’ampia parte della pubblicazione mensile dell’agenzia internazionale con sede a Parigi, che viste le circostanze intitola uno dei suoi capitoli ‘Dire Straits’, dal nome della celebre rockband anni Ottanta, che può tradursi dall’inglese come ”con l’acqua alla gola/in grande difficoltà”. Secondo l’Aie, ”la guerra in Medio Oriente causa la più importante perturbazione in tutta la storia del mercato petrolifero mondiale”. L’agenzia legata all’Ocse non spiega tuttavia perché la situazione sarebbe addirittura peggiore della crisi petrolifera mondiale del 1973.
Guerra del Golfo, report di Ecco: gas, prezzi dell’energia e autonomia strategica europea
Il blocco dei traffici nello Stretto di Hormuz, conseguenza dell’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran, evidenzia ancora una volta una vulnerabilità strutturale dell’Europa: la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Questa dipendenza espone le economie europee a shock geopolitici che si traducono rapidamente in aumenti dei prezzi dell’energia, con effetti diretti su inflazione, competitività industriale e costi per famiglie e imprese. Lo sottolinea un rapporto del think tank ECCO. Le tensioni attuali riguardano sia il mercato del gas naturale liquefatto (GNL), ormai centrale per la sicurezza energetica europea, sia quello del petrolio. Le prime stime indicano che il prezzo medio del gas in Europa potrebbe salire dai circa 30 €/MWh registrati a febbraio 2026 fino a 45-60 €/MWh nel corso dell’anno, a seconda della durata del conflitto. Per l’Italia, particolarmente dipendente dalle importazioni energetiche, questo aumento potrebbe tradursi in un incremento dell’inflazione fino a un punto percentuale nel quarto trimestre. Rispetto alla crisi energetica del 2022, tuttavia, l’Europa si trova oggi in una posizione relativamente più resiliente. Le politiche del Green Deal e il piano REPowerEU hanno accelerato la diffusione delle energie rinnovabili, migliorato l’efficienza energetica e promosso l’elettrificazione dei consumi. In Italia la domanda di gas è diminuita del 16% tra il 2021 e il 2025, con una riduzione significativa nei settori domestico, industriale e termoelettrico, generando risparmi economici stimati in oltre 4 miliardi di euro. A livello europeo, tra il 2021 e il 2024 la capacità rinnovabile è aumentata del 37%, con circa 190 GW aggiuntivi. Questo sviluppo ha contribuito a ridurre la domanda europea di gas del 19% e ha permesso alle rinnovabili di coprire quasi il 48% della produzione elettrica nel 2025, con eolico e solare che per la prima volta hanno superato le fonti fossili.
Nonostante questi progressi, l’Italia resta in ritardo nello sviluppo delle rinnovabili. Tra il 2022 e il 2024 sono stati installati solo 15 GW di nuova capacità, circa la metà del ritmo necessario per raggiungere gli obiettivi nazionali. Un’accelerazione delle installazioni permetterebbe di ridurre ulteriormente l’uso del gas e i costi delle importazioni energetiche. Il contesto politico europeo è però cambiato rispetto al passato. Le pressioni dell’amministrazione Trump e delle lobby legate ai combustibili fossili stanno alimentando una spinta verso la deregolamentazione di alcune politiche del Green Deal. Nel breve periodo, la crisi potrebbe inoltre rafforzare la posizione degli Stati Uniti come principali esportatori di GNL verso l’Europa, aumentando la dipendenza energetica europea. Secondo il report, la sospensione dell’ETS produce maggiori danni che benefici. Esso non è solo uno strumento funzionale agli obiettivi climatici, ma agisce come segnale di prezzo in grado di orientare gli investimenti nei 27 Paesi dell’Unione verso soluzioni di diversificazione dalle fossili, trasformando la decarbonizzazione in un processo di indipendenza geopolitica e autonomia strategica. Smantellare o depotenziare questo sistema per cercare un sollievo immediato sui prezzi elettrici sposta solo l’attenzione dalla radice del problema, ossia l’elevata dipendenza dalla materia prima del gas naturale, e priva gli Stati delle risorse necessarie per finanziare l’efficienza energetica e le infrastrutture verdi, le uniche soluzioni in grado di garantire prezzi dell’energia stabili e bassi nel lungo periodo.
Per ridurre i prezzi dell’energia servono misure indirizzate allo sviluppo di rinnovabili, efficienza, ed elettrificazione così da attenuare strutturalmente le pressioni sui prezzi; serve stabilità normativa per proteggere gli investimenti ed eliminare l’incertezza, e tutela dell’integrità del mercato unico europeo, evitandone la frammentazione. La sospensione dell’ETS va nella direzione opposta: protegge la dipendenza dal gas, rallenta gli investimenti in rinnovabili, introduce incertezza e frammentazione. Per affrontare nell’immediato il costo dell’energia, il Governo italiano potrebbe utilizzare risorse già disponibili, per circa 10 miliardi di euro, provenienti dal gettito ETS, dall’extra-gettito IVA legato all’aumento dei prezzi del gas e dai dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato. Altra opzione non ancora percorsa è la riduzione della rendita idroelettrica, intervenendo con meccanismi fiscali o prezzi d’offerta amministrati su una fonte che oggi beneficia eccessivamente dell’attuale prezzo del gas e, seppur in misura minore, del vantaggio competitivo derivante dal sistema ETS. Nelle prossime settimane l’Europa sarà chiamata a fornire una risposta credibile all’ennesima crisi energetica. La dipendenza dalle fonti fossili ha nuovamente mostrato i propri limiti. Le soluzioni da perseguire devono coniugare la riduzione dei prezzi con il mantenimento della rotta verso gli obiettivi climatici. In questo quadro, la sospensione dell’ETS non rappresenta una strada efficace. Al contrario, occorre rafforzare politiche fiscali che favoriscano l’elettrificazione, intervenire per limitare le rendite nei mercati energetici e intensificare gli sforzi per una maggiore integrazione nel mercato europeo dell’energia, di cui ETS costituisce una componente fondamentale.
Al Mit tavolo con l’autotrasporto, confronto per soluzioni condivise per l’impatto della crisi in MO
Si è svolto ieri presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il tavolo di confronto con le associazioni di categoria dell’autotrasporto merci in conto terzi, convocato per avviare un approfondimento sulle principali questioni economiche che interessano il comparto in una fase particolarmente delicata per il settore.
L’incontro, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi, – spiega una noita del Mit – ha rappresentato un primo momento di confronto diretto con le organizzazioni rappresentative della filiera dell’autotrasporto a seguito della crisi in Medio Oriente, con l’obiettivo di raccogliere osservazioni, criticità e proposte operative rispetto alle dinamiche che stanno interessando il comparto. Nel corso del tavolo sono stati affrontati i principali temi che incidono sulla sostenibilità economica delle imprese, a partire dall’andamento dei costi operativi, dalle ricadute dell’attuale contesto internazionale sui prezzi dell’energia e dei carburanti e dalle conseguenze che tali dinamiche stanno determinando sull’equilibrio del mercato del trasporto merci su gomma. Nel suo intervento, il viceministro Rixi ha sottolineato l’importanza di mantenere aperto un confronto costante con le rappresentanze del settore, ribadendo la volontà del Governo di accompagnare il comparto in un percorso di rafforzamento strutturale. L’incontro si inserisce dunque in un percorso di ascolto e collaborazione istituzionale volto a individuare soluzioni condivise, nella consapevolezza del ruolo centrale che l’autotrasporto continua a svolgere per il funzionamento delle catene di approvvigionamento e per la competitività del sistema produttivo nazionale.
Mef: tassa sui pacchi rinviata al 30 giugno, esteso l’iperammortamento
Un provvedimento legislativo di prossima emanazione interverrà sulla legge di bilancio per il 2026, per modificare le disposizioni (articolo 1, commi da 126 a 128) che hanno introdotto un contributo amministrativo a copertura delle spese collegate alle importazioni di piccole spedizioni di valore inferiore ai 150 euro. In particolare, verrà previsto il rinvio, fino al 30 giugno 2026, dell’applicazione delle suddette disposizioni. Il differimento dell’efficacia della norma risponde alla necessità di consentire l’adeguamento del sistema informativo dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli; le disposizioni della medesima legge di bilancio per il 2026 (art.1, comma 139) che stabiliscono le regole per la determinazione dell’imponibile IVA relativo alle permute. Ad annunciarlo è il Mef in una nota. Verrà precisato che il nuovo criterio, che assume quale base imponibile IVA delle operazioni permutative e delle dazioni in pagamento l’ammontare complessivo dei costi si applica alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026. Di conseguenza, per i contratti stipulati in data anteriore al 1° gennaio 2026, continuerà a trovare applicazione il criterio del valore normale. Tale soluzione, nel rispetto del principio del legittimo affidamento e di certezza del diritto, consente di preservare gli assetti negoziali già formati secondo la disciplina previgente; le disposizioni dedicate al nuovo “iper-ammortamento”, (articolo 1, commi da 427 a 436) che prevedono, in favore dei soggetti titolari di reddito d’impresa, la maggiorazione, ai fini dell’ammortamento, del costo di acquisizione degli investimenti in beni strumentali. In particolare, verrà disposta la soppressione della disposizione che limita il beneficio ai soli acquisti di beni prodotti in Europa o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo.
