Digitalizzazione dell’impresa di costruzioni e mitigazione dei rischi finanziari/2

21 Mag 2026 di Angelo Ciribini

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L’assunto proposto risiede nella intenzione di utilizzare i dati prodotti per uno specifico uso anche per altri fini, eventualmente da parte di soggetti, interni o meno all’impresa di costruzioni, coinvolti nelle attività. 

Allorché, infatti, i diversi attori che operano nell’azienda o per conto di essa, si accorgano della utilità delle azioni svolte da altri, la digitalizzazione assumerebbe lo stato di necessità risolutivo.

Ad esempio, i dati inerenti alla presenza in cantiere delle persone, rilevati con appositi dispositivi, possono essere utilizzati ai fini della redazione di buste paga dei dipendenti.

Analogamente, i dati raccolti durante le fasi di controllo della qualità nell’approvvigionamento e nella realizzazione possono essere reimpiegati per finalità contabili, previsionali o di controllo di gestione, contribuendo a una visione integrata e trasversale dei processi aziendali: come per la computazione e la certificazione delle giacenze di magazzino nei bilanci aziendali.

In questa prospettiva, il dato cessa di essere un output circoscritto a una singola attività e diviene una risorsa condivisa e riutilizzabile, capace di alimentare processi decisionali più consapevoli, di migliorare la tracciabilità delle operazioni e di rafforzare la capacità dell’impresa di dimostrare, anche verso soggetti terzi, l’affidabilità e la coerenza delle proprie performance.

Questa nozione, nel contributo ripetuta, appare determinante per superare gli stalli consueti.

A questo proposito, è necessario che ciascuna impresa, coinvolgendo i diretti interessati, avvii un processo interno di revisione dei propri processi, impiegando le proprie terminologie e individuando le criticità tipiche di un modus operandi analogico.

Tale revisione dovrebbe consentire non solo di mappare le attività e i flussi informativi esistenti, ma anche di evidenziare ridondanze e discontinuità nella gestione dei dati, ponendo le basi per una loro progressiva strutturazione e integrazione. 

In questo senso, la rilettura critica dei processi rappresenta il presupposto per una riconfigurazione digitale consapevole, capace di superare la mera trasposizione tecnologica dell’esistente e di orientare l’impresa verso modelli organizzativi più trasparenti, interoperabili e orientati al dato.

L’analisi critica, condivisa tra i soggetti, dovrebbe, inoltre, consentire di introdurre i cambiamenti opportuni, calibrando a ragion veduta gli investimenti corrispondenti.

In particolare, essa dovrebbe permettere di stabilire priorità di intervento fondate su evidenze oggettive, evitando sia investimenti non necessari sia l’adozione frammentaria di soluzioni tecnologiche non integrate tra loro. 

In questo modo, le scelte possono essere ricondotte a una visione strategica complessiva, in grado di massimizzare il ritorno degli investimenti, di garantire la coerenza dei sistemi informativi e di supportare, nel tempo, una evoluzione sostenibile e scalabile dell’organizzazione aziendale.

Una volta che i processi siano stati riconfigurati, occorre che l’impresa di costruzioni acquisti consapevolezza del valore dei flussi informativi generati, tanto più che i data set che progressivamente essa accumula per l’addestramento dei modelli linguistici di grandi dimensioni dimostrano l’utilità delle serie storiche di dati.

In questa prospettiva, i dati non rappresentano più soltanto una conseguenza delle attività operative, ma si configurano come un vero e proprio cespite strategico dell’impresa, suscettibile di essere valorizzato nel tempo. 

La capacità di raccogliere, di organizzare e di interpretare tali informazioni consente, infatti, di alimentare modelli previsionali, di migliorare i processi decisionali e di rafforzare il controllo sui rischi, contribuendo al contempo a rendere più solida e dimostrabile la prestazione aziendale anche nei confronti di soggetti terzi.

