LA GIORNATA

Manovra, caccia a 1 miliardo, ammessa proposta sull’oro di Bankitalia

  • Decreto Flussi, dal Senato il via libera definitivo
  • Ponte sullo Stretto, Ciucci: “operato nel completo rispetto delle norme, vogliamo ottenere dalla Corte una registrazione piena”
  • Bankitalia:  nel 2024 in lieve calo le imprese con in rating di legalità

27 Nov 2025 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Caccia aperta per trovare oltre un miliardo di euro per coprire le modifiche alla manovra. E’ questa la cifra quantificata dalla maggioranza ed emersa nella giornata di ieri che ha visto alcuni importanti passaggi sulla strada della legge di bilancio. Innanzitutto, a Palazzo Chigi si è svolto il vertice di maggioranza convocato dalla premier Giorgia Meloni, il primo dopo l’ultima tornata elettorale delle regionali,  per trovare una soluzione ai  capitoli ancora aperti messi a fuoco nella riunione di una settimana fa. Il vertice, durato poco più di due ore “in un clima di grande condivisione” – ha assicurato la nota diffusa da Palazzo Chigi – è approdato “un’intesa sugli affitti brevi, con la volontà di mantenere l’aliquota al 21% per la prima casa e l’idea di ridurre (da 5 a 3 immobili) la soglia da cui scatta l’attività d’impresa. Accordo anche sull’ampliamento dell’esenzione Isee sulla prima casa, alzando il valore catastale per le città più grandi, e sui dividendi. E’ stata inoltre chiarita la possibilità di compensazione anche per i contributi previdenziali delle imprese e si è discusso delle misure a favore delle forze dell’ordine”. Ma se sugli affitti brevi, come viene spiegato, ci dovrebbe essere una ‘autocopertura’, per le altre modifiche – vista la necessità di garantire che i saldi restino invariati – servono nuove risorse. Se dunque il vertice ha consentito di fare dei “passi avanti”, ora l’attenzione si sposta sulle coperture, che dovranno passare al vaglio del ministero dell’Economia. Al Senato ieri si è svolta una fitta serie di riunioni cui ha partecipato anche la Ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta. Come possibile fonte di coperture si torna a guardare alle banche: l’idea è portare da 2 a 2,5 punti l’aumento dell’Irap. Tema particolarmente divisivo all’interno della maggioranza, dove a fatica si è trovato un punto di equilibrio tra Lega e Forza Italia. Secondo alcuni calcoli, l’ulteriore prelievo a carico degli istituti di credito porterebbe un gettito di circa 200 milioni. L’intenzione dichiarata dalla maggioranza è di limitare l’incremento solo alle grandi banche. “Parleremo con tutti i soggetti interessati, non lo scopriranno dai giornali”, assicura il ministro dei rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.

Ma la giornata ieri si  è aperta con il responso della presidenza della Commissione Bilancio del Senato sull’ammissibilità degli emendamenti segnalati. La nuova tagliola è scattata per 105 proposte di modifica. Diciotto sono stati dichiarati inammissibili per materia e potranno essere sostituiti dai gruppi con altre proposte di modifica. Altri 87 sono stati bloccati per copertura. Gli emendamenti che sono stati dichiarati inammissibili per materia, come hanno spiegato fonti parlamentari, sono ‘irrecuperabili’ per i gruppi che potranno, però, segnalare al loro posto un’altra proposta di modifica di diverso contenuto. Per quanto riguarda, invece, quelli inammissibili per copertura sarà possibile proporre una copertura alternativa. Sia nel primo che nel secondo caso ci sarà poi un nuovo vaglio di ammissibilità. In Senato, diversamente da quanto previsto per Montecitorio, non sono previsti ricorsi. Sopravvivono al vaglio di ammissibilità gli emendamenti in materia di condoni edilizi, compresa quella che rimodula le sanzioni. A essere stato stoppato è un emendamento – a firma FdI – che stabiliva che i Comuni fossero obbligati a rilasciare i titoli abilitativi edilizi in sanatoria a seguito dei procedimenti già previsti entro il 31 marzo 2026. Passa l’emendamento a firma del capogruppo del Senato di Fdi, Lucio Malan, sulle riserve d’oro della Banca d’Italia che “appartengono allo Stato, in nome del popolo italiano”.  La Bce non commenta, ma fa notare di non essere stata “consultata”. Si tratta comunque di un segnale visto che Francoforte potrebbe valutare l’applicazione del trattati europei che prevedono il dovere di consultarla oppure potrebbe comunque inviare una notifica di mancata osservanza dei trattati. Un precedente già c’è, la bocciatura del 2019, sotto il governo giallo-verde, ad una mozione per nazionalizzare le riserve auree. Vanno avanti anche le proposte sulla tassazione dell’oro “da investimenti”, presentate da Lega e FI. Gli azzurri con lo stesso emendamento chiedono la cancellazione dell’articolo sui dividendi. È stato giudicato ammissibile l’emendamento alla Legge di Bilancio, a firma Nicita e Irto, che, in ragione dello stop della Corte dei Conti, definanzia la quota FSC precedentemente destinata al Ponte e le destina a opere infrastrutturali in Sicilia e in Sardegna”. “Non ha alcun senso – dichiara il senatore del Pd Nicita – bloccare ulteriormente questi fondi in un momento nel quale l’iter autorizzativo è assai incerto. Il Governo se vorrà potrà successivamente integrare le risorse se e quando sarà completato l’iter”.

Decreto Flussi, dal Senato il via libera definitivo

L’Aula del Senato ha approvato, per alzata di mano, in via definitiva il cosiddetto decreto legge ‘flussi’ che detta disposizioni in materia di ingresso regolare di lavoratori e cittadini stranieri, nonche’ di gestione del fenomeno migratorio. Il via libera sul provvedimento e’ stato espresso sul testo arrivato dalla Camera sul quale la commissione Affari Costituzionali non ha concluso l’esame ‘per mancanza assoluta del tempo necessario’, come ha comunicato ieri il presidente della commissione Affari Costituzionali, Alberto Balboni, in avvio di discussione da parte dell’Assemblea. Montecitorio ha approvato il testo lo scorso martedi’ 18 novembre e la scadenza per la conversione in legge era martedi’ prossimo, 2 dicembre. Il decreto legge, composto di 12 articoli, interviene sui procedimenti di ingresso per lavoro, modificando termini e modalita’ del nulla osta e rafforzando i controlli sulla veridicita’ delle dichiarazioni. Tra le norme principali, la stabilizzazione della precompilazione delle domande e il limite di tre richieste per datore di lavoro, con eccezioni per organizzazioni rappresentative e professionisti qualificati. Sono previste semplificazioni per i lavoratori formati nei Paesi di origine, tra cui l’estensione a dodici mesi del termine per la domanda di visto. Viene ampliata la disciplina sulla conversione dei permessi di soggiorno e portata a un anno la durata dei permessi per vittime di tratta, sfruttamento o violenza domestica, con accesso all’assegno di inclusione. E’ prorogata fino al 2028 la possibilita’ di ingressi extra-quota per l’assistenza familiare e sociosanitaria ed e’ introdotta la programmazione triennale dei contingenti per i programmi di volontariato. Sono inoltre rafforzati gli strumenti contro il caporalato, ampliando la partecipazione al Tavolo nazionale e l’accesso al Fondo dedicato.

Ddl Semplificazioni, ok definitivo del Senato

L’Aula di Palazzo Montecitorio ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulle semplificazioni. “Abbiamo raggiunto un altro obiettivo importante per rendere la Pubblica amministrazione più semplice ed efficiente per i nostri utenti, cittadini e imprese”, lo ha dichiarato il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo a margine dell’approvazione del provvedimento nell’Aula della Camera dei deputati. Il provvedimento, a seguito dell’esame, si compone di 75 articoli e contiene interventi in diversi settori, con benefici evidenti per i cittadini e le imprese. Tra le principali misure viene estesa la possibilità per le farmacie di offrire ulteriori servizi come la somministrazione dei vaccini a coloro che hanno più di 12 anni e la possibilità di scegliere il proprio medico curante e il pediatra di libera scelta tra quelli convenzionati con il servizio sanitario regionale. Ulteriori misure sono previste per agevolare il settore del turismo: soprattutto nei periodi dell’anno con maggiori flussi turistici, sono previste misure che agevolano il reclutamento del personale marittimo, l’imbarco, lo sbarco e il suo trasbordo. Novità anche sul fronte della scuola permettendo per l’iscrizione al primo e secondo ciclo di acquisire attraverso una piattaforma unica dati e documenti dal medesimo sistema informatico. Novità anche per i dehors consentendo con una proroga fino al 31 dicembre 2026 di continuare ad utilizzare gli spazi esterni prevedendo, inoltre, una delega per la revisione dell’intera disciplina. “Fino ad oggi abbiamo semplificato circa 400 procedure intervenendo in settori strategici per cittadini e imprese. In questo modo il Dipartimento della funzione pubblica è in linea con gli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta di un risultato importante che abbiamo raggiunto con un metodo di lavoro innovativo, abbandonando logiche autoreferenziali per avviare un confronto costante con tutte le amministrazioni, le associazioni di categoria e i nostri utenti. Si inserisce in questa direzione il portale “Italia semplice” che permette a tutti i cittadini di conoscere con pochi click le semplificazioni realizzate suddivise per settori. Un passaggio importante che ci consente, per la prima volta, di raccontare in modo chiaro come stiamo semplificando le procedure”, ha sottolineato il ministro. “Un lavoro intenso che deve andare oltre le scadenze fissate dal PNRR e che stiamo portando avanti grazie alle 600 segnalazioni che abbiamo ricevuto attraverso la consultazione pubblica “La tua voce conta” in cui cittadini, dipendenti pubblici e imprese hanno potuto inviare i loro suggerimenti sulle procedure da semplificare. È solo così che la Pubblica amministrazione diventa alleata per lo sviluppo del Paese”, conclude Zangrillo.