Panetta, pubblico-privato chiave per integrazione pagamenti cross border
La tabella di marcia del G20 per l’integrazione dei pagamenti trans-frontalieri, con la spinta sempre più forte della digitalizzazione, “senza una vera collaborazione pubblico-privato, rischia di rimanere nient’altro che un programma”, quando invece “ci sono significative opportunità per le imprese private”.
Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta a conclusione del Cross Border Payments Summit organizzato dal Comitato di stabilità finanziaria (Fsb) a Londra. “Mentre le banche centrali spingono per l’interconnessione dei sistemi di pagamento – ha detto Panetta citando gli esempi dell’euro digitale e dei sistemi Pontes e Appia dell’Eurosistema – il settore privato può giocare un ruolo chiave come fornitore di servizi di rete, nella valuta estera, come agente di regolamento, e come lo sviluppatore di servizi per l’utente finale che viaggiano su queste nuove rotaie”.
“La tecnologia non è una soluzione miracolosa. Da sola, non può eliminare le barriere strutturali come la concentrazione del mercato, le politiche di localizzazione dei dati e i requisiti di trasparenza insufficienti. Questi problemi richiedono un’intervento normativo”, ha detto Panetta. £Ma se abbinata a quell’azione normativa e a un impegno autentico verso la trasparenza, la tecnologia può aiutarci a superare i vincoli del passato. Può favorire l’interoperabilità tecnica, automatizzare processi di compliance complessi e sfruttare l’intelligenza artificiale e l’analisi avanzata dei dati per rafforzare i controlli migliorando al contempo l’efficienza”. E’ qui che “il settore privato ha un margine concreto per applicare tecnologie emergenti a nuovi modelli di business nei pagamenti transfrontalieri, attraverso infrastrutture di nuova generazione come sistemi di registro interoperabili, o tramite strumenti come depositi tokenizzati o stablecoin ben regolamentate. Non si tratta di prospettive lontane: sono temi già all’ordine del giorno”.
Lavoro, Istat: nel 2025 occupazione sale al 62,5%, disoccupazione in calo al 6,1%
Nella media 2025, l’aumento degli occupati, pari a 185mila unità (+0,8% in un anno), si associa alla riduzione sia dei disoccupati (-88mila, -5,3%) sia degli inattivi di 15-64 anni (-58 mila, -0,5%). Il tasso di occupazione 15-64 anni sale al 62,5% (+0,3 punti in un anno) e scendono i tassi di disoccupazione (6,1%, -0,4 punti) e di inattività 15-64 anni (33,3%, -0,1 punti). A comunicarlo è l’Istat. Il tasso di occupazione rappresenta il valore più alto dall’inizio delle serie storiche partite nel 2004; il tasso di disoccupazione si attesta invece sui valori minimi, già toccati nel 2007. Guardando l’andamento territoriale, il Mezzogiorno presenta l’incremento maggiore del tasso di occupazione (+0,7 punti rispetto a +0,1 del Centro e del Nord) e la riduzione più decisa di quello di disoccupazione (-0,8 punti rispetto a -0,3 nel Centro e -0,2 nel Nord). Il tasso di inattività 15-64 anni diminuisce nel Mezzogiorno (-0,3 punti) e rimane invariato al Nord, mentre cresce lievemente nel Centro (+0,1 punti). “Pur rimanendo ampi i divari territoriali, nella media del 2025 la distanza si riduce di 0,6 punti sia tra il tasso di occupazione del Nord (69,8%) e quello del Mezzogiorno (50,0%), sia quella tra tassi di disoccupazione (11,1% nel Mezzogiorno e 3,8% nel Nord)”, aggiunge l’Istat. Nella media del 2025, tra le donne risulta più marcato sia l’aumento del tasso di occupazione (+0,5 punti rispetto a +0,2 degli uomini) sia il calo del tasso di disoccupazione (-0,6 punti rispetto a -0,2 degli uomini); il tasso di inattività scende per la componente femminile (-0,2 punti) e rimane invariato per gli uomini. I divari di genere, pertanto, “si riducono rimanendo comunque molto elevati, in particolare per il tasso di occupazione (da 17,8 a 17,4 punti a sfavore delle donne)”. Nel 2025 il tasso di occupazione per le donne si attesta infatti al 53,8%, per gli uomini al 71,2%. La media d’anno è al 62,5%. Inoltre, nel 2025 l’aumento di 185mila occupati è il risultato di una crescita di 409mila occupati over50 (+4,2%) e di un calo di 115mila nella fascia 35-49 anni (-1,3%) e di 109mila nella fascia 15-34 anni (-2%) (in totale -224mila under50). Il tasso di occupazione, sottolinea infatti l’Istat, cresce soprattutto tra gli individui di 50-64 anni (+1,8 punti), meno tra quelli di 35-49 anni (+0,3 punti) e si riduce per la classe 15-34 anni (-1,0 punti), con il calo più netto dei 15-24enni (-1,8 rispetto a -0,2 dei 25-34enni). Il tasso di disoccupazione diminuisce per tutte le fasce d’età, più tra gli over 50 (-0,4 punti) che tra i 35-49enni e i giovani (-0,2 punti entrambi). Il tasso di inattività si riduce soprattutto per la classe 50-64 anni (-1,5 punti) e, più lievemente, per la classe 35-49 anni (-0,1 punti), mentre aumenta tra i 15-34enni (+1,3 punti). Inoltre, nel 2025, il tasso di occupazione cresce di più tra gli stranieri (+0,6 punti rispetto a +0,3 punti per gli italiani), per i quali è anche più marcata la riduzione del tasso di disoccupazione (-1,1 punti, -0,3 punti per gli italiani); di segno opposto, seppure molto lievi, le variazioni del tasso di inattività (+0,1 punti tra gli stranieri e -0,1 punti tra gli italiani). Infine, il tasso di occupazione cresce di più tra i laureati (+0,6 punti, 82,8%) e tra chi possiede al massimo la licenza media (+0,5 punti, 45,5%) e solo lievemente tra i diplomati (+0,1 punti, 67,3%). La distanza tra il tasso dei più istruiti e quello dei meno istruiti sale a 37,3 punti percentuali. Nel quarto trimestre 2025, il numero di occupati, che si attesta a 24 milioni 121mila, aumenta di 37mila unità rispetto al trimestre precedente (+0,2%), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+76mila, +0,5%) e degli indipendenti (+21mila, +0,4%) e al calo dei dipendenti a tempo determinato (-60mila, -2,4%). Al netto degli effetti stagionali, il tasso di occupazione è stabile al 62,5%, quello di disoccupazione cala al 5,6% (-0,3 punti) e il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,2 punti). Rispetto allo stesso trimestre 2024, invece, il numero di occupati cresce di 89mila unità (+0,4%); con l’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (+1,0%) e degli indipendenti (+3,0%) e il calo dei dipendenti a termine (-8,6%).
Lavoro, le imprese prevedono 479 mila nuovi contratti a marzo, 3 su 10 rivolti a giovani
Le imprese prevedono di attivare 479mila contratti nel mese di marzo (3 su 10 rivolti ai giovani) e oltre 1,5 milioni nel trimestre marzo-maggio. Rispetto alle previsioni di marzo 2025, si registra una diminuzione di 13mila unità (-2,7%) e di 25 mila unità rispetto allo stesso trimestre del 2025 (-1,6%). A livello settoriale, la flessione interessa quasi tutti i comparti, con l’eccezione dei servizi di alloggio, ristorazione e turistici (+3,5% nel mese e +3,2% nel trimestre) e dei servizi alle persone (+1,7% nel mese e +1,1% nel trimestre). Risultano invece in calo le previsioni di entrata nel settore primario (-2,6% nel mese e -1,0% nel trimestre), nel manifatturiero (-6,0% nel mese e -5,1% nel trimestre), nelle costruzioni – seppur con una riduzione contenuta (-0,4% nel mese e -0,3% nel trimestre) – e nel commercio (-6,8% nel mese e -4,9% nel trimestre). Per il 27% delle entrate previste, le imprese indicano una preferenza per candidati di età inferiore ai 30 anni. A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che elabora le previsioni occupazionali per il mese di marzo. [1] Il settore primario prevede l’ingresso di 35mila unità a marzo e 119mila nel trimestre. Le opportunità si concentrano soprattutto nel comparto delle coltivazioni ad albero (13mila nel mese e 46mila nel trimestre) e nelle coltivazioni di campo (11mila nel mese e 39mila nel trimestre). L’industria nel suo complesso prevede circa 127mila contratti a marzo e quasi 374mila nel trimestre marzo–maggio. Il manifatturiero programma 77mila ingressi nel mese e 228mila nel trimestre: le maggiori opportunità provengono dalle industrie meccaniche ed elettroniche (19mila entrate nel mese e 55mila nel trimestre), seguite dalle industrie metallurgiche (circa 15mila nel mese e 42mila nel trimestre) e dalle industrie alimentari (12mila nel mese e 39mila nel trimestre). Il comparto delle costruzioni prevede circa 50mila contratti a marzo e 145mila fino a maggio. Nei servizi sono oltre 317mila i contratti programmati nel mese e oltre 1 milione quelli previsti nel trimestre. Il comparto alloggio, ristorazione e servizi turistici offre le maggiori opportunità con circa 97mila entrate a marzo e oltre 347mila nel trimestre, seguito dal commercio (63mila nel mese e 194mila nel trimestre) e dai servizi alle persone (50mila nel mese e 159mila nel trimestre). A marzo si conferma la prevalenza dei contratti a tempo determinato, pari al 59,9% delle entrate (circa 287mila unità), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (91mila; 19,0%) e dai contratti in somministrazione (35mila; 7,4%). Il 45,3% delle entrate programmate risulta di difficile reperimento. La principale motivazione indicata dalle imprese è la mancanza di candidati (27,5%), seguita dalla mancanza di competenze adeguate (14,0%). Le difficoltà risultano più elevate nei comparti delle costruzioni (62,7% dei profili ricercati), della metallurgia (61,0%) e del legno-arredo (57,2%). Tra le figure di più difficile reperimento, il Borsino delle professioni segnala, per i profili ad elevata specializzazione e tecnici: tecnici della salute (66,5%), tecnici della gestione dei processi (64,7%), tecnici in campo ingegneristico (61,4%) e ingegneri (58,6%). Nel gruppo delle professioni commerciali e dei servizi si evidenziano le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (56,3%) e gli operatori della cura estetica (55,2%). Tra gli operai specializzati e conduttori si distinguono i meccanici artigianali, montatori, riparatori e manutentori (72,7%), i fonditori, saldatori e montatori di carpenteria (71,9%) e i conduttori di macchine movimento terra e sollevamento materiali (71,8%). Nel settore primario, tra le posizioni più richieste, riscontrano le maggiori difficoltà di reperimento i tecnici del rapporto con i mercati (76,2%), gli allevatori e operai specializzati nella zootecnia (68,1%), gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (61,5%) e i conduttori di macchine agricole (59,2%). Le opportunità per i giovani under 30 riguardano circa 3 entrate su 10, per un totale di oltre 129mila contratti. I servizi finanziari e assicurativi, i servizi informatici e delle telecomunicazioni e i servizi dei media e della comunicazione si distinguono per una quota di assunzioni rivolte ai giovani superiore al 40% dei contratti programmati. La quota di ingressi che le imprese prevedono di coprire ricorrendo a lavoratori immigrati è pari al 24,2% del totale. Le percentuali più elevate si registrano nel tessile, abbigliamento e calzature (44,7%), nel settore primario (44,3%), nelle costruzioni (33,6%), nella metallurgia (30,1%), nei servizi operativi (27,7%) e nella logistica (26,7%). Sotto il profilo territoriale, le maggiori opportunità di impiego sono offerte dalle imprese della Lombardia (89mila contratti nel mese e 263mila nel trimestre), del Lazio (circa 48mila nel mese e 146mila nel trimestre) e del Veneto (47mila nel mese e 146mila nel trimestre).
