L’isola di San Giorgio ancora alla Fondazione Cini

19 Nov 2025 di Giusy Iorlano

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L’isola di San Giorgio ancora alla Fondazione Cini

Dopo i Giardini di Venezia un altro bene statale veneziano beneficerà della proroga a cinquant’anni della concessione d’uso da parte dell’Agenzia del Demanio: la Fondazione Giorgio Cini onlus, potrà continuare a occupare l’isola di San Giorgio Maggiore fino al 2064.

L’Agenzia del direttore Alessandra dal Verme ha siglato, il 18 novembre, l’accordo con il presidente della Fondazione, Gianfelice Rocca, che estende a 50 anni la concessione con il via libera del Ministero della Cultura. Proroga, questa che” tutela e valorizzazione di questo straordinario bene dello Stato, attraverso interventi di restauro, manutenzione e organizzazione degli spazi, assicurando la continuità di un polo culturale di eccellenza a Venezia”, fa sapere l’Agenzia sottolineando che si tratta di “un modello virtuoso di partnership pubblico-privato che assicura la valorizzazione del patrimonio nazionale e la sua fruizione collettiva”.

Isola di San Giorgio: una secolare storia di arte, architettura e design

San Giorgio Maggiore rappresenta un esempio unico di architettura stratificata, un palinsesto che attraversa più di mille anni di storia. Dopo la prima chiesa dedicata a San Giorgio tra l’VIII e il IX secolo, attorno all’anno Mille nasce il monastero benedettino destinato a diventare uno dei centri religiosi più influenti dell’Adriatico, tanto da accogliere nel 1433 Cosimo de’ Medici il Vecchio durante il suo esilio.

Nel pieno del Rinascimento l’isola entra nella grande storia dell’architettura italiana: Andrea Palladio è chiamato a progettare il refettorio del monastero e, successivamente, la solenne basilica che domina ancora oggi la laguna con la sua facciata monumentale. L’interno, ispirato alle terme romane, ospita importanti opere del Tintoretto, tra cui L’Ultima Cena e La Raccolta della manna (1592-1594).

La rinascita moderna grazie alla Fondazione Giorgio Cini

Dopo le spoliazioni napoleoniche, che portarono tra l’altro Le Nozze di Cana (1563) del Veronese al Louvre, il monastero fu soppresso e l’isola trasformata in presidio militare. Un destino che portò San Giorgio Maggiore a oltre 150 anni di degrado e perdita di funzioni.

La svolta arriva nel 1951, quando Vittorio Cini, imprenditore e uomo delle istituzioni, fonda la Fondazione Giorgio Cini in memoria del figlio. L’obiettivo è ambizioso: recuperare integralmente l’isola, restaurare il complesso monumentale e restituirlo alla vita culturale, trasformandolo in un centro per istituzioni educative, artistiche, sociali e di ricerca. È l’inizio di un percorso che ha riportato l’isola al centro del dibattito culturale internazionale, consolidandone il ruolo come uno dei luoghi simbolo della produzione intellettuale veneziana.

Il precedente dei Giardini di Venezia

L’operazione rientra nella normativa che permette concessioni di lungo periodo — fino a 50 anni — per enti non profit attivi nei settori culturale, ambientale, scientifico e sociale, modello. E, come detto, è stato già sperimentato nei Giardini Reali di Venezia quando, lo scorso 11 febbraio, l’Agenzia del Demanio (Direzione Regionale Veneto) e Venice Gardens Foundation, presieduta da Adele Re Rebaudengo, con l’autorizzazione del Ministero della Cultura hanno sottoscritto l’atto per la proroga della concessione dei Giardini Reali di piazza San Marco e del Padiglione dei Santi fino ad una durata complessiva di 50 anni (ovvero fino al 31 dicembre 2064).

In cambio del rinnovo e dell’estensione della concessione Venice Gardens Foundation si è impegnata ad eseguire ulteriori interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria, di valorizzazione e specifici restauri in seguito a nuovi ritrovamenti archivistici, con l’obiettivo di ricreare la struttura originaria degli ex Giardinetti Reali con un investimento previsto di circa 17 milioni di euro.

L’intervento di Venice Gardens Foundation garantirà la cura e la conservazione nel tempo di un bene di alto pregio storico e paesaggistico, simbolo identitario di Venezia, valorizzandone autenticità e qualità. Si tratta del primo caso a livello nazionale di applicazione della modifica normativa introdotta dall’art. 1, comma 68, della legge 213/2023, che ha aggiornato l’art. 14, comma 2-bis, del Dpr 296/2005 ampliando la platea dei soggetti che possono ottenere concessioni di beni statali fino a 50 anni. La disposizione riguarda istituzioni, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro attive nei settori della cultura, dell’ambiente, della sicurezza pubblica, della salute e della ricerca, con l’obiettivo di favorire la valorizzazione dei beni pubblici e la loro fruizione collettiva. Ora è stata la volta dell’isola di san Giorgio.

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