Ponte sullo Stretto, Ciucci: “operato nel completo rispetto delle norme, determinati a ottenere dalla Corte una registrazione piena”

A pochi giorni ormai dalla pubblicazione delle motivazioni della Corte dei Conti sullo stop alla registrazione della delibera di agosto del Cipess, la società Stretto di Messina è determinata a ottenere una “registrazione piena” da parte della magistratura contabile. Lo ha affermato l’amministratore delegato Pietro Ciucci, ieri, nel corso, dell’audizione davanti  alla Commissione parlamentare bicamerale ‘Per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità’ che promuove misure per rimuovere tali svantaggi in attuazione del principio costituzionale di cui all’articolo 119, comma 6, della Costituzione: “La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”. Ciucci ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del progetto: “per quanto riguarda le delibere della Corte dei conti – ha dichiarato – la definizione del percorso da intraprendere potrà essere assunta dalle competenti Autorità di Governo, con il supporto della Stretto di Messina, una volta note le motivazioni riguardanti la ricusazione del visto da parte della Corte per la delibera del CIPESS e il III Atto aggiuntivo alla Convenzione. Completato il controllo di legittimità sulla delibera CIPESS da parte della Corte dei conti sarà avviata la fase realizzativa. Al riguardo siamo fiduciosi e determinati a ottenere dalla Corte una registrazione piena nella convinzione di aver operato nel completo rispetto delle norme generali e speciali italiane ed europee relative alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina”. In relazione all’oggetto dell’audizione, Ciucci ha ricordato che: “nel 2033, con il completamento dell’Opera, si aprono scenari del tutto nuovi che renderanno superato il concetto di insularità per una regione con 5 milioni di abitanti che, come valutato da uno studio condotto dalla Regione Siciliana, ha un costo annuale di circa 6,5 miliardi di euro pari al 7,4 per cento del PIL regionale, a valori correnti dell’anno 2018. Sarà un cambiamento epocale per la qualità della vita, la mobilità, il tessuto produttivo. Aperto 365 giorni l’anno 24 ore su 24, senza alcuna interruzione di traffico, è lo strumento per dare continuità a strade e ferrovie rendendo sostenibile il prolungamento dei servizi ad alta velocità in Calabria e in Sicilia”.

“Dagli studi svolti – ha sottolineato ancora Ciucci – risulta che il Ponte è la migliore risposta alla domanda di un più efficiente e moderno sistema di collegamento tra la Sicilia, la Calabria e il resto del Continente, con un risparmio di tempo di circa un’ora per i veicoli e di due o tre ore per i treni. In questo quadro il Ponte è una grande infrastruttura del territorio per il territorio e al tempo stesso una grande opera per il Paese e per l’Europa. Infatti, il Consiglio Europeo ha confermato il Ponte sullo Stretto di Messina quale opera fondamentale del corridoio ‘Scandinavo-Mediterraneo’ ribadendone il ruolo strategico ai fini del completamento del principale asse sud-nord a livello europeo. Ad oggi su questo Corridoio insistono solo tre discontinuità: il tunnel del Fehmarn Belt tra Germania e Danimarca che è previsto essere completato nel 2029; il Tunnel del Brennero tra Austria e Italia che sarà completato nel 2032; e il Ponte sullo Stretto di Messina che, come detto, sarà aperto al traffico nel 2033”.

“Non so cosa abbia ascoltato o letto l’Onorevole Bonelli, tanto da attribuirmi un comportamento ‘gravissimo’. Oggi – ha affermato Ciucci – l’audizione presso la Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità aveva ad oggetto proprio l’esame delle opzioni teoriche per la realizzazione del ponte alla luce delle delibere della Corte dei conti. Nel riaffermare il pieno rispetto per la Corte dei conti, ho doverosamente riferito che la definizione del percorso da intraprendere potrà essere assunta dalle competenti Autorità di Governo, con il supporto della Stretto di Messina, una volta note le motivazioni riguardanti la ricusazione del visto da parte della Corte per la delibera del CIPESS e il Decreto Interministeriale (MIT – MEF) di approvazione del III Atto aggiuntivo alla Convenzione. Contrariamente a quanto riferito dall’On. Bonelli, ho anche detto che il nostro auspicio è di poter ottenere dalla Corte una registrazione piena, non ‘con riserva’, nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle norme generali e speciali italiane ed europee relative alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. Ovviamente siamo pronti ad assumere le iniziative necessarie per conformare la delibera CIPESS e il Decreto Interministeriale di approvazione del III Atto aggiuntivo alla convenzione a quelle che saranno le motivazioni della Corte dei conti. Rilevo infine che è del tutto fuori luogo l’affermazione che “È l’intero impianto giuridico ed economico della concessione a essere stato giudicato illegittimo”, in quanto la mancata registrazione del Decreto Interministeriale (MIT – MEF) ha riguardato il III Atto aggiuntivo alla Convenzione tra Stretto di Messina (concessionaria) e Ministero delle Infrastrutture (concedente), che rimane attualmente vigente”.

Bankitalia:  nel 2024 in lieve calo le imprese con in rating di legalità

Nel 2024 le imprese titolari di rating di legalità finanziate presso il sistema bancario sono state 19.142, in lieve flessione rispetto all’anno precedente (-1,1 per cento). La percentuale delle imprese finanziate che hanno ricavato benefici dal possesso del rating di legalità è stata pari al 65 per cento (era il 70 per cento nel biennio 2022-2023). E’ il dato che emerge dai risultati della rilevazione sul “rating di legalità” condotta nel corso del 2025 presso il sistema bancario, pubblicata dalla Banca d’Italia.  La rilevazione esamina gli effetti del possesso del rating di legalità sulle condizioni praticate alle imprese in sede di concessione o di rinegoziazione di un finanziamento. I benefici riconosciuti alle imprese si sono concretizzati principalmente nella riduzione dei tempi di istruttoria e nell’applicazione di migliori condizioni economiche in occasione della concessione o della rinegoziazione del finanziamento (7 casi su 10); è stata riscontrata più raramente la riduzione dei costi di istruttoria (3 casi su 10). Le imprese che, pur in possesso del rating, non hanno conseguito benefici sono state 6.718, pari al 35 per cento delle imprese finanziate: il mancato ottenimento dei benefici è dipeso in larga parte dalla circostanza che tali imprese non hanno presentato una specifica istanza in sede di istruttoria (61,9 per
cento dei casi); nel 35,9 per cento delle istanze di finanziamento approvate, il rating non ha apportato informazioni aggiuntive ai fini dell’accertamento del merito creditizio e pertanto non ha prodotto benefici; i casi di documentazione incompleta sono stati trascurabili (0,3 per cento).

 

Province, Zangrillo: “impegno per rafforzare il dialogo tra amministrazioni centrali e territori

“Vogliamo rafforzare il dialogo tra amministrazioni centrali e territori, migliorare e accelerare il processo di semplificazione anche al fine di portare a conclusione il Piano nazionale di ripresa e resilienza mettendo a fattor comune tutti gli sforzi che gli enti locali stanno compiendo per attuare i tanti interventi”. Ad affermarlo è stato sottolineato il ministro per la Pa Paolo Zangrllo ndl suo intervento a Lecce alla 38° Assemblea nazionale delle Province italiane. “Il Protocollo sottoscritto con l’Unione della Province italiane va nella direzione di potenziare quella sinergia con il Dipartimento della Funzione pubblica su temi centrali come attrattività dei giovani e rafforzamento delle competenze”, ha aggiunto Zangrillo. “Viviamo in un’epoca di mutamenti repentini e il mercato del lavoro pubblico non può sottrarsi al confronto. Negli anni del blocco del turnover abbiamo perso circa 300mila dipendenti. Oggi questa tendenza è stata invertita, finalmente siamo tornati ad assumere e lo stiamo facendo in modo veloce con i tempi medi delle procedure concorsuali passati da 2 anni a circa 180 giorni, questo grazie alla digitalizzazione delle procedure di reclutamento. Un impegno importante è dedicato ai rinnovi contrattuali: abbiamo recuperato tutto il ritardo accumulato dai Governi precedenti e con il contratto delle funzioni locali garantiamo aumenti medi di circa 150 euro”, ha detto Zangrillo. A conclusione del suo intervento il ministro ha sottolineato il tema cruciale della formazione che, con l’ultima direttiva, è diventato un obiettivo di performance per tutte le amministrazioni pubbliche.