Webuild: nel 2025 i ricavi salgono a 13,6 mld e utile a 280 mln. Salini: nessun impatto dalla situazione in Medio Oriente
Il 2025 segna per Webuild la conclusione del Piano Industriale 2023 – 2025 “Roadmap al 2025 – The Future is Now”, con risultati conseguiti ben oltre i target e che assumono particolare rilevanza in un contesto macroeconomico complesso, caratterizzato da instabilità geopolitica, inflazione e volatilità dei prezzi energetici, dimostrando la resilienza del modello industriale del gruppo. A sottolinearlo è Webuild che ha approvato il bilancio dello scorso esercizio. “Forte della propria dimensione, della solidità finanziaria, del portafoglio ordini, delle competenze, capacità ingegneristiche, track record e di una comprovata capacità di execution , il Gruppo si trova oggi in una posizione privilegiata per avviare una nuova fase di consolidamento, con un focus sulla generazione di cassa e sulla
creazione di valore nel medio -lungo periodo”, comunicato Webuild. Nel 2025 , i ricavi sono pari a 13,6 miliardi di euro , in aumento del +15% rispetto al 2024 (+ 19% crescita annua dal 2022, rispetto a d un +10% di crescita annua target del Piano). La crescita è trainata dai principali progetti in Italia (A lta Velocità /Alta Capacità Milano -Genova, Verona – Padova, Napoli -Bari e Alta Capacità Palermo -Catania -Messina), in Australia (Snowy Hydro 2.0, SSTOM Sydney Metro e North East Link di Melbourne) e in Arabia Saudita (Trojena Dams e Diriyah Square). Oltre il 90% dei ricavi 2025 proviene da mercati a basso profilo di rischio, a ulteriore conferma della strategia di de-risking e del rafforzamento della leadership del Gruppo nei paesi core , tra cui Europa, Australia, Stati Uniti
e Medio Oriente. La bottom line del conto economico mostra un utile netto di 280 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto ai 247 milioni del 2024Cresce la redditività: l’ebitda si attesta a 1,2 miliardi (+18% comparato al 2024 , ben oltre il target di 990 -1.050 milioni del Piano ). L’ebitda margin raggiunge l’ 8,6%, dal 7,2% del 2022, grazie alle iniziative implementate nel triennio , tra cui un approccio selettivo alle gare, la razionalizzazione della base costi con risparmi cumulati per circa 200 milioni, l’introduzione di nuovi modelli di contract management , l’incremento di formule contrattuali collaborative con i clienti e la riorganizzazione delle controllate. Nel periodo 2023 – 2025, Webuild ha inoltre rafforzato in modo significativo la propria struttura finanziaria , riducendo la leva lorda a 2,6x (da 4, 5x nel 2022) e mantenendo una solida posizione di cassa netta positiva , nonostante nel periodo siano stati realizzati investimenti per 2,5 miliardi a supporto della generazione di cassa futura. Il percorso di rafforzamento del profilo di business e finanziario del Gruppo è stato riconosciuto dalle principali agenzie di rating, con il doppio notch di upgrade del rating a BB+. Anche la dinamica commerciale ha registrato risultati superiori alle attese di piano con ordini superiori al target del Piano di oltre 13 miliardi. Il portafoglio ordini construction si attesta a 50,9 miliardi , tra i più alti per il settore e con il 90% in Paesi a basso rischio, assicurando il 100% de i ricavi previsti nel 2026 e garantendo ampia visibilità per i prossimi anni . Webuild ha continuato a generare valore per i propri azionisti, conseguendo nel triennio un total shareholder return di oltre il 16 0%, inclusa la distribuzione di 20 8 milioni di dividendi. Nel triennio 2023 -2025 , il gruppo ha continuato anche a consolidare il proprio ruolo come player globale di riferimento nei mercati chiave, rafforzando la propria presenza in Australia tramite l’acquisizione e l’integrazione di Clough . Il Gruppo si conferma, infatti, oltre che primo player globale nel settore dell’acqua , anche primo player in Italia , terzo in Australia e sesto in Europa. Webuild, sottolinea ancora il gruppo, continua a contribuire allo sviluppo sostenibile dei territori e supportando i clienti nel rispondere in maniera efficace ai principali megatrend in atto a livello globale, tra cui la transizione energetica e climatica , la scarsità di acqua , la crescente urbanizzazione e le rinnovate esigenze di spesa per la sicurezza e la difesa dei territori.
“Oggi vi trovate davanti a una nuova azienda: con una scala significativamente maggiore e capacità uniche di esecuzione su progetti ad alta complessità, con un portafoglio ordini tra i più solidi del settore, sia in termini di dimensioni sia di qualità, più redditizia, resiliente e con un profilo di rischio fortemente ridotto, con una solida struttura finanziaria e focalizzata sulla generazione di cassa. Infine, abbiamo generato un Total Shareholder Return del 160% negli ultimi tre anni”, ha detto Pietro Salini, ad di Webuild, nel corso della conference call con gli analisti. “Oggi celebriamo la conclusione del nostro Piano Industriale triennale”; gli ultimi tre anni “sono stati eccezionalmente complessi: inflazione senza precedenti che ha colpito sia le nostre aree geografiche sia i componenti fondamentali delle nostre attività; un aumento significativo dei tassi di interesse e maggiore volatilità valutaria; cambiamenti geopolitici strutturali; un collo di bottiglia nelle catene di fornitura e persistenti carenze di manodopera. Nonostante tutto ciò, Webuild non solo ha conseguito risultati ben superiori al piano, dal punto di vista industriale, finanziario e commerciale ma ha anche completato una trasformazione strutturale”, ha sottolineato Salini. Nel nuovo scenario di guerra e ulteriori tensioni geopolitiche, l’ad ha detto che “Il nostro portafoglio ordini ci dà visibilità per i prossimi tre anni, non ho alcun timore”. E se non vengono indicate le guidance 2026 non è perché “vediamo rischi ma perché, data la situazione di incertezza, ritengo non sia professionale”, ha precisato Salini. “Speriamo che a giugno tutta questa situazione si sarà chiarita e, insieme al piano aziendale, potremo anche attenerci ai numeri come abbiamo sempre fatto in passato”, ha aggiunto il top manager riferendosi all’investor day atteso a inizio giugno.”Per la situazione in Medio Oriente al momento non c’è alcun effetto o impatto pratico sui nostri progetti in corso”, ha quindi assicurato”L’unico progetto nell’area è in Arabia Saudita, che è un paese molto sicuro. Su questo progetto le attività proseguono regolarmente. Ovviamente monitoriamo e osserviamo la situazione attuale con un approccio prudente, ma al momento non vedo nessun effetto concreto”. Sul dossier di potenziali acquisizioni, quella di Rizzani de Eccher è per Webuild “un’opportunità: stiamo valutando una possibilità di una integrazione verticale”, spiegato Salini. “Credo che l’importante sia rimanere con una posizione di cassa positiva, questa è l’essenza del piano, quindi dobbiamo limitare il nostro appetito per mantenere un approccio disciplinato al mercato”.
