Digitalizzazione dell’impresa di costruzioni e mitigazione dei rischi finanziari/1

14 Mag 2026 di Angelo Ciribini

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Il settore della costruzione e dell’immobiliare è stato, negli ultimi anni, pesantemente investito dalle dinamiche digitali, specialmente in virtù dei disposti legislativi attinenti, per ora, ai contratti pubblici, ma, in futuro, eventualmente anche alle regolamentazioni relative all’edilizia privata. Al contempo, però, non sempre si sono dati come efficaci due fattori ritenuti come decisivi, vale a dire, il ruolo propulsore del committente nei confronti dell’intera catena di fornitura e lo stato di necessità nel mondo professionale e, soprattutto, imprenditoriale, che avrebbe dovuto imporre autonomamente la trasformazione digitale.

Nel primo caso, affinché il versante della domanda, non solamente pubblica, possa rivestire la funzione poc’anzi accennata, essa avrebbe dovuto detenere una cultura del dato che, oggettivamente, gli è stata sinora estranea, nella generalità dei casi, al netto delle debite eccezioni.

Nella seconda evenienza, la natura della produzione, tendenzialmente prototipale, può fungere probabilmente da elemento ostativo, a differenza di quanto avvenuto nell’ambito manifatturiero, a partire dalla normalizzazione semantica dei processi.

Paradossalmente, però, le modalità più pervasive della digitalizzazione nel settore, relative alle molteplici manifestazioni della Intelligenza Artificiale, sembrano essere profondamente condizionate proprio dalla normalizzazione stessa, sicché soluzioni generative o agentiche potrebbero essere ostacolate.

In attesa della maturazione digitale del committente e della evoluzione dei processi produttivi, per cui i sistemi artificiali potrebbero incontrare criticità sul medio termine, che cosa rimane quale motore potenzialmente rapido per la trasformazione?

Curiosamente, nel settore della costruzione e dell’immobiliare, specie sul versante imprenditoriale, si riscontra un certo ritardo nell’associare la digitalizzazione non solo all’obiettivo di incrementare la produttività, ma pure a quello di mitigare il rischio.

Tale finalità concerne essenzialmente la possibilità di porsi in maniera differente nei confronti del mondo dei finanziatori e degli investitori, come alternativa al riporre nella committenza le attese in merito al potenziale trasformativo, anche se tale ambiente non pare particolarmente ricettivo all’aspetto specifico.

L’approccio classico prevede, del resto, un comportamento reattivo dell’impresa di costruzioni alle richieste della committenza per il tramite, ad esempio, del piano di gestione informativa e della relazione specialistica relativa alla modellazione informativa.

Certo, le committenze posseggono, per definizione, come detto, una meta progettualità forte, almeno in teoria, ma, nella pratica, sovente il mercato immobiliare, ad esempio, è piuttosto condizionato dalle logiche delle asset management company.

Molto spesso, in effetti, le soluzioni digitali sono in prevalenza percepite quali strumenti per migliorare l’efficienza operativa, proprio perché la cultura imprenditoriale è giustamente legata alla fisicità della produzione, mentre meno frequentemente esse sono interpretate in qualità di leve strategiche per la gestione del rischio e per il rafforzamento della trasparenza informativa verso l’esterno.

Orbene, al contrario, è bene riconoscere come tali soluzioni permettano di strutturare, di tracciare e di condividere i dati lungo i processi aziendali e cantieristici, anche per consentire di migliorare la qualità dell’informazione economico-finanziaria, incidendo positivamente sui sistemi di valutazione del merito creditizio e sulla bancabilità delle iniziative. 

In questa prospettiva, la digitalizzazione potrebbe divenire un fattore abilitante per l’accesso al credito e per l’attrazione di capitali di investimento, poiché riduce le asimmetrie informative, aumenta l’affidabilità percepita dell’impresa di costruzioni e rende più prevedibili tempi, costi e rischi delle operazioni, purché i soggetti finanziari ritengano ciò possibile.

Bisogna, pertanto, comprendere meglio quale sia l’attitudine di soggetti diversi, come quelli rivolti all’erogazione del credito e quelli finalizzato alla redditività sull’investimento.

D’altra parte, i vantaggi arrecabili dalla digitalizzazione risultano indiretti, difficilmente traducibili rapidamente in margini o in flussi di cassa.

La situazione potrebbe essere aggravata anche da linguaggi eterogenei tra il mondo finanziario e il settore specifico.

Se si considerano gli istituti di credito, essi sono attenti al rischio e alla bancabilità, concentrandosi su aspetti come il capitale circolante, gli anticipi su lavori, gli investimenti materiali.

Di fatto, la digitalizzazione, cioè i flussi informativi che essa può assicurare non rappresentano, in effetti, garanzie reali, non potendo così migliorare direttamente il rating creditizio e non possono automaticamente ridurre il costo del capitale.

Le asset management company si focalizzano, ovviamente, su rendimento e scalabilità.