A questo punto, sarà più agevole per l’impresa porsi al cospetto, anzitutto, degli istituti di credito e delle compagnie assicurative e, secondariamente, delle asset management company. 

Del resto, il livello di maturità digitale dell’organizzazione è rilevante per le private equity company.

In questo senso, la maturità digitale si configura sempre più come un fattore abilitante per l’accesso a fonti di finanziamento e per l’attrazione di capitali, poiché rende l’impresa più trasparente, monitorabile e coerente rispetto alle aspettative degli investitori istituzionali, sempre più orientati verso modelli decisionali data-driven.

Al contempo, tale evoluzione richiede che i flussi informativi siano effettivamente integrati e interoperabili tra i diversi sistemi e attori coinvolti, superando la frammentazione tipica del settore e garantendo una gestione coerente e condivisa dei dati lungo l’intero ciclo di vita del progetto, condizione essenziale per l’efficienza e per la qualità complessiva.

Di fatto, la digitalizzazione si presenta ancor più intensamente come fattore relazionale di stimolo alla formalizzazione di reti di imprese, proprio al fine di assicurare la continuità informativa necessaria per gli scopo predetti.

In questa prospettiva, assume un ruolo centrale la definizione di un sistema di valutazione della maturità digitale dell’impresa di costruzioni, coerente con approcci già strutturati che valutino l’organizzazione secondo dimensioni quali strategia digitale, diffusione delle tecnologie, gestione dei dati, automazione e competenze. 

Un tale sistema consente, perciò, di misurare il grado di strutturazione dei processi e l’effettiva La valutazione della maturità digitale, inoltre, si inserisce in un percorso più ampio che porta alla costruzione di un vero e proprio sistema di valutazione della digitalizzazione della sede dell’impresa e dei cantieri, finalizzato anche a supportare decisioni strategiche e a evidenziare il ritorno degli investimenti attraverso indicatori prestazionali.

In realtà, l’assesment dovrebbe, appunto, essere indirizzato alla costellazione, più o meno stabile, di entità professionali e imprenditoriali che gravitano attorno all’impresa di costruzioni.

Esso potrebbe in siffatta maniera affiancarsi ai tradizionali sistemi di valutazione economico-finanziaria, contribuendo a rappresentare in modo più completo il profilo di rischio dell’impresa, rendendo esplicita la capacità di governare i flussi informativi, di prevenire criticità e di garantire affidabilità operativa lungo l’intero ciclo di vita delle commesse.

In termini più tecnici, tale sistema risulta potenzialmente compatibile con i protocolli di valutazione adottati dagli istituti di credito nell’ambito dei modelli interni di Internal Ratings-Based, un approccio previsto dalla normativa bancaria internazionale tesa ad assicurare capitale sufficiente delle banche rispetto ai rischi assunti, adeguata gestione del rischio. migliore trasparenza verso il mercato) che consenta alle stesse di utilizzare modelli interni di valutazione del rischio di credito invece di affidarsi solo a parametri standard fissati dal regolatore.

Ciò vale poiché permette di arricchire le basi informative utilizzate per la Probability of Default (PD), per la stima che il debitore fallisca e della perdita in caso di default (Loss Given Default o LGD). 

La disponibilità di serie storiche di dati operativi consente, ad esempio, di affinare i modelli previsionali sui flussi di cassa e sulla redditività delle commesse, migliorando la robustezza delle analisi forward looking richieste anche nell’ambito dell’International Financial Reporting Standard 9 (IFRS 9), relativo all’informazione finanziaria.

La tracciabilità digitale dei processi e dei dati può, inoltre, supportare le attività di monitoraggio continuo on going e operativi (clausole inserite nei contratti di finanziamento che impongono all’impresa il rispetto di determinati parametri nel tempo) e consentendo una più tempestiva individuazione di eventuali segnali di deterioramento del merito creditizio. 