Acea, nel 2025 utile cresce a 481 mln. Investimenti a 1,5 mld
Acea ha chiuso il 2025 con l’utile netto in crescita a 481 milioni di euro (+45% sul 2024), comprensivo della plusvalenza generata dalla cessione della rete in Alta Tensione (utile netto ricorrente 376 milioni, +15%), l’Ebitda pro-forma a 1.420 milioni (+7%) (Ebitda pro-forma ricorrente 1.400 milioni +8%) e ricavi a 2.899 milioni. Lo rende noto la società parlando di “risultati ai massimi storici”, e indicando un dividendo record pari a 1,20 euro per azione, in crescita del 26% rispetto al 2024. Acea nel 2025 ha fatto investimenti per 1.531 milioni, in crescita del 6% sul 2024, destinati prevalentemente ai business regolati (che rappresentano circa l’89% delle capex nette, il 94% escludendo Acea Energia). “Il 2025 è per Acea un anno di risultati ai massimi storici per effetto del percorso di trasformazione operativa e organizzativa avviato negli ultimi anni e della crescente focalizzazione sui business infrastrutturali regolati, mantenendo al tempo stesso una forte disciplina finanziaria che ha portato al miglioramento di tutti gli indicatori economici e patrimoniali”, commenta l’ad Fabrizio Palermo. “Abbiamo rafforzato il nostro ruolo di operatore di riferimento nello sviluppo e nella gestione di progetti essenziali per i territori e nel corso dell’anno abbiamo realizzato oltre 1,5 miliardi di euro di investimenti – spiega Palermo – destinati in larga parte allo sviluppo delle reti idriche ed elettriche e al potenziamento degli impianti nel settore ambientale”. L’indebitamento finanziario netto di Acea “è sostanzialmente stabile”, passando da 4.9448 milioni di euro del 31 dicembre 2024 a 4.963 milioni al 31 dicembre 2025. Il risultato, spiega la società, “è influenzato positivamente dalle azioni di contenimento del capitale circolante e dall’incasso di 227 milioni di euro derivante dalla cessione della rete in alta tensione a Terna e riflette la dinamica degli investimenti realizzati, nonché la distribuzione dei dividendi e il versamento delle imposte”. Al 31 dicembre 2025, il rapporto Net Debt/Ebitda pro-forma si attesta a 3,28x (rispetto a 3,34x del 31 dicembre 2024) in miglioramento rispetto alla guidance 2025. La guidance di Acea per il 2026 (che non include i risultati di Acea Energia riclassificati nelle ‘Attività discontinue’) stima l’Ebitda a +3%/+5% rispetto al 2025 restated di 1.365 milioni di euro (l’Ebitda 2025 restated è calcolato al netto delle partite non ricorrenti, escludendo il contributo della rete AT nei 9 mesi 2025, del fotovoltaico ceduto nel 2025 e di Publiacqua). Gli investimenti sono previsti a 1,5 miliardi (1,2 miliardi di euro netto contributi pubblici). Indicando gli ‘highlights di sostenibilità’, Acea fa sapere – tra l’altro – che il 63% della produzione di energia è da fonti rinnovabili (+11% sul 2024); 600 milioni di metri cubi di acqua potabile in uscita dal sistema acquedottistico e 770 milioni di metri cubi di acqua trattata dai depuratori; 4,4 milioni di metri cubi di acqua riciclata e riutilizzata (+29%) a copertura del 90% dei consumi di acqua per usi industriali; circa 15.800 interventi di verifica della sicurezza in cantiere su appalti di manutenzione di reti, di servizi idrici ed elettrici. Per quanto riguarda le aree di business, per l’Acqua Italia l’ebitda raggiunge 819,7 milioni (+6,8%), per Reti e illuminazione pubblica l’ebitda sale del 3% a 448,5 milioni, il settore Ambiente registra un aumento del margine operativo lordo a 87,2 milioni (+7,9%) e per la Produzione l’ebitda è cresciuto a 51,7 milioni (+33,6%). Per Acqua Estero, Ingegneria, Energy Management e Corporate l’ebitda complessivo è superiore a 12 milioni di euro .”In un contesto globale incerto, a causa delle tensioni geopolitiche in Est Europa e Medio Oriente e delle politiche commerciali statunitensi, i risultati del 2025 di Acea si confermano particolarmente positivi, con un’importante crescita rispetto agli anni precedenti, e in miglioramento sia in termini di margine operativo lordo sia di utile netto”, spiega la società a proposito dell’evoluzione prevedibile della gestione. “Forte di questi risultati, Acea continua nella sua strategia ‘Green Diligent Growth’, volta a rafforzare il posizionamento come primario operatore infrastrutturale focalizzato nello sviluppo di infrastrutture sostenibili in business regolati. In linea con gli obiettivi – si legge nella nota – l’ebitda dei business regolati dell’Acqua, della Distribuzione elettrica e dell’Ambiente, rappresentano circa il 96% dell’Ebitda del Gruppo”. Questo processo di trasformazione, spiega la società, “è stato reso possibile da una profonda revisione del perimetro delle attività, realizzata attraverso operazioni strategiche quali l’accordo per la cessione del 100% del capitale sociale di Acea Energia (che include, tra l’altro, la partecipazione del 50% in Umbria Energy), fatta eccezione per le linee di business energy efficiency, mobilità elettrica, economia circolare, energy management e mercato tutelato”. Prosegue l’attenzione alla gestione dei costi e degli investimenti anche attraverso l’implementazione di sempre più efficaci procedure di acquisto. L’azienda “conferma la strategia di focalizzazione sullo sviluppo di infrastrutture sostenibili in contesti regolati, con l’obiettivo di mantenere una solida struttura finanziaria e generare un impatto positivo sulle performance operative ed economiche”. L’assemblea degli azionisti sarà convocata per i giorni 3 e 4 giugno 2026, rispettivamente in prima e seconda convocazione, per deliberare sull’approvazione del Bilancio 2025 e sulla destinazione del risultato di esercizio e sul rinnovo del consiglio di amministrazione. Il cda proporrà ai soci la distribuzione di un dividendo pari a 1,20 euro per azione (di cui 0,25 euro componente straordinaria) che sarà messo in pagamento a partire dal 24 giugno 2026, con stacco della cedola il 22 giugno e record date il 23 giugno. Nel corso della call con gli analisti, la cfo e capo pianificazione e controllo di Acea, Valentina Bracaglia, ha riferito che l’aggiudicazione della gara per l’acquedotto del Peschiera è attesa entro aprile.
Leonardo aggiorna il piano industriale e punta a 30 mld di ricavi 2030 e 142 mld ordini in 5 anni
Gli obiettivi chiave del piano industriale per i prossimi 5 anni (2026-2030) di Leonardo vedono ordini cumulati pari a 142 miliardi, con ricavi in crescita media annua del 9% a 30 miliardi nel 2030. La redditività è vista “più che raddoppiata al 2030”, rispetto al 2025, con un Ebita cumulato atteso a 14 miliardi nel periodo 2026-2030 ed un Ebita in crescita nel 2030 a 3,59 miliardi. Gli obiettivi indicano un flusso di cassa operativo (Focf) in crescita a 2,06 miliardi nel 2030 e di 8 miliardi cumulati nel periodo 2026-2030 “sostenuto da una maggiore profittabilità, continuando al contempo a garantire la crescita degli investimenti in nuove tecnologie, nell’espansione della capacità produttiva e nell’innovazione”. Sono i target fissati dall’aggiornamento del piano industriale 2026-2030 (presentato a marzo 2024) illustrati ieri dal gruppo che ha chiuso il 2025 con un risultato netto di 1,334 miliardi che include le plusvalenze rilevate a seguito della cessione del business Uas a Fincantieri e della cessione di parte delle azioni detenute in Avio. Nel confronto con l’anno precedente, +15%, va considerata la plusvalenza nel 2025 legata al consolidamento di Telespazio. Il risultato netto adjusted, è di 1,015 miliardi, +18,6%. Il dividendo proposto è di 0,63 euro per azione, in aumento del 21%. La guidance per il 2026 vede, in crescita, gli ordini a circa 25 miliardi, i ricavi a circa 21 miliardi, l’Ebita a circa 2,03 miliardi, il flusso di cassa operativo a circa 1,11 miliardi; l’indebitamento netto di gruppo in calo a circa 0,8 miliardi. Tornando al piano, questo include l’upside di Michelangelo Dome e delle nuove soluzioni multidominio dual-use, mentre non include il consolidamento delle attività di Iveco Defence Vehicles. – Il piano industriale 2026-2030 “prosegue – indica la società – la strategia di crescita virtuosa tracciata da Leonardo negli ultimi tre anni: diventare una ‘one company’ multinazionale con una visione industriale chiara, integrata e internazionale. Il Gruppo risulta oggi rafforzato attraverso la razionalizzazione del portafoglio, il lancio di nuovi prodotti, partnership e joint venture strategiche a livello internazionale, operazioni mirate di M&A, oltre ad una forte digitalizzazione ed al potenziamento della capacità produttiva. Un percorso che ha consentito al gruppo di presentarsi sullo scenario globale con una struttura più solida e pronta a cogliere le opportunità di un mercato in rapida evoluzione”. L’aggiornamento del piano al 2030 “risponde a un nuovo contesto in cui le minacce sono cambiate per natura, velocità e scala. Missili ipersonici, vettori balistici, droni e attacchi cyber aumentano incertezza e complessità operativa, imponendo un cambio di paradigma: la sicurezza non riguarda più soltanto il perimetro tradizionale della difesa, ma investe direttamente la continuità economica e sociale dei Paesi. Infrastrutture critiche, trasporti, agricoltura, servizi finanziari, manifattura, energia e chimica sono oggi esposti a rischi interconnessi, capaci di incidere sulla crescita e sulla prosperità nel prossimo decennio”. Le stime – evidenzia Leonardo – confermano la dimensione della sfida: il budget della sicurezza globale è atteso in aumento da circa 0,4 trilioni di dollari l’anno nel 2020 ad oltre 1 trilione di dollari l’anno nel 2030, mentre l’impatto economico del cybercrime potrebbe passare da circa 1 trilione di dollari l’anno nel 2020 a 1 trilione di dollari al mese nel 2030. “Per questo Leonardo intende rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento come player di riferimento nella Global Security, coniugando leadership industriale, capacità di innovazione e sviluppo di soluzioni dual-use multidominio al servizio della sicurezza, della resilienza e della competitività dei sistemi Paese”. Leonardo evidenzia l’opportunità di “poter contare su un portafoglio rinnovato e completo di soluzioni, sviluppato sia organicamente sia attraverso iniziative inorganiche, in grado di rispondere in modo efficace alle esigenze attuali ed emergenti della sicurezza globale”. “Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo piano industriale, oltre ogni previsione”, commenta l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani. “Disponiamo di tutte le piattaforme, dal dominio terrestre a quello spaziale, navale, aereo. Abbiamo investito molto sul digitale, l’Ai e la cybersecurity. Oggi possiamo contare su un vantaggio competitivo che vantano in pochi e siamo in grado di sviluppare prodotti e soluzioni per rispondere alle minacce future”. “Il nuovo piano industriale – indica l’ad – definisce la traiettoria del gruppo al 2030, guardando ad un maggiore consolidamento del ruolo di player high-tech della sicurezza globale. Leonardo si presenta oggi ai mercati come una realtà industriale unica e forte del recente lancio del Michelangelo Dome, concreta applicazione della visione multidominio del gruppo che contribuirà alla costruzione di capacità sovrane e interoperabili”.
