LA GIORNATA
Scontro in Ue sugli Ets, pronte misure contro il caro energia
- Dazi, dal Parlamento europeo primo via libera all’intesa Usa-Ue
- Cipess: Morelli, circa 2 mld di euro per Contratto di programma Mit-Rfi 2022-2026
- Istat, accelerano i prezzi delle case nel quarto trimestre, +4,1% annuo
IN SINTESI
Il nuovo shock sui prezzi dell’energia, aggravato dalla crisi in Medio Oriente, riporta al centro del dibattito europeo il nodo della competitività e delle politiche climatiche. Al Consiglio europeo si riaccende infatti lo scontro sul sistema ETS (il mercato delle emissioni di CO₂), con l’Italia in prima linea nel chiedere correttivi rapidi e incisivi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è presentata a Bruxelles sostenuta da un fronte di nove Paesi, in gran parte dell’Europa orientale, proponendo interventi per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Tra le richieste principali figurano una revisione del meccanismo ETS e la proroga delle quote gratuite per i settori industriali più energivori. Di segno diverso la posizione di Francia e Germania. Il cancelliere Friedrich Merz e il presidente Emmanuel Macron si sono detti disponibili solo a margini limitati di flessibilità, senza modificare l’impianto del sistema. Ancora più netta la linea del cosiddetto “fronte green” – che include i Paesi nordici, la Spagna e il Portogallo – rafforzata dalle parole del premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha invitato a non usare la crisi internazionale per indebolire le politiche climatiche. Nel tentativo di mediare tra le diverse posizioni, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito la validità del sistema ETS, definendolo uno strumento efficace nei suoi vent’anni di applicazione. Bruxelles sta lavorando a misure di breve periodo per ridurre la volatilità dei prezzi, tra cui il rafforzamento della riserva di stabilità e l’ipotesi di un fondo di sostegno per i Paesi più esposti. Nel frattempo, la Commissione punta ancora sugli aiuti di Stato come principale leva per sostenere le imprese, pur riconoscendo il rischio di distorsioni a vantaggio dei Paesi con maggiore capacità fiscale, come la Germania. Non si esclude, inoltre, un possibile allentamento temporaneo delle regole del Patto di stabilità. Nel medio-lungo periodo, però, la linea dell’Unione resta invariata. Come ribadito dal presidente del Consiglio europeo António Costa, la priorità è rafforzare l’indipendenza energetica attraverso investimenti in rinnovabili, nucleare e sistemi di stoccaggio, per ridurre la vulnerabilità dell’Europa a futuri shock energetici.
Sul fronte industriale, resta forte la pressione di Confindustria. “Chiediamo una sospensione del mercato Ets, il nostro è un grido d’allarme. La richiesta è determinata dal contesto, perché purtroppo non ci aspettiamo che il conflitto finisca presto, che il gas o la benzina possano costare di meno. È un momento storico ed è per questo che la sospensione è l’unica via”, ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in un punto stampa a Bruxelles, dopo una serie di incontri istituzionali, tra cui un colloquio con il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto. «Se la guerra dovesse continuare, avremo bisogno» di nuovo «debito comune» per «sostenere i Paesi Ue, non lo possiamo fare» solo «con gli aiuti di Stato, perché vorrebbe dire aumentare ancora il divario tra l’Italia e altri Paesi», ha sottolineato. La sospensione dell’Ets dovrà valere «fino a quando il conflitto non finirà, fino a quando non sarà trovata una soluzione», ha evidenziato Orsini, spiegando che lo stop «serve per calmare il prezzo dell’energia». «Prima del conflitto» il prezzo dell’energia era «106 euro a megawattora, oggi siamo a 160 euro a megawattora. Questo è un aumento del 60%», ha indicato.
Dazi, dal Parlamento europeo primo via libera all’intesa Usa-Ue
Primo via libera della commissione Commercio internazionale del Pe alla ratifica dell’accordo sui dazi tra Unione Europea e Usa, parte degli accordi commerciali siglati a Turnberry in Scozia. Il testo è stato approvato con 29 voti a favore, 9 contrari e 1 astenuto, dopo che la scorsa settimana la commissione dell’Eurocamera aveva deciso di prendere “più tempo per esaminare i dettagli del testo”. Il primo via libera del Pe arriva dopo un lungo periodo di stop, scelto dai gruppi di maggioranza del pe sull’onda delle tensioni tra Europa e Usa. Il voto ora dovrà essere confermato dalla Plenaria la prossima settimana. “Il processo sull’accordo commerciale tra Unione europea e Stati Uniti è andato nella giusta direzione: era corretto bloccarlo durante il periodo delle minacce alla Groenlandia per dare un segnale e grazie a intensi negoziati sono è andato per il verso giusto”, ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nella conferenza stampa a margine del suo intervento al Consiglio europeo. “Questo è quello che succede quando il Parlamento europeo fa il suo lavoro”, ha detto dopo essere stata interpellata sui tempi della commissione Commercio internazionale (Inta) dell’Eurocamera nell’approvare i termini dell’accordo. “Il Parlamento ha rispettato le sue responsabilità nel dare vita a questo accordo: stiamo facendo nostro lavoro nel modo giusto dando stabilità alla partnership transatlantica e la necessaria prevedibilità alle imprese sulle due sponde atlantico”, ha detto ancora.
Cipess: Morelli, circa 2 mld di euro per Contratto di programma Mit-Rfi 2022-2026
Il Cipess, nella seduta del 18 marzo, ha dato il via libera, tramite una informativa, all’aggiornamento 2026 del Contratto di programma tra MIT e RFI 2022-2026, relativo alla manutenzione straordinaria e alla gestione della rete ferroviaria. Vengono contrattualizzate nuove risorse per circa 2 miliardi di euro, fondi previsti dalla Legge di Bilancio 2026 e da altre disposizioni finanziarie. Ad annunciarlo è il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli. “L’aggiornamento – spiega – prevede “l’adeguamento del valore programmatorio per la manutenzione straordinaria per affrontare l’impatto del caro materiali e forniture e dell’ampliamento delle attività di manutenzione straordinaria nelle stazioni. Infine, per le attività di Gestione della Rete per il 2026, vengono potenziati gli organici al fine di rafforzare la manutenzione per garantire la qualità del servizio”, prosegue il Sottosegretario. “Un segnale importante – conclude Morelli – da parte del Governo, per migliorare la qualità di vita dei cittadini e offrire loro servizi migliori”. Il Cipess ha anche approvato il Piano annuale di attività per il 2026 e il sistema dei limiti di rischio della ‘garanzia Archimede’ gestita da Sace. La misura, prevista in Legge di Bilancio 2024-2026, mira a sostenere investimenti strategici in Italia, attraverso garanzie pubbliche su finanziamenti e strumenti finanziari, per imprese non appartenenti a Pmi e in buona salute finanziaria”. Morelli ricorda che “il plafond massimo di garanzie per il 2026 è di 13 miliardi di euro, stimato sulla base della domanda di mercato e delle evidenze storiche, che possono coprire fino al 70% delle sovvenzioni”. Morelli elencando i principali settori beneficiari del Piano, che vanno da infrastrutture, innovazione industriale e digitale, alla transizione ecologica e servizi pubblici locali, ricorda che sono ammissibili, oltre alle imprese con sede stabile in Italia e non piccole medie, anche banche ed istituzioni finanziarie, partner del programma europeo InvestEU, imprese assicurative e sottoscrittori di bond, cambiali finanziarie”.
