LA GIORNATA

G7: bene accordo Usa-Iran, pronti a contribuire. Trump, Meloni: ok

  • Mattarella, Felipe IV e Seguro firmano il memorandum Copec, ‘risposta europea all’Ia’
  • Consip avvia la prima gara per servizi professionali BIM per la PA per un valore di 58 milioni
  • Accordo strategico tra Eni e Fincantieri per la valorizzazione di tecnologie innovative per il monitoraggio subacqueo

18 Giu 2026 di Maria Cristina Carlini

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IN SINTESI

Sostegno all’accordo tra Stati Uniti e Iran, rafforzamento della pressione sulla Russia, impegno per la sicurezza energetica e attenzione crescente all’Indo-Pacifico. Sono questi i principali messaggi contenuti nella dichiarazione finale del G7 di Evian, che ha visto i leader delle principali economie occidentali convergere sui principali dossier geopolitici internazionali. Nel documento conclusivo, i capi di Stato e di governo accolgono con favore l’accordo raggiunto tra Washington e Teheran, attribuendone il successo alla leadership del presidente americano Donald Trump e al contributo dei Paesi mediatori. Il G7 si dichiara pronto a sostenere l’attuazione dell’intesa e individua nella stabilizzazione dello Stretto di Hormuz una priorità strategica per la sicurezza internazionale. In quest’ottica, i leader considerano positivamente il ruolo dell’iniziativa multinazionale guidata da Francia e Regno Unito per garantire la sicurezza della navigazione nell’area, facilitare la ripresa del traffico commerciale, proteggere le navi mercantili e verificare la completa rimozione delle mine. Parallelamente, il G7 si impegna ad accelerare la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico per ridurre la dipendenza dalle rotte che attraversano Hormuz e rafforzare la resilienza energetica dei Paesi membri. In tale contesto viene evidenziato anche il contributo che il Canada potrà offrire nei prossimi anni all’offerta energetica globale.

Sul fronte ucraino, il sostegno politico e militare resta fermo. I leader ribadiscono il loro «incrollabile sostegno» alla sovranità, all’indipendenza e all’integrità territoriale dell’Ucraina e annunciano un aumento delle forniture di sistemi di difesa aerea, intercettori e capacità a lungo raggio. Contestualmente, viene confermata la volontà di intensificare la pressione economica sulla Russia attraverso un rafforzamento del regime sanzionatorio, con particolare attenzione ai comparti energetici del petrolio e del gas. La dichiarazione sottolinea inoltre la necessità di sostenere la resilienza del Paese, sia sul piano militare sia su quello civile. Il G7 si dice pronto a favorire l’espansione della capacità produttiva dell’industria della difesa ucraina e ad aumentare il sostegno necessario per affrontare il prossimo inverno, soprattutto sul fronte energetico. Un passaggio significativo del documento è dedicato anche all’Indo-Pacifico. I leader riaffermano l’importanza di una regione «libera e aperta», fondata sul rispetto del diritto internazionale, e si oppongono a qualsiasi tentativo di modificare unilateralmente lo status quo nel Mar Cinese Orientale, nel Mar Cinese Meridionale e nello Stretto di Taiwan. Le controversie territoriali, si legge nel testo, devono essere affrontate esclusivamente attraverso il dialogo e strumenti pacifici.

Al termine del vertice, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per l’esito dei lavori, sottolineando la convergenza raggiunta dai leader su dossier particolarmente complessi. La premier ha inoltre confermato la disponibilità dell’Italia a contribuire a eventuali missioni internazionali per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, nel rispetto delle procedure autorizzative previste.”Abbiamo confermato che l’Italia è pronta a fare la sua parte anche per missioni” volte a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz “ferme restando le necessarie autorizzazioni”, ha detto. “Si sono appena chiusi i lavori di un vertice molto importante dei cui risultati sono soddisfatta”. Abbiamo lavorato bene insieme con una convergenza che non era scontata: credo debba essere una ottima notizia per tutti”, ha sottolineato. Ad Evian i riflettori sono stati puntati sui rapporti con il presidente Usa Donald Trump. “Con Trump – ha riferito la premier – ho trovato il rapporto immutato, non c’è stato bisogno di parlare di quanto successo nelle ultime settimane”. “Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa. Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea”. Da Evian esulta poi la premier per il “grande successo ottenuto dall’Italia in Europa”: ” Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea”, ha annunciato in un video sui social. “Il regolamento prevede tra l’altro anche la possibilità di aprire centri di rimpatrio nei paesi terzi, quindi di fatto seguendo la strada aperta dal governo italiano con il protocollo con l’Albania, una soluzione innovativa che la sinistra italiana ed europea ha tentato di contrastare in ogni modo ma che grazie a questo governo è diventato oggi uno strumento a disposizione dell’Europa intera”.

 

Mattarella, Felipe IV e Seguro firmano il memorandum Copec, ‘risposta europea all’Ia’

La sfida dell’innovazione “è una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo la firma di un memorandum sull’Ia con gli altri presidenti dei Cotec nazionali: il re Felipe VI per la Spagna e il presidente António José Seguro per il Portogallo. La firma è avvenuta nel corso del XIX Simposio Cotec Europa dedicato al tema “Rethinking Work in the Age of AI: Transformation, Opportunity and Governance”. “Che forma prenderà il mondo nei prossimi anni è uno degli interrogativi che si pone, opportunamente, questa sessione Cotec di Venezia – ha detto Mattarella – L’incontro odierno assume, pertanto, un valore particolare. Le Fondazioni Cotec di Portogallo, Spagna e Italia hanno promosso negli anni un dialogo fecondo sull’innovazione. Oggi sono chiamate a misurarsi con una responsabilità conseguente: contribuire a una risposta europea alla trasformazione del lavoro nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare – adeguandole al futuro – le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni”.

 

Upb, bilancio Ue 2028-34 primo passo verso obiettivi comuni

L’impianto proposto dalla Commissione Ue sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) Ue 2028-2034 va nella direzione di una maggiore integrazione delle politiche europee e di un più forte orientamento della spesa verso obiettivi comuni e risultati misurabili. E’ quanto ha indicato la presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), Lilia Cavallari in audizione alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, sottolineando come la proposta della Commissione rafforzi il ruolo del bilancio dell’Unione nel finanziamento di priorità comuni quali competitività, ricerca, innovazione, sicurezza, difesa e transizioni verde e digitale. L’elemento più innovativo, secondo l’Upb, non riguarda la dimensione complessiva del bilancio che, al netto dei rimborsi del debito legato alle sovvenzioni Next Generation EU (Ngeu), viene sostanzialmente confermata in rapporto al reddito nazionale lordo (Rnl), quanto la sua composizione, orientando una quota crescente di risorse verso beni pubblici europei in una direzione coerente con le nuove esigenze dell’Unione. Al netto dei rimborsi del debito di Ngeu, tuttavia – osserva l’Upb – la dimensione complessiva del bilancio rimarrebbe sostanzialmente stabile in termini reali, ponendo il tema dell’adeguatezza delle risorse rispetto agli obiettivi assegnati all’Unione e al finanziamento delle sue funzioni tradizionali, ovvero la coesione territoriale e l’agricoltura. Per compensare la riduzione delle risorse in termini reali per questi settori – avverte l’Upb – occorrerà sfruttare appieno la maggiore flessibilità, semplificazione e orientamento ai risultati contenuti nella proposta della Commissione, in linea con quanto avvenuto con il programma Ngeu. La nuova proposta di Decisione sulle risorse proprie genererebbe 58,2 miliardi di euro l’anno di entrate aggiuntive nel periodo 2028-2034, di cui 43,9 miliardi dalle nuove fonti di finanziamento, ricorda l’Upb, che osserva: pur essendo apprezzabile la riduzione del contributo basato sul Reddito nazionale lordo, oggi pari a circa il 67% delle entrate del bilancio Ue, il sistema continuerebbe a dipendere in larga misura dai bilanci nazionali, da cui proverrebbero 37 dei 43,9 miliardi attesi dalle nuove risorse. Secondo l’Upb “rappresenta un primo passo nella direzione di una qualche forma di autonomia finanziaria dell’Unione l’introduzione della Corporate Resource for Europe (CORE), che secondo le stime della Commissione europea potrebbe generare entrate per circa 6,8 miliardi l’anno”. L’Authority dei conti pubblici rileva tuttavia alcune criticità: innanzitutto, “la struttura forfettaria per fasce di fatturato del nuovo prelievo produce effetti regressivi, ossia aliquote effettive decrescenti all’aumentare del fatturato”; inoltre il prelievo è disegnato in maniera tale da essere dovuto anche da imprese in perdita o caratterizzate da bassi margini di profitto. Sui Piani di partenariato nazionali e regionali (Ppnr) proposti dalla Commissione europea per il Qfp 2028-2034, l’Upb osserva che come la riforma possa “migliorare l’efficacia della spesa europea, ma la sua riuscita dipenderà dalla qualità della programmazione e da un adeguato equilibrio tra flessibilità e prevedibilità dei finanziamenti”. In sintesi, secondo l’Upb il Qfp 2028-2034 rafforza l’orientamento del bilancio europeo verso obiettivi comuni, risultati e priorità strategiche condivise, ma “sono da approfondire alcune questioni di fondo”: la stabilità delle basi imponibili delle nuove risorse proprie, la trasparenza del sistema, la distribuzione degli oneri tra Stati membri e la persistente centralità dei trasferimenti nazionali, che nel nuovo quadro finanziario continuerebbero a rappresentare circa l’84% delle risorse complessive dell’Unione, e la presenza di adeguate garanzie che assicurino il coinvolgimento delle autorità regionali e locali nella programmazione e nel monitoraggio dei Ppnr. “Affinché gli obiettivi della proposta possano essere pienamente raggiunti – conclude l’Upb – saranno necessarie risorse adeguate e una solida capacità di programmazione e attuazione sia a livello centrale sia a livello locale, nonché un efficace coordinamento tra livello europeo, nazionale e territoriale”.