Erg chiude il 2025 con l’utile netto a 155 milioni, ricavi salgono a 752 milioni
Erg chiude il 2025 con ricavi adjusted pari a 752 milioni, in aumento rispetto al 2024. Il risultato netto di gruppo adjusted è pari a 155 milioni, in diminuzione rispetto ai 175 milioni dell’anno precedente. Il margine operativo lordo (Ebitda) adjusted, al netto degli special items, si attesta a 540 milioni, in aumento rispetto ai 535 milioni (+1%) registrati nel 2024. Nel quarto trimestre il margine operativo lordo si è attestato a 147 milioni e il risultato netto a 46 milioni. Il cda propone all’assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo pari a 1 euro per azione. Per il 2026 il gruppo prevede la costruzione di 230 Mw wind e lo sviluppo di 700 Mw di asset. Per l’anno in corso previsto un Ebitda compreso tra i 520 e i 590 milioni di euro, investimenti tra 330 e 380 milioni di euro e un indebitamento netto tra 1.950 e 2.050 milioni di euro. “Chiudiamo il 2025 con un margine operativo lordo in leggera crescita rispetto al 2024 nonostante una ventosità eccezionalmente bassa, grazie al contributo della nuova capacità installata in Italia e all’estero”, afferma l’amministratore delegato Paolo Merli. “Il consiglio di amministrazione – aggiunge – ha approvato le linee guida strategiche su cui lavoreremo nel corso del 2026 per definire al meglio il prossimo Piano Industriale quinquennale, che contiamo di presentare tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2027, in attesa che si delinei meglio lo scenario di mercato e regolatorio. Per il 2026 abbiamo priorità chiare: la costruzione di circa 230 Mw e lo sviluppo di altri 700 Mw, equamente suddivisi in progetti di repowering eolico e sistemi di accumulo”.
Pm Milano chiede il processo per Amazon e 4 suoi manager
Per la mancata modifica dell’algoritmo ritenuto “indifferente” agli obblighi fiscali e doganali dell’Unione Europea che ha comportato in tre anni, dal 2019 al 2021, una presunta evasione dell’Iva di circa un miliardo e 200 milioni di euro, la Procura di Milano ha chiesto il processo per Amazon Eu sarl e per tre suoi manager e per un quarto dirigente statunitense. La richiesta di processo, firmata dal pm Elio Ramondini, è sul tavolo del gup Tiziana Landoni che dovrà fissare l’udienza preliminare.
L’indagine, condotta dalla Gdf, e una delle tre che riguarda il colosso fondato dal Jeff Bezos. La società a dicembre, in seguito a un accordo con l’agenzia delle Entrate, si è impegnata a versare al fisco italiano 527 milioni di euro, interessi inclusi.
Zls La Spezia: Foti, procede spedito iter per renderla operativa
“Procede spedito l’iter per rendere pienamente operativa la Zona Logistica Semplificata ‘Porto e Retroporto della Spezia’. Questa mattina ho sottoscritto lo schema di decreto per l’istituzione del Comitato di indirizzo della stessa, un organismo essenziale cui compete la pianificazione strategica, la semplificazione delle procedure amministrative e la realizzazione degli interventi previsti. La ZLS Porto e Retroporto della Spezia assume un’importanza decisiva per la Liguria, ma anche per una parte dell’Emilia-Romagna, comprendendo i Comuni di Parma, Noceto, Medesano, Fidenza e Fontevivo, favorendo quindi una maggiore integrazione logistica e produttiva tra queste aree. Sono certo che la ZLS sosterrà in maniera significativa lo sviluppo di un’area vasta che ricopre un ruolo determinante non solo a livello regionale e interregionale, ma anche nazionale, consentendo al sistema logistico e produttivo interessato di rafforzare la propria competitività sui mercati internazionali”. Così in una nota il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti.
Accordo Bei-Iren per un finanziamento da 225 mln per gli investimenti in economia circolare
La Banca europea per gli investimenti (Bei) e il gruppo Iren hanno firmato un accordo di finanziamento da 225 milioni di euro a sostegno del programma di investimenti della multiutility italiana per il periodo 2025-2028. L’operazione, siglata a Milano dalla vicepresidente della Bei, Gelsomina Vigliotti, e dal presidente esecutivo di Iren, Luca Dal Fabbro, mira a sostenere una serie di interventi finalizzati a promuovere l’economia circolare e l’efficienza energetica attraverso il potenziamento dei sistemi di raccolta dei rifiuti e l’implementazione di misure per ridurre i consumi energetici degli edifici. L’accordo prevede investimenti nella gestione dei rifiuti urbani, tra cui nuovi contenitori, mezzi per la raccolta, centri di riciclo e infrastrutture a supporto dell’introduzione dei sistemi “Pay-As-You-Throw” (Payt), che collegano le tariffe alla quantità effettivamente prodotta e incoraggiano una migliore separazione alla fonte. Il progetto comprende interventi di efficienza energetica finalizzati alla riduzione dei consumi negli edifici, con un’attenzione particolare alle strutture socioassistenziali, quali residenze per anziani e centri di salute mentale, gestite da organizzazioni non profit. Secondo le stime della Banca, gli interventi di efficientamento energetico sostenuti dalla Bei permetteranno di risparmiare ogni anno circa 6.800 MWh di energia primaria e di produrre circa 1.400 MWh di elettricità da fonti rinnovabili, equivalenti al fabbisogno annuo di circa 550 famiglie italiane. Allo stesso tempo, le misure di economia circolare supportate dalla Bei avranno un impatto ambientale significativo, riducendo la produzione di rifiuti di circa 50.000 tonnellate all’anno, e aumentando la raccolta differenziata destinata al riciclo o alla produzione di biometano di circa 220.000 tonnellate annuali. Gli investimenti saranno realizzati principalmente nelle tre regioni del Nord Ovest Italia in cui opera il Gruppo Iren (Piemonte, Emilia Romagna, Liguria) ma anche in Toscana e in altre regioni. Le attività saranno realizzate attraverso le società Iren, in particolare Iren Ambiente e Iren Smart Solutions. “L’accordo annunciato oggi rappresenta un passo concreto verso un modello di sviluppo più sostenibile, fondato sulla riduzione delle emissioni, sull’economia circolare e sull’efficienza energetica. Sostenere investimenti di qualità nelle infrastrutture per la gestione dei rifiuti e nell’efficientamento energetico del patrimonio edilizio significa generare benefici duraturi per i cittadini, rafforzare i territori e contribuire alla protezione dell’ambiente”, spiega Vigliotti. “Siamo molto contenti di proseguire nella collaborazione storica con Bei con la quale, negli anni, abbiamo sottoscritto finanziamenti per 2 miliardi di euro che hanno contribuito ad incrementare la quota di strumenti di finanziamento green, oggi superiore all’80%” afferma Dal Fabbro. “L’operazione di finanziamento sottoscritta oggi – aggiunge – consente di supportare gli investimenti sostenibili del Gruppo Iren alla base del piano di transizione al 2040, favorendo i progetti della raccolta rifiuti e di efficientamento energetico che avranno impatti significativi sui nostri territori”.