Istat, accelerano i prezzi delle case nel quarto trimestre, +4,1% annuo
Secondo le stime preliminari, nel quarto trimestre 2025 l’indice dei prezzi delle abitazioni, acquistate dalle famiglie per fini abitativi o per investimento, aumenta dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 4,1% nei confronti dello stesso periodo del 2024 (era +3,7% nel terzo trimestre 2025). Secondo i dati dell’Istat la crescita tendenziale è da attribuirsi unicamente ai prezzi delle abitazioni già esistenti (+5,2%), in accelerazione da +4,2% del trimestre precedente. I prezzi delle abitazioni nuove registrano un marcato rallentamento della loro dinamica tendenziale, scesa a -1,2% dal +1,3% del terzo trimestre del 2025. Cala la crescita dei volumi delle compravendite: +0,4% la variazione tendenziale. Su base congiunturale, l’aumento dell’IPAB (+0,9%) è imputabile sia ai prezzi delle abitazioni nuove sia a quelli delle già esistenti, in crescita rispettivamente dell’1,3% e dello 0,8%. In media, nel 2025, i prezzi delle abitazioni aumentano del 4,0%: quelli delle abitazioni nuove crescono dello 0,6% e quelli delle abitazioni già esistenti del 4,7%. La dinamica dei prezzi delle abitazioni registrata nel 2025 produce un effetto di trascinamento al 2026 pari a +1,6% (+3,3% per le abitazioni nuove e +1,3% per le abitazioni già esistenti). Nel quarto trimestre 2025, l’IPAB registra tassi tendenziali positivi in tutte le ripartizioni geografiche, seppur con intensità diverse: la crescita più sostenuta si registra nel Nord-est (+4,7%), quella più contenuta nel Sud e Isole (+3,0%). Con riferimento ai grandi comuni per i quali è stimato l’IPAB, nel quarto trimestre 2025 gli aumenti più marcati dei prezzi delle abitazioni si registrano a Milano e a Roma (rispettivamente +6,3% e +5,0%). Più moderata la dinamica dei prezzi delle abitazioni compravendute a Torino (+3,6%, in accelerazione dal +2,1% del terzo trimestre).
Eurostat stima produzione costruzioni -0,1% a gennaio, -1,9% su anno
Secondo le prime stime di Eurostat, a gennaio 2026, rispetto a dicembre 2025, la produzione nel settore delle costruzioni, al netto delle variazioni stagionali, e’ diminuita dello 0,1% nell’area dell’euro e dello 0,9% nell’Ue. A dicembre 2025, la produzione nel settore delle costruzioni era cresciuta dello 0,7% nell’Area Euro e dell’1% nell’Ue. A gennaio 2026, rispetto a gennaio 2025, la produzione nel settore delle costruzioni è diminuita dell’1,9% nell’Area dell’Euro e del 2% nell’Ue. Nell’Area Euro, a gennaio 2026, rispetto a dicembre 2025, la produzione nel settore delle costruzioni è diminuita del 3% per la costruzione di edifici, del 4,4% per l’ingegneria civile; e’ aumentata dell’1,7% per le attività di costruzione specializzate. Nell’Ue, è diminuita del 3,8% per la costruzione di edifici, del 4,5% per l’ingegneria civile; è aumentata dello 0,4% per le attività di costruzione specializzate. Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, le maggiori diminuzioni mensili si sono registrate: in Polonia (-9%), Ungheria (-8,8%) e Slovacchia (-5,4%); aumenti in Germania (+2,9%), nei Paesi Bassi (+0,4%) e in Danimarca (+0,2%). Nell’Area Euro, rispetto a gennaio 2025, la produzione nel settore delle costruzioni è diminuita dell’8,9% per la costruzione di edifici, del 4,2% per l’ingegneria civile; è aumentata dell’1,1% per le attività di costruzione specializzate. Nell’Ue, e’ diminuita dell’8,4% per la costruzione di edifici, del 4,6% per l’ingegneria civile; è salita dello 0,7% per le attività di costruzione specializzate. Tra gli Stati membri per i quali sono disponibili i dati, le maggiori diminuzioni annue della produzione costruzioni sono state registrate: in Polonia (-11%), Spagna (-9,9%) e Ungheria (-9,5%); gli aumenti più elevati in Slovenia (+11,6%), Bulgaria (+4,0%) e Danimarca (+3,3%).
Torino-Lione, insediato il comitato di supporto della tratta internazionale
Si è insediato nei giorni scorsi il comitato di supporto alla realizzazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione per la tratta transfrontaliera, con la prima seduta al Grattacielo Piemonte. All’incontro hanno preso parte l’assessore alle Infrastrutture strategiche della Regione Piemonte, Enrico Bussalino, i tecnici regionali, i rappresentanti di Telt, i sindaci e gli amministratori dei territori interessati dall’opera, in un momento di confronto operativo volto a rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e i soggetti attuatori.
“Il Comitato di supporto ha l’obiettivo di recepire le istanze degli amministratori locali e DI fare da punto di coordinamento tra i territori, Telt e il Governo centrale – dichiara l’assessore regionale, Enrico Bussalino -. Attiveremo anche tavoli tematici dedicati, così da entrare nel merito delle singole questioni e costruire soluzioni condivise. Stiamo lavorando affinché anche le risorse per le opere di accompagnamento possano essere rapidamente disponibili, perché riteniamo indispensabile affiancare alla realizzazione dell’infrastruttura interventi concreti a favore dei territori”.
I tavoli tematici verranno convocati nelle prossime settimane, per approfondire le principali questioni legate all’opera, con particolare attenzione agli aspetti infrastrutturali, ambientali, economici e viabilistici. Per le risorse destinate alle opere e alle misure di accompagnamento della fase tre, pari a 50 milioni di euro, l’assessore Bussalino ha ribadito che sono in corso interlocuzioni con il Governo finalizzate all’inserimento di tali fondi nel primo provvedimento utile.
Riapre il ponte sul Nure nel Piacentino, presenti Salvini e Foti
Ha riaperto ier al traffico il ponte sul fiume Nure lungo statale 9 “Via Emilia”, al km 254, nel territorio di Pontenure, ai confini con la città di Piacenza, chiuso dal 15 settembre scorso. Presenti alla riapertura, tra gli altri, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti; l’Assessora all’Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo, il Commissario prefettizio del Comune di Pontenure, Attilio Ubaldi, e il Responsabile Anas Emilia-Romagna Massimiliano Campanella.