 

Ferrovie: in tilt L’Alta velocità Milano-Bologna in tilt, Salvini irritato con Trenitalia 

Quella di ieri è stata un’altra giornata nera per i passeggeri dei treni Alta velocità che dovevano viaggiare o transitare nel tratto Milano-Bologna: la linea Av ha subìto uno stop totale di circa sei ore per problemi alla linea elettrica che, nel consueto effetto domino, ha avuto pesanti ripercussioni sul traffico e sulla vita di lavoratori e turisti.    Una decina di treni è stata cancellata mentre si sono registrati ritardi intorno alle due ore, con sporadici casi anche oltre, per via della necessità di instradare i convogli Av sulla linea convenzionale. A peggiorare i disagi l’ondata di calore che investe la pianura padana: due treni sono rimasti fermi senza aria condizionata nel Lodigiano, con una passeggera di 44 anni che è stata soccorsa.

I problemi sono iniziati poco dopo le 10 del mattino quando si è verificato un problema alla linea elettrica dell’alta velocità, a Livraga, per il quale si è bloccata la circolazione appena in uscita da Milano verso Sud, tra la stazione di Rogoredo e quella di Piacenza. Un problema che ha tra l’altro provocato un incendio di sterpaglie lungo i binari, per cui sono dovuti intervenire i vigili del fuoco con due autobotti e moduli antincendio boschivo. Le fiamme sono state contenute e spente ma intanto, a cascata, iniziavano i problemi per viaggiatori in attesa del ripristino della linea che ha richiesto ore di lavoro.

Due treni Av in particolare sono rimasti bloccati a lungo, con una donna di 44 anni soccorsa ma che poi non ha avuto bisogno di essere ricoverata. I convogli – senza elettricità – erano rimasti privi di aria condizionata, sotto un sole cocente e temperature esterne che oggi a Milano e dintorni hanno toccato punte di 34 gradi. Nell’immediatezza del danno si sono segnalati ritardi fino a 300 minuti per un treno Italo proveniente da Napoli che sarebbe dovuto arrivare a Milano centrale alle 10.45 ed è giunto poco prima delle 16. Ma anche altri convogli hanno avuto ritardi superiori alle due ore. Trenitalia ha disposto il rimborso integrale dei biglietti.

Alla stazione di Bologna tantissimi i passeggeri accalcati nelle ore clou in attesa di capire gli sviluppi del proprio viaggio. La circolazione AV è ripresa gradualmente soltanto dalle 16.20 in poi sul binario in direzione Sud, mentre nel pomeriggio si è continuato a lavorare per il completo ripristino dell’infrastruttura e la riattivazione anche dell’altro binario. Puntuale soltanto la polemica politica, col vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, Andrea Casu (Pd), che ha rimarcato i “record di ritardi, disagi e disservizi sulla rete ferroviaria” lamentando la “mancanza di assistenza e informazioni dopo ogni singolo guasto” di Meloni e Salvini.   Salvini ha fatto sapere di essere irritato con i vertici di Trenitalia, incontrati al ministero per siglare un accordo ferroviario con l’Arabia Saudita, e ha chiesto una relazione approfondita sull’accaduto, tempi certi per il ritorno alla normalità, e aggiornamenti sulle verifiche sull’efficienza e la puntualità per il prossimo periodo estivo.

 

 

Consip avvia la prima gara per servizi professionali BIM per la PA per un valore di 58 milioni

Consip ha pubblicato la prima gara per servizi di ingegneria e architettura in ambito BIM (Building Information Modelling) per la Pubblica Amministrazione, per un valore complessivo di 58 milioni di euro. L’iniziativa, in coerenza con gli indirizzi del Piano Industriale 2026-2029, risponde alla crescente esigenza di competenze specialistiche per la digitalizzazione dei processi di progettazione, realizzazione e gestione degli immobili pubblici. Il BIM è una metodologia che consente di creare e gestire un modello informativo digitale dell’opera, il cosiddetto “gemello digitale”: una rappresentazione tridimensionale arricchita da dati tecnici, economici e gestionali. Questo approccio rende la progettazione più integrata, riduce il rischio di errori e ritardi nella fase esecutiva, contiene i costi di realizzazione e migliora la gestione dell’edificio lungo tutto il suo ciclo di vita. La gara mette a disposizione delle amministrazioni servizi tecnico-specialistici a supporto del Responsabile Unico del Procedimento (RUP), erogati da operatori qualificati in ambito BIM, attraverso figure dedicate come il BIM Manager e il BIM Coordinator. “Con questa iniziativa – commenta Marco Reggiani, Amministratore Delegato e Direttore Generale – accompagniamo concretamente le amministrazioni nella gestione tecnica dei progetti e nell’utilizzo dei modelli informativi digitali lungo tutte le fasi dell’intervento, dalla progettazione fino al collaudo”. L’obiettivo è anche di supportare le amministrazioni nell’applicazione dell’obbligo normativo in vigore dal 1° gennaio 2025, che prevede l’adozione di metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni nei principali interventi pubblici, in particolare: per la progettazione e realizzazione di nuove opere di importo superiore a 2 milioni di euro; per interventi su opere esistenti di importo superiore a 2 milioni di euro o su edifici vincolati (beni culturali) di importo superiore alla soglia comunitaria (5,4 milioni di euro); per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria su opere che hanno già adottato metodi e strumenti di gestione informativa digitale. Con questa iniziativa, Consip rafforza la propria offerta nel mercato dei servizi professionali, integrando i servizi BIM già disponibili sui mercati digitali – MePA e SDAPA – con uno strumento contrattuale “pronto
all’uso”. Si tratta di un Accordo quadro con più aggiudicatari, della durata di 24 mesi, articolato in 11 lotti geografici. La struttura della gara consente alle amministrazioni di rispondere in modo più efficace ai propri fabbisogni, favorisce un’ampia partecipazione degli operatori economici e assicura una gestione efficiente degli ordinativi. Il termine per la presentazione delle offerte è il 15 luglio 2026.

 

Anac, Mef e Consip rafforzano la collaborazione per la trasparenza e l’innovazione nel procurement pubblico

L’Autorità Nazionale Anticorruzione , il Ministero dell’Economia e delle Finanze e Consip hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa volto a rafforzare la collaborazione interistituzionale nel settore dei contratti pubblici. L’accordo consolida un percorso già avviato con l’obiettivo di rafforzare la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici, favorendo interoperabilità delle piattaforme, circolarità dei dati e delle informazioni, cultura della trasparenza e della legalità. Un modello collaborativo orientato a rendere più efficace il funzionamento del sistema degli acquisti pubblici attraverso utilizzo dei dati, integrazione tra strumenti digitali e presidio dei processi. Tra i principali ambiti di collaborazione previsti: il rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati e piattaforme digitali per la gestione dei contratti pubblici, lo sviluppo di soluzioni tecniche e di processo a supporto del principio di unicità dell’invio dei dati e delle informazioni relative agli acquisti pubblici, la collaborazione su ambiti di innovazione del procurement, tra cui le evoluzioni del Fascicolo Virtuale degli Operatori Economici e la semplificazione dei micro-affidamenti, la promozione della cultura del dato e della legalità, anche con riferimento alle autorizzazioni al subappalto e al monitoraggio dei contratti. Il Protocollo ha durata triennale e conferma l’impegno condiviso di ANAC, MEF e Consip nel promuovere un sistema degli acquisti pubblici sempre più moderno, digitale, trasparente e orientato all’efficacia dell’azione amministrativa.

 

Cgil-Cisl-Uil, siglata la piattaforma su rappresentanza e contratti

Varata la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil su rappresentanza e modello contrattuale: il testo con la proposta delle tre confederazioni è stato siglato, con l’obiettivo di arrivare ad un accordo quadro interconfederale con le principali associazioni datoriali, a cui è stato inviato questa mattina. Nel testo sono affrontati i temi relativi a modello contrattuale, crescita dei salari, rappresentanza sindacale e datoriale, contrasto al dumping e ai contratti pirata, formazione, salute e sicurezza, partecipazione dei lavoratori. Cgil, Cisl e Uil – si legge nel testo – condividono la necessità di intervenire sui temi relativi al modello contrattuale, alla crescita dei salari, alla rappresentanza sindacale e datoriale e la sua certificazione. “Questo al fine di rendere certe le procedure negoziali della contrattazione collettiva e per il riconoscimento delle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, tramite la misurazione certificata degli iscritti e dei voti espressi dalle lavoratrici e dai lavoratori, anche ai fini del contrasto e del superamento dei fenomeni di dumping presenti nell’attuale sistema contrattuale sotto forma di contratti pirata”. Tutto ciò da realizzare attraverso un accordo quadro con le associazioni datoriali. “Un nuovo accordo quadro tra tutte le parti sociali che integri e/o sostituisca le corrispondenti parti dei precedenti accordi interconfederali in materia, si articola attorno ad alcuni assi – sottolineano – capaci di rafforzare il sistema delle relazioni industriali, aggiornando il modello contrattuale e generalizzando i criteri di rappresentanza, di validazione democratica e partecipata delle piattaforme e degli accordi sindacali e della conseguente efficacia generale dei contratti collettivi così stipulati”. Alla base del sistema contrattuale resta l’impianto fondato su due livelli di contrattazione: nazionale e decentrata (aziendale e/o di gruppo, territoriale e/o di sito e/o di filiera/distretto). E si specifica che il contratto collettivo nazionale di lavoro “stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, in modo certificato sul piano nazionale, assolve la funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro, di definizione e di garanzia dei trattamenti economici e normativi per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati, sul territorio nazionale”. Inoltre, le parti ritengono necessario individuare, attraverso l’accordo quadro, i contenuti del Trattamento economico complessivo (Tec), che dovranno essere recepiti e specificati dai Ccnl, insieme al Trattamento economico minimio (Tem). Un ulteriore capitolo riguarda il rafforzamento della formazione, intesa come leva strategica per la competitività e la qualità del lavoro, e della salute e sicurezza. Un’altra parte è dedicata all’estensione delle esperienze di partecipazione organizzativa, gestionale, economica e consultiva, fondate sulla codeterminazione dei lavoratori e delle lavoratrici ai processi decisionali delle imprese.