Regione Campania. Trasporti, istituita la Consulta regionale per la mobilità. Casillo: “Uno spazio stabile di ascolto e confronto per migliorare il tpl”
Un luogo stabile di confronto e collaborazione tra istituzioni, parti sociali, stakeholder e associazioni portatrici di interesse nel settore della mobilità e del trasporto pubblico locale. Con questo obiettivo la Regione Campania ha attivato la Consulta regionale per la mobilità. “Con l’avvio della Consulta regionale per la mobilità vogliamo rafforzare il dialogo con tutti i soggetti che ogni giorno vivono e contribuiscono al sistema del trasporto pubblico locale. Sarà uno spazio stabile di confronto, ascolto e condivisione, dove istituzioni, operatori del settore, associazioni di categoria e rappresentanti degli utenti potranno portare proposte, segnalazioni e contributi utili a migliorare i servizi e a costruire insieme le strategie future della mobilità in Campania. Ringrazio il presidente Roberto Fico per l’attenzione e il sostegno dimostrato su questo percorso che punta a rendere sempre più partecipate e condivise le politiche regionali sulla mobilità” – ha dichiarato il vicepresidente della Regione e assessore ai Trasporti Mario Casillo a margine della giunta che ha votato con un proprio atto la riattivazione della consulta. L’organismo, previsto dall’articolo 29 della Legge regionale della Campania n. 3/2002, vuole favorire la partecipazione, la condivisione delle scelte e allo stesso tempo il monitoraggio della qualità e dell’accessibilità dei servizi. “La Consulta – prosegue Casillo – ci consentirà di avere un confronto diretto e continuo con i territori e con chi rappresenta le esigenze degli utenti. L’obiettivo è rendere sempre più partecipata la definizione delle politiche regionali sulla mobilità, rafforzando la collaborazione tra tutti i soggetti e individuando insieme le soluzioni più efficaci per migliorare concretamente il servizio per cittadini e pendolari”. La Consulta è presieduta dall’assessore regionale ai Trasporti. Ai lavori partecipano i rappresentanti delle associazioni degli enti locali, le parti sociali, le associazioni di categoria del settore dei trasporti e della mobilità, le comunità locali e le istituzioni interessate, oltre alle associazioni e ai comitati di utenti iscritti in un apposito elenco aperto.
UrbanV e Enac: il primo volo SAIL III in Italia è realtà. Autorizzato il sorvolo di droni professionali su aree urbane e infrastrutture critiche
Enac e UrbanV annunciano la prima autorizzazione operativa SAIL (Specific Assurance and Integrity Level) III in Italia: un passo decisivo per portare i droni dalle
attività sperimentali alle applicazioni reali a servizio delle città, con un focus su connessioni in ambienti urbani complessi e su servizi logistici in grado di ridurre concretamente i tempi di trasporto. Il livello SAIL III non è solo un parametro tecnico, ma lo standard di sicurezza necessario per integrare stabilmente i droni nel tessuto urbano, consentendo operazioni anche su aree popolate, infrastrutture critiche e la configurazione di missioni complesse in contesti urbani controllati. In
particolare, la collaborazione mira ad abilitare missioni critiche come i collegamenti tra ospedali o centri logistici distanti, a beneficio del sistema sanitario, produttivo e della cittadinanza. Questo importante traguardo è stato raggiunto grazie a una serie di voli effettuati nei mesi precedenti partendo dal Vertiporto di Pianabella – la Sandbox gestita da UrbanV presso l’Aeroporto di Roma Fiumicino – che ha permesso la validazione delle procedure operative e della piattaforma tecnologica. Protagonista delle operazioni è stato il drone DLV-2, operato da UrbanV e frutto della partnership strategica con il costruttore Speedbird. Questo aeromobile è stato scelto proprio per la sua piena compliance ai rigorosi standard richiesti dalle operazioni SAIL III: un requisito tecnico essenziale che garantisce i livelli di sicurezza e integrità necessari per operare in contesti urbani complessi. I voli hanno previsto la consegna di un pacco atterrando al Cineland di Ostia dopo aver attraversato
l’autostrada A91 Roma–Fiumicino e la linea ferroviaria Roma–Fiumicino Aeroporto, su un percorso di 6 km, per poi tornare al vertiporto di partenza. Le operazioni – condotte da UrbanV in stretto coordinamento con ENAC, ENAV, Aeroporti di Roma e in collaborazione con Cineland Ostia – si sono svolte senza alcun impatto sull’operatività dell’Aeroporto di Roma Fiumicino; dimostrando la possibilità di integrare in sicurezza i droni nello spazio aereo convenzionale e di sorvolare importanti infrastrutture di trasporto terrestre come strade, autostrade e linee ferroviarie. Questo tipo di missione anticipa l’integrazione con la futura Mobilità Aerea Avanzata (AAM) e contribuisce all’attuazione del Piano Nazionale per la Mobilità Aerea Avanzata adottato da ENAC, quale quadro strategico per l’evoluzione del sistema Paese verso una mobilità aerea sicura e sostenibile. «Dalla sperimentazione all’operatività: stiamo costruendo corridoi aerei urbani per missioni logistiche che fanno risparmiare tempo dove serve di più — nelle città», afferma Ivan Bassato, presidente di UrbanV. «La combinazione di infrastrutture dedicate, procedure condivise e
integrazione con le autorità crea le condizioni per scalare i servizi: dal periferico/extra-urbano, dove oggi i droni operano compiti semplici, fino al cuore della città, abilitando nuovi paradigmi di mobilità aerea innovativa”. “Il percorso verso una mobilità aerea avanzata al servizio dei cittadini e dei territori – dichiara il
Direttore Generale Enac Alexander D’Orsogna – è entrato in una fase concreta. La sperimentazione condotta nella sandbox di Fiumicino, resa possibile dalla collaborazione tra istituzioni e operatori privati, apre una prospettiva reale di servizi innovativi che valorizzano l’utilizzo della “terza dimensione”, in coerenza con il Piano Strategico Nazionale per la Mobilità Aerea Avanzata (AAM) adottato nel 2021. L’obiettivo è accompagnare il Sistema Paese verso modelli di servizi aerei
sostenibili e all’avanguardia, basati su mezzi con motori elettrici, capaci di ridurre i tempi di percorrenza, i consumi energetici e le emissioni. Una rivoluzione per tutti quegli impieghi tempo- dipendenti del mondo sanitario e delle emergenze. Attività dimostrative come quella realizzata oggi, confermano che tali soluzioni possono essere integrate senza impatti sulla mobilità aerea e stradale delle aree limitrofe, segnando un ulteriore passo verso un futuro già presente”.
“Il raggiungimento del livello SAIL III in Italia rappresenta un passaggio cruciale per l’intero ecosistema della mobilità aerea avanzata. Con il DLV-2 abbiamo dimostrato che è possibile coniugare innovazione tecnologica, piena conformità normativa e massimi standard di sicurezza operando in ambienti urbani complessi», afferma Manoel Coelho, CEO di Speedbird Aero. “Questa missione non è solo un traguardo tecnico, ma la prova concreta che i droni possono diventare un’infrastruttura
affidabile al servizio delle città, della logistica e del sistema sanitario”.
L’attività è stata svolta con il coordinamento della Prefettura di Roma, che ha assicurato il raccordo tra le autorità competenti, e con la collaborazione della Questura di Roma, dei Comuni di Fiumicino e Roma, dell’ANAS e delle società RFI e FS del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, che hanno supportato le fasi di analisi e autorizzazione. Il sistema assicura affidabilità in ambienti complessi: processi, ruoli e mitigazioni del rischio sono definiti prima dell’operazione, rendendo ripetibile e scalabile ogni missione; tempo risparmiato dove vale di più: nelle filiere time-critical (sanità, emergenza, parti di ricambio urgenti) anche pochi minuti fanno la differenza; percorsi scalabili: si parte da missioni B2B in corridoi controllati, per estendersi a reti urbane integrate con l’ATM/UTM e con future piattaforme eVTOL e vertiporti. Il percorso congiunto ENAC–UrbanV dimostra sul campo che i droni possono operare in sicurezza anche in scenari ad alta complessità operativa, abilitando modelli di servizio replicabili in altre aree metropolitane italiane ed europee. Le campagne di volo previste e le relative metriche di performance e sicurezza orienteranno le linee guida per l’evoluzione dei servizi e la loro futura industrializzazione.
Piano Casa, Franzolini (Feneal): dal Governo ci aspettiamo molto più dei 950 mln
“Dal Governo ci aspettiamo molto di più dei 950 milioni stanziati per il Piano Casa. È evidente che per affrontare davvero l’emergenza abitativa e sostenere lo sviluppo del settore sarà decisivo anche il ruolo dell’Unione Europea, così come è avvenuto con il PNRR, che ha messo a disposizione risorse straordinarie consentendo alla filiera dell’edilizia di diventare uno dei principali motori della crescita del PIL italiano”. Ad affermarlo è stato il segretario generale della Feneal-Uil, Mauro Franzolini, che ha parlato anche di sicurezza sul lavoro. “Proprio mentre parliamo di sicurezza – ha detto – continuiamo purtroppo a registrare ogni giorno gravi incidenti nei luoghi di lavoro. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per tutti: per le istituzioni, per le imprese e per il sindacato. Per questo dobbiamo continuare a rafforzare l’impegno per la prevenzione, i controlli e la qualità del lavoro.” Franzolini ha richiamato poi il ruolo del sindacato come strumento di miglioramento delle condizioni dei lavoratori. “Il sindacato è prima di tutto un modello di rappresentanza e di tutela che serve a migliorare la qualità del lavoro e della vita delle persone. Per questo non dobbiamo mai dimenticare chi rappresentiamo: le lavoratrici e i lavoratori”, ha sottolineato. “La guerra – ha detto ancora Franzolini- è quanto di più lontano ci sia dalla cultura e dai valori del movimento sindacale. Dall’Ucraina prima fino al conflitto israelo-palestinese e alla guerra in Iran, assistiamo a uno scenario internazionale sempre più instabile che non può non preoccuparci. In un mondo senza sicurezza diventa più difficile lavorare, produrre e costruire sviluppo.”