Alstom sospende le attività di sviluppo dei treni a idrogeno

Alstom sospende le attività di sviluppo dei treni a idrogeno, chiudendo la divisione Alstom Hydrogène, per mancanza di fondi pubblici. E’ quanto riferisce l’azienda alla stampa francese spiegando che comunque verranno rispettati gli ordini in corso. Tra questi figura la commessa del novembre 2020 per conto di Fnm (Ferrovie Nord Milano), che prevede la fornitura a Trenord di 6 convogli a celle a combustibile a idrogeno, con opzione per ulteriori 8 nell’ambito del progetto ‘H2iseO Hydrogen Valley’. Si tratta del Coradia Stream, dotato di celle a combustibile a idrogeno, con una capacità totale di 260 posti a sedere e un’autonomia superiore a 600 km.

Poste lancia bond da 750 milioni, domanda tre volte superiore all’offerta

Poste Italiane  torna sul mercato con il lancio di un’emissione obbligazionaria senior unsecured denominata in euro e destinata a investitori istituzionali, per un ammontare nominale complessivo di 750 milioni euro realizzata nell’ambito del suo Programma Euro Medium Term Notes da 2,5 miliardi di euro. L’emissione è stata molto ben accolta, con una richiesta di oltre tre volte i titoli offerti e un elevato interesse da parte degli investitori internazionali provenienti principalmente da Francia, Benelux, Germania e Austria. L’operazione è finalizzata alla diversificazione delle fonti di finanziamento e all’ampliamento della base degli investitori. I proventi della nuova emissione saranno utilizzati per scopi societari di carattere generico. Il rating atteso dell’emissione è BBB+ per Standard and Poor’s (S&P), Baa2 per Moody’s e BBB+ per Scope.

Lavoro, Excelsior:  introvabili la metà dei laureati e dei diplomati ITS

La metà dei laureati e dei diplomati ITS che le imprese cercano nel 2025 sono considerati “introvabili”. Lo dimostra il Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro cofinanziato dall’Unione
europea. I dati sono stati presentati ieri in occasione di 34 ª edizione di Job&Orienta, il salone nazionale dedicato a orientamento, scuola, formazione e lavoro, inaugurato  in fiera a Verona. Excelsior 2025 mostra che nel corso di quest’anno le imprese avevano programmato l’attivazione di 670mila contratti per laureati, 120mila per diplomati ITS Academy, 1,3 milioni per diplomati e 2,3 milioni per qualificati e diplomati professionali. Ma il mismatch tra domanda e offerta è decisamente importante: risulta difficile reperire quasi la metà dei profili ricercati (47%), con punte del 57,3% per i tecnici ITS Academy e del 50,9% per i
laureati. “Il gap tra domanda e offerta di lavoro si mantiene molto alto anche quest’anno”, sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere. “Non è una prerogativa italiana ma certo rappresenta un freno importante alla competitività del sistema Paese. È indispensabile continuare a lavorare su più fronti, tra i quali quello dell’orientamento, che deve essere quanto più precoce possibile; su una più intensa relazione tra Università e imprese per frenare la fuga dei cervelli; su un migliore incontro e dialogo tra formazione e richiesta delle imprese”. Le lauree più ricercate restano economia (193mila profili) e ingegneria (127mila). Ampie opportunità anche per gli indirizzi insegnamento e formazione (117mila) e per l’area sanitaria e paramedica (54mila). Per i giovani under 30, le maggiori opportunità occupazionali si concentrano negli indirizzi statistico (51,1% delle assunzioni) e scienze motorie (40%). Il mismatch, tuttavia, colpisce duramente proprio le discipline STEM: i laureati in Chimica e Farmaceutica sono i più introvabili; (difficoltà di reperimento al 72,4%); seguono l’indirizzo sanitario e paramedico (70,8%) e medico-odontoiatrico (67,2%). I diplomati ITS più ricercati provengono dagli ambiti servizi alle imprese (27mila ingressi), sviluppo e innovazione del processo e del prodotto (16mila) e meccatronica (13mila). Ottime le opportunità per i giovani nei settori mobilità (94,3% di assunzioni under 30), energia sostenibile (51,9%) e architetture software e data management (44,6%). Ma il mismatch resta elevatissimo: sono difficili da reperire 67 mila tecnici ITS (57,3%), con picchi del 94,2% per sostenibilità energetica ed economia circolare e dell’87,7% per efficienza energetica. Seguono poi produzione di apparecchi dispositivi diagnostici e medicali, moda e sviluppo e innovazione del processo e del prodotto tutti con un mismatch che interessa 3 posizioni su 4 (intorno al 75%). Per quanto riguarda i diplomi, l’indirizzo più richiesto è amministrazione, finanza e marketing (381mila posizioni), seguito da turismo (239mila), meccanica e meccatronica (121mila), elettronica ed elettrotecnica (102mila). Le maggiori opportunità per i giovani riguardano liceo artistico (51,9%), grafica e comunicazione (46,5%), turismo (43,4%) e informatica e telecomunicazioni (43,2%). Anche in questo caso emergono forti difficoltà di reperimento: sono introvabili 634 mila diplomati (47,4%), con carenze particolarmente marcate negli indirizzi tecnici: costruzioni, ambiente e territorio (66,4%), meccanica, meccatronica ed energia (65,8%), elettronica ed elettrotecnica (60,9%), informatica e
telecomunicazioni (58,8%). Fra i qualificati e diplomati Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), i percorsi più richiesti sono ristorazione (452mila ingressi), sistemi e servizi logistici (265mila) e meccanico (222mila). Le migliori opportunità per i giovani riguardano lavorazioni artistiche (46,5%), grafico-cartotecnico (40,2%), ristorazione (39,3%) e impianti termoidraulici (38,8%). Sono difficili da reperire oltre 1 milione di profili IeFP (47%), con criticità particolarmente elevate negli ambiti termoidraulico (67,1%), riparazione veicoli (63,8%), benessere (62,4%), elettrico (60,5%).

Edilizia, Planradar: il 2026 punto di svolta per l’evoluzione digitale nei processi operativi

Il settore dell’edilizia nel 2026 entrerà nell’era dell’integrazione del digitale all’interno dei processi di operatività quotidiana dopo anni di sperimentazioni. È quanto emerso dalle analisi di PlanRadar, piattaforma leader per la documentazione, la comunicazione e la reportistica digitale nei progetti edilizi, di facility management e immobiliari, basate sull’esperienza di oltre 170.000 clienti in più di 75 paesi. Il comparto, che sta sperimentando segnali di cambiamento importanti, compirà il passaggio cruciale dall’adozione digitale alla disciplina digitale, rafforzando un modello in cui la tecnologia a supporto del lavoro giornaliero garantisce la conformità e rafforza le performance. Le aziende saranno così in grado di ottimizzare l’efficienza dei progetti, ridurre evitabili operazioni di rifacimenti e ritardi, valorizzare le risorse disponibili e posizionarsi in modo competitivo su qualità, sostenibilità e maggior prevedibilità dei risultati. Questo creerà un vantaggio competitivo in un contesto caratterizzato da volatilità dei mercati, pressione sui costi, normative sempre più stringenti in termini di compliance e sostanziale carenza di manodopera. In questo contesto, l’intelligenza artificiale si sta facendo sempre più spazio nell’infrastruttura operativa del settore con benefici tangibili: le piattaforme di costruzione sono già in grado di generare riepiloghi automatici, verificare la completezza della documentazione e fornire insight immediati. Tuttavia, permangono ostacoli legati alla mancanza di dati strutturati: senza input validati e processi coerenti, il potenziale dell’automazione non può esprimersi pienamente. Nel corso della prima metà del decennio, tre macro-trend hanno influenzato il settore delle costruzioni: la carenza dei materiali dovuta alla pandemia e alla generale instabilità geopolitica degli ultimi anni, le riforme introdotte in Europa per innalzare gli standard di tracciabilità dei dati e rafforzare le responsabilità degli addetti alla sicurezza e sostenibilità, e la mancanza di lavoratori e lavoratrici qualificati. La scarsità di materie prime ha generato una frizione tra l’aumento della domanda abitativa e l’inaccessibilità delle abitazioni. I prezzi delle case nell’UE sono aumentati del 53% tra il 2015 e il primo trimestre del 2024[1], seguendo un andamento che si riflette anche in Italia, dove negli ultimi 10 anni, secondo una rilevazione ISTAT, si è assistito a una crescita meno rilevante (+16%) ma con picchi in città come Milano (+72%). Contestualmente, da dopo la pandemia anche i costi di costruzione sono aumentati, con cifre che in Italia superano il 20%[2], creando effetti a cascata sui mercati immobiliari. Secondo il PlanRadar Housebuilders Survey[3], infatti, quasi l’80% delle imprese ha registrato un aumento delle spese e oltre il 70% indica il costo dei materiali come principale difficoltà. Nonostante ciò, la resilienza della domanda – con il 75% degli operatori che segnala attività stabile o in crescita e più della metà che pianifica espansioni – richiede di trovare soluzioni di efficientamento dei processi e supporto agli operatori nel colmare il gap con l’offerta.