L’intervento di manutenzione eseguito dall’Anas è costato tre milioni di euro ed è stato effettuato per l’innalzamento degli standard di sicurezza e funzionalità del ponte, preservandone il valore storico e architettonico con una soluzione tecnica innovativa. La nuova struttura portante, infatti, è all’interno del ponte esistente, l’impalcato è stato rimosso e sostituito con una nuova struttura mista in acciaio e calcestruzzo, progettata per essere inserita all’interno della sagoma storica. Sono stati inoltre inseriti nuovi elementi strutturali di sostegno e consolidate le spalle del ponte. Il ponte originario, costruito nel 1838, è composto da quattro pile in alveo e cinque arcate in muratura. Negli anni ’70 la struttura era stata integrata con un cordolo in calcestruzzo armato a sbalzo su entrambi i lati, oggi rimosso dall’intervento. La piattaforma stradale è stata adeguata agli standard della categoria extraurbana secondaria con nuovi cordoli laterali, barriere di sicurezza e il miglioramento del sistema di smaltimento delle acque. Proseguirà ora l’ultima fase dei lavori per il restauro conservativo della struttura storica, svolti senza interferenze con la circolazione stradale.
Fs Logistix-Nurminen Logistics: nuovo collegamento di 2.500 km tra Italia e Svezia
Un nuovo collegamento di 2.500 km per trasportare le merci tra Svezia e Italia è stato inaugurato da FS Logistix, attraverso la sua società tedesca TX Logistik AG, e dalla società di logistica finlandese Nurminen Logistics. Il servizio settimanale, andata e ritorno, tra Castelguelfo, in provincia di Parma, e Frövi, nella regione centrale svedese di Örebro, attraversa cinque Paesi europei. La nuova connessione rientra nell’ambito dell’espansione operativa del Gruppo FS nel trasporto merci su rotaia lungo l’asse nord-sud dell’Europa. Il servizio, che offre tempi di transito rapidi tra l’Italia e la Svezia, è gestito come un sistema di treno completo dedicato per l’azienda logistica finlandese Nurminen Logistics ed è reso possibile grazie alla sinergia tra due operatori di FS Logistix, Mercitalia Rail e TX Logistik. Il treno supera i 500 metri di lunghezza e trasporta principalmente container contenenti alimenti, bevande, piastrelle, polpa, legno, carta e acciaio, oltre ad altri tipi di merci. Il collegamento di 2.500 km tra Castelguelfo e Frövi è il corridoio continuo più lungo della rete europea di TX Logistik. “Le competenze dei nostri team, operativi nei cinque paesi attraversati incontrano la cooperazione transfrontaliera”, ha sottolineato Sabrina De Filippis, Amministratore Delegato di FS Logistix. “Con questa nuova rete, oltre a rafforzare le relazioni commerciali tra Italia e Svezia, lanciamo anche un forte segnale di connettività internazionale. Il treno mostra quali risultati si possono ottenere quando i punti di forza di un gruppo aziendale lavorano insieme: con il trasporto ferroviario, rendiamo l’Europa più vicina”. “Un tempo di transito di circa due-tre giorni tra l’Italia e la Svezia offre un’alternativa rapida e a basse emissioni rispetto al trasporto su strada. Combinando un treno dedicato con la flessibilità di gestire le spedizioni a carico parziale, possiamo garantire un trasporto affidabile, efficiente e a basse emissioni a una clientela ancora più ampia, compreso il settore della vendita al dettaglio. Si tratta di un chiaro esempio di come la cooperazione europea possa offrire una logistica più intelligente e sostenibile”, ha affermato Olli Pohjanvirta, CEO di Nurminen Logistics.Frövi è un importante nodo ferroviario scandinavo fin dal XIX secolo. Il carico avviene in Svezia il giovedì e a Castelguelfo il lunedì. Il percorso in direzione nord parte da Castelguelfo e attraversa Chiasso, Basilea, Amburgo, Padborg, il ponte di Öresund e Malmö fino ad arrivare a Frövi. Mercitalia Rail gestisce il servizio da Castelguelfo a Chiasso, mentre TX Logistik assicura la trazione da Chiasso a Frövi con moderne locomotive multisistema. Il viaggio tocca Italia, Svizzera, Germania, Danimarca e Svezia e dura circa due giorni.
Tim e Fastweb + Vodafone firmano un accordo strategico per la costruzione di nuove torri e per accelerare il 5G in Italia
Tim e Fastweb + Vodafone hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di nuove torri (infrastrutture passive) per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a 6.000 nuovi siti. L’iniziativa congiunta è finalizzata anche ad accelerare il roll-out nazionale del 5G. Il progetto consentirà a TIM e Fastweb + Vodafone di migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione. L’iniziativa sarà inizialmente realizzata attraverso una joint-venture partecipata pariteticamente da TIM e Fastweb + Vodafone, con l’obiettivo di valutare in una fase successiva l’ingresso di investitori terzi nella compagine societaria al fine di ottimizzarne la struttura finanziaria. L’infrastruttura sarà inoltre resa disponibile anche ad operatori terzi di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto. Le attività di costruzione saranno avviate secondo un piano di sviluppo articolato su più anni. TIM e Fastweb + Vodafone opereranno come anchor tenant della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato. Le parti valuteranno inoltre la possibilità di fornire ulteriori servizi. L’iniziativa contribuisce a rafforzare la sostenibilità del settore delle telecomunicazioni in Italia e consentirà di destinare maggiori risorse allo sviluppo di reti di nuova generazione. Il progetto è subordinato alle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti.