Agenzia del Demanio e Aicc fanno rete per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico
L’Agenzia del Demanio e l’AICC – Associazione Imprese Culturali e Creative di Confindustria hanno sottoscritto oggi una convenzione per collaborare nella diffusione delle iniziative promosse dall’Agenzia del demanio per valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico. L’accordo, firmato oggi dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, e dal Presidente di AICC, Giuseppe Roma, ambisce ad ampliare la conoscenza e la fruizione del patrimonio immobiliare pubblico, di valore storico-artistico, attraendo il mondo imprenditoriale della cultura. Sono in programma studi, progetti di comunicazione, eventi, workshop, orientati alla valorizzazione degli immobili pubblici come beni comuni, identitari, luoghi di relazione e di memoria, proiettati verso il futuro attraverso progetti di innovazione. “Il patrimonio immobiliare dello Stato è un volano di processi di rigenerazione del territorio, ha un grande potenziale di impatto sociale e culturale – ha dichiarato il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme – Il patrimonio pubblico identitario è spesso nascosto, poco conosciuto e valorizzato. La partnership con gli stakeholders privati aiuta a convogliare sull’immobile pubblico competenze e risorse utili ad accelerare e promuoverne la valorizzazione e la diffusione culturale”.
“Con l’Agenzia del Demanio – ha affermato Giuseppe Roma Presidente di AICC Confindustria – condividiamo la finalità di far conoscere e rendere fruibile un patrimonio statale di alto valore storico e culturale. La partnership con il mondo delle imprese private, esperte nella promozione, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, può contribuire ad attrarre nuove risorse verso i beni demaniali per progetti a favore delle comunità e dei territori, nella convinzione che la cultura resti, per il nostro paese, il principale motore di crescita sociale ed economica” . L’intesa prevede l’istituzione di un Tavolo Tecnico per facilitare la condivisione di competenze e la definizione di progetti operativi, tra cui anche la realizzazione di iniziative di studio, di comunicazione e l’organizzazione di eventi e workshop tematici.
Intanto, l’Agenzia del Demanio ha presentato al MIPIM progetti innovativi e sostenibili per coinvolgere gli investitori nella valorizzazione degli asset pubblici.
All’appuntamento internazionale di Cannes dedicato al real estate e allo sviluppo urbano, l’Agenzia ha illustrato alcune tra le principali operazioni di riqualificazione del patrimonio immobiliare dello Stato con l’obiettivo di promuovere nuove opportunità di collaborazione e investimento.
In particolare, nell’ambito degli incontri Roma Connects, organizzati presso lo stand di Roma Capitale, sono state illustrate le prospettive di sviluppo del quartiere di Tor Vergata e l’Agenzia ha presentato il progetto di social housing del piano di riqualificazione e valorizzazione dell’area dove sorge la Vela di Calatrava: 70mila mq in posizione strategica rispetto al sistema urbano metropolitano, in stretta connessione con il Campus e il Policlinico universitari, i poli scientifici di Frascati e con le principali infrastrutture di mobilità metropolitane e autostradali. Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale sostenibile, caratterizzato da housing sociale integrato con i servizi, spazi collettivi, attività commerciali e funzioni culturali e sociali, con particolare attenzione alla qualità dello spazio pubblico, alla sostenibilità ambientale e alla connessione con il sistema del verde e dei servizi della futura Green City – Proposta di sviluppo integrato e la valorizzazione dell’ex “Città dello sport”. Per la riqualificazione dell’area, l’Agenzia del Demanio ha concluso la prima fase dei lavori, con un investimento di 80 milioni di euro, e lanciato un avviso pubblico (aperto fino al 30 giugno 2026) per attivare iniziative in partenariato pubblico-privato finalizzate alla progettazione, realizzazione e gestione degli interventi di recupero. Tra i progetti presentati al MIPIM, anche la riqualificazione dell’ex caserma IV Novembre a Monza, un’area di circa 20.000 metri quadrati destinata a polo di residenzialità universitaria, con servizi connessi, tra cui mense, spazi studio, attrezzature sportive e altre funzioni sociali. Il progetto prevede la creazione di circa 600 posti letto, anche a canone calmierato, in edifici sostenibili e ad alto contenuto tecnologico. L’Agenzia del Demanio ha presentato inoltre un’iniziativa di partenariato pubblico-privato per il recupero e la rifunzionalizzazione di parte dell’ex Ospedale Militare “L. Bonomo” a Bari, con la realizzazione di una nuova residenza universitaria e servizi ad essa connessi. L’intervento rientra in un più ampio progetto di valorizzazione volto a creare un polo multifunzionale con ricadute positive in termini di rigenerazione urbana e sviluppo territoriale. Un secondo progetto di riqualificazione a Bari riguarda il compendio dell’ex Caserma Magrone con la sua trasformazione in un Parco dell’Innovazione, inserito nel più ampio piano di rigenerazione del quartiere Japigia promosso dal Comune. L’intervento restituirà alla città un’area di circa 100mila metri quadrati oggi inutilizzata, destinandola a funzioni pubbliche, accademiche e residenziali. Il piano prevede la realizzazione di spazi per amministrazioni statali, il potenziamento delle infrastrutture del Politecnico di Bari con nuovi ambienti per studenti e laboratori di ricerca, e la creazione di residenze e alloggi universitari per contribuire a rispondere alla carenza abitativa degli studenti fuori sede, in linea con gli obiettivi del PNRR.
L’Agenzia del Demanio è intervenuta anche al workshop From ESG to Value Creation: Building Climate-Resilient Assets, svoltosi presso l’Italian Pavillion, dedicato alla sostenibilità, alla resilienza climatica, alla trasformazione digitale e all’introduzione di modelli innovativi per lo sviluppo e la riqualificazione urbana. L’Agenzia ha sottolineato l’importanza dell’integrazione dei criteri ESG nella gestione e valorizzazione degli immobili pubblici, per misurare gli impatti economici, sociali e ambientali degli interventi di riqualificazione. Ha inoltre ribadito il proprio impegno, come previsto nel Piano di Sostenibilità, nell’azzeramento del consumo di suolo e delle emissioni di CO2, nella riduzione dei consumi energetici, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nel riuso dei beni dismessi.
Tlc, l’Agcom approva analisi mercato su accesso a rete, Fibercop wholesale only
Il consiglio dell’Agcom ha approvato, con il voto favorevole del presidente e dei commissari Aria, Capitanio e Giacomelli e con il voto contrario della Commissaria Giomi – la delibera che conclude l’istruttoria relativa all’analisi dei mercati dell’accesso alla rete fissa ai sensi dell’art. 89 del Codice delle comunicazioni elettroniche, che tiene conto della separazione strutturale della rete fissa di accesso di Tim, divenuta operativa il primo luglio 2024. Il testo approvato – che recepisce i pareri favorevoli dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato e le osservazioni della Commissione europea – aggiorna la regolamentazione dei mercati dei servizi di accesso locale all’ingrosso e dei servizi di capacita’ dedicata all’ingrosso , alla luce dell’evoluzione registrata nelle condizioni di concorrenza – soprattutto in termini di copertura delle reti in fibra e delle quote di mercato degli operatori – nonche’ della qualifica dell’operatore FiberCop come operatore wholesale only, operatore solo all’ingrosso, ai sensi dell’articolo 91 del Codice. ‘La decisione dell’Agcom di confermare in via definitiva lo status di operatore wholesale-only di FiberCop favorisce un contesto competitivo aperto e trasparente, stimola gli investimenti degli operatori e accelera la diffusione della banda ultralarga”, ha dichiarato Massimo Sarmi, presidente e amministratore delegato di FiberCop commentando la decisione Agcom. “Un’infrastruttura moderna, neutrale e capillare come la nostra, abilita gli sviluppi tecnologici piu’ avanzati, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla realta’ aumentata al cloud e all’edge computing sostenendo la transizione digitale del nostro Paese”, ha aggiunto.