In Italia, con il Decreto-legge 31 ottobre 2025, n. 159 – “Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile” – sono stati introdotti strumenti innovativi per le imprese, prevedendo incentivi per chi investe in sicurezza e sanzioni in caso di irregolarità. Ad esempio, sono state rafforzate le verifiche relative agli appalti e subappalti nell’ambito della patente a crediti. Allo stesso tempo, sta crescendo il peso delle politiche ambientali. Gli immobili generano un impatto estremamente significativo, in quanto consumano il 40% dell’energia globale e producono il 30% delle emissioni di CO2[4]. Di conseguenza, anche su spinta del mercato che percepisce la sostenibilità come fattore strategico che influenza il valore degli immobili, l’attenzione alle pratiche ESG spinge il comparto verso pratiche più misurabili e trasparenti. Infine, la mancanza di lavoratori e professionisti qualificati ha generato effetti negativi a catena, come il ritardo nella consegna dei progetti. Oltre il 30% degli appaltatori europei[5], infatti, dichiara di non riuscire a completare i lavori per mancanza di personale, con conseguenti aumenti dei costi e dei tempi. L’aumento degli investimenti in soluzioni tecnologiche, come ad esempio i software di gestione delle costruzioni, potrebbe costituire la chiave per migliorare la redditività e l’efficienza, valorizzando al massimo le risorse disponibili. In conclusione, il 2026 rappresenta un punto di svolta per il settore delle costruzioni: non si tratta più di limitarsi a introdurre tecnologie innovative, ma di integrarle nei processi quotidiani per garantire standard, conformità e prestazioni elevate. Le piattaforme digitali come PlanRadar possono diventare il tessuto connettivo tra requisiti regolamentari, gestione efficace della forza lavoro e protezione della marginalità, consentendo a sviluppatori, appaltatori e a tutti gli operatori della filiera di ridurre i rifacimenti, accelerare le approvazioni e documentare con precisione l’intero ciclo di vita degli edifici. In questo nuovo scenario, le aziende che sapranno lavorare in modo strutturato con dati, automazione intelligente e documentazione verificabile saranno potenzialmente in grado di ottenere risultati più facilmente anticipabili, a costi complessivi inferiori.

Txt e-tech lancia il progetto Capri per la sicurezza dei ponti

TXT e-tech, società del gruppo TXT, annuncia  l’avvio ufficiale del progetto CAPRI – Cooperative UAVs Positioning for Bridge Inspection, co-finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), per la manutenzione predittiva e l’ispezione digitale delle infrastrutture critiche. L’iniziativa, della durata di due anni e con un budget complessivo di circa 1,5 milioni di euro è pensata per trasformare il paradigma delle ispezioni infrastrutturali mediante l’impiego di flotte di UAVs (Unmanned Aerial Vehicles) completamente automatizzate, capaci di operare anche in ambienti privi di ricezione GNSS (Global Navigation Satellite System). Il progetto CAPRI punta a rendere più sicure, frequenti ed efficienti le ispezioni dei ponti, grazie a una localizzazione cooperativa avanzata e a moduli AI dedicati all’elaborazione video e al riconoscimento automatico dei difetti strutturali. Le soluzioni sviluppate permetteranno una drastica riduzione dei tempi e dei costi delle attività, eliminando l’esposizione degli operatori a situazioni pericolose e riducendo l’impatto ambientale rispetto ai metodi tradizionali. TXT e-tech, in qualità di prime contractor, coordina il consorzio composto da MAVTech, Fondazione LINKS, Inspectiondrone e la Città di Torino. TXT contribuisce, inoltre, con moduli proprietari di AI e monitoraggio, LINKS contribuisce allo sviluppo di tecnologie per la localizzazione cooperativa in tempo reale degli UAV e sistemi di gestione automatizzata della missione. MAVTech sviluppa gli UAV, Inspectiondrone testerà e validerà la soluzione in campo e, infine, la Città di Torino fornisce supporto in termini di normazione e validazione operativa sui siti pilota. CAPRI integra un sistema di localizzazione ibrido GNSS-UWB, che consente ai droni di navigare in modo stabile anche sotto le strutture dei ponti e in ambienti complessi, mantenendo una distanza ravvicinata dagli elementi strutturali critici. La missione è gestita in modo completamente autonomo tramite un sistema avanzato di fleet management, mentre l’acquisizione e l’analisi dei dati sono potenziate da tecnologie AI-based. “Con CAPRI portiamo l’innovazione al servizio della sicurezza infrastrutturale”, commenta Michele Sesana, Innovation Manager di TXT Group. “Grazie a un approccio integrato che unisce automazione, intelligenza artificiale e cooperazione tra UAV, apriamo la strada a un nuovo standard per il monitoraggio dei ponti. La collaborazione con ESA e i nostri partner è strategica per rafforzare la competitività tecnologica italiana nel settore dell’aerospazio e dell’innovazione digitale”.

Kryalos compra da Logiman un portafoglio logistico last mile in Nord Italia

Kryalos Sgr, societa’ privata e indipendente di gestione del risparmio, ha acquisito un portafoglio logistico last-mile composto da 13 asset. A vendere sono Logiman e alcune societa’ affiliate, attraverso fondi riconducibili a Blackstone. Gli immobili sono in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna, in contesti con elevata accessibilita’ infrastrutturale e prossimita’ ai principali snodi autostradali e logistici del Paese. Con una Gla (gross leasable area, superficie lorda commercializzabile) complessiva di circa 107.000 mq, gli asset “rafforzano la leadership di Kryalos nel segmento logistico last-mile, oggi tra i piu’ dinamici e strategici del mercato immobiliare italiano”. Il portafoglio e’ composto da undici asset esistenti e da due ulteriori immobili di circa 35.000 mq complessivi il cui completamento e’ previsto tra il 2026 ed il 2027. “L’acquisizione di questi asset di elevata qualita’, localizzati in aree strategiche per la distribuzione e la supply chain italiana ci permette di consolidare la nostra presenza nel settore logistico, uno dei pilastri della strategia di investimento di Kryalos”, ha detto Gianluca Vairani, senior managing director transaction management di Kryalos Sgr, spiegando che la societa’ “continuera’ a investire in immobili che rispondano alle esigenze di un settore in costante evoluzione e sempre piu’ centrale per l’economia del Paese”.

Edp avvia l’impianto fotovoltaico negli impianti di Johnson Electric in Piemonte

Edp, attiva nella generazione solare distribuita, attraverso Edp Energia Italia, ha recentemente messo in funzione il suo ultimo impianto fotovoltaico presso gli stabilimenti di Asti di Johnson Electric, specializzata nella produzione di motori elettrici, attuatori, sottosistemi di movimento e relativi componenti elettromeccanici. Lo ha reso noto la societa’ in un comunicato. Con una potenza installata superiore a 0,3 MWp, l’impianto solare di Edp generera’ quasi 0,4 GWh di elettricita’ pulita ogni anno. La produzione annuale dell’impianto consentira’ inoltre di evitare l’emissione di oltre 110 tonnellate di CO2, “contribuendo in modo concreto al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilita’ di Johnson Electric”, spiega la nota. ‘Le soluzioni solari installate direttamente nei siti produttivi consentono alle aziende di approvvigionarsi di energia pulita a prezzi stabili e competitivi, riducendo al contempo l’esposizione alla volatilita’ della rete”, ha commentato Antonio Ricciardi, Head of Client Solutions Europe di Edp.”Collaborare con Edp per alimentare la nostra produzione con energia pulita rappresenta un passo decisivo verso la costruzione di un futuro piu’ verde per le generazioni che verranno”, ha aggiunto Fabio Conti, Senior Operation Manager di Johnson Electric Asti, Italia. Edp e’ presente sul mercato italiano dal 2010. Con Edp Energia Italia ha contrattualizzato oltre 150 MWp di capacita’ solare distribuita per clienti corporate in Italia, per un totale di quasi 1.400 installazioni.