Eni presenta nuovo piano con 5 mld di investimenti l’anno e deconsolida Plenitude
Eni vara il nuovo Piano industriale 2026-2030. Al centro ci sono 5 miliardi di investimenti all’anno (7 nel 2026, considerando gli effetti delle operazioni di portafoglio), in diminuzione rispetto al precedente capital markets di quasi 2 miliardi, compensati però da “ulteriori azioni di efficienza e focalizzazione, oltre che al deconsolidamento di alcune attività”. Come quella decisa assieme ai soci Ares Management Alternative Credit funds e Energy Infrastructure Partners per un riassetto della compagine azionaria di Plenitude, con una nuova governance e un controllo congiunto fra Eni e Ares, che la porta fuori dal perimetro di bilancio del gruppo. Un’operazione “basata su un aumento di capitale non proporzionale tra i soci pari a circa 1,5 miliardi”. Tornando al Piano, le novità più interessanti sono la nuova remuneration policy e il lancio del programma di buyback da 1,5 miliardi, che può però aumentare fino a 4 miliardi di euro se i risultati reali saranno migliori di quelli ipotizzati nello scenario industriale, grazie alla distribuzione del 60% del cash flow. Il dividendo, invece, ha un meccanismo studiato nei minimi particolari. Per il 2026 la proposta è di 1,10 euro per azione, dunque in aumento del 5%, ma con la possibilità di “distribuire il 100% del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario”, annuncia l’amministratore delegato, Claudio Descalzi, nei casi in cui il prezzo del greggio sia particolarmente elevato, cioè superi i 90 dollari al barile, oppure aumenti del 50% il prezzo del gas o il margine di raffinazione. L’oil&gas, comunque, rimane “il pilastro della strategia di Eni”, che dal 2014 a oggi ha scoperto più 11 miliardi di barili di olio equivalente, 900 milioni dei quali solo nel 2025. Un trend che si prospetta molto positivo a anche quest’anno, con l’esplorazione nell’Africa occidentale (bacino dell’Orange e Transform Margin), nel Nord Africa (bacino del Berkine e bacino di Sirte), nel Mediterraneo orientale, in Norvegia e nel Sud-Est asiatico. Senza contare che in Indonesia, nel Bacino del North Kutei, agirà la Joint Venture con Petronas, che si chiamerà Searah e vedrà il closing verso la metà dell’anno. Nel complesso, il Cane a sei zampe prevede che la produzione reported cresca del 3-4% annuo fino al 2030. “Nel settore E&P abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni”, rimarca Descalzi. Le previsioni sul flusso di cassa sono di crescita media annua del 14% fino al 2030, dunque “con uno scenario di 70 dollari per barile” la stima di Eni sul Cffo di circa 71 miliardi di euro nell’arco del Piano. “Non siamo mai stati così forti”, mette in luce l’ad. Che, rispondendo agli investitori, dice di non temere nemmeno le tensioni in Iran e in Medio Oriente che stanno bloccando lo stretto di Hormuz, perché al momento “l’impatto non è poi così rilevante dal nostro punto di vista”: tra “il 2 e il 3 percento della nostra produzione” e “nel nostro scenario, potremmo dire che la riduzione è forse minore in termini di cash flow e di Ebitda”, visto che l’azienda ha “più progetti di sviluppo che di produzione”. Tra l’altro, Eni non ha navi bloccate nel canale. L’azienda prosegue anche lo sforzo nella transizione energetica. La capacità rinnovabile installata di Plenitude a fine 2025 è di 5,8 Gw, ma è previsto un balzo a 15 GW al 2030. Inoltre, con il completamento dell’acquisizione di Acea Energia il portafoglio clienti aumenterà oltre gli 11 milioni, dunque la stima sull’Ebitda è di 1,3 miliardi nel 2026 e più di 2,5 miliardi nel 2030. Anche Enilive conferma l’obiettivo dei 5 milioni di tonnellate di capacità produttiva di biocarburanti entro il 2030 e l’opzionalità per la produzione di Sustainable Aviation Fuel di oltre 2 milioni di tonnellate. La previsione è quella di un Ebitda di 1,1 miliardi nel 2026, grazie ai biocarburanti, mentre dovrebbe triplicare a 3 miliardi nel 2030. “I nostri business relativi alla Transizione svolgeranno un ruolo complementare, rispondendo alla crescente domanda di energia – assicura Descalzi – Nell’ambito siamo gli unici nell’industria a creare business autonomi, autofinanziati e sostenibili”. Il manager è chiaro, sulla rotta che l’azienda segue e continuerà a seguire: “Il caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza”, un fattore “determinante in un contesto di mercato incerto e volatile”. Eni ha avviato insieme agli attuali soci Ares Management Alternative Credit funds ed Energy Infrastructure Partners un riassetto della compagine azionaria di Plenitude per definire una nuova governance, con un controllo congiunto fra Eni e Ares e col conseguente deconsolidamento della società dal perimetro di bilancio di Eni. L’operazione è basata su un aumento di capitale non proporzionale tra i soci pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui almeno 1 miliardo di euro è previsto sia sottoscritto da Ares, sulla base di un Equity Value al 100% di Plenitude pre-money pari a 10,75 miliardi di euro (circa 13,1 miliardi di euro in termini di Enterprise Value implicito). Ad esito dell’aumento di capitale, Eni deterrà una quota del capitale sociale vicina al 65%, ed è previsto che manterrà su Plenitude presidi di direzione e di coordinamento (ex art. 2497 del Codice Civile) compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares. L’aumento di capitale sarà funzionale a rafforzare la struttura patrimoniale di Plenitude e supporterà il raggiungimento dei target di crescita organica e inorganica, inclusi la capacità installata a 15 GW e 15 milioni di clienti retail al 2030, perseguendo al contempo un rating investment grade. L’iniziativa è coerente con la strategia Eni di valorizzare le società del Gruppo, in base al modello satellitare, e rappresenta altresì un’opportunità per destinare maggiori risorse alla crescita dei business, alla sicurezza energetica e alla creazione di valore per i propri azionisti. L’operazione è subordinata al rilascio delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti.
Cdp vara nuove operazioni per 2,3 mld
Il cda di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, su proposta dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Dario Scannapieco, ha deliberato operazioni per un valore complessivo di circa 2,3 miliardi di euro a favore di imprese italiane, infrastrutture strategiche e Cooperazione internazionale. In linea con gli obiettivi definiti dal Piano Strategico 2025-2027, il Consiglio ha dato il via libera a iniziative finalizzate ad agevolare l’accesso al credito delle aziende italiane, con particolare attenzione a quelle di minori dimensioni e alle imprese attive nel Mezzogiorno, per contribuire a sostenerne crescita e competitività e per dare nuovo impulso all’economia reale.
Sono stati inoltre deliberati interventi, anche in collaborazione con player finanziari nazionali, volti a favorire l’ammodernamento delle reti energetiche del Paese e lo sviluppo di nuove infrastrutture chiave, nonché a realizzare progetti di grandi aziende dedicati a innovazione e ricerca, da realizzare sul territorio. Il Consiglio ha approvato ulteriori iniziative a sostegno delle economie dei Paesi partner della Cooperazione internazionale nel Nord Africa e nell’Africa orientale. Gli interventi sono finalizzati, da un lato, a rafforzare la sicurezza alimentare attraverso il miglioramento dei sistemi di irrigazione nel settore agricolo in un contesto caratterizzato da crescente scarsità idrica e, dall’altro, a sostenere la crescita delle PMI e lo sviluppo delle filiere produttive nel Continente. Le iniziative si inseriscono nel quadro del Piano Mattei del Governo italiano e fanno leva su un approccio integrato che combina finanziamenti e servizi di consulenza specialistica, con l’obiettivo di generare un impatto duraturo sui territori interessati.
A2a, misurato valore economico e sociale del dialogo con i territori
Il dialogo con i territori inteso come attività concreta per generare valore a favore di imprese e comunità locali. All’interno del rapporto ‘Engagement Value Index’, A2a ha misurato i risultati generati dall’attività di dialogo con i territori, dimostrando che il coinvolgimento degli stakeholder è una leva di competitività per l’azienda e un fattore di sviluppo sociale per i territori. Lo studio, basato sul programma di dialogo e ascolto annuale sviluppato da A2a, individua due indici complementari. Il primo, l’Engagement Business Value Index, sviluppato con Teha (The European house Amborsetti) ha dimostrato che il coinvolgimento degli stakeholder accelera i processi aziendali e migliora la reputazione. Il secondo, l’Engagement Social Value Index, sviluppato con Sda Bocconi ha misurato l’impatto sociale e il cambiamento reale generato sulle persone e sul territorio. Quello che emerge è che il coinvolgimento degli stakeholder migliora la qualità della relazione con l’azienda di quasi il 30% e che, nell’80% dei casi, i benefici reputazionali si riflettono sull’intera organizzazione.