“Per la prima volta dopo molti anni è stata raggiunta un’importante proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil su temi così importanti come la struttura contrattuale e la rappresentanza”, dichiara il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, aggiungendo che “è necessario un accordo con tutte le parti datoriali per riaffermare il ruolo delle parti sociali e sottrarre le materie della contrattazione a interventi legislativi impropri e non utili”. “È la prima volta – prosegue il leader della Cgil – che ci si pone l’obiettivo di riunificare il modello contrattuale di tutti i settori privati, dall’industria al terziario. Si punta a rafforzare il ruolo del contratto nazionale, a partire dalla difesa e dalla crescita dei salari, e ad estendere la contrattazione decentrata”. Per Landini è “fondamentale procedere, in tutti i settori, alla misurazione della rappresentanza attraverso il mix tra iscritti e voti, al fine di conferire efficacia generale ai contratti. Un diritto che viene così pienamente restituito alla volontà delle lavoratrici e dei lavoratori. È inoltre importante, in una fase di così profonda trasformazione tecnologica, riconoscere la centralità della formazione come diritto universale, nonché della salute e della sicurezza, a partire dall’estensione della presenza dei rappresentanti nei luoghi di lavoro. Inoltre, aggiunge, “occorre favorire la partecipazione alle scelte dell’impresa, fondata su pratiche negoziali di codeterminazione che mettano al centro la persona e la qualità del lavoro, nei processi di cambiamento organizzativo e gestionale delle imprese. Ora  ci aspettiamo che le associazioni datoriali sappiano cogliere e condividere la necessità e l’urgenza di avviare il negoziato”. La proposta “è la prova che quando si affrontano questioni concrete e di merito si possono fare enormi passi sulla strada dell’unità sindacale, per l’affermazione di diritti e di tutele universali”, commenta il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Consentire a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, in tutti i luoghi di lavoro, di votare liberamente i propri rappresentanti non è solo un atto di autentica democrazia, ma anche la premessa per garantire l’applicazione di contratti davvero dignitosi, spazzando via quelli pirata che intossicano il mondo del lavoro e generano povertà e sottomissione. Ora  dopo questo atto di responsabilità di Uil, Cisl e Cgil, l’attenzione si sposta sui tavoli dei negoziati con le parti datoriali. A loro abbiamo già presentato questa piattaforma. Se il confronto produrrà gli esiti sperati, avremo scritto una pagina storica delle relazioni sindacali. Realizzeremo così una riforma copernicana del mondo del lavoro, nella prospettiva della crescita economica e del rispetto della dignità delle persone”.

 

Demanio: Maiella, firmato il piano territoriale del Parco tematico minerario

Trasformare ex miniere, opifici industriali e siti produttivi dismessi in un sistema integrato di percorsi culturali, scientifici, turistici e naturalistici per creare nuove opportunità di sviluppo per le comunità locali. È l’obiettivo del Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella, un progetto di rigenerazione e riqualificazione del patrimonio di archeologia industriale e mineraria custodito nel Parco Nazionale della Maiella, in provincia di Pescara.
L’Accordo di valorizzazione è stato sottoscritto oggi dal Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Province di Chieti e Pescara, Chiara Delpino, il Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente della Regione Abruzzo, Pierpaolo Pescara, il dirigente tecnico della Provincia di Pescara, Marco Scorrano, il Commissario straordinario dell’Ente Parco della Maiella, Lucio Zazzara, il Rettore dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Liborio Stuppia, il Rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila, Fabio Graziosi, e i sindaci dei Comuni aderenti. All’evento ha preso parte anche l’On. Luciano D’Alfonso. Il Piano Territoriale del Parco Tematico Minerario della Maiella interessa ex siti estrattivi, gallerie minerarie, opifici e infrastrutture storiche con l’obiettivo di preservarne la memoria e l’identità, promuoverne nuove funzioni e costruire un modello innovativo di tutela del patrimonio, rigenerazione territoriale sostenibile e valorizzazione delle risorse storiche, culturali e ambientali, assicurando qualità progettuale, visione condivisa e continuità nel tempo. L’iniziativa nasce dalla volontà di riconoscere, recuperare un patrimonio geominerario di grande valore che comprende aree per l’estrazione della roccia asfaltica bituminosa, impianti per la lavorazione del materiale, reperti di archeologia industriale e insediamenti produttivi in disuso, testimonianze di storie di lavoro, competenze e identità profondamente radicate nel territorio. Con il recupero di questo patrimonio, vasto e frammentato, si intende realizzare una rete sicura e connessa di percorsi di esplorazione e visita, luoghi culturali, didattici, produttivi, turistici, naturalistici, sportivo-ricreativi e religiosi, contando sulle competenze di istituzioni, enti di ricerca e università. Le Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara e dell’Aquila metteranno a disposizione conoscenze scientifiche nei campi dell’archeologia industriale, della tecnologia dei materiali, della sicurezza sul lavoro e delle scienze ambientali. L’obiettivo è anche quello di realizzare spazi polifunzionali per attività culturali e formative e lo sviluppo di reti di ricerca integrate con i siti del Parco.

Il Piano, che coinvolge immobili dello Stato e di proprietà comunale distribuiti nei quattordici Comuni aderenti, individua sei progetti pilota ad alto impatto rigenerativo e innovativo: il recupero e la rifunzionalizzazione sostenibile dell’ex stabilimento industriale “S.A.M.A.” di Scafa, di proprietà dello Stato, che ospiterà un polo espositivo destinato al racconto della storia mineraria e industriale del territorio e un laboratorio per la ricerca sui materiali, sulle tecnologie e sulla sicurezza del lavoro; il recupero e la trasformazione del sito estrattivo di Foce Valle Romana, nel Comune di Manoppello, di proprietà statale, come luogo della memoria e polo dedicato alla cultura e alla ricerca, inserito in una rete di percorsi di mobilità sostenibile; la valorizzazione della miniera di Acquafredda, nel Comune di Roccamorice, con l’inserimento nell’ambito di percorsi escursionistici legati alla storia dell’attività estrattiva, alle tradizioni agricole e alle testimonianze della Seconda guerra mondiale, integrando spazi per l’ospitalità e il turismo all’aria aperta; per il sito minerario di Coste Maiella e l’Eremo di Santo Spirito, nei Comuni di Abbateggio e Roccamorice, si prevede la realizzazione di un percorso intercomunale di trekking naturalistico e religioso, accessibile e fruibile da differenti categorie di utenti, con l’obiettivo di promuovere il turismo lento e sostenibile; il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex Carcere di San Valentino in Abruzzo Citeriore, di proprietà dello Stato, che, in accordo con il Comune, potrà essere destinato a struttura ricettiva accessibile per giovani e a forme innovative di housing informale; la messa in rete dei siti minerari di Torretta, San Giorgio e Pozzo Arno che consentirà la realizzazione di un polo turistico integrato tra archeologia mineraria e patrimonio monastico, capace di sintetizzare le diverse anime del progetto e offrire esperienze culturali e turistiche multidimensionali. I sei progetti pilota, per i quali sono già state individuate le prime ipotesi di rifunzionalizzazione, si inseriscono in un quadro più ampio che comprende oltre trenta possibili interventi distribuiti nei quattordici Comuni promotori. Nell’ambito del Tavolo Tecnico Operativo istituito con l’Accordo saranno approfondite le modalità di recupero e valorizzazione dei singoli siti, con l’obiettivo di generare impatti economici, sociali e ambientali misurabili, favorendo uno sviluppo sostenibile del territorio e restituendo così nuovo valore a luoghi che hanno segnato la storia produttiva della Maiella.

Airbnb dona 1,5 milioni ad Anci per lo sviluppo del turismo nei comuni medio piccoli

Airbnb ha annunciato la donazione di 1,5 milioni di euro in tre anni all’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci). Le risorse, si legge in una nota, confluiranno in un fondo dedicato allo sviluppo turistico e alla valorizzazione del patrimonio rurale dei piccoli e medi comuni, con l’obiettivo di supportare piccole imprese e attività locali, comunità e organizzazioni di cittadinanza attiva, nonché associazioni culturali e di tutela del patrimonio artistico-culturale nella costruzione di un’offerta turistica sempre più sostenibile, qualificata e competitiva.
I comuni con meno di 30.000 abitanti, rappresentano il 96% dei quasi 8.000 comuni italiani e ospitano oltre la metà della popolazione nazionale. “I piccoli comuni e le aree interne sono la spina dorsale dell’Italia, ma affrontano una sfida continua contro lo spopolamento”, ha affermato Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci. “I dati dimostrano – ha proseguito – che il turismo diffuso è un potente strumento di sviluppo: dove la ricettività tradizionale manca, l’home-sharing può trasformare il nostro patrimonio storico in economia reale, creando lavoro e contrastando l’abbandono dei territori. La donazione da parte di Airbnb è un segnale importante di collaborazione istituzionale e un aiuto concreto utile a sostenere comunità e micro-imprese locali, con l’obiettivo di fare dei borghi non solo mete da proteggere, ma luoghi vivi in cui investire e tornare a abitare.” “Il turismo, se ben distribuito – ha detto Matteo Sarzana, Country Manager di Airbnb Italia – è uno degli strumenti più potenti per lo sviluppo locale. Il nostro supporto pluriennale ad Anci è un passo concreto in questa direzione, e il nostro impegno è continuare a investire in un turismo sostenibile e diffuso, sostenendo gli host nelle piccole comunità e offrendo ai viaggiatori l’accesso all’Italia autentica”.