In questo senso, la digitalizzazione dell’impresa potrebbe contribuire a ridurre il rischio informativo che grava sull’intermediario finanziario, incidendo indirettamente anche sul costo del capitale e sulle condizioni di accesso al credito.

Un ulteriore aspetto riguarda la qualità e la governance del dato: i protocolli bancari richiedono, infatti, crescente attenzione alla qualità del dato, alla coerenza e alla verificabilità delle informazioni fornite. 

L’adozione di sistemi digitali integrati, come per gli ambienti di condivisione dei dati, consente all’impresa di rispondere in modo più efficace a tali requisiti, facilitando le attività di due diligence e riducendo i tempi e i costi dell’istruttoria.

In questo quadro, un primo livello di analisi riguarda l’orientamento, che consente di cogliere l’attitudine complessiva dell’impresa verso la digitalizzazione e il suo posizionamento strategico rispetto alle trasformazioni in atto.

A un secondo livello si colloca la capacità, intesa come l’insieme delle condizioni abilitanti, organizzative, tecnologiche e informative, che rendono concretamente attuabile l’adozione delle soluzioni digitali.

Infine, il terzo livello attiene alla specializzazione, che si esprime nella misura in cui le tecnologie sono effettivamente utilizzate nei processi, permettendo di valutare il grado di maturità operativa e le performance digitali conseguite.

In tale quadro, si colloca anche la prospettiva di affiancare al bilancio economico-finanziario e, ove presente, al bilancio di sostenibilità, un vero e proprio bilancio di digitalizzazione, inteso come strumento di rendicontazione delle capacità digitali dell’impresa.

 Esso dovrebbe includere indicatori relativi alla qualità e all’interoperabilità dei dati, al grado di integrazione dei sistemi, al livello di automazione dei processi e alla diffusione delle competenze digitali all’interno dell’organizzazione.

Un simile documento, se strutturato secondo metriche condivise e progressivamente normalizzate, potrebbe assumere una rilevanza crescente nei confronti dei soggetti interessati esterni, offrendo una rappresentazione sintetica, ma significativa, del livello di maturità digitale e della sua evoluzione nel tempo. 

In tal senso, il bilancio di digitalizzazione si configura non solo come uno strumento interno di governo e di pianificazione, ma anche come un dispositivo di comunicazione e di qualificazione dell’impresa nei mercati finanziari.

Essa non si pone, infatti, in sostituzione dei protocolli valutativi già in uso presso gli intermediari finanziari, ma piuttosto come un’integrazione in grado di arricchirli attraverso l’apporto di informazioni più granulari, tempestive e verificabili.

In tal senso, la metodologia può essere letta come un dispositivo abilitante che, pur inserendosi entro cornici regolamentari consolidate, ne rafforza l’efficacia operativa, rendendo più solido e trasparente il rapporto tra impresa e sistema finanziario.

La metodologia di valutazione della maturità digitale di ciò che potremmo definire a tutti gli effetti un autentico sistema impresa, esteso, rappresenta, di conseguenza, un primo passaggio teso all’accreditamento presso i referenti finanziari.

Sostanzialmente, per il settore creditizio rivolto al comparto della costruzione, si potrebbe desumere l’avvio di un approccio meno relazionale, maggiormente fondato su criteri computazionali.

Sul versante del sistema creditizio, ciò implicherebbe una progressiva evoluzione dei modelli di istruttoria e di monitoraggio del rischio, che tendano a integrare dati strutturati provenienti dai processi digitalizzati dell’impresa. 

La disponibilità di informazioni affidabili, tempestive e interoperabili consente agli intermediari finanziari di affinare le metriche di valutazione del merito creditizio, superando logiche basate prevalentemente su bilanci storici e relazioni consolidate.

A seguito di ciò, si può ipotizzare la configurazione di una piattaforma tecnologica, accompagnata dall’erogazione di servizi specialistici.