Secondo il rapporto, il coinvolgimento degli stakeholder è una leva strategica nel proseguimento della Transizione giusta. “In Italia – si legge – 156 progetti infrastrutturali connessi alla transizione sono ancora bloccati da dispute territoriali per un valore complessivo di circa 27 miliardi di euro. La transizione ecologica non può prescindere dalla dimensione sociale”. In questo senso il rapporto rivela che oltre il 75% dei partecipanti allo studio ha dichiarato di sentirsi più motivato e sicuro nella propria capacità di contribuire concretamente alla transizione sostenibile e il 65% si dichiara intenzionato a riprendere o consolidare i contatti con altri partecipanti per avviare progetti in ambito sostenibilità.
“Il contributo di queste iniziative – si legge nel rapporto – è fondamentale per accelerare i processi decisionali e la realizzazione delle progettualità strategiche, aumentando la rispondenza dei risultati alle aspettative esterne”. “Per chi come noi fa investimenti in infrastrutture, deve farli andando ad ascoltare le comunità e i territori di riferimento. Noi cerchiamo di sviluppare questo rapporto con i territori e lo facciamo attraverso questi forum multistakeholder. Quello che abbiamo fatto con questa iniziativa è un passaggio ulteriore, cioè proviamo a misurare gli effetti di questa iniziativa”, ha detto il presidente di A2a Roberto Tasca. “Fare iniziative ed avere una sensibilità territoriale è un fatto che nella cultura di A2a c’è da sempre – ha spiegato -. Provare a capire qual è l’effetto concreto, sia da un punto di vista sociale, sia da un punto di vista di business di queste attività, è il passaggio ulteriore che ci proponiamo. Per questo abbiamo accolto con partecipazione le ultime linee guida emanate dal Comitato per la corporate governance, che mirano a rafforzare il ruolo del board nella definizione delle strategie di ascolto e coinvolgimento degli stakeholder. Ci riconosciamo in queste indicazioni, che confermano l’importanza degli strumenti di engagement per la creazione di valore a lungo termine e la centralità del dialogo per innescare dinamiche di sinergia per lo sviluppo sostenibile”.
Siemens e Rittal progettano l’infrastruttura dei data center del futuro
Siemens e Rittal hanno avviato una partnership strategica per sviluppare congiuntamente soluzioni sostenibili e future-proof per una distribuzione dell’energia più efficiente nei data center nel mercato IEC. L’accordo si rivolge appunto ai mercati in cui sono riconosciuti e adottati i codici e gli standard elettrici della International Electrotechnical Commission (IEC), che comprendono un ampio numero di Paesi a livello globale. L’infrastruttura standardizzata è progettata per accelerare la costruzione di data center ad alte prestazioni, ridurre il tempo necessario per ottenere capacità di calcolo (time-to-compute) e rispondere al rapido aumento della densità di potenza delle applicazioni di intelligenza artificiale. Nei data center dedicati all’AI, densità di potenza superiori a 100 kW per rack sono ormai la norma. Entro il 2030, tale densità potrebbe superare 1 MW. Questo richiede architetture innovative per la distribuzione dell’energia, il raffreddamento e il recupero del calore. Per affrontare queste sfide, Siemens Smart Infrastructure, partner tecnologico internazionale leader per una distribuzione energetica efficiente e sicura, collabora con il Friedhelm Loh Group e la sua principale azienda, Rittal, fornitore globale di rack e infrastrutture standardizzate, incluse soluzioni di alimentazione e raffreddamento per i principali hyperscaler. “Abbiamo una collaborazione di lunga data con Siemens in diversi ambiti. Siamo orgogliosi di portare la nostra partnership a un livello superiore”, ha dichiarato Friedhelm Loh, proprietario e CEO del Friedhelm Loh Group. “Entrambe le aziende sono guidate dalla volontà di innovare. Come leader tecnologici, abbiamo la responsabilità di rafforzare continuamente la competitività dei nostri clienti attraverso le tecnologie più avanzate”. Una delle prime soluzioni congiunte sarà un’applicazione “sidecar” installata direttamente nella white space del data center, dove si trovano i cabinet dei server e i sistemi di archiviazione dati. Raggruppando l’elettronica di potenza in un rack dedicato che alimenta i rack dei server, questa soluzione rappresenta un passo avanti fondamentale per le future applicazioni di AI. Essa fornisce alle unità di calcolo un’alimentazione rapida, semplice, standardizzata e scalabile. Gli standard OCP e la soluzione modulare con tecnologie testate di Rittal e Siemens garantiscono un’implementazione rapida, un’elevata disponibilità, un funzionamento affidabile e la massimizzazione del rapporto token-per-watt. Questi sono prerequisiti essenziali per portare rapidamente queste tecnologie rilevanti nell’economia digitale. “Per sostenere la rapida crescita dell’AI, abbiamo bisogno di soluzioni di alimentazione intelligenti, affidabili e scalabili per i data center, e ne abbiamo bisogno rapidamente. In combinazione con i nostri innovativi prodotti e soluzioni elettriche, Rittal è un partner ideale in termini di velocità e standardizzazione dell’infrastruttura”, ha dichiarato Andreas Matthé, CEO Electrical Products di Siemens Smart Infrastructure. Altri progetti congiunti tra Siemens e Rittal includono lo sviluppo di un sistema standardizzato di distribuzione in bassa tensione per data center modulari e containerizzati, nonché soluzioni ottimizzate per la sicurezza operativa e del personale. I primi progetti con clienti sono già in corso. Queste applicazioni per data center sono rese possibili dai componenti coordinati di Siemens e dalle piattaforme di distribuzione dell’energia RiLineX e Ri4Power di Rittal Energy & Power Solutions. La collaborazione tra Siemens e Rittal è destinata ad estendersi in futuro ad altri settori e applicazioni.