Cassa Geometri: approvato il bilancio di previsione 2026 con un avanzo di 177,4 milioni

Nel giorno in cui la Cassa Geometri celebra i suoi settant’anni di attività, il Comitato dei Delegati ha approvato il bilancio di previsione 2026, un documento che delinea le strategie dell’ente per il prossimo esercizio. La seduta, presieduta dal presidente Diego Buono, ha visto la relazione dettagliata di Ermelinda Insogna, che ha presentato un quadro economico orientato a equilibrio e prudenza. Il documento chiude con un avanzo stimato di 177,4 milioni di euro, in linea con il trend positivo degli ultimi esercizi, pur segnando un fisiologico arretramento rispetto ai 221,6 milioni registrati nel 2025. Il valore complessivo della produzione per il prossimo anno raggiunge 877,5 milioni di euro, mentre i costi della produzione si attestano a 732,1 milioni, generando una differenza positiva di 145,4 milioni. I ricavi contributivi, pari a 826,1 milioni, mostrano una lieve contrazione derivante dalla riduzione della platea degli iscritti – stimati in 70.500 – e dalla rivalutazione dello 0,8% dei contributi minimi, mentre restano dinamici i ricavi da altri proventi, che salgono a 51,4 milioni, in crescita grazie all’incremento degli introiti derivanti dagli oneri accessori e dagli interessi legati alla contribuzione, oltre ai recuperi su posizioni pregresse.  Il documento previsionale registra un incremento dei costi della produzione di 20,8 milioni di euro, determinato soprattutto dall’aumento delle prestazioni pensionistiche, che raggiungono i 620 milioni, e dall’espansione delle prestazioni assistenziali, pari a 17 milioni. Quest’ultima crescita è frutto dell’ampliamento delle provvidenze straordinarie e dell’adeguamento dell’aliquota di finanziamento prevista dall’articolo 24 del Regolamento di previdenza e assistenza. Anche la spesa sanitaria – compresa la polizza TCM – risulta in aumento a seguito del rinnovo contrattuale con il fornitore. I costi del personale salgono a 12,4 milioni di euro e riflettono il turnover dell’organico, i passaggi di livello e l’impatto del rinnovo del CCNL del personale dipendente. Parallelamente, gli oneri diversi di gestione, che raggiungono complessivamente 12,9 milioni, risentono degli interventi di manutenzione straordinaria e della gestione delle proprietà immobiliari oggetto del piano di dismissione prevista per il triennio 2026-2028. Sul versante finanziario, i proventi stimati pari a 34,7 milioni di euro rispecchiano un approccio prudenziale, che non include dividendi dalle partecipate e sconta una valutazione conservativa dei rendimenti dei fondi.

Il piano degli investimenti per il 2026 conferma un’impostazione orientata alla diversificazione e alla sostenibilità: sono previsti 442,2 milioni di euro di nuovi impieghi, di cui 434 milioni destinati a investimenti mobiliari – obbligazioni, fondi e altre strutture finanziarie – e 8,2 milioni al comparto immobiliare, includendo acquisizioni e interventi di ristrutturazione. L’intera strategia patrimoniale resta fondata sul modello ALM (Asset Liability Management), articolato tra il Portafoglio di Copertura, orientato a stabilità e conservazione, e il Portafoglio di Performance, più dinamico e aperto a strumenti come i fondi chiusi e il private equity. Presentando il documento,  Buono ha sottolineato come questo bilancio «rappresenti un atto di responsabilità e allo stesso tempo di visione, capace di coniugare tutela degli iscritti, sostenibilità economica e ambizione progettuale in un contesto globale complesso». La celebrazione dei settant’anni della Cassa diventa così occasione per rilanciare una strategia orientata al futuro, fondata su equilibrio, innovazione e una crescente attenzione al welfare dei geometri italiani.

Nucleare, il PoliMi spegne l’entusiasmo del governo: significativo solo dal 2050

Con il riemergere del dibattito sul nucleare quale possibile leva per favorire decarbonizzazione, sicurezza negli approvvigionamenti e competitività industriale, l’Italia sta vivendo un momento decisivo per la sua strategia energetica. Tuttavia, va visto in un orizzonte di medio-lungo periodo, dato che nel migliore dei casi il primo impianto potrà essere in funzione non prima del 2035. La prospettiva a cui guardare rimane infatti il 2050, quando il nucleare potrebbe effettivamente occupare un ruolo più significativo nella politica energetica del Paese: per allora, la produzione elettrica italiana sarà raddoppiata, arrivando a circa 600 TWh, mentre il contributo delle fonti fossili si sarà ridotto significativamente, accompagnato da una larghissima presenza di produzione elettrica da fonti rinnovabili.
È il quadro delineato dal primo Nuclear Energy Innovation Outlook 2025, sviluppato dal gruppo di ricerca Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano sulla base degli scenari PNIEC e Terna-Snam, presentato oggi insieme alle aziende partner della ricerca. Il report analizza poi il panorama nazionale e internazionale, evidenziando il potenziale contributo delle nuove tecnologie e le condizioni necessarie per un loro concreto sviluppo.
“È in questo contesto che maturano le valutazioni sul possibile inserimento di una quota di generazione nucleare nel mix italiano – spiega Vittorio Chiesa, responsabile dello studio e direttore di Energy&Strategy -. Secondo gli scenari PNIEC, infatti, l’obiettivo sarebbe quello di arrivare nel 2050 a 8 GW di capacità nucleare installata, per una produzione di 64 TWh, ma solo dal 2040 il contributo del nucleare inizierebbe ad avere qualche rilevanza nel mix energetico nazionale, con una produzione stimata di 13 TWh che sostituirebbe una limitata quota di fabbisogni oggi coperta da import e fonti fossili. Nel 2050 invece il nucleare potrebbe sia coprire una piccola parte di produzione oggi appannaggio delle FER, sia sostituire per la loro quota il termoelettrico e l’import, sostanzialmente azzerandoli”.
“Naturalmente questo non vale solo per l’Italia – conclude Chiesa -: nel mondo, al 2050, la previsione di nuova capacità installata per il nucleare oscilla tra +74%, negli scenari conservativi, fino a +157%. Oggi sono oltre 400 le centrali nucleari attive, cui se ne aggiungono più di 50 in costruzione, tipicamente reattori tradizionali, con un ruolo particolarmente rilevante della Cina. Crediamo dunque che una quota di nucleare potrebbe contribuire fattivamente alla decarbonizzazione del nostro Paese al 2050. Il percorso resta però sfidante: sarà fondamentale intervenire rapidamente su normativa, governance, autorizzazioni e sviluppo della supply chain per non perdere la finestra industriale che le tecnologie abilitanti potrebbero aprire nei prossimi anni”.
Il rapporto dedica un approfondimento specifico agli Small Modular Reactors (SMR) e agli Advanced Modular Reactors (AMR), tecnologie oggi considerate centrali nei programmi energetici di sviluppo del nucleare sia in Europa che negli Stati Uniti e in Asia. Gli SMR, nuovi reattori in fase di sviluppo caratterizzati da taglie ridotte (fino a 400 MW), maggiore flessibilità operativa e tempi di costruzione stimati più brevi, rappresentano una possibile soluzione per integrare capacità programmabile e a basse emissioni in sistemi energetici dominati da rinnovabili non programmabili.
Gli AMR, ossia i nuovi reattori di IV generazione, sono invece ancora in fase di ricerca (TRL 5-6) e si distinguono per le elevate temperature di uscita e una gestione ottimizzata del combustibile, aprendo a usi cogenerativi e industriali particolarmente rilevanti. Il Nuclear Energy Innovation Outlook mostra come tutti gli scenari internazionali prevedano una crescita significativa della capacità installata di SMR al 2050 e come, parallelamente, molti Paesi stiano accelerando anche nella costruzione di nuovi reattori modulari. Sono ancora pochi i progetti SMR in funzione o in stato avanzato di realizzazione (si veda la mappa sottostante), ma molti sono in fase di progetto (in particolare in Occidente, probabilmente perché si ritiene che possano essere più accettabili socialmente), perché più flessibili e con costi CAPEX ridotti.
Sebbene l’Italia non disponga attualmente di centrali nucleari, il rapporto mette in luce come il nostro Paese sia già ampiamente presente nella filiera europea del nucleare, con un ruolo significativo nell’ambito della componentistica avanzata, dell’ingegneria e dei servizi specialistici. Secondo le analisi condotte nell’ambito della SMR pre-Partnership europea, il 24% del campione di fornitori è in Italia, davanti a Francia (21%) e Finlandia (20%). Quanto alle catene di fornitura delle componenti di un reattore (classificate in 6 Tier, ossia per macro servizi-prodotti che le imprese offrono) le aziende italiane si collocano soprattutto nei Tier 4 e 5 della supply chain (84%), dedicati a componentistica non nucleare, fornitura di componenti elettriche, acciaio, fornitura di servizi di consulenza o montaggio, più altre attività come quelle dedicate al decommissioning.
Una quota più contenuta (circa il 16%) è invece attiva nei Tier 1, 2 e 3, legati ai vendor di tecnologia e ai principali EPC. All’interno di questa categoria di Tier troviamo le imprese che si occupano della progettazione degli impianti o di componenti nucleari e principali, come le turbine e i generatori. Una base industriale è quindi già esistente, diffusa e in larga parte integrata nei principali programmi europei, e rappresenta un elemento potenziale di forza nel caso di un ritorno del nucleare in Italia.
Nel report si approfondiscono anche il quadro regolatorio e le prospettive degli operatori. Il Ddl inviato alle Camere, con l’intento di accelerare un nuovo quadro normativo, racchiude interventi che spaziano dalla creazione di un’autorità indipendente alla revisione normativa, dalla definizione dei siti alla gestione dei rifiuti radioattivi, fino al supporto alla ricerca e allo sviluppo industriale.
L’analisi evidenzia le principali criticità che gli operatori ritengono urgente affrontare per rendere realistico un programma nucleare nazionale, soprattutto in vista degli obiettivi del PNIEC 2024 (400 MW al 2035, fino a 8 GW al 2050). Innanzitutto, il quadro normativo italiano va allineato a quello dei Paesi europei con capacità nucleare operativa, anche perché i nuovi reattori necessitano di un framework legislativo dedicato; la lunghezza degli iter autorizzativi, al momento superiori ai 12 mesi anche per impianti FER, deve tendere ai benchmark internazionali e vanno identificati siti idonei dove costruire gli impianti. Di conseguenza, gli operatori si aspettano: la definizione di un nuovo quadro legislativo chiaro, stabile e coerente con gli standard internazionali; l’introduzione di procedure autorizzative semplificate, armonizzate con le best practice europee; il rafforzamento della Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile come luogo di coordinamento tecnico-scientifico; chiare garanzie finanziarie e strumenti di supporto agli investimenti, in linea con i modelli adottati nei Paesi leader; il coinvolgimento strutturato della filiera industriale italiana nei programmi dimostrativi europei (SMR/AMR); iniziative di comunicazione e trasparenza pubblica per aumentare l’accettabilità sociale.