Una simile piattaforma potrebbe configurarsi come un ambiente digitale condiviso, capace di integrare e di rendere interoperabili i flussi informativi provenienti dall’impresa, dalla commessa e dalla catena di fornitura, consentendo ai diversi soggetti coinvolti di accedere a dati aggiornati, coerenti e verificabili. 

In questa ottica, la piattaforma svolgerebbe una funzione analoga a quella degli ambienti di condivisione dei dati, estendendone, tuttavia l’ambito anche ai soggetti interessati finanziari, che potrebbero disporre di una visione strutturata e continua dell’andamento delle operazioni.

L’assunto proposto risiede nella intenzione di utilizzare i dati prodotti per uno specifico uso anche per altri fini, eventualmente da parte di soggetti, interni o meno all’impresa di costruzioni, coinvolti nelle attività. 

Tale impostazione presuppone la preventiva mappatura dei processi, dei flussi informativi e dei data set generati, nonché la capacità di correlare attori, attività, strumenti e informazioni in un ecosistema digitale coerente, in cui la disponibilità del dato consenta condizioni di monitorabilità e di predittività.

In questa prospettiva, la piattaforma potrebbe essere alimentata da indicatori e da metriche in grado di misurare il livello di maturità digitale dell’impresa e delle singole commesse, offrendo una base oggettiva per la valutazione delle performance e dei rischi.

La piattaforma, inoltre, potrebbe incorporare strumenti di analisi avanzata e modelli predittivi, alimentati dai dati storici e correnti, utili a supportare le decisioni di investimento, il monitoraggio dei rischi e la valutazione delle performance, in linea con l’obiettivo di valorizzare i dati come leva per il supporto ai processi decisionali.

Un tale dispositivo consentirebbe, infine, di normalizzare progressivamente i criteri di raccolta, di classificazione e di utilizzo dei dati, favorendo la comparabilità tra iniziative e imprese diverse e contribuendo alla costruzione di metriche condivise di valutazione.

Da questo punto di vista, proprio l’adozione delle metodologie di Intelligenza Artificiale Generativa potrebbe essere di ausilio, nella piattaforma, per favorire la segnalazione a committenti o a investitori specifici, di una rosa di imprese di costruzioni pre-qualificate (e soggette a rivalutazione periodica) particolarmente adatte rispetto alle caratteristiche peculiari dell’investimento considerato.

In tale prospettiva, i modelli linguistici di grandi dimensioni, o meno, eventualmente appositamente fondati o addestrati, potrebbero agire su basi informative strutturate e storicizzate, comprendenti indicatori di performance tecnica, economico-finanziaria e digitale, consentendo una selezione non solo basata su criteri dichiarativi, ma fondata su evidenze oggettive e comparabili. 

Ciò permetterebbe di introdurre meccanismi di matching più sofisticati tra domanda e offerta, tenendo conto del profilo di rischio, della complessità dell’intervento, delle esperienze pregresse e della capacità dell’impresa di operare in contesti digitalizzati e interoperabili.

L’impiego di tali strumenti potrebbe supportare, inoltre, processi di valutazione dinamica, aggiornando periodicamente il posizionamento delle imprese sulla base dei dati più recenti, nonché segnalando eventuali scostamenti significativi rispetto agli standard attesi. 

In questa ottica, la piattaforma si configurerebbe come un ambiente evoluto di qualificazione e di monitoraggio, in grado di ridurre l’incertezza nelle decisioni di investimento e di rafforzare la fiducia tra i diversi attori coinvolti.

Questa piattaforma tecnologica offrirebbe, pertanto, alle imprese e alle loro potenziali controparti servizi di valutazione periodica della maturità digitale, articolata secondo diversi parametri.

In particolare, la valutazione potrebbe essere strutturata secondo un sistema progressivo di valutazione, fondato su una sequenza logica che metta in relazione ambiti, dimensioni, parametri e indicatori prestazionali.

In questo quadro, un primo livello di analisi attiene all’orientamento alla digitalizzazione, che si desume dalle dimensioni rilevanti per ciascun ambito e che consente di cogliere l’orientamento complessivo dell’impresa di costruzioni nei confronti delle trasformazioni in atto.