Infratel, nel 2025 risultato netto a 5,3 milioni, ricavi a 50 milioni
I ricavi diretti di Infratel Italia sono cresciuti dai 34,7 milioni di euro del 2022 ai 50 milioni nel 2025 (stima preliminare). La crescita dei ricavi ricorrenti è stata del +16%, con oltre il 60% delle entrate già coperte da progetti pluriennali in essere. Il risultato netto 2025 si attesta a 5,3 milioni, con un MOL (Margine Operativo Lordo) di 5,8 milioni. Il valore complessivo delle commesse gestite raggiunge 8,5 miliardi di euro. Questi i principali risultati economici di Infratel Italia, società del gruppo Invitalia, illustrati alla Camera nella Relazione Annuale 2026. La Relazione, relativa al triennio 2023-2025, “fotografa una situazione in fase di proiezione strategica nel settore delle telecomunicazioni, con un ruolo crescente assunto da Infratel Italia nella governance delle infrastrutture di connettività nazionale, in una prospettiva di sviluppo economico e di inclusione sociale nel nostro Paese” si legge in una nota. Sul fronte delle realizzazioni, si contano 6 milioni di unità immobiliari in fibra ottica, oltre 27mila scuole connesse a internet con banda larga, 7.900 strutture sanitarie connesse e 4 milioni di km di infrastrutture mappate nel catasto tecnologico. Un dato di rilievo sistemico riguarda l’indice Desi (Digital Economy and Society Index), che per il 2025 colloca la copertura Ftth italiana al 70,7%, superiore alla media europea, a riprova dell’efficacia dell’intervento pubblico coordinato da Infratel Italia. La crescita di Infratel Italia non si esaurisce con la progettualità del Pnrr. I ricavi diretti sono proiettati fino a 63,1 milioni nel 2030, con una progressiva diversificazione delle fonti, che va dalla concessione alla rete diretta, fino ai servizi professionali e applicativi. Per quanto riguarda il capitale umano, dalla Relazione emerge che l’organico medio è atteso in crescita fino a 420 unità nel 2027, per poi stabilizzarsi intorno a 364 nel 2030, con la quota di personale a tempo indeterminato destinata a raggiungere il 65% del totale. Infratel Italia si è affermata come soggetto attuatore della Strategia Nazionale per la Banda Ultralarga (Piano Bul e Pnrr), ampliando progressivamente il proprio bacino di clienti dalla sola Pubblica Amministrazione centrale (Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri), verso le amministrazioni regionali e ulteriori dicasteri, come il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase). “Il Pnrr ha rappresentato un potente acceleratore, ora occorre completare e rafforzare il presidio della governance delle reti pubbliche. Infratel Italia dovrà potenziare il proprio ruolo come presidio strategico dello Stato sulle infrastrutture di rete, contribuendo a garantire coordinamento, continuità e sicurezza”, ha detto Pietro Piccinetti, amministratore delegato Infratel Italia. “Dalla Relazione Annuale 2026 – ha detto Piccinetti emerge un quadro chiaro del percorso intrapreso dalla nostra società. Siamo convinti che la rete debba entrare pienamente nei processi di crescita del Paese e diventare una vera leva di sviluppo” “La sfida – ha concluso – non è solo completare le reti, ma anche garantirne nel tempo sicurezza, efficienza e capacità operativa, fattori cruciali per proteggere servizi essenziali come quelli sanitari, scolastici e amministrativi.
Samsung annuncia investimenti di 64 mld nel 2026 in impianti e R&S per chip IA
Samsung investirà circa 64 miliardi di euro nel 2026 in impianti industriali e piani di ricerca e sviluppo nel settore dei semiconduttori per l’intelligenza artificiale. È quanto dichiara il gruppo sudcoreano nel suo “Piano 2026 per l’aumento del valore aziendale”, depositato al Servizio di supervisione finanziaria di Seul. Con il massiccio piano di investimenti – si legge nel documento – Samsung intende “diventare l’unica azienda al mondo capace di offrire una soluzione unica che integri memoria, fonderia e packaging avanzato” di chip per l’IA, al fine di “consolidare la propria posizione dominante nel mercato delle memorie ad alto valore aggiunto, come quelle a grande ampiezza di banda (Hbm), e mantenere un notevole vantaggio tecnologico grazie a una maggiore efficienza degli investimenti e all’eccellenza dei prodotti”. Il piano industriale segnala l’intenzione di Samsung di riorganizzare il proprio vasto portfolio aziendale per dare priorità ai prodotti legati al mercato dell’IA e della robotica avanzata, in cui il gruppo scorge i maggiori margini “per assicurare un solido slancio di crescita a medio-lungo termine”.
ll drone sottomarino FlatFish di Saipem completa con successo la campagna di test con Petrobras e passa alla fase conclusiva del progetto
FlatFish, il drone per ispezioni subacquee più avanzato di Saipem, ha completato con successo una fase fondamentale prevista dal contratto assegnato da Petrobras nel 2023 per lo sviluppo e il collaudo di una soluzione robotica autonoma. Si tratta dei Test di Accettazione Funzionale, eseguiti in ambiente controllato, che avevano l’obiettivo di verificare che tutte le funzionalità richieste dal contratto – dall’autonomia di missione alla qualità dei dati – rispettassero gli standard tecnici e operativi stabiliti prima dell’impiego sul campo. A seguito dell’esito positivo dei Test, Petrobras ha autorizzato l’avvio della fase finale del progetto, che mira alla piena implementazione della tecnologia FlatFish in un ambiente offshore reale nelle acque ultra-profonde del Brasile. La campagna di Test si è svolta presso il centro di collaudo per i droni subacquei di Saipem in Italia, a Trieste, alla presenza dei rappresentanti di Petrobras, e ha messo in evidenza tutte le capacità operative di FlatFish, segnando un notevole passo avanti per l’industria della robotica subacquea. Nel corso dell’intera campagna di Test, infatti, il drone ha eseguito numerose missioni di ispezione completamente autonome, tra cui ispezioni di strutture e condotte, misurazioni di protezione catodica e valutazioni dello spessore delle pareti. FlatFish, un drone subacqueo ibrido e completamente autonomo per ispezioni, è stato sviluppato nell’ambito di “Hydrone”, il programma di robotica subacquea di Saipem volto all’industrializzazione di una famiglia di robot sottomarini capaci di svolgere complesse attività di ispezione autonoma fino a 3.000 metri di profondità. Saipem è impegnata nello sviluppo di robotica subacquea d’avanguardia, con applicazioni che spaziano da acque molto basse a quelle ultra-profonde, da soluzioni residenti a semi-residenti, abilitando ispezioni completamente autonome. In questo contesto, la partnership di lungo periodo con Petrobras offre contributi fondamentali alle fasi finali di sviluppo di una capacità strategica per l’industria dell’energia offshore. Saipem è un leader globale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, sia offshore che onshore. Saipem è una “One Company” organizzata in business line: Asset Based Services, Drilling and Sonsub, Energy Carriers, Offshore Wind, Sustainable Infrastructures. La società dispone di 5 cantieri di fabbricazione e una flotta offshore di 17 navi da costruzione di proprietà e 12 impianti di perforazione, di cui 9 di proprietà. Da sempre orientata all’innovazione tecnologica, la visione che ispira l’azienda è “Ingegneria per un futuro sostenibile”. Per questo Saipem ogni giorno è impegnata a supportare i propri clienti nel percorso di transizione energetica verso il Net Zero, con mezzi, tecnologie e processi sempre più digitali orientati alla sostenibilità ambientale. Quotata alla Borsa di Milano, è presente in più di 50 paesi nel mondo e impiega circa 30.000 persone di oltre 130 nazionalità.