Emissioni nazionali di gas serra. La stima del terzo trimestre 2025: in leggero aumento ma prosegue la riduzione per unità di PIL

Per il 2025, le analisi indicano un lieve aumento delle emissioni nazionali di gas serra: +0.3% rispetto al 2024, a fronte di una crescita del PIL pari allo 0.5%; questo comporta una riduzione dell’intensità emissiva (emissioni di gas serra per unità di PIL) dello 0.5% rispetto all’anno precedente. L’incremento delle emissioni è dovuto prevalentemente a un maggior consumo di gas naturale per la produzione di energia elettrica (+2.5%), legato anche a una riduzione della produzione idroelettrica. Come previsto dalla strategia di decarbonizzazione, si registra un sensibile calo delle emissioni legate ai consumi di carbone per la produzione di energia. Nel complesso si stima un aumento delle emissioni dalla produzione di energia del’1.2%. In leggera flessione le emissioni del settore dei trasporti (-0.5%) principalmente per la riduzione nei consumi nel trasporto navale, mentre la riduzione dei consumi di gasolio per autotrazione è quasi del tutto compensata dall’incremento dei consumi di benzina. Per il riscaldamento si prevede un moderato aumento delle emissioni (+0.9%), legato ancora una volta a un maggior utilizzo di gas naturale. Anche l’industria registra un leggero incremento (+0.3%) rispetto all’anno precedente. Nel 2025 la richiesta di energia elettrica (233,264 GWh) risulta inferiore al valore dello stesso periodo del 2024 (-1.2%) ed è stata soddisfatta per il 42.7% da Fonti Energetiche Rinnovabili, per il 42.2% dalla produzione da fonti non rinnovabili, e la restante quota del 15.1% dal saldo estero. Per quanto riguarda le emissioni provenienti dall’agricoltura e dalla gestione dei rifiuti, non si prevedono variazioni significative rispetto al 2024. La stima trimestrale delle emissioni di gas serra permette di monitorare con regolarità il rapporto tra andamento dell’economia e impatto sull’ambiente. Grazie a questa rilevazione è possibile seguire l’evoluzione delle emissioni nel tempo e comprendere meglio le interrelazioni tra economia e ambiente.

Green deal, Amici della Terra: è arrivato al capolinea, necessaria nuova strategia Ue per decarbonizzazione

La XVII Conferenza nazionale sull’efficienza energetica organizzata dagli Amici della Terra ha aperto i lavori ponendo al centro l’esigenza di resettare le politiche europee. “L’analisi dei dati e dei risultati raggiunti dall’Unione Europea evidenzia con chiarezza una verità ormai difficilmente contestabile: il percorso delineato dall’European Green Deal si è rivelato inefficace e contraddittorio” afferma la Presidente degli Amici della Terra Monica Tommasi. Per chi, come Amici della Terra, ha espresso fin dall’inizio posizioni critiche verso l’impianto del Green Deal, il suo fallimento non rappresenta una sorpresa. Ma oggi, con una consapevolezza più diffusa anche sul piano istituzionale — come testimoniano le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni — diventa imprescindibile avviare una riflessione basata su fatti, dati e responsabilità politiche”. Gli aggiustamenti introdotti dal Consiglio UE dei ministri dell’ambiente del 4 novembre scorso per raggiungere un accordo in vista della COP 30 si limitano a diluire gli impegni per obiettivi già mancati. Ma confermando gli obiettivi a medio-lungo termine (-90% di riduzioni delle emissioni al 2040) si mantengono intatte le contraddizioni strutturali dell’European Green Deal e non si pongono neanche le basi di una nuova impostazione che possa massimizzare i risultati possibili nel processo di decarbonizzazione nella UE e che necessariamente implica obiettivi realistici. Alla base del Green Deal vi era l’idea di una leadership europea nel processo globale di riduzione delle emissioni, in linea con l’Accordo di Parigi del 2015. Ma la realtà dei dati racconta un’altra storia: si è conseguita una riduzione dei consumi di energia e delle emissioni, ma al prezzo di un processo di deindustrializzazione e di una delocalizzazione degli stabilimenti con più emissioni climalteranti a livello globale. Dal 1990 al 2024 le emissioni mondiali di GHG sono aumentate del 65%, i consumi di energia sono aumentati del 70%, ed oggi il peso delle fonti fossili è dell’81%, con un trend di continua crescita del loro utilizzo.
Per superare l’impasse europea non basta correggere i limiti del Green Deal: occorre abbandonarne l’impostazione ideologica, fondata su un approccio catastrofista al cambiamento climatico e sempre più condizionato dalle strategie economiche e geopolitiche della Cina. Per gli Amici della Terra è necessario rilanciare le politiche energetico climatiche europee con una nuova impostazione basata su neutralità tecnologica, obiettivi realistici e priorità all’efficienza energetica, valorizzando il ruolo delle pompe di calore, del teleriscaldamento, del recupero energetico dei rifiuti, di biocarburanti, e massimizzando le sinergie con le filiere industriali italiane ed europee. La Presidente degli Amici della Terra sottolinea come sia necessario “bloccare nuovi incentivi alle rinnovabili elettriche, finanziati con gli oneri di sistema, per alleviare l’alto costo dell’elettricità che rimane uno dei fattori principali del fallimento delle politiche di elettrificazione dei consumi.” Secondo gli Amici della Terra l’Italia potrebbe essere capofila per promuovere nella UE un vero superamento dell’EGD. Per fare questo il Governo italiano faccia un salto di qualità, superando le iniziative condivisibili su singoli aspetti, elaborando una nuova impostazione organica con una prospettiva europea.

Ambiente, il Parlamento europeo rinvia di un anno la legge sulla deforestazione

Il Parlamento europeo ha votato a favore del rinvio di un anno dell’attuazione della legge dell’Unione europea sulla deforestazione. Le aziende avranno un anno aggiuntivo per conformarsi alle nuove norme Ue per prevenire la deforestazione. I grandi operatori e i commercianti dovranno rispettare gli obblighi del nuovo regolamento a partire dal 30 dicembre 2026, mentre le micro e piccole imprese a partire dal 30 giugno 2027. Il divieto di importazione di cacao, olio di palma e altre materie prime legate alla distruzione delle foreste è un pilastro fondamentale dell’agenda verde dell’Unione europea. Questa misura, inedita a livello mondiale, mira a porre fine al 10% della deforestazione globale alimentata dal consumo di soia, carne bovina, olio di palma e altri prodotti importati dall’Ue, ma è diventata un elemento politicamente contestato dell’agenda verde europea, nonostante le resistenze di alcuni settori e Paesi, che ritengono le misure costose e logisticamente impegnative.
I critici hanno già segnalato delle possibili conseguenze negative per l’ambiente. Grandi aziende alimentari come Nestlé, Ferrero e Olam Agri sostengono la legge, e il mese scorso hanno avvertito che ritardare l’adozione di questa norma mette a rischio le foreste di tutto il mondo ed è contrario all’obiettivo dell’Ue di semplificare le regole aziendali. L’organizzazione per i diritti umani Business For Nature ha definito il ritardo “una profonda mancanza di coraggio politico”.

