L'AUDIZIONE PROGRAMMATICA IN PARLAMENTO
Foti: spesi 61 miliardi Pnrr a novembre, ora acceleriamo con l’anticipazione al 90%
Il ministro contrario alla proroga della scadenza finale. Confermata la revisione a febbraio. “Il Pnrr non è solo spesa, ma anche riforme che hanno una durata più lunga”. Un riferimento che conferma l’intenzione del governo di inserire nuove riforme che possano allungare oltre il 2026 anche gli investimenti come nel caso del materiale rotabile, del social housing e dell’acqua. I dati sui fondi di coesione: su 73,9 miliardi complessivi (di cui 42,4 Ue) le opere appaltate sono il 14%, la spesa effettuata il 3,4%, quella certificata a Bruxelles il 2%. De Luca (Pd): serve un’operazione verità.

RAPPORTO DI MONITORAGGIO CIVICO DEL PNRR
IN SINTESI

Il governo ha un asso nella manica per accelerare la spesa del Pnrr: il decreto che consente di trasferire agli enti attuatori un’anticipazione del 90% sull’importo previsto per il singolo intervento. Lo ha detto ieri il ministro per l’Europa e il Pnrr, Tommaso Foti, spiegando nel corso dell’audizione programmatica alle commissioni per le Politiche Ue di Camera e Senato che “questo decreto sbloccherà numerosi interventi degli enti locali che finora avevano avuto difficoltà ad anticipare queste somme”. In particolare il decreto (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 4 gennaio, tre mesi dopo che era stato annunciato al convegno dell’Ance a Vico Equense) dovrebbe consentire di avviare gli investimenti non ancora partiti.
Foti ha fornito il dato della spesa al novembre 2024: 61 miliardi. Al solito ci sono i due o tre mesi di ritardo nella registrazione dei dati in Regis, ha detto il ministro. La sostanza cambia di poco. Foti ha confermato l’intenzione di presentare la revisione del Pnrr a febbraio chiarendo che “su questo intendo investire il Parlamento, nei due rami”. Poi ha precisato: “Va fatta una discussione alla Camera e una al Senato quando abbiamo una proposta e prima di trasmetterla a Bruxelles perché ritengo che il tema non è per pochi ma per tutti”.
Sulla possibilità di proroga del piano, Foti ha detto di essere “in linea con Raffaele Fitto, ne sono convinto perché dobbiamo dare un messaggio che gli impegni che ci siamo assunti dobbiamo portarli a termine. Dopodiché – ha aggiunto – non siamo gli unici ad avere qualche difficoltà sulla messa a terra del Pnrr, soprattutto sul problema della carenza di personale tecnico”.
La linea comunque deve essere quella di “tenere ferma la barra e vedere di calibrare gli interventi per raggiungere gli obiettivi”. Bisogna “individuare chirurgicamente le misure che funzionano e quelle che per esigenze di mercato o in ambito geopolitico funzionano diversamente, ma sono convinto che possiamo raggiungere gli obiettivi solo se facciamo questo lavoro di analisi che prima di ogni altro deve conoscere il Parlamento”, ha aggiunto.
Ma il passaggio forse più significativo dell’intervento di Foti è quando, in apparenza solo per difendere l’azione del governo, ha detto che “non c’è solo la spesa, ci sono anche le riforme che hanno una durata più lunga”.
In realtà la frase sembra confermare le indiscrezioni scritte da Diario DIAC nell’articolo “Acqua, casa, ferrovie, bus elettrici: fondi per finanziare nuove RIFORME post-2026 con i soldi Pnrr non spesi” (si legga qui). Secondo queste indiscrezioni il governo sarebbe pronto a inserire nel Pnrr revisionato alcune nuove riforme e fondi innovativi – per esempio per gli investimenti ferroviari, l’acquisto di materiale rotabile, il social housing e gli investimenti idrici ma forse anche per le strutture sanitarie, gli studentati e gli asili nido – su cui dovrebbero confluire i fondi Pnrr non spesi entro il 2026 per finanziare misure strutturali che potrebbero spendere effettivamente queste risorse anche oltre la scadenza del 2026. Il meccanismo che renderebbe possibile questo “scambio” con la commissione Ue è spiegato nell’articolo citato sopra.
Foti ha dovuto anche difendersi dal fuoco di fila delle opposizioni. Il più incisivo e puntuale nei dati è stato il pd Piero De Luca che ha invitato il governo a fare una “operazione verità, dicendoci quali fondi volete tagliare, gli asili nido, gli studentati, le strutture sanitarie di prossimità addirittura il primo lotto della Salerno-Reggio Calabria”. I ritardi – ha detto De Luca – “sono riassunti in queste cifre, il 30% speso e il 70% da spendere, e sono il frutto del vostro modo di gestire il piano, con le modifiche, le revisioni, il cambiamento del personale nelle task force, l’accentramento delle competenze a Palazzo Chigi”.
Bernini difende il target finale di 60mila alloggi universitari
Fra i ministri che più temono la revisione di febbraio e il ridimensionamento consistente dei fondi disponibili per gli obiettivi in ritardo che ne potrebbe venire c’è la ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, che ieri ha difeso in particolare i target sugli alloggi universitari, uno di quelli in difficoltà già dalla prima fase del Pnrr. “L’aumento del numero di alloggi per studenti meritevoli con minori possibilità economiche – ha detto la ministra – è l’iniziativa su cui maggiormente siamo concentrati, in virtù della sua complessità ma anche e soprattutto per i suoi notevoli risvolti etici e sociali. Il mio impegno è massimo e continuerà ad esserlo, nonostante i vincoli oggettivamente complicatissimi, che il Pnrr ci ha imposto già prima che assumessi la guida del Mur. Un obiettivo certo non semplice da raggiungere se si pensa che in 20 anni il nostro Paese ha finanziato e realizzato appena 40 mila posti letto. Tuttavia ribadisco che l’intento è mantenere intatto il target finale dei 60.000 alloggi”. L’intervento in commissione Cultura a Montecitorio, rispondendo a una interrogazione. “Non abbiamo alcuna intenzione di gettare la spugna, non siamo disposti a rinunciare all’obiettivo”, ha concluso la ministra.
La titolare del Mur ha specificato che “i risultati finora prodotti dal bando housing evidenziano che questo strumento finanzia posti letto con una velocità 5 volte superiore rispetto a quanto prodotto dalle procedure tradizionali, cioè la legge 338/2000. Inoltre, il costo medio del singolo posto alloggio finanziato tramite il bando Pnrr ammonta a poco meno di 20.000 euro; con la 338/2000 a circa 80.000 euro. Anche per questo sono allo studio varie proposte per incentivare i futuri gestori negli investimenti, anche in considerazione delle peculiarità di molti dei nostri centri storici”.