Imprese: Emilia-Romagna tra le regioni più dinamiche d’Italia nel 2026 (+08% PIL), con Lombardia e Veneto
Nel 2026 l’Emilia-Romagna si confermerà , secondo le previsioni, tra le regioni economicamente più dinamiche d’Italia, con una crescita del PIL stimata allo 0,8%, al pari di Lombardia e Veneto. Il risultato si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da forte incertezza – tra tensioni commerciali globali, elevato debito pubblico e rallentamento di alcune grandi economie – ma evidenzia la capacità di tenuta del sistema economico regionale. Al contempo, i dati indicano una trasformazione progressiva del tessuto imprenditoriale. Al 31 dicembre 2025 le imprese registrate in Emilia-Romagna sono 428.845, con un saldo positivo di +1.604 unità nel corso dell’anno, il più elevato degli ultimi tre anni. La crescita del numero di imprese è accompagnata da un cambiamento nella loro struttura e nella distribuzione settoriale: nel 2025 si rafforza la presenza di aziende dei servizi (+3.077), mentre il commercio registra un calo del numero di imprese (-959). La struttura si consolida verso forme più strutturate, con le società di capitale (134.764) in crescita di 3.852 unità, + 2,9% (dati elaborati su base Unioncamere Movimprese e scenario di previsione Prometeia). Il quadro economico e le trasformazioni in atto nel sistema imprenditoriale regionale sono stati al centro del convegno “Nuovi scenari di mercato e strumenti per supportare la continuità e lo sviluppo del tessuto imprenditoriale italiano”, promosso da Federmanager Bologna – Ferrara – Ravenna e dall’Ordine degli Ingegneri di Bologna, con il patrocinio degli Ordini degli Ingegneri di Ferrara e Ravenna, che si è svolto a Bologna il 18 marzo. Il quadro che emerge è quello di un sistema imprenditoriale stabile nei numeri ma in progressiva trasformazione. Pur rimanendo una delle principali regioni manifatturiere europee, l’Emilia-Romagna vede oggi oltre il 64% del valore aggiunto generato dal settore dei servizi. Tra le opportunità che si profilano per il 2026 – ha proseguito -, sempre riferendoci a dati e scenari Unioncamere Promoteia, possiamo evidenziare una ripresa dell’export (+1,2%), con riposizionamento verso Asia ed Europa, servizi finanziari in forte espansione, +5,8% di nuove imprese nel 2025, crescita delle imprese di servizi professionali, tech e noleggio/supporto (+3,3%), mercato del lavoro tra i più solidi, con la disoccupazione al 4,1% nel 2026, rafforzamento strutturale verso le società di capitale (+2,9% stock). Rappresentano invece fattori di rischio la fine dei bonus edilizi, la chiusura del PNRR, i dazi USA e la volatilità del cambio, con il conseguente impatto sull’export manifatturiero; ancora, il rallentamento globale, con la Cina al 4,3% nel 2026 e gli USA all’1,5% e a livello locale il commercio in contrazione strutturale.
Fenomeni meteo estremi, nel 2026 già colpite 184 località italiane
Italia sempre più esposta ad eventi estremi: solo da inizio anno, le località colpite sono già state 184 sulle coste tirreniche e insulari, nonché sulla Puglia e la Calabria ioniche, risparmiando finora la costa adriatica e le regioni alpine. Questa l’analisi, regione per regione, diffusa dall’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche su un’elaborazione dati dell’European Severe Weather Database. Dopo il ‘medicane’ Harry, nonché le tempeste Francis e Kristin, è stato il turno di Jolina. In 48 ore, su centinaia di località della Calabria sono caduti oltre 100 millimetri di pioggia e, su alcuni comuni, le cumulate hanno superato 200 mm. fino ad arrivare ai record registrati a Cotronei (308 mm.), a San Sostene e Santa Cristina d’Aspromonte (oltre 350 mm.); in Sicilia, nubifragi violenti hanno colpito le province di Messina e Catania con accumuli di pioggia, in 48 ore, superiori a 200 millimetri. L’Anbi fa anche il punto sulle riserve dei bacini acquiferi: per la Sicilia risultano pieni per oltre l’80% della capacità, così anche per la Sardegna, dove le dighe trattengono oltre il 95% dell’acqua invasabile; in Basilicata, con l’ulteriore incremento di oltre 23 milioni di metri cubi in 7 giorni è stato pressoché colmato il gap con i volumi autorizzati di riempimento, creatosi nello scorso biennio. Crescono più lentamente e sono in calo i livelli dei bacini in Puglia e in Campania; inferiori le portate in Umbria mentre nelle Marche e dighe trattengono meno acqua rispetto al recente triennio. In Lombardia, a causa delle temperature e del rapido sciolglimento del manto nevoso in montagna, nonostante le ultime precipitazioni, non vedrà un arricchimento delle riserve per i mesi più caldi, rileva l’Anbi. Per quanto riguarda il Po, in base all’analisi, il fiume è in piena grazie ad afflussi sovrabbondanti dalle regioni alpine: a Piacenza, la portata ha toccato il 226% sopra la media. In Emilia-Romagna è sotto osservazione la condizione dei fiumi appenninici che, fatta eccezione per i bacini occidentali, “mostrano vistosi deficit idrici: nei casi di Savio, Santerno ed Enza, lo scarto è negativo anche in confronto ai valori minimi storici”. A crescere più lentamente, prosegue l’Anbi, sono le riserve idriche della Capitanata in Puglia, aumentate di 76 milioni di metri cubi dall’inizio dello scorso dicembre e raggiungendo così circa il 40% di riempimento totale. In Campania calano i livelli idrometrici dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano mentre in Abruzzo, dall’inizio di marzo, la diga di Penne è riuscita a trattenere 1.490.000 metri cubi d’acqua in più. Nel Lazio continuano ad alzarsi i livelli idrometrici dei laghi e le portate di Tevere e Aniene sono in linea con i valori medi del recente quinquennio mentre, in Sabina, il Velino registra un leggero surplus. In Umbria, decrescenti e inferiori alle medie storiche i fiumi Chiascio e Topino; stabile, ma ancora ben al di sotto del livello minimo vitale, è il lago Trasimeno. Nelle Marche, le dighe trattengono meno acqua di quanto accaduto nel più recente triennio. In Toscana aumento dei flussi sia del fiume Serchio che dell’Arno, in Liguria consistente l’accrescimento dei livelli nei fiumi Entella, Vara e Argentina. Al Nord, in rialzo sono i livelli dei grandi laghi Verbano (100% di riempimento), Lario (50,%), Benaco (95%) e Sebino (26,4%). In Valle d’Aosta bene le portate della Dora Baltea e del torrente Lys e in Piemonte, la portata del fiume Sesia è cresciuta di ben 726 metri cubi al secondo nello scorso weekend. In Veneto surplus di portata nei fiumi Brenta, Bacchiglione e Piave, mentre ancora sotto media e decrescenti i flussi in alveo dell’Adige
Siccità strutturale, temperature record e risorse idriche a rischio: l’Aubac presenta il Rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025” per l’Italia centrale”