Energia, Althesys: con agrivoltaico ricadute sull’Italia per 11,8 mld. Nei primi nove mesi del 2025 progetti per 11,5GW

Nei primi nove mesi del 2025 sono stati sviluppati 11,5 GW di progetti agrivoltaici, di cui 1,4 “elevati”. Il dato è stato reso noto oggi da Alessandro Marangoni di Althesys (gruppo Teha) intervenuto all’incontro “Agrivoltaico: un nuovo modello di business per un valore condiviso”, organizzato da Aias, l’Associazione Italiana per l’Agrivoltaico Sostenibile. L’economista nel suo intervento ha spiegato che l’agrivoltaico è un’opportunità per creare valore; è una nuova frontiera nella gestione del territorio che mette in sinergia la produzione agricola e la generazione di energia e offre molteplici opportunità di sviluppo generando benefici ambientali, economici e sociali diffusi sul territorio, trasversali rispetto ai diversi settori e ai molteplici stakeholder. Le ricadute per l’Italia attualizzate sono stimate in 11,8 miliardi di euro nell’arco di vita degli impianti (2025-59) con un aumento degli addetti stabili (occupati per 10 anni) stimabili in circa 19.000 unità. Tra i benefici stimati dallo studio commissionato da Aias e realizzato da Althesys in collaborazione con Aias ci sono il valore aggiunto generato, che si aggira sui 6,6 miliardi di euro, l’effetto leva sul resto dell’economia del Paese (2,9 miliardi) e benefici ambientali (2,3 miliardi di euro). Lo stesso settore agricolo italiano può conseguire benefici per 1,7 miliardi con un introito stabile nel tempo per i coltivatori. “Sono convinto che per una transizione pragmatica che veda le rinnovabili in una posizione di rilevanza questo sistema abbia bisogno di un forte contributo da parte del mondo agrivoltaico”, ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin in un video messaggio al convegno. Rilevando l’importante stanziamento con il Pnrr all’agricoltura da parte del governo, il ministro ha sottolineato la “la doverosa connessione fra l’impulso che dobbiamo dare all’agricoltura e alla vocazione autentica del nostro paese e quelli che sono gli obiettivi energetici”. Pichetto ha ricordato “il nostro piano nazionale integrato energia clima che indica l’obiettivo al 2030 di 130-131 Gw di potenza rinnovabili e pertanto è indispensabile il ruolo del settore agrivoltaico”, preservando e valorizzando “la vera espressione del made in Italy dei nostri territori e la qualità apprezzata in tutto il mondo”. Questo è possibile “attraverso una serie di nuove tecniche e tecnologie di produzione pienamente integrata con l’attività dei campi che deve migliorare la redditività consentendo il recupero di terreno produttivo e il risparmio idrico” ha osservato Pichetto sottolinenado che si può “davvero dare un valore aggiunto per la crescita e la competitività delle nostre aziende”.

Crediti di carbonio, Italia in ritardo sul registro

“Il mercato volontario dei crediti di carbonio forestali è già operativo circa dal 2010. Quindi la creazione di un registro per l’Italia arriva molto più tardi rispetto ad altri Paesi europei”. Lo ha detto Raoul Romano, in rappresentanza del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), in audizione davanti alle commissioni Ambiente e Agricoltura della camera, in ordine alle modalità operative dell’istituendo registro dei crediti di carbonio nel settore forestale. “La necessità di un registro nazionale – ha aggiunto – deriva dall’esigenza di generare crediti credibili. In un mercato volontario, dalle indagini fatte dal 2011 ad oggi, sono emerse numerose situazioni di incongruenza e poca chiarezza sulla generazione di questi crediti. La necessità di un registro nazionale, come hanno già fatto Francia, Spagna, Germania e Inghilterra, è mettere una cornice nazionale con regole univoche per tutti i soggetti che operano nel mercato volontario lasciando poi al mercato decidere il valore del prezzo di mercato. Attualmente il prezzo di mercato del credito di carbonio si aggira tra i 10 e i 20 euro ma, come abbiamo visto negli altri Paesi, l’istituzionalizzazione del registro ha portato il valore di questi crediti a salire di 2-3 volte proprio perché rientrano in un registro nazionale, che permetterà ai crediti di essere annullati nel momento in cui sono venduti ed evitare la situazione, verificatasi più volte, di un’unica superficie che vendeva crediti a più persone, quindi una vera e propria truffa”. “Il credito di carbonio viene tuttora venduto in un mercato volontario a soggetti che hanno intenzione di compensare le proprie emissioni dopo un processo di riduzione. L’importanza della generazione dei crediti sta nel progetto forestale che viene realizzato. L’impegno addizionale – ha concluso – è una scelta fatta dal proprietario forestale nel fare qualcosa in più”.
“Il Masaf ha intenzione di divulgare con grande enfasi la possibilità di certificare i crediti una volta che sarà operativa. Nel settore forestale stiamo facendo già da diverso tempo un’opera di divulgazione presso gli enti locali, regioni e operatori. Il settore forestale è abbastanza arretrato rispetto all’agricoltura, le imprese sono piccole, la proprietà è molto frammentata, sarà un processo difficile. Dovremo lavorare per pubblicizzare sul territorio i crediti di carbonio e la possibilità di iscrivere al registro i progetti per ottenere i crediti di carbonio e, al contempo, lavorare su una serie di problematiche che consentano un miglioramento generale del settore e lo sviluppo dei crediti di carbonio. Stiamo lavorando su questo, mancano i fondi ma appena avremo un minimo di risorse disponibili stiamo già progettando una campagna di comunicazione. Con le poche risorse che abbiamo stiamo cercando di lavorare con le regioni per diffondere la cultura forestale”. Lo ha detto Emilio Gatto, direttore della Direzione Economia Montana e Foreste, del Masaf, in audizione davanti alle commissioni Ambiente e Agricoltura della camera, in ordine alle modalità operative dell’istituendo registro dei crediti di carbonio nel settore forestale. “Il 16 ottobre il ministro Lollobrigida e il ministro Pichetto Fratin hanno firmato il decreto interministeriale per l’adozione delle linee guida per l’individuazione dei criteri per l’iscrizione al registro dei crediti di carbonio. Il decreto, pubblicato il 18 novembre in Gazzetta Ufficiale, consta di due articoli che approvano le linee guida e prevede che saranno poi individuati i criteri per la costituzione del registro”. “Il registro diventerà completamente operativo dopo la pubblicazione, con decreto del ministro dell’Agricoltura, delle procedure di modalità di iscrizione, aggiornamento e controllo dei crediti, l’implementazione della piattaforma informatica e la definizione delle modalità per l’accreditamento e la valutazione della conformità dello schema di certificazione dei crediti di carbonio. Questo è un punto molto importante – ha aggiunto – perchè potrebbe determinare il tempo necessario per l’entrata in vigore del registro. Noi abbiamo già da tempo serrato i contatti con l’ente di accreditamento italiano Accredia per arrivare alla definizione dello schema, Accredia ha consultato l’organismo di accreditamento europeo e ci ha detto che la normativa unionale sui crediti di carbonio dovrebbe essere completata per arrivare alla certificazione dei crediti a livello nazionale”. “Secondo la nostra visione potrebbe bastare il recente regolamento di esecuzione emanato la scorsa settimana dall’Unione europea che reca le modalità e i vincoli per la certificazione dei crediti di carbonio. Questa – ha concluso – è una questione da approfondire perché se dovessimo aspettare il completamento della normativa potrebbe volerci tuttto il 2026 e addirittura tutto il 2027”.

Fincantieri Marine Group ridisegna il programma Constellation per le nuove esigenze della Us Navy, si rafforza partnership strategica

Nell’ambito della revisione generale della flotta avviata dalla U.S. Navy, finalizzata a una transizione verso un modello futuro orientato all’eccellenza tecnologica, a unità manned e unmanned e alla sostenibilità di lungo periodo, Fincantieri e la Marina statunitense hanno raggiunto un importante accordo che prevede la ridefinizione del futuro del Programma Constellation, attualmente in costruzione presso i cantieri di Fincantieri Marinette Marine (FMM), in Wisconsin. In questo contesto, il Gruppo consolida la propria partnership strategica con la U.S. Navy, confermandosi protagonista nella definizione del futuro della difesa navale degli Stati Uniti, grazie a capacità industriali avanzate e investimenti di lungo termine. In stretta collaborazione con la U.S. Navy, Fincantieri contribuirà alla realizzazione di nuove classi di unità navali. Per Fincantieri sono previsti nuovi ordini per la costruzione di unità in segmenti che rispondono al meglio agli interessi immediati del Paese e al rilancio della cantieristica navale statunitense, come le navi rompighiaccio, le operazioni anfibie e le missioni speciali: Fincantieri è infatti pronta a eseguire i contratti pianificati in coordinamento con la U.S. Navy. Guardando al futuro e in linea con le capacità e il potenziale industriale del Gruppo, Fincantieri supporterà la Marina americana nella ridefinizione delle scelte strategiche nel segmento delle piccole navi da combattimento di superficie, manned e unmanned.

L’accordo garantisce la prosecuzione dei lavori sulle due fregate della classe Constellation attualmente in costruzione, mentre si prevede la discontinuità del contratto relativo alle altre quattro unità già commissionate, in linea con le nuove priorità strategiche della U.S. Navy. Oltre all’assegnazione di futuri ordini, a copertura di quanto sopra, l’intesa prevede un indennizzo a favore di Fincantieri Marine Group, tramite specifiche misure di compensazione, rispetto agli impegni economici e agli impatti industriali derivanti dalla decisione contrattuale della U.S. Navy, presa per propria convenienza. Questo nuovo assetto garantisce continuità e visibilità sui carichi di lavoro per il personale di Fincantieri e per il sistema di cantieri del Wisconsin, pilastro fondamentale dell’industria navale degli Stati Uniti, valorizzando gli investimenti e le competenze sviluppate fino ad oggi. Negli ultimi anni, Fincantieri ha investito oltre 800 milioni di dollari nei suoi quattro cantieri americani – Marinette, Green Bay, Sturgeon Bay e Jacksonville – con l’obiettivo di assicurare la massima efficienza produttiva, flessibilità e innovazione tecnologica. Tali investimenti hanno permesso di consolidare una filiera industriale all’avanguardia, in grado di rispondere alle nuove priorità della U.S. Navy, tra cui rapidità di consegna, modularità e scalabilità delle piattaforme navali. Fincantieri Marine Group impiega attualmente circa 3.750 lavoratori altamente specializzati negli Stati Uniti, con un recente incremento di 850 unità per sostenere la crescita e rafforzare la propria base industriale. Questa significativa espansione testimonia l’impegno del Gruppo nel sostenere l’economia locale e la più ampia filiera navale nazionale.Nel modello di sviluppo futuro, Fincantieri si posiziona come uno dei cantieri di riferimento per la U.S. Navy, confermando il proprio ruolo strategico a supporto delle esigenze in evoluzione della Marina statunitense. Il Gruppo è pronto a collaborare con tutti gli attori della filiera per realizzare il nuovo percorso definito, continuando a sviluppare le competenze e le professionalità maturate nei propri cantieri negli Stati Uniti e sostenendo la crescita sostenibile del settore.