A un secondo livello si colloca la capacità, che si fonda su parametri più puntuali, volti a qualificare le condizioni abilitanti — organizzative, tecnologiche e informative — che rendono effettivamente praticabile l’adozione delle soluzioni digitali.

Infine, il terzo livello concerne la specializzazione, che si esprime attraverso indicatori prestazionali in grado di misurare l’impiego concreto e avanzato delle tecnologie nei processi aziendali e di cantiere, restituendo una valutazione delle performance digitali effettivamente conseguite.

In tal modo, la piattaforma sarebbe in grado di offrire una rappresentazione a più gradi della maturità digitale, mettendo in relazione orientamento strategico, capacità abilitanti e risultati operativi, e consentendo sia all’impresa sia ai soggetti interessati esterni di disporre di una base valutativa coerente, comparabile e dinamica, idonea a supportare decisioni di investimento, processi di qualificazione e attività di monitoraggio nel tempo.

La piattaforma, pertanto, raccoglierebbe dati (tecnici, organizzativi, finanziari), li normalizzerebbe, li trasformerebbe in rating sintetico, abiliterebbe decisioni (finanziamento, selezione, condizioni).

Il sistema di valutazione è, perciò, in grado di influenzare la determinazione del tasso di interesse, dell’accesso al credito, delle garanzie richieste.

A fronte di una evoluzione talora faticosa dei processi digitalizzati sia sul versante della domanda, pubblica e privata, sia dell’offerta, è, allora, tempo di enfatizzare il ruolo dei soggetti finanziari, accanto alle strutture di committenza, su cui sinora si sono riposte le maggiori aspettative da parte degli intenti riformisti.

In questa prospettiva, gli intermediari finanziari possono assumere una funzione non solo valutativa, ma anche abilitante, sia pure in compresenza e in compartecipazione col mondo imprenditoriale settoriale, orientando i comportamenti delle imprese attraverso criteri di selezione sempre più sensibili al livello di maturità digitale e alla qualità dei flussi informativi. 

La progressiva integrazione tra sistemi di rating creditizio e di sistemi di valutazione della digitalizzazione permetterebbe, infatti, di premiare le organizzazioni maggiormente strutturate sotto il profilo dei dati, della tracciabilità e della capacità di governo dei processi.

In tal senso, il ricorso a metriche condivise, a sistemi di valutazione articolata e a forme evolute di rendicontazione, quali il bilancio di digitalizzazione, può contribuire a rendere più trasparente e comparabile il profilo delle imprese, facilitando l’allocazione efficiente delle risorse finanziarie e accelerando, indirettamente, il percorso di trasformazione del settore. 

Ne deriva che il sistema finanziario, lungi dal limitarsi a recepire passivamente gli esiti della digitalizzazione, può divenire uno degli attori principali nel promuoverla, favorendo l’adozione di modelli organizzativi e tecnologici più avanzati e contribuendo a ridurre le incertezze che ancora caratterizzano il comparto.

Di conseguenza, accanto al conseguimento di incrementi di produttività, per i quali le applicazioni di Intelligenza Artificiale promettono notevoli esiti, è auspicabile che si concreti una relazione strutturale tra il settore delle costruzioni e il mondo finanziario innovativa, capace di sostenere la trasformazione digitale attraverso modelli di investimento, valutazione e gestione del rischio fondati sui dati, favorendo l’integrazione tra processi produttivi, flussi informativi e strumenti decisionali.

In definitiva, l’impresa di costruzioni deve trovare delicati equilibri tra la gestione economico-finanziaria dei cantieri e la gestione bilancistica dell’azienda nell’era della digitalizzazione, a fronte di committenti, di finanziatori e di investitori.

La trasformazione digitale del settore non è che agli inizi: si apre la partita su come gestirla e governarla tra i soggetti coinvolti.

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