Ferrovie, ritardi su AV Milano Bologna per guasto tra Melegnano e Piacenza

Giornata nera ieri per la circolazione ferroviaria. E’ stata sospesa la circolazione sulla linea Milano – Bologna AV, tra Melegnano e Piacenza, per un guasto tecnico alla linea elettrica. Le Ferrovie hanno spiegato che i tecnici di Rfi sono al lavoro per garantire il ripristino della piena funzionalità della linea. I treni Alta Velocità, Intercity e Regionali – si legge nella nota – subiscono ritardi, limitazioni di percorso e cancellazioni.

 

Porti, Filt Cgil, al Mit solo informativa generale su riforma. Non è stato avviato reale confronto

“Le modalità di confronto non possono essere considerate coerenti con corrette relazioni sindacali e istituzionali”. Ad affermarlo la Filt Cgil sull’incontro che si è tenuto presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dedicato al disegno di legge di riforma della governance portuale, aggiungendo che “l’appuntamento si è infatti limitato a un’informativa generale, priva di una reale interlocuzione con le organizzazioni di rappresentanza e senza l’apertura di un effettivo percorso di concertazione sui contenuti della riforma”. “Particolarmente preoccupante – prosegue la Federazione dei Trasporti della Cgil – appare quanto emerso circa l’attivazione di una piattaforma digitale per la raccolta di proposte emendative da parte dei soggetti interessati. Se confermata, tale modalità rischia di ridurre il confronto a un mero scambio di contributi scritti, svuotando il ruolo del dialogo sociale e delle sedi istituzionali deputate all’esame del provvedimento. Una riforma strategica per il sistema portuale nazionale – afferma infine la Filt Cgil – richiede un confronto strutturato, trasparente e partecipato con tutte le rappresentanze coinvolte e non incontri pletorici come quello che si è tenuto al Mit”.

 

Porti, Assocostieri: la riforma è un’opportunità. Va preservato il ruolo strategico delle infrastrutture energetiche

La modernizzazione della governance portuale rappresenta un passaggio importante per rafforzare la competitività del sistema logistico nazionale e sostenere gli investimenti nelle infrastrutture. È questo il messaggio portato da Assocostieri nel corso dell’audizione ieri presso la IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame del disegno di legge di riforma della governance portuale.
Nel suo intervento il direttore generale dell’associazione, Dario Soria, ha sottolineato la necessità che il nuovo assetto normativo tenga conto della specificità delle infrastrutture energetiche strategiche presenti nei porti italiani, elementi essenziali per garantire sicurezza degli approvvigionamenti, continuità operativa delle filiere energetiche e sviluppo della transizione energetica. “Condividiamo pienamente gli obiettivi della riforma e la volontà di rendere il sistema portuale italiano più efficiente, attrattivo e competitivo. Al tempo stesso, riteniamo fondamentale che il nuovo quadro normativo eviti fughe in avanti, come la previsione di una procedura ultra- semplificata per le varianti ai Piani Regolatori Portuali, applicabile non soltanto – come è corretto che sia – alle opere destinate alla realizzazione di infrastrutture strategiche per il trasporto marittimo di rilevanza nazionale e internazionale, ma anche a opere urgenti non meglio definite da realizzare in porti ancora dotati di un Piano Regolatore Portuale previgente. È inoltre necessario superare definitivamente l’equivoco interpretativo secondo cui i principi di contendibilità e di selezione concorrenziale delle concessioni di cui all’art. 18 della Legge n.84/1994 e dal Decreto Interministeriale n. 202/2022 troverebbero applicazione anche alle infrastrutture strategiche dei settori petrolifero, del GNL e del bunkeraggio marittimo rappresentati da Assocostieri”, ha dichiarato Soria.

Assocostieri rappresenta le aziende della logistica energetica che gestiscono depositi costieri di prodotti petroliferi, impianti di stoccaggio, terminali e depositi di GNL e infrastrutture dedicate ai nuovi combustibili per il trasporto marittimo. Un sistema che assicura ogni giorno l’approvvigionamento energetico di famiglie, imprese, trasporti e attività produttive. Nel corso dell’audizione l’Associazione ha evidenziato l’opportunità di rafforzare il coordinamento tra la riforma della governance portuale e la normativa che disciplina le infrastrutture energetiche strategiche, al fine di garantire certezza regolatoria, continuità degli investimenti e piena operatività di asset che svolgono una funzione di interesse nazionale. “I porti sono sempre più hub energetici oltre che logistici. Per questo è importante che l’evoluzione della governance portuale proceda in armonia con gli obiettivi di sicurezza energetica e di decarbonizzazione. Le proposte presentate da ASSOCOSTIERI vanno in questa direzione: contribuire a una riforma efficace, capace di sostenere sia la crescita del sistema portuale sia lo sviluppo delle infrastrutture energetiche necessarie al futuro del Paese”, ha concluso Soria.

 

Accordo strategico tra Eni e Fincantieri per la valorizzazione di tecnologie innovative per il monitoraggio subacqueo

Eni  e Fincantieri, tramite la sua controllata IDS – Ingegneria dei Sistemi, società specializzata nello sviluppo di mezzi unmanned (privi di pilota) per il mercato underwater e dei relativi sistemi di comando e controllo, nella industrializzazione di sensoristica avanzata e nella radaristica, annunciano la firma di un accordo strategico relativo alla tecnologia proprietaria Eni “Clean Sea”, il sistema robotico sottomarino sviluppato da Eni e progettato per il monitoraggio dell’ecosistema marino e delle infrastrutture subacquee, inclusa la verifica della loro integrità in servizio. L’intesa prevede la concessione a IDS di una licenza esclusiva per la commercializzazione su scala globale e lo sviluppo industriale della tecnologia Clean Sea, che sarà destinata a ispezioni subacquee e ad applicazioni legate agli obiettivi di transizione energetica del mercato offshore, con particolare riferimento ai programmi di Carbon Capture & Storage (CCS) in ambiente marino. Tale licenza consentirà ad IDS di utilizzare la tecnologia “Clean Sea” per le esigenze operative di Eni e così pure per quelle di clienti terzi. Il Clean Sea è basato su un’architettura ibrida ROV/AUV (Remotely Operated Vehicle/Autonomous Underwater Vehicle), che ne permette l’impiego sia in modalità telecomandata da nave appoggio sia in modalità completamente autonoma. La tecnologia integra payload modulari intercambiabili, denominati e-pods, che combinano strumenti e sensori dedicati a specifiche attività di monitoraggio e ispezione — tra cui campionamento delle acque, analisi visiva di dettaglio e ricostruzioni acustiche 3D — garantendo operazioni avanzate di acquisizione ed elaborazione dati anche in ambienti offshore complessi. La tecnologia verrà integrata con le diverse piattaforme autonome e sistemi unmanned sviluppate dal Gruppo Fincantieri, che consentiranno la scalabilità delle applicazioni sia in termini di volumi che di nuovi ambiti. A valle dell’accordo, Eni e IDS potranno collaborare inoltre alle attività di evoluzione tecnologica della piattaforma e allo sviluppo di soluzioni innovative complementari, favorendo la crescita di competenze industriali italiane in un settore strategico come quello della robotica e delle tecnologie subacquee. L’intesa si colloca nel quadro del modello di innovazione di Eni che intende accelerare la valorizzazione sul mercato delle tecnologie proprietarie con partnership tecnologiche e commerciali. La loro cessione in licenza a operatori qualificati contribuisce ad accelerarne ulteriormente il grado di innovazione e efficienza operativa, promuovendone l’industrializzazione e la commercializzazione in contesti nazionali e internazionali ancora più ampi. Inoltre, l’accordo rafforza il posizionamento del Gruppo Fincantieri nel dominio underwater, consolidando anche il ruolo del Polo Tecnologico della Subacquea come struttura di coordinamento delle competenze e delle tecnologie del Gruppo nei sistemi civili, di difesa e dual use, nonché abilitatore strategico per lo sviluppo di tecnologie avanzate dedicate alla sicurezza, al monitoraggio e alla protezione delle infrastrutture critiche subacquee. L’accordo conferma la volontà delle Parti di promuovere sinergie industriali e tecnologiche italiane in ambiti ad alto potenziale di sviluppo, contribuendo all’evoluzione delle soluzioni per il monitoraggio marino, la sicurezza delle infrastrutture critiche e la gestione più sostenibile sotto il profilo ambientale delle attività offshore. Eni  e Fincantieri sono parti correlate. Eventuali accordi vincolanti fra le parti verranno stipulati nel rispetto della normativa applicabile, ivi inclusa quella in materia di operazioni tra parti correlate.

Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni, ha commentato: “L’accordo con Fincantieri conferma il valore delle attività di innovazione di Eni e la rilevanza dei prodotti che ne derivano, in questo caso con l’eccellenza raggiunta nel campo della robotica industriale. La nostra tecnologia proprietaria Clean Sea, operativa dal 2016 e costantemente evoluta, ha saputo guadagnarsi il riconoscimento di un operatore all’avanguardia nel settore, che permetterà di elevarne ulteriormente gli standard di operatività.” “Questo accordo rafforza ulteriormente le capacità del Gruppo Fincantieri nel dominio underwater e consolida il ruolo di IDS nello sviluppo e nell’integrazione di soluzioni avanzate per il monitoraggio e l’ispezione subacquea. ha dichiarato Matteo Marchiori, CEO di IDS. “La combinazione tra le competenze di IDS nei sistemi unmanned, nel comando e controllo e nella sensoristica avanzata e l’innovazione sviluppata da Eni con la tecnologia Clean Sea consentirà di accelerarne l’industrializzazione e la diffusione sui mercati internazionali, ampliandone le applicazioni nel monitoraggio ambientale, nella protezione delle infrastrutture critiche offshore e nel supporto ai nuovi scenari della transizione energetica.”