La scarsità idrica nel Distretto dell’Appennino Centrale rappresenta ormai una tendenza strutturale, non più una sequenza di eventi eccezionali. È questo il quadro che emerge dal Rapporto “Dati climatici e risorse idriche 2025”, elaborato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC) e presentato oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma. Il documento analizza un’area di oltre 42.000 km² che comprende sette regioni e nove milioni di abitanti. I dati del 2025 evidenziano una situazione critica diffusa: le precipitazioni medie distrettuali si sono attestate al −12,5% rispetto alla norma storica, con deficit marcati in Abruzzo e Marche (−15%) e nel Lazio (−13%). Tuttavia la quantità di pioggia racconta solo una parte della storia. Nel corso dell’anno si sono registrati 843 eventi di pioggia intensa con il 51% concentrati nel solo Lazio. Piogge rare, poi violente: esattamente il regime che non permette la ricarica delle falde sotterranee. Il dato più allarmante riguarda però la neve, il principale serbatoio stagionale che alimenta falde e corsi d’acqua estivi. Nel 2025 le precipitazioni nevose sono risultate inferiori alla media dell’81%, segnando il secondo anno consecutivo di deficit gravissimo dopo il −83% del 2024. In alcune aree montane dell’Abruzzo il deficit ha toccato il −99%. L’impatto sui corpi idrici è stato immediato e misurabile: si è stimato che la quota di precipitazione che ha effettivamente raggiunto le falde nel 2025 ha subito un calo del 30% rispetto alla media storica. I laghi naturali ne risentono fortemente: il Lago Trasimeno ha toccato a novembre il minimo storico delle misurazioni (−1,70 m rispetto alla media) e il Lago di Nemi ha raggiunto il minimo assoluto dell’ultimo decennio. Sul piano operativo, la crisi ha richiesto 1.312 interventi emergenziali in centinaia di comuni, di cui il 60% concentrati nella sola regione Abruzzo. I mesi di gennaio e febbraio 2026 hanno portato precipitazioni eccezionalmente abbondanti su tutto il distretto, con anomalie del +190% nel Lazio, +146% in Umbria e +202% in Molise. Al 19 marzo 2026 la severità idrica distrettuale è classificata complessivamente bassa e il recupero è reale e misurabile. Ma gli indici a 24 mesi restano negativi in tutto il distretto: due mesi di piogge abbondanti non colmano sei anni di deficit accumulato. All’evento di presentazione hanno partecipato figure istituzionali di primo piano. “Il 2025 ci consegna un dato inequivocabile: la siccità nel Distretto dell’Appennino Centrale non è più un fenomeno stagionale, ma una condizione strutturale che richiede una governance predittiva delle risorse idriche”, ha dichiarato Marco Casini, Segretario Generale dell’AUBAC. “Le piogge di inizio 2026 sono una buona notizia, ma non bastano a colmare anni di deficit. Il monitoraggio integrato — precipitazioni, temperature, livelli delle falde, indici di evapotraspirazione — è la base su cui costruire politiche idriche adeguate alla nuova normalità climatica del distretto. La vera sfida è costruire un sistema di governance che metta in connessione dati, competenze e decisioni. Il Rapporto che presentiamo oggi dimostra che gli strumenti conoscitivi ci sono: ora bisogna usarli in modo sistematico”, ha concluso Casini. Per rispondere a questa nuova normalità climatica, il distretto ha identificato un portafoglio di oltre 500 interventi strutturali per 8,46 miliardi di euro nel periodo 2024-2030, destinati a nuovi invasi, riduzione delle perdite, riuso delle acque reflue e interconnessioni. Per la gestione predittiva del territorio, l’AUBAC ha implementato il Digital Twin del distretto — un gemello digitale che integra telerilevamento, GIS, modellistica idraulica e intelligenza artificiale per anticipare scenari di rischio e ottimizzare le decisioni di gestione.
Al via a Roma il ‘Carbon Carpet 2026’, festival di arte, design e moda sostenibile
Si è aperto ieri a Roma, a Villa Altieri, “Carbon Carpet 2026”, con il patrocinio dell’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti del Comune di Roma e della Città Metropolitana di Roma Capitale, il primo evento pubblico di Carbon Carpet ETS, nuovo Ente del Terzo Settore
di Arte, Design e Moda sociale e sostenibile. Con il claim “Recuperare materia per recuperare umanità”, Carbon Carpet 2026 vuole
essere un momento d’incontro multidisciplinare dedicato alla sostenibilità ambientale e sociale, attraverso arte contemporanea, eco-design e moda sostenibile, intesi come strumenti di consapevolezza, inclusione e cambiamento culturale. L’evento si articola in una mostra permanente visitabile per tutta la durata del festival (lunedì-giovedì 8.00/18.00, venerdì 8.00/14.30), da ieri, 19 marzo, al 31 marzo, e in una serie di
eventi speciali, concentrati in particolare nelle giornate di opening, il 19 marzo con saluti istituzionali, vernissage, sfilata, performance artistiche e degustazioni durante l’inaugurazione, e del 28 marzo, giornata centrale interamente dedicata a confronto, partecipazione, arte, teatro e poesia, a cui si aggiungerà un workshop sulla sostenibilità tessile e recupero creativo, nella mattinata di venerdì 27 marzo. “Abbiamo voluto, come Amministrazione, promuovere il festival Carbon Carpet 2026 con la convinzione che rappresenta un’occasione per la costruzione di un immaginario nuovo, basato sui consumi sostenibili e su stili di vita che non dilapidino le risorse del pianeta, ma improntati a dare nuova vita ai materiali. L’arte, la moda e il design sono settori in cui è possibile valorizzare il passaggio culturale dall’economia lineare a quella
circolare. Una transizione che parte dell’educazione al consumo sostenibile e arriva alla riduzione dello spreco, a favore di comportamenti quotidiani improntati al riciclo, riuso, riutilizzo e differenziazione degli scarti” dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale. In particolare, infatti, saranno tre le aree tematiche rappresentate: arte, a cura di Massenzio Arte, con esposizione di opere d’arte contemporanea (installazioni, pittura e scultura) realizzate con materiali di recupero e pratiche sostenibili; design, a cura dell’architetto paesaggista Lorenzo Natali di Generaforma, con oggetti di eco-design, materiali innovativi e soluzioni progettuali attente al rapporto tra ambiente, natura e design responsabile; moda, a cura della fashion architect Barbara Annunziata di Accademia Italiana, in collaborazione con Heritage Collective e AssemblAbili GlobAli, con una selezione di capi di moda, sostenibile, etica e circolare, realizzati da
Accademie, Sartorie Sociali e Designer di moda consapevole, e progetti come quello artistico-letterario “Bastava Raccontarle” a cura di TuedIo Aps. Trasversali a tutto rimangono però le tematiche sociali: dall’inclusione, al rispetto per ecosistemi e biodiversità, alla pace. La mattinata di sabato 28 marzo, infatti, si aprirà con la restituzione pubblica delle opere di pittura e scultura realizzate da artisti con spettro autistico, nell’ambito del progetto “Tracce AUTentiche” a cura di Etica e Autismo Aps, con il coinvolgimento di scuole del Lazio, seguita dall’intervento live dello street artist Moby Dick e dal talk, moderato dalla giornalista ambientale Rita Salimbeni, dal titolo “Arte e moda come strumenti di crescita sociale e dialogo di pace” in collaborazione con Slow Fiber, Crea, Earth Day Italia, Architette Romane e Accademia Italiana, e in media
partnership con Economiacircolare.com. E dopo la degustazione a cura di Hummusinpace e vino biologico dell’azienda agricola
Cassano dal 1809 di Canepina (Viterbo), si prosegue con il monologo “Storia di un operaio… che resiste”, a cura dell’Associazione Officina Teatrale Il Ponte di Civita Castellana (Viterbo). Chiuderanno le performance creative della poetessa Laura Anfuso e dell’artista Monica Pirone.