Cybersicurezza, cresce la consapevolezza delle pmi ma ancora sotto la soglia della sufficienza
Cresce la consapevolezza tra le piccole e medie imprese italiane sulla cybersicurezza. Nel terzo anno di rilevazione, emerge dal CYBER Index Pmi, le piccole e medie imprese italiane raggiungono complessivamente un livello di consapevolezza in materia di sicurezza digitale di 55 su 100, in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2024 ma ancora sotto la soglia di sufficienza (60 su 100). Solo il 16% delle pmi presenta una postura di sicurezza adeguata, ma per la prima volta le imprese ”mature” superano numericamente le ”principianti” . ”Le piccole e medie imprese italiane – sottolinea Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia in occasione della presentazione del terzo rapporto CYBER Index PMI, l’indice che valuta il livello di consapevolezza e maturità delle piccole e medie imprese italiane nella gestione dei rischi digitali – rappresentano una componente essenziale del tessuto economico e sociale del Paese: sostenerne la capacità di affrontare le sfide legate alla trasformazione tecnologica significa rafforzare la solidità e la continuità del sistema produttivo nel lungo periodo. In questo contesto, Generali interpreta il proprio ruolo di Partner del Paese come un impegno concreto ad affiancare le imprese, non solo attraverso soluzioni assicurative, ma anche favorendo consapevolezza, prevenzione e capacità di risposta di fronte alle minacce digitali. Con il CYBER Index PMI mettiamo a disposizione competenze, esperienza e strumenti per aiutare le aziende a comprendere la propria esposizione, a gestire i rischi legati all’operatività digitale e a integrare prevenzione, protezione e copertura assicurativa in un approccio responsabile e orientato al lungo periodo”. CYBER Index PMI è l’iniziativa promossa da Confindustria e Generali con il contributo scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e la partnership istituzionale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. “Se vogliamo che le Pmi italiane colmino il gap di produttività che scontano con i principali partner europei, la trasformazione digitale è un passo necessario. Digitalizzare senza proteggersi, però, espone le imprese a rischi concreti: oggi chi non garantisce standard minimi di sicurezza informatica rischia di essere escluso dalle filiere produttive. Confindustria lavora su più fronti: dialoghiamo con le istituzioni nazionali ed europee per un’adozione efficace di normative cogenti come il NIS2 e il CYBER Resilience Act e informiamo le PMI sui fondi e sulle agevolazioni disponibili per la messa in sicurezza. Sostenere le piccole imprese in questo percorso non è solo una priorità di Piccola Industria, ma una condizione essenziale per la competitività dell’intero sistema Paese”, sottolinea Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria, Confindustria.
Risparmio Energetico, Plenitude lancia il nuovo progetto di comunicazione Goodnight Light
Plenitude presenta Goodnight Light, nuovo progetto di comunicazione che ha l’obiettivo di incoraggiare il risparmio energetico aiutando i bambini a superare
la paura del buio. Un’iniziativa coerente con la sua mission di Società Benefit, che prevede finalità di beneficio comune per ambiente e persone, coinvolgendo anche le nuove generazioni. Il timore del buio è una sensazione comune, specie tra i più piccoli. Quando arriva il momento di addormentarsi, nel proprio letto, magari da soli, tutto sembra più silenzioso, la soglia di attenzione si allenta e il mondo attorno ai bambini così ben governato durante il giorno diventa più misterioso e
la fantasia si accende, popolando la stanza di ombre e forme. Lo conferma una ricerca di Doxa realizzata in collaborazione con Plenitude in Italia, Spagna e
Francia a supporto di questo progetto internazionale: tre bambini su quattro tra i 3 e i 9 anni, specie quando vanno a dormire o quando si svegliano la notte, hanno timore del buio. Le famiglie si trovano quindi a convivere quotidianamente con questa paura e cercano di aiutare i propri figli ad affrontarla, cercando di rassicurarli e di creare soluzioni che li aiutino a sentirsi sereni anche di notte. Tra le strategie più adottate, la maggioranza dei genitori preferisce ad esempio lasciare una luce
accesa in cameretta, per rassicurare i propri figli e farli addormentare serenamente. Si tratta di un comportamento molto diffuso, ma poco efficiente energeticamente e che tende ad alimentare l’insicurezza dei bambini anziché aiutarli a superare la propria paura. “I bambini hanno bisogno di circoscrivere in modo concreto quello che li spaventa, così da poterlo controllare. Ecco perché è efficace trasformare il buio, entità astratta, pervasiva e avvolgente, in un personaggio”, ha dichiarato Elena Urso, esperta pedagogista. “Dare una forma visibile e comprensibile a uno stato d’animo o a qualcosa di astratto come la paura del buio permette ai bambini di avere la sensazione di poterla conoscere, capire e quindi affrontare con serenità, attraverso ad esempio un rituale conosciuto prima di addormentarsi, per accompagnarli verso un dolce riposo. In questo senso, la lettura di una storia è una buona abitudine, perché infonde nei bambini uno stato di tranquillità e permette loro di elaborare le proprie inquietudini”. Il buio può essere quindi un buon amico, anche per limitare i consumi di energia: un rituale della buonanotte, come la lettura di una storia a luci soffuse, può predisporre un ambiente e un’atmosfera rassicuranti e riconoscibili. E’ questo il concept alla base del libro Goodnight Light, che dal 20 e 21 marzo sarà disponibile gratuitamente al pubblico presso i flagship store Plenitude aderenti all’iniziativa. Realizzato in collaborazione con TBWA\Italia e gli autori Elisa Binda e Mattia Perego e l’illustratrice Hello Saris, il libro è stato stampato con un inchiostro speciale che si manifesta solo al buio e si ricarica con la luce del giorno. Le sue pagine, che alla luce appaiono bianche, al buio si accendono e si riempiono di parole per raccontare la storia di Lucilla e di Ombro, il suo amico speciale, che con una
simpatica filastrocca le spiegherà che il buio non è qualcosa da temere, bensì un prezioso alleato per risparmiare energia. “Goodnight Light arricchisce un momento di intimità familiare e di rasserenamento del bambino con un prezioso messaggio educativo sull’efficienza energetica. Grazie a un linguaggio creativo e ludico
capace di unire grandi e piccini, il progetto apre un dialogo su temi e valori che da sempre guidano la cultura e il posizionamento di Plenitude”, ha dichiarato Giorgia Molajoni, Chief Technology and Communication Officer di Plenitude.
Confindustria: al via una collaborazione con i New Media per raccontare le imprese italiane alle nuove generazioni
Confindustria avvia una collaborazione con i principali New Media attivi nell’ambiente digitale, con l’obiettivo di rinnovare il racconto dell’essere imprenditore e del fare impresa in Italia. L’iniziativa, siglata oggi a Roma, parte dalla condivisione di alcuni valori, tra cui la centralità della crescita e della competitività e del ruolo dell’impresa, in questo contesto, anche in qualità di infrastruttura sociale del Paese. Il progetto nasce dalla consapevolezza del ruolo sempre più rilevante che i media digitali come attori dell’informazione pubblica, in grado di parlare soprattutto ai giovani, attraverso strumenti e linguaggi innovativi. Grazie a contenuti accessibili e a format efficaci, i New Media affrontano e spiegano temi complessi come economia, impresa, ambiente, investimenti, capitale umano, internazionalizzazione e innovazione. Tra le realtà aderenti all’accordo, aperto comunque a successive adesioni: Factanza Media, Future Proof Society, Il Punto Economico, Ingegneria Italia, Starting Finance, The Gap, Visione Imprenditoriale, Torcha, Pillole d’economia, CNC Media, Eccellenza Italiana, Worldy, Skuola.net e Chora-Will Media. L’obiettivo comune è di contribuire a un racconto dell’industria italiana che superi gli stereotipi e ne valorizzi le eccellenze, mostrandone anche quella dimensione spesso meno visibile, ma qualificante, cioè di essere motore di innovazione e di progresso, protagonista nei processi di sostenibilità, nella formazione delle competenze e nella costruzione di relazioni professionali che contribuiscono allo sviluppo di persone e territori. L’iniziativa darà luogo a uno spazio stabile di confronto, per rafforzare la cultura d’impresa, raccontare con maggiore efficacia l’industria italiana e contribuire alla vocazione imprenditoriale da parte delle nuove generazioni. Tra i temi al centro delle attività programmate: le storie delle imprese italiane e dei loro protagonisti; il ruolo delle filiere e dei territori nello sviluppo economico; l’innovazione tecnologica e gli studi e le analisi sui principali temi di attualità economica e industriale. Confindustria metterà a disposizione dei media aderenti contenuti, dati e occasioni di confronto con imprese e protagonisti del sistema produttivo, favorendo lo sviluppo di nuovi format editoriali dedicati al racconto dell’economia e della cultura d’impresa. I New Media animeranno un laboratorio permanente di confronto, sperimentazione e divulgazione.
Itabus, parte il nuovo programma fedeltà
Parte Itabus Plus, il programma fedeltà di Itabus che permette ai passeggeri di accumulare punti e ottenere voucher premio per viaggiare. Per ogni euro speso su viaggi operati da Itabus o dai suoi partner, il viaggiatore guadagnerà un punto premio. Al momento dell’iscrizione il cliente sarà Member mentre al raggiungimento di 250 punti qualificanti otterrà il livello Gold (più vantaggi e maggiore durata dei benefici). I punti potranno essere accumulati acquistando biglietti su tutti i canali di vendita Itabus: sito, app, agenzie di viaggio e contact center. Un nuovo servizio nel mondo del trasporto su gomma a lunga percorrenza che Itabus ha deciso di offrire per premiare i suoi passeggeri, garantendo vantaggi esclusivi a tutta la rete di clienti fidelizzati. “Abbiamo investito su questo progetto per dare nuove opportunità ai nostri passeggeri. Premiamo chi viaggia costantemente con noi, dedicandogli un programma fedeltà costruito su misura. Siamo certi che Itabus Plus sarà apprezzato dai viaggiatori, sempre al centro della nostra strategia. Introduciamo un servizio innovativo per la nostra community, continuando a puntare su strumenti
tecnologici e all’avanguardia” commenta Dario Rietti, Head of Commercial Office di Itabus.