 

A Siemens Energy e NSORe appalto per infrastrutture eolico offshore

Il gestore di rete elettrica tedesco 50Hertz ha annunciato l’assegnazione di un appalto del valore di diversi miliardi di euro a due aziende del settore energetico per la realizzazione di infrastrutture destinate a collegare i parchi eolici del Mare del Nord alla rete elettrica. Secondo un comunicato, il progetto di interconnessione denominato «North Sea Connector 2» comprenderà «una piattaforma offshore» e una «stazione terrestre» situate nel nord della Germania, in grado di trasportare fino a 2 GW, pari al fabbisogno elettrico di circa 2 milioni di famiglie. A seguito di una gara d’appalto, il contratto è stato aggiudicato al colosso tedesco Siemens Energy e al produttore di infrastrutture per l’eolico offshore Neptun Smulders Offshore Renewables (NSORe).Al fine di garantire il proprio approvvigionamento energetico e ridurre la dipendenza da altri Paesi, la Germania intende accelerare la produzione di energia eolica nel Mare del Nord. Citata nel comunicato, la ministra tedesca dell’Economia Katherina Reiche ha sottolineato l’importanza di «catene di approvvigionamento resilienti», realizzate con una tecnologia «sovrana», nel contesto delle attuali tensioni geopolitiche e commerciali.

 

Nextchem (Maire) accordo di licenza in Canada per carburante sostenibile per gli aerei

Nextchem (Maire), attraverso la propria controllata MyRechemical, si è aggiudicata un accordo di licenza con Sustaero per un progetto di produzione di sustainable aviation fuel (saf) da biomassa in Canada. In base all’accordo, Nextchem fornirà la licenza della tecnologia proprietaria Nx Circular™ per la sezione biomass-to-syngas dell’impianto, che rappresenta la fase iniziale del processo produttivo.
Il progetto è finalizzato alla produzione di syngas purificato di grado chimico a partire da residui forestali, destinato alla successiva conversione in saf.
Fabio Fritelli, managing director di Nextchem, spiega che “questo accordo conferma l’interesse del mercato per le nostre soluzioni proprietarie di gassificazione, pensate per applicazioni avanzate e versatili di waste-to-value a partire da diversi feedstock. Abilitando la produzione di syngas purificato per il saf supportiamo Sustaero nello sviluppo di un percorso innovativo che integra circolarità e obiettivi di decarbonizzazione”.

Esi firma accordi per nuovi impianti di rinnovabili da 8 MW, valore sui 4,5 mln

Esi, societa’ italiana attiva nelle energie rinnovabili, ha sottoscritto accordi preliminari con un primario operatore internazionale del settore per la realizzazione di due nuovi impianti per una potenza complessiva di circa 8 MW. Il partner, di cui non e’ stato reso noto il nome ma definito dalla societa’ come un operatore ‘di primo piano’ a livello internazionale, collaborera’ allo sviluppo di due progetti fotovoltaici destinati al mercato italiano. Gli accordi, che prevedono la successiva finalizzazione di contratti per un valore stimato intorno ai 4,5 milioni di euro, riguardano un impianto da 5,3 MW a Villasanta (Monza e Brianza) e uno da 2,8 MW a Lamezia Terme (Catanzaro). Secondo quanto comunicato dalla societa’, l’avvio dei cantieri e’ previsto nel secondo semestre del 2026 per il primo progetto e nel primo semestre del 2027 per il secondo. Con queste nuove intese, il portafoglio ordini complessivo dell’azienda raggiunge circa 28,3 milioni di euro, a prova – sottolinea il gruppo – di un portafoglio ordini stabile, significativo e in evoluzione continua.

Somec: acquisisce portafoglio commesse da 18,5 mln tra Usa, Europa e MO

Somec, tramite la propria divisione Mestieri, progettazione e creazione di interior personalizzati, ha acquisito un portafoglio di nuove commesse per un valore complessivo di 18,5 milioni di euro. Gli ordini, ottenuti con il contributo corale delle societa’ del Gruppo – Mestieri, Budri, Ceolin, Lamparredo, Skillmax e TSI – riguardano forniture e lavorazioni di altissima specializzazione in ambito residenziale, hospitality, retail e museale, con interventi distribuiti tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Canada ed Europa. Lo ha reso noto in un comunicato la societa’ specializzata nell’ingegneria civile e navale. Tra gli interventi di maggiore rilievo figura la realizzazione della facciata per la boutique di una primaria maison internazionale del lusso in Arabia Saudita. C’e’ poi la commessa relativa a un progetto retail attualmente in corso in California, per una griffe simbolo del lusso internazionale. Il portafoglio comprende inoltre la fornitura di alcune ville private in Florida ed un Hotel a Dubai. Nel complesso le ricadute economiche sono attese tra la seconda meta’ del 2026 e il primo trimestre del 2027. “Ogni opera di questo portafoglio di commesse – tanto variegato quanto esclusivo – e’ unica ed ogni sfida esecutiva e’ diversa. E’ esattamente in questo perimetro che Mestieri, con le sue societa’, trova la propria ragione d’essere”, ha commentato Oscar Marchetto, presidente di Somec.

Engineering cede Alfahealth e Industries Excellence ad Accenture

Il gruppo Engineering ha sottoscritto due accordi vincolanti con Accenture per la cessione dell’intero capitale sociale di Alfahealth, operante nella trasformazione della sanità italiana, e del gruppo Industries eXcellence, attivo nello sviluppo e nella realizzazione di soluzioni digitali per i settori industriali, con principale focus negli Usa e in alcuni mercati europei. I due asset, spiega una nota, rappresentano complessivamente circa il 18% dei ricavi consolidati e il 25% dell’Ebitda Adjusted del gruppo Engineering nel 2025.
Le operazioni sono soggette alle consuete condizioni sospensive, tra cui, a titolo esemplificativo, le autorizzazioni Antitrust e Golden Power, e si prevede che si concludano nel quarto trimestre del corrente esercizio.
I proventi netti della cessione, interamente su base cassa, si legge ancora, rafforzeranno la struttura patrimoniale del gruppo, offrendo maggiore flessibilità per proseguire nel percorso di trasformazione strategica in corso.
“Gli accordi rappresentano un passo importante nel percorso di rifocalizzazione del business di Engineering: accelerare sull’AI, riacquistare nuovi gradi di libertà strategica nei segmenti a più alta crescita anche attraverso la riduzione della leva finanziaria, investire nelle principali piattaforme proprietarie e rafforzarci nei segmenti tecnologici e industriali più attrattivi, per consolidare un vantaggio competitivo sostenibile per i nostri clienti”, spiega Aldo Bisio, ceo del gruppo Engineering.

Stellantis con Wayve e Uber accelerano la diffusione del Robotaxi a liveoo globale

Stellantis, Wayve e Uber hanno annunciato una collaborazione per esplorare congiuntamente lo sviluppo e l’implementazione su scala globale di robotaxi di livello 4 (senza conducente). La collaborazione combina le L4-Ready Platforms di Stellantis, la tecnologia di guida basata sull’AI di Wayve e la piattaforma globale di Uber per supportare una nuova generazione di veicoli completamente autonomi. L’iniziativa si basa su collaborazioni strategiche già in essere tra le aziende, tra cui il recente accordo L2++ di Stellantis e Wayve e la partnership di Wayve e Uber per implementare servizi di mobilità autonoma a Londra, Tokyo e in altre dieci città nel mondo a partire da quest’anno. Stellantis progetterà, svilupperà e produrrà su larga scala veicoli basati sulle L4- Ready Platform, dotati di sistemi di sensori integrati e progettati per soddisfare i requisiti operativi, degli standard di sicurezza e dei sistemi di ridondanza necessari per le operazioni di guida senza conducente ad alta intensità di utilizzo. Wayve fornirà il software di guida basato su intelligenza artificiale, in grado di percepire e operare in ambienti complessi del mondo reale in modo completamente autonomo. Basata sull’approccio end-to-end di Wayve, la tecnologia è progettata per adattarsi a diverse aree geografiche e condizioni di guida senza ricorrere a mappature o adattamenti specifici per area, consentendo così un’espansione più rapida ed efficiente in termini di costi. Uber distribuirà questi veicoli autonomi all’interno della propria rete globale di mobilità, consentendo l’accesso alle corse autonome tramite l’app Uber e contribuendo a scalare le operazioni nei diversi mercati.

 

Dba e Maestrale insieme per lo sviluppo delle infrastrutture del Cineca in ambito Hpc, Ai Factory e Quantum Computing

DBA Group,, società quotata sul mercato Euronext Growth Milan di Borsa Italiana e fra le principali realtà in Italia di consulenza tecnica, architettura, ingegneria, project management e soluzioni digitali, conferma il proprio supporto a Cineca. Il Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI), costituito da DBA  (capogruppo), MAESTRALE S.r.l e i suoi soci (Ariatta, Redesco, Starching), provvederà all’erogazione dei servizi professionali e di consulenza tecnica per lo sviluppo e la gestione delle infrastrutture critiche di Cineca.

Cineca, tra i più importanti centri di supercalcolo in Europa e punto di riferimento nazionale per la ricerca e la trasformazione digitale, nonché struttura ospitante di uno dei supercalcolatori più potenti del mondo per conto del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e di Euro HPC JU, ha siglato con il RTI un accordo quadro di durata quadriennale per l’affidamento dei servizi di ingegneria, architettura e consulenza tecnica inerenti agli interventi di connessione elettrica in alta tensione e di nuova costruzione ed adeguamento impianti in ambito Data Center – High Performance Computing, manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia e nuova edificazione sugli immobili e le infrastrutture di proprietà.