George Moutafis, Amministratore delegato di FMG, ha dichiarato: “L’accordo con la U.S. Navy segna un nuovo capitolo nella nostra partnership strategica, fondata sulla fiducia reciproca, visione condivisa e sulla ricerca dell’eccellenza. Il percorso definito per il programma Constellation garantisce la necessaria stabilità ai nostri team e all’intero Sistema dei Cantieri del Wisconsin, consentendoci di continuare a investire in innovazione e competenze. Mentre la Marina si prepara a nuove tipologie di unità, siamo pronti a supportare le sue esigenze in evoluzione, facendo leva sulla forza delle nostre strutture americane e sull’esperienza maturata. I nostri investimenti nei cantieri statunitensi sono la prova della nostra visione di lungo termine: essere un punto di riferimento per l’industria navale americana e un motore per sostenere la rinascita della cantieristica nazionale”.

Aeroporti, a Venezia il test dell’Entry/Exit System: come sta cambiando il viaggio dei passeggeri extra-UE

Ad un mese dall’avvio del periodo di test, l’aeroporto di Venezia fa il punto sul nuovo Entry/Exit System, la cui implementazione è stata avviata ad ottobre dall’Unione Europea, che ne ha stabilito la definitiva adozione e applicazione da parte dei 29 Paesi Schengen dal 10 aprile 2026. Il nuovo sistema, finalizzato alla registrazione digitale di ingresso e uscita dei cittadini di Paesi terzi esenti da visto e maggiori di 12 anni che soggiornano nell’area Schengen per periodi di breve durata, è stato attivato al Marco Polo il 20 ottobre, in questa prima fase di prova, come per tutti gli altri scali europei, solo per i passeggeri in arrivo. In zona arrivi extra-Schengen del terminal, SAVE ha installato 30 self-service kiosk (altri 18 sono stati già allestiti in zona partenze per un prossimo utilizzo), che nei trenta giorni intercorsi dall’attivazione sono stati utilizzati da 14.000 persone in arrivo, con tempi medi di registrazione attorno al minuto e trenta, 30% in meno rispetto alle attese iniziali del test. Una volta effettuata la registrazione ai kiosk, i passeggeri, possono passare al controllo per l’attraversamento della frontiera tramite gli e-Gate forniti da Naitec, Società del Gruppo SAVE. Un totale di 24 apparecchiature tra arrivi e partenze, dotate di pannelli biometrici di ultima generazione, di sensori avanzati per il riconoscimento del volto e delle impronte digitali, in grado di acquisire i dati biometrici dei viaggiatori in modo rapido e sicuro. Accanto a questi dispositivi, rimane pienamente operativa la frontiera tradizionale, con personale di Polizia, per la gestione dei passeggeri che necessitano del controllo manuale. Personale di assistenza è presente nell’area per guidare i passeggeri attraverso l’intera procedura e garantire supporto tecnico, assicurando che l’uso del sistema Entry/Exit sia fluido ed efficiente. Si tratta di una trasformazione importante, che segna uno dei cambiamenti più significativi nelle procedure di frontiera degli ultimi anni e che richiederà un periodo di adattamento per tutti, operatori e viaggiatori. Il Marco Polo sta lavorando per arrivare preparato al debutto ufficiale, ma già in questa prima fase di prova sta confermando con soddisfazione il proprio livello avanzato in termini di innovazione e sicurezza dei controlli di frontiera. Contestualmente, anche gli aeroporti di Treviso e Verona, gestiti dal Gruppo SAVE, si sono attrezzati, applicando le stesse modalità e con risultati comparabili. Al Canova sono stati installati 12 kiosk (6 agli arrivi e 6 in partenza) e sono attivi 6 e-gate (3 agli arrivi, 3 in partenza). Al Catullo sono presenti 21 kiosk (12 in arrivo, 9 in partenza) e sono attivi 6 e-gate (3 in arrivo, 3 in partenza).

Ita Airways pubblica la prima rendicontazione di sostenibilità

Ita Airways pubblica la prima rendicontazione di sostenibilità redatta per l’esercizio 2024, confermando il proprio impegno verso una crescita responsabile e trasparente in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite. Pur non essendo soggetta a obbligo normativo per l’esercizio 2024, ITA Airways ha scelto volontariamente di anticipare l’applicazione dei requisiti previsti dalla normativa comunitaria a testimonianza dell’impegno concreto della Compagnia verso la massima trasparenza e verso la transizione sostenibile. La Rendicontazione di Sostenibilità rappresenta la divulgazione pubblica delle performance aziendali nelle aree ambientali, sociali e di governance (ESG), offrendo agli stakeholder informazioni qualitative e quantitative chiare e coerenti. Il documento è stato redatto adottando i principi europei ESRS (European Sustainability Reporting Standards), previsti dalla Direttiva UE 2022/2464 CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive), introdotta con lo scopo di standardizzare la rendicontazione di sostenibilità garantendo trasparenza e comparabilità delle informazioni ESG tra le società europee. Joerg Eberhart, amministratore delegato e direttore generale della compagnia, presenta la Rendicontazione 2024 come “uno strumento di navigazione trasparente, che ci permette di orientarci lungo un percorso sempre più sostenibile”; Sandro Pappalardo, Presidente di ITA Airways, evidenzia il ruolo della Compagnia come “parte attiva della transizione sostenibile del settore, ponendo l’innovazione, il rispetto dell’ambiente, la valorizzazione delle persone e la buona governance al centro della propria strategia”. All’interno del documento sono rappresentati l’integrazione della Sostenibilità nel modello di business di ITA Airways, pilastro strategico del Piano Industriale della Compagnia, e i principali risultati raggiunti al 31 dicembre 2024. Tra questi, indica la compagnia, l’ambizioso piano di rinnovo della flotta: età media di 6,6 anni (tra le più giovani di Europa); 65% di aeromobili di nuova generazione, che consente la riduzione delle emissioni di CO2 del 20-25% rispetto alla precedente; 74% di aeromobili certificati Chapter 14 (livello di rumorosità più stringente, in termini di riduzione del rumore, secondo gli standard ICAO) Tale piano di rinnovo consente alla Compagnia di raggiungere obiettivi significativi. Grazie all’efficacia delle strategie di efficientamento implementate, rispetto al 2022 si è infatti registrata una riduzione del 22,8% di emissioni CO2/RPK (grammi di CO2 per Revenue Passenger Kilometer). La Rendicontazione di Sostenibilità, completa di tutti i risultati e gli impegni assunti dalla Compagnia per il 2024, è consultabile online nella sezione dedicata sul sito ufficiale di ITA Airways.

Esg, Icinn-Startmag: vanno ripensati

I criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance, introdotti come pratica volontaria, emblema di un “capitalismo sostenibile”, sono divenuti architrave di quadro normativo valido per imprese, governi e investitori. Tuttavia, negli ultimi anni la narrazione della sostenibilità ha iniziato a incrinarsi. Pandemia, crisi energetica e tensioni internazionali hanno contribuito a incrinare la narrazione della sostenibilità, rendendo necessario riconsiderarne obiettivi e strumenti. In questo contesto si colloca la “controrivoluzione” statunitense, segnata dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, dal ritiro dagli Accordi di Parigi, da una profonda revisione delle iniziative Dei e da una politica energetica orientata alla sicurezza e ai combustibili fossili. Icinn, Istituto per la cultura dell’innovazione e Start Magazine hanno presentato ieri a Roma la ricerca “Come ripensare gli Esg?”, un’analisi sull’evoluzione dei criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance.
Lo studio mostra come gli Esg — divenuti in Europa parametri essenziali della finanza sostenibile e della transizione energetica, industriale e ambientale — siano finiti negli ultimi anni al centro di un crescente confronto politico e geopolitico. Il paper analizza, inoltre, la risposta europea agli stimoli che arrivano da oltreoceano. Pur preservando l’impianto della sostenibilità, i paesi europei chiedono maggior flessibilità per salvaguardare la competitività industriale e la sicurezza energetica.
Ne emerge un ecosistema globale in trasformazione, in cui gli Esg richiedono un ripensamento più pragmatico, meno ideologico e più adeguato al nuovo contesto economico e geopolitico.

 

 

 

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