Il RTI accompagnerà lo sviluppo degli investimenti di CINECA mettendo a disposizione competenze specialistiche multidisciplinari ed una consolidata esperienza nella progettazione di infrastrutture critiche a prova di futuro. Grazie alla competenza dei gruppi di lavoro ed alla capacità di operare in parallelo, sarà possibile accelerare la realizzazione degli incarichi operativi adottando best practices internazionali e procedure di automazione dei processi progettuali (es. BIM – Building Information Modelling), elementi imprescindibili in questo settore di mercato. La collaborazione assume una rilevanza strategica anche alla luce del ruolo di hosting entity di CINECA per il successo della proposta coordinata per il Ministero dell’Università e Ricerca nel bando della Commissione Europea per la creazione di una delle prime AI Factory europee. Questa iniziativa, che fa leva sulla potenza del supercomputer Leonardo presso il Tecnopolo di Bologna, mira a creare ambienti dedicati allo sviluppo di modelli AI di nuova generazione. Le attività di ingegneria del RTI supporteranno l’evoluzione infrastrutturale necessaria a sostenere questi nuovi, massicci carichi computazionali, oltre che di tutte le altre infrastrutture ad alto impatto tecnologico.

“Siamo orgogliosi – ha commentato Raffaele De Bettin, CEO di DBA Group – di mettere nuovamente le nostre competenze al servizio di un’eccellenza come CINECA, in un momento così cruciale per l’innovazione digitale del Paese. Questa aggiudicazione premia la competenza maturata da DBA in oltre 20 anni di attività nel settore Data Center e la nostra capacità di progettare infrastrutture mission-critical che coniugano altissime prestazioni tecnologiche e sostenibilità ambientale. Prendere parte a progetti per lo sviluppo delle AI Factory europee significa contribuire al posizionamento dell’Italia come hub strategico per l’intelligenza artificiale ed il supercalcolo di nuova generazione. In un mercato in rapida evoluzione, anche le analisi dell’AGCM confermano la necessità di garantire uno sviluppo aperto e competitivo, progettando infrastrutture scalabili, efficienti e sostenibili in linea con le priorità nazionali ed europee.” “Siamo particolarmente soddisfatti – ha dichiarato Gianfranco Ariatta, Presidente di MAESTRALE – di contribuire, insieme a DBA, allo sviluppo delle infrastrutture di un’eccellenza nazionale come CINECA, che rappresenta un pilastro strategico per il progresso scientifico e tecnologico del Paese. Questa collaborazione testimonia il valore di un approccio sinergico tra operatori altamente specializzati e valorizza l’esperienza di Maestrale nella progettazione e realizzazione di infrastrutture tecnologiche, garantendo standard elevati in termini di affidabilità e sostenibilità. Il nostro contributo si concentra su soluzioni infrastrutturali ad alte prestazioni, con un’attenzione costante alla qualità progettuale e all’ottimizzazione dei consumi. In un contesto in rapida evoluzione, è fondamentale adottare un approccio flessibile e scalabile, capace di accompagnare nel tempo le esigenze operative di CINECA”.

 

CNA, Confartigianato e Casartigiani: “Artigianale sì, ma solo se sei artigiano. Utili chiarimenti dal Mimit sulla nuova legge”

Le FAQ pubblicate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla nuova disciplina che regola l’utilizzo del termine “artigianale” rappresentano un importante contributo per chiarire l’ambito di applicazione della legge n. 34 del 2026 e fornire indicazioni operative alle imprese. È il giudizio espresso dal Presidente di CNA, Dario Costantini, dal Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, e dal Presidente di Casartigiani, Giacomo Basso, i quali sottolineano: “Accogliamo con favore i chiarimenti forniti dal Ministero perché contribuiscono a fugare dubbi interpretativi e a definire con equilibrio il perimetro della norma. La legge tutela il valore autentico dell’artigianato italiano e garantisce maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori, senza limitare la libertà d’impresa né impedire alle aziende di valorizzare la qualità, la tradizione o la lavorazione manuale dei propri prodotti”. La legge stabilisce che il termine “artigianale” e ogni richiamo all’artigianato possano essere utilizzati nella promozione di prodotti e servizi esclusivamente dalle imprese scritte all’Albo delle imprese artigiane. Le FAQ chiariscono che la norma tutela una specifica qualifica giuridica e imprenditoriale e non il semplice ricorso a lavorazioni manuali o tradizionali. Tra gli esempi forniti dal Ministero vi è quello del settore alimentare. Un bar che produce internamente il proprio gelato ma non è iscritto all’Albo non potrà pubblicizzarlo come “gelato artigianale”; potrà invece utilizzare definizioni come “gelato di produzione propria”, “gelato fatto ogni giorno” o “preparato con lavorazioni tradizionali”. Diverso il caso di un esercizio che commercializza gelato proveniente da un’impresa artigiana iscritta all’Albo: in questo caso il prodotto potrà essere correttamente presentato come “artigianale”, dimostrandone, in caso di controllo, la provenienza. Le FAQ affrontano anche il caso delle imprese che utilizzano tecniche manuali. Una grande azienda che realizza pasta confezionata attraverso alcune lavorazioni svolte a mano non potrà indicare in etichetta “pasta artigianale” se non possiede la qualifica di impresa artigiana. Potrà però valorizzare il prodotto con espressioni come “fatto a mano”, “lavorato secondo tradizione”, “realizzato con strumenti tradizionali”, “autentico della tradizione italiana” o “di qualità”.

Particolare attenzione è dedicata anche ai prodotti che incorporano componenti o ingredienti realizzati da imprese artigiane. Un produttore di mobili che utilizza maniglie forgiate da un laboratorio artigiano non potrà definire “artigianale” l’intero mobile se non è iscritto all’Albo, ma potrà evidenziare l’origine artigiana di quello specifico componente. Lo stesso principio vale per un liquore prodotto industrialmente che utilizza ingredienti provenienti da imprese artigiane: l’artigianalità può essere riferita all’ingrediente, non all’intero prodotto. I chiarimenti riguardano inoltre commercianti, negozi e piattaforme e-commerce, che possono continuare a vendere e promuovere prodotti artigianali realizzati da imprese artigiane purché ne sia dimostrabile la provenienza. Analogamente, gli hobbisti e i produttori occasionali che partecipano a fiere e mercatini potranno descrivere i propri manufatti come “fatti a mano”, “realizzati personalmente”, “creati con tecniche tradizionali” o “pezzi unici”, ma non utilizzare il termine “artigianale” in assenza della qualifica prevista dalla legge. Le FAQ chiariscono infine che la nuova disciplina non modifica le normative speciali già vigenti, comprese quelle relative alla birra artigianale e alle Indicazioni Geografiche Protette dei prodotti artigianali e industriali. “La qualifica di artigiano – concludono Costantini, Granelli e Basso – non è uno slogan pubblicitario ma una condizione giuridica e imprenditoriale riconosciuta dalla legge. La nuova disciplina rafforza la tutela dei consumatori e valorizza il patrimonio di competenze, professionalità e saper fare che rende unico l’artigianato italiano”.

 

Startup Soource chiude round d’investimento da 3 mln di euro

Soource, la startup fondata nel 2024 a Bolzano dall’olimpionico e oro europeo di tuffi Maicol Verzotto, insieme a Nazareno Mario Ciccarello, Silvia Chiarot, Serena Galli e Luca Taddeo, ha annunciato la chiusura di un round di investimento Seed da 3 milioni di euro. L’operazione è stata guidata da Vertis, attraverso il fondo “Vertis Venture 5 Scaleup”, e ha visto la partecipazione dell’operatore di venture capital elvetico Tenity, di 360 Capital – che attraverso il fondo 360 Digitaly aveva guidato il precedente round chiuso a gennaio 2025 – e del Club degli Investitori. Con questo round la raccolta complessiva di Soource ha superato i 5 milioni di euro dal 2025. Soource utilizzerà le risorse raccolte con questo round per consolidare la propria posizione nel mercato dell’intelligence nel procurement in Italia e supportare l’espansione nei principali mercati europei. Il problema: l’AI è potente, ma dà risultati affidabili solo se lavora su dati puliti e completi. Nel procurement i dati sui fornitori sono spesso frammentati, incompleti o non verificati. La soluzione: Soource (www.soource.com) è la piattaforma che mette ordine in questi dati e ci costruisce sopra l’automazione. Una sola piattaforma per cercare, arricchire, automatizzare e monitorare ogni informazione sui fornitori. Come funziona: alla base ;è un database internazionale proprietario con dati verificati e certificati. Su questo lavora un’AI fatta di più agenti specializzati, ognuno dedicato a un diverso processo degli uffici acquisti: trovare fornitori (discovery), qualificarli, confrontarli, contattarli (outreach) e completarne i dati (enrichment). Attività che oggi richiedono ore di lavoro manuale diventano automatiche. Il risultato: il procurement evolve da un modello “copilot”, in cui l'AI supporta gli operatori, a un modello “autopilot”, in cui numerose attività vengono eseguite automaticamente mantenendo dati affidabili e verificati al centro del processo decisionale. A poco più di un anno dall’ingresso sul mercato, Soource è una delle soluzioni AI enterprise a più rapida crescita nel panorama italiano. La piattaforma è già utilizzata da primari gruppi operanti nei settori utilities, farmaceutico, energetico, assicurativo, alimentare, industriale e delle costruzioni. La startup, che conta su un team di 17 persone che operano nella sede presso il NOI Techpark di Bolzano, prevedemdi raddoppiare il proprio organico entro la fine del 2027. Maicol  Verzotto è stato anche co-fondatore e CEO di Functional, che sotto la sua guida è cresciuta esponenzialmente, generando da zero oltre 9 milioni di euro ricavi in soli tre anni e raccogliendo più di 2 milioni di capitali. Nazareno Mario Ciccarello ha maturato una solida esperienza nei settori healthcare e banking. È visiting professor di imprenditorialità presso IE Business school. “Questo round rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di crescita di Soource”, commenta Verzotto. “A un anno dal go-to-market stiamo lavorando con le più importanti enterprise di ogni categoria e industria. Le nuove risorse ci permetteranno di accelerare lo sviluppo della nostra piattaforma basata sui dati, rafforzare il team e consolidare la nostra leadership in Italia, con l’obiettivo di portare Soource anche sui principali mercati europei”. “Grazie a questo round d’investimento Soource accelera un cambio di paradigma: attraverso l’ntegrazione di intelligence avanzata sui fornitori e sul mercato, trasformando il procurement da funzione semplicemente reattiva a capacità predittiva, abilitando decisioni più rapide, informate e strategicamente orientate”, sottolinea Ciccarello.

Alessandro Galbusera è il nuovo presidente di Confcooperative Habitat

Alessandro Galbusera è il nuovo presidente di Confcooperative Habitat. È stato eletto oggi a Roma dall’assemblea della federazione a cui aderiscono 855 cooperative con oltre 56.800 soci e 810 persone occupate, per un fatturato aggregato di 339 milioni di euro. Galbusera, milanese, 62 anni, laureato in architettura al Politecnico di Milano, sposato con tre figli, vive e lavora a Milano. Si occupa da oltre vent’anni di cooperazione edilizia come presidente e coordinatore di iniziative edilizie promosse dal Consorzio Cooperative Lavoratori di cui è vicepresidente. Per il consorzio segue anche lo sviluppo dei processi formativi interni. Tra gli altri incarichi, è componente della presidenza Acli di Milano con delega per le politiche dell’abitare. «Per l’abitare la cooperazione è il modello più idoneo a interpretare i bisogni. Oggi – dice Galbusera – la sfida strutturale si gioca su due fronti: da un lato la complessità delle aree urbane. Dall’altro i luoghi fragili, sostenendo le cooperative di comunità come atto di presidio contro l’abbandono. Le cooperative sono la risposta per entrambe le dimensioni».

 

Anie Rinnovabili: il ddl Coltivitalia rischia di bloccare le rinnovabili senza offrire alternative

L’emendamento del Relatore, On. Mirco Carloni, al Disegno di Legge “Coltivitalia”, all’esame della Camera, impedendo l’espianto o l’eradicazione di piante di ulivo per realizzare impianti di energia da FER rischia di compromettere lo sviluppo delle fonti rinnovabili in ambito agricolo, in contrasto con gli impegni assunti dall’Italia sulla transizione energetica.
Dopo il Decreto Agricoltura e nonostante i correttivi del Testo Unico FER (DLgs 190/2024), si torna a rischiare un restringimento degli spazi disponibili per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili nelle aree agricole, senza indicare dove e come realizzare la capacità necessaria a raggiungere gli obiettivi del PNIEC.
ANIE Rinnovabili ribadisce che la tutela delle produzioni di eccellenza – DOP, IGP, DOCG – non è in discussione e che rappresenta un pilastro dell’identità agroalimentare italiana. Utilizzare questa tutela, però, come argomento per limitare in modo generalizzato l’innovazione e la diversificazione del reddito agricolo è una scelta che indebolisce, non protegge, il settore primario.

“Contrapporre agricoltura ed energia è una falsa scelta, che non trova riscontro nei dati né nella realtà delle imprese” – dichiara Andrea Cristini, Presidente di ANIE Rinnovabili. “L’agrivoltaico non sottrae terreno alla produzione, ma la integra, aumenta la resilienza delle aziende agricole alla volatilità dei mercati e agli effetti del cambiamento climatico, e garantisce una seconda fonte di reddito stabile agli agricoltori. Bloccarlo significa togliere agli imprenditori agricoli uno strumento competitivo, non difenderli”.

Nel Paese sono presenti, inoltre, ampie superfici oggi improduttive o in stato di abbandono – a partire dalle aree colpite dalla Xylella – che potrebbero essere valorizzate con soluzioni integrate. Interventi coordinati di ripiantumazione, rilocalizzazione degli uliveti e installazione di impianti agrivoltaici consentirebbero di conciliare tutela del paesaggio, rilancio produttivo e sviluppo energetico.

ANIE Rinnovabili auspica, quindi, una rivalutazione dell’emendamento presentato dal Relatore On. Carloni al DDL Coltivitalia e che la politica si orienti verso una valutazione pragmatica, fondata su evidenze scientifiche e capace di riconoscere l’agrivoltaico come leva di sviluppo per l’intero comparto agricolo.

 

Report Digitale Ue, progressi ma necessario chiudere lacune strutturali per raggiungere target 2030

La Commissione europea ha pubblicato il quarto rapporto sullo stato del decennio digitale, che mostra come l’Europa abbia compiuto progressi verso gli obiettivi di trasformazione digitale per il 2030, come infrastrutture digitali sicure e sostenibili e la digitalizzazione dei servizi pubblici; tuttavia, la sfida ora consiste nel conseguire risultati su larga scala, con rapidità e coerenza.

Il rapporto giunge in concomitanza con la pubblicazione dell’ultimo Eurobarometro speciale della Commissione , che mostra come una schiacciante maggioranza di europei consideri la politica digitale una priorità assoluta dell’UE, sostenendo con fermezza un futuro digitale europeo più autonomo.

Il programma politico del Decennio digitale funge da bussola strategica dell’UE per promuovere e investire nella competitività e nella sovranità digitale dell’Europa. La relazione valuta i progressi compiuti dall’UE nella digitalizzazione a tutto tondo, comprese le infrastrutture critiche, la digitalizzazione delle imprese, le competenze digitali e la digitalizzazione dei servizi pubblici. Quest’anno, la relazione va oltre la semplice analisi dei progressi, delineando riforme e investimenti prioritari a livello UE e degli Stati membri, nel tentativo di orientare l’allocazione dei finanziamenti per il digitale nel prossimo quadro finanziario pluriennale dell’UE.

Il rapporto mostra che sono stati compiuti progressi nei seguenti ambiti: per quanto riguarda la diffusione dell’infrastruttura di connettività di base, il 96,8% delle famiglie dispone ora di una copertura 5G di base. Tuttavia, alcune bande ad alta capacità e la diffusione della fibra ottica fino alla sede del cliente (Fibre-to-the-Premises) sono in ritardo.

Per quanto riguarda l’adozione di base delle tecnologie digitali avanzate da parte delle imprese, il 46,7% delle aziende dell’UE utilizza il cloud computing, il 39,9% applica l’analisi dei dati e quasi il 20% implementa l’intelligenza artificiale (l’adozione è aumentata del 48% nel 2025 rispetto all’anno precedente). Un esempio è il settore sanitario, dove l’intelligenza artificiale è all’avanguardia con la diagnostica per immagini basata sull’IA, migliorando la diagnosi precoce, accelerando i tempi di diagnosi e garantendo migliori risultati per i pazienti.

Infine, oltre il 60% degli europei possiede ormai almeno competenze digitali di base.

Permangono tuttavia delle lacune. Nel settore dei semiconduttori, l’UE rappresenta solo il 9% del mercato globale, ben lontano dall’obiettivo del 20% fissato per il 2030. Lo stesso si può dire per la capacità di calcolo. Mentre la diffusione dei nodi edge è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del Decennio Digitale 2030 in anticipo rispetto ai tempi previsti, la capacità di calcolo è ancora significativamente inferiore alla domanda.

Inoltre, nonostante i significativi progressi nel campo della sicurezza informatica, l’Europa rimane strutturalmente dipendente da fornitori di sicurezza informatica extra-UE, e le aziende europee sono sottorappresentate nei ruoli di leadership globale in questo settore.

Si registra inoltre una carenza di competenze nel settore ICT. Gli specialisti rappresentavano solo il 5% dell’occupazione nel 2025, la metà dell’obiettivo del 10% fissato per il 2030. Le donne costituivano meno del 20% degli specialisti ICT impiegati, una percentuale rimasta invariata dal 2024, nonostante la crescente domanda, soprattutto nei settori della sicurezza cloud, della cybersecurity, della gestione dei dati e dello sviluppo software.

Infine, per quanto riguarda l’adozione di tecnologie avanzate, le PMI si trovano ad affrontare ostacoli persistenti in termini di dati, competenze, integrazione e risorse, il che rende più difficile per loro adottare e scalare soluzioni digitali avanzate.

Uno studio della Commissione dimostra che l’azione coordinata dell’UE in ambito digitale produce risultati eccellenti. Ogni euro speso in politiche digitali nell’ambito di NextGenerationEU genererà 1,50 euro di produzione economica all’interno dell’UE e 2 euro per l’economia globale nel suo complesso (UE inclusa) entro la fine del 2030. Si tratta di un valore di gran lunga superiore alla media di altri settori politici. Questi investimenti nel digitale generano effetti a cascata sia a livello transfrontaliero che tra i diversi settori dell’economia.

Il rapporto fornisce chiare raccomandazioni sia all’UE che agli Stati membri per continuare a intensificare gli sforzi, in un momento in cui quasi la metà del bilancio pubblico incluso nelle tabelle di marcia nazionali del Decennio digitale verrà gradualmente eliminata entro il 2026. Per evitare di arrestare i progressi, il rapporto sollecita a garantire la continuità dei finanziamenti dopo il 2026 per colmare il divario, ampliare i progetti di successo (ad esempio i Consorzi europei per le infrastrutture digitali (EDIC), i Progetti importanti di interesse comune europeo (IPCEI)) e rafforzare il coordinamento a livello UE (ad esempio attraverso progetti multi-paese ) per prevenire la frammentazione del mercato e un’attuazione disomogenea.

Un’indagine speciale Eurobarometro , condotta tra febbraio e marzo 2026, mostra che il 79% degli europei considera la politica digitale una priorità assoluta dell’UE per la definizione del futuro. L’Eurobarometro analizza l’evoluzione degli atteggiamenti dei cittadini in un anno caratterizzato da rapidi cambiamenti tecnologici e intensi dibattiti politici sui diritti digitali.

I cittadini sostengono fermamente un futuro digitale europeo più autonomo, dando priorità agli investimenti in infrastrutture sviluppate nell’UE (85%) e alla riduzione della dipendenza dalla tecnologia di paesi terzi (82%). L’80% ritiene importante rendere l’UE leader globale nelle infrastrutture tecnologiche. Inoltre, il 58% degli europei passerebbe a un fornitore UE anche a un costo maggiore. I cinque fattori principali che incoraggiano il passaggio a un fornitore con sede nell’UE includono: maggiore sicurezza e affidabilità (50%), migliore protezione dei dati personali (49%), norme più chiare e tutela dei consumatori (39%), minore dipendenza da paesi extra-UE (33%), sostegno all’economia e alla competitività dell’UE (30%).

Gli europei ritengono che la sanità digitale (55%), le tecnologie verdi (50%), la connettività più veloce (42%) e l’intelligenza artificiale (39%) avranno l’impatto più positivo nel prossimo decennio.

Circa quattro cittadini su dieci utilizzano l’intelligenza artificiale generativa almeno una volta alla settimana e, tra questi, quasi sette su dieci dichiarano di averne aumentato l’utilizzo nell’ultimo anno. L’80% ritiene che lo sviluppo dell’IA debba essere attentamente regolamentato, anche se ciò significa che gli sviluppatori di IA dovranno affrontare alcune limitazioni.

La preoccupazione per l’uso dannoso delle tecnologie digitali è diffusa e in aumento: il 92% dei cittadini desidera una maggiore protezione per i minori online, l’87% concorda sul fatto che la manipolazione online (disinformazione, deepfake, contenuti generati dall’IA, interferenze straniere) rappresenti una minaccia per la democrazia e si sente personalmente colpito da notizie false e disinformazione (53%), uso improprio dei dati personali (47%) e insufficiente protezione dei minori sulle piattaforme (41%).

Attraverso la relazione sullo stato del decennio digitale 2026, la Commissione invita gli Stati membri ad aggiornare le proprie tabelle di marcia nazionali per il decennio digitale con misure concrete, garantendo al contempo un maggiore allineamento con il prossimo quadro finanziario pluriennale, in particolare nel contesto della preparazione dei piani di partenariato nazionali e regionali e del futuro Fondo UE per la competitività. I ​​primi colloqui con gli Stati membri si terranno in occasione della Giornata digitale e della riunione del Consiglio per il decennio digitale, organizzate a Nicosia dalla Presidenza cipriota del Consiglio dell’UE il 18 e 19 giugno.

Nel 2027, la Commissione rivedrà gli obiettivi del programma politico per il Decennio digitale per garantire che riflettano la legislazione adottata, siano in linea con il panorama digitale in continua evoluzione e soddisfino le priorità e le ambizioni dell’UE. La revisione modernizzerà, semplificherà ed estenderà il quadro oltre il 2030.

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Euro 2032, ok al Via del Mare

Ieri pomeriggio, presso la sede del MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), è stata ufficializzata la candidatura dello Stadio “Ettore Giardiniero – Via del Mare” per gli Europei di calcio del 2032 che si svolgeranno in Italia e in Turchia.

L’incontro si è svolto alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, del Commissario Straordinario per gli Stadi Massimo Sessa, del Presidente della Commissione Sport e Cultura del Senato Roberto Marti e del Presidente del Club giallorosso Saverio Sticchi Damiani.

La candidatura è stata ufficialmente accettata perchè lo stadio, per come verrà ristrutturato in funzione dei Giochi del Mediterraneo, rispetta tutti i parametri stringenti previsti dalla UEFA per questo tipo di competizioni.

In Italia gli stadi candidati sono undici e di questi ne verranno scelti cinque che ospiteranno le partite di EURO 2032.

A margine dell’incontro, il Presidente dell’U.S. Lecce Saverio Sticchi Damiani ha dichiarato:
“Si tratta di un lavoro senza sosta che stiamo svolgendo perchè, dopo aver centrato l’obiettivo del finanziamento dell’Ettore Giardiniero – Via del Mare per ospitare i Giochi del Mediterraneo, ho ritenuto che potesse essere una grande occasione quella di poterci candidare ad EURO 2032.
È stata una corsa contro il tempo. Grazie alla grande collaborazione con il Comune di Lecce, con il Sindaco Adriana Poli Bortone ed il Vice Sindaco Roberto Giordano Anguilla, siamo riusciti a presentare per tempo tutta la documentazione necessaria per proporre la nostra candidatura. Oggi, questo lavoro silenzioso svolto negli ultimi 3 mesi ha trovato piena formalizzazione con l’accettazione della candidatura, tutt’altro che scontata in quanto subordinata al rispetto di numerosi parametri stabiliti dalla FIGC e dalla UEFA.
Si tratta di un passaggio propedeutico per entrare tra le poche strutture – solo undici – candidate ad ospitare EURO 2032. La possibilità di far rientrare lo stadio di Lecce tra le opere strategiche consentirebbe l’accesso ad una serie di benefici anche sul piano urbanistico non solo con riferimento allo stadio, ma anche a vantaggio dell’area circostante”.

 

Dl Sport, nuovi strumenti per accelerare gli iter di Euro 2032

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, del Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi, del Ministro della difesa Guido Crosetto e del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di sport, per lo svolgimento di grandi eventi e l’efficacia del documento di identità.

In ambito sportivo, il provvedimento introduce strumenti per accelerare la realizzazione degli interventi legati al campionato europeo di calcio UEFA EURO 2032. In particolare, si rafforzano gli strumenti operativi e la struttura del Commissario straordinario, con nuove misure di semplificazione amministrativa e di coordinamento istituzionale per il rispetto dei tempi richiesti dagli organismi internazionali.

È previsto uno stanziamento per i XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026, finalizzato anche alla realizzazione di opere connesse alla funzionalità delle infrastrutture.

Per l’America’s Cup – Napoli 2027 sono previste specifiche misure fiscali e relative ai rapporti di lavoro connessi alla manifestazione.

Un’importante novità riguarda il sostegno al calcio femminile professionistico: fermo restando il sostegno per le attività giovanili e gli investimenti per gli impianti sportivi che riguardano l’intero 10% della mutualità, la nuova ripartizione prevede che l’1% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla FIGC sarà destinato al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile.

Per il 2027 si rifinanzia, con 2 milioni di euro, il fondo “Dote per la famiglia”, con l’armonizzazione dei criteri e dei requisiti di accesso alle agevolazioni a favore dei giovani che svolgono attività sportiva presso le associazioni e le società sportive dilettantistiche.

Si incrementa inoltre di 4 milioni di euro, per l’anno 2027, il fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per lo sport, destinato all’erogazione di borse di studio universitarie per meriti sportivi, a favore degli studenti universitari che svolgano con particolare profitto attività sportiva.

Il provvedimento riordina poi l’Unione italiana tiro a segno (UITS), introducendo una separazione tra le funzioni istituzionali – l’istruzione, l’addestramento al tiro e il rilascio delle certificazioni previste dalla legge – e quelle sportive.

Il decreto reca inoltre disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento di eventi eccezionali: le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi e la visita del Santo Padre Leone XIV sull’isola di Lampedusa, prevista per il 4 luglio 2026.

Infine, per garantire l’efficacia del documento di identità, si stabilisce che le carte d’identità cartacee non ancora scadute mantengano la propria validità fino alla naturale scadenza, anche oltre il termine del 3 agosto 2026, per determinate finalità e nei rapporti con la pubblica amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi. Nelle more del rilascio della carta d’identità elettronica, i comuni potranno inoltre rilasciare un documento di identità provvisorio.

 

Sicilia: Acqua, 19 interventi da 47 milioni di euro per potenziare e ammodernare reti idriche

Approvati 19 interventi, dal valore di oltre 47 milioni di euro, per potenziare e ammodernare il sistema idrico siciliano. L’assessorato regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, attraverso il dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti, ha pubblicato la graduatoria definitiva dei progetti presentati dalle Assemblee territoriali idriche (Ati) e da Siciliacque e ammessi al finanziamento.

Le risorse, a valere sul Pr Fesr Sicilia 2021-2027, azione 2.5.1 “Interventi per il miglioramento del Servizio idrico integrato in tutti i segmenti della filiera”, sono destinate al potenziamento e alla messa in sicurezza della rete di distribuzione dell’acqua potabile (codice 62) per un totale di 40 milioni e a interventi di efficientamento delle infrastrutture e di riduzione delle perdite idriche (codice 63) per poco più di 7 milioni di euro.

«La Regione – dice l’assessore Francesco Colianni – sta investendo molto sull’ammodernamento delle infrastrutture idriche. Il nostro obiettivo è tutelare una risorsa preziosa come l’acqua rendendo le reti di distribuzione sempre più efficienti e riducendo le perdite per garantire ai cittadini un servizio di migliore qualità».

Su un totale di 143 richieste presentate, 19 sono state dichiarate ammissibili e finanziabili: quattro sono progetti dell’Ati Messina (nei Comuni di Capri Leone, Patti, Torregrotta, Castell’Umberto); tre a testa delle Ati Palermo (a Petralia Sottana, Bagheria, Prizzi), Ati Agrigento (due a Campobello di Licata e uno a Sciacca) e Ati Enna (a Nissoria, Barrafranca e Centuripe); due rispettivamente dell’Ati Siracusa (a Noto e a Sortino) e di Siciliacque (a Sambuca nel Palermitano e a Villaseta nell’Agrigentino); uno dell’Ati Catania (ad Adrano) e uno dell’Ati Trapani (a Poggioreale).

I decreti di finanziamento saranno emessi dalla prossima settimana, in quanto si tratta di una procedura di negoziazione con le Ati che sono i soggetti beneficiari del provvedimento. La commissione di valutazione, infine, ha dichiarato finanziabili altri 41 interventi, dei quali 22 già cantierabili ma per i quali al momento non sono disponibili le risorse. Colianni afferma che «l’assessorato proverà a reperirle».

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