L’assenza di normalizzazione di processi, l’unicità delle commesse, la atomizzazione della filiera non possono, pertanto, contribuire a incrementare il valore dell’equity.

Come che sia, i fattori decisivi dovrebbero consistere in prevedibilità dei flussi, in controllo dei costi, in riduzione del rischio operativo.

Di conseguenza, l’impresa di costruzioni dovrebbe proporre una trasformazione del modello operativo basata sui dati.

Il che vuol dire che il sistema finanziario si attenderà che l’impresa di costruzioni si renda leggibile in modalità fondate su dati.

Ciò implica che l’impresa di costruzioni trasformi ogni commessa in un sistema di dati tracciabili, controllabili e previsionali: che metta a disposizione degli intermediari finanziari metriche comportamentali.

Si tratta di misurare percentuale di dati strutturati, percentuale di processi digitalizzati, livello di interoperabilità, tempo massimo di accesso al dato, qualità del dato.

Ipoteticamente, le banche diverrebbero data-driven lender, valutando il rischio in tempo reale, i flussi operativi, il comportamento dell’impresa, mentre le asset management company apparirebbero nella veste di data-driven investor, guardando a scalabilità, a prevedibilità, a controllo dei processi.

La qual cosa significherebbe, ad esempio, che, nell’ottica dell’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nei mercati finanziari, l’istituto di credito cesserebbe di rivolgersi solo al bilancio, allo storico, alle garanzie, ma pure all’andamento dei cantieri, ai costi in tempo reale, alla previsione dei margini, ai rischi anticipati.

Su questo tema, almeno in parte, si è incentrato un recente studio condotto dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia, in questa sede non riportabile esplicitamente per motivi di riservatezza, ma il cui significato generale può, comunque, essere riassunto ed esemplificato altrimenti.

La precedente considerazione è tanto più rilevante poiché l’impresa di costruzioni soffre tradizionalmente di criticità reputazionali da parte del mondo finanziario (si pensi alla stagione dei Non Performing Loan, sia pure ormai remota), oltreché di scarsa capitalizzazione.

In particolare, la consueta e fisiologica sottocapitalizzazione rappresenta uno degli elementi strutturali più significativi, poiché limita la capacità delle imprese di sostenere investimenti, di assorbire eventuali turbolenze operative e di gestire autonomamente il fabbisogno finanziario delle commesse. 

Tale condizione si traduce talora in una forte dipendenza dal credito bancario a breve termine e in una ridotta resilienza rispetto a ritardi nei pagamenti, a variazioni dei costi o a imprevisti nella produzione cantieristica, eventi attualmente, sfortunatamente, non inusuali.

Questi fattori contribuiscono ad alimentare una percezione di rischio elevato da parte degli intermediari finanziari: il progressivo allineamento tra pratiche operative digitalizzate e criteri di valutazione finanziaria può, invece, contribuire a una rivalutazione complessiva del comparto, favorendo condizioni di accesso al credito più equilibrate e sostenibili.

Non per nulla, pure nel dibattito istituzionale comunitario è stato sottolineato come strumenti di incentivazione non adeguatamente controllati possano generare effetti espansivi nel breve periodo, ma al prezzo di rilevanti squilibri nel medio-lungo termine, in termini di sostenibilità finanziaria e di distorsioni di mercato: la saga del Super Bonus 110% è assai eloquente al proposito.

La qual cosa conferma la necessità di dotarsi di strumenti più evoluti di monitoraggio, di controllo e di gestione del rischio, quali quelli resi possibili dalla digitalizzazione.

Tra l’altro, simili soluzioni possono essere spese anche a proposito della rendicontazione degli investimenti pubblici, collegando la piattaforma di approvvigionamento digitale, l’ambiente di condivisione dei dati e i sistemi informativi per il monitoraggio e per il controllo degli interventi oggetto di contratti pubblici.

Il percorso immaginabile che è possibile seguire diparte, infatti, da una riflessione interna all’impresa di costruzioni sull’esito della sua progressiva digitalizzazione, vale a dire, dalla constatazione che, per diverse ragioni e con molteplici modalità, la sede dell’impresa e i cantieri stanno divenendo luoghi in cui si generano e si elaborano consistenti flussi informativi di dati strutturati.

A essi si aggiungono poi, più recentemente, le moli di dati non strutturati ormai gestite tramite l’Intelligenza Artificiale Generativa e, prossimamente, Agentica, come dimostrano le prime applicazioni all’interno delle imprese di costruzioni, che fanno, peraltro, presagire una tendenziale e progressiva riduzione delle risorse umane in alcune attività inerenti, a titolo esemplificativo, alla predisposizione delle offerte oppure alla gestione delle forniture.

In tale contesto, la capacità di governare, di integrare e di rendere affidabili questi flussi informativi non acquisisce esclusivamente una valenza operativa, ma si palesa pure quale elemento centrale nella gestione del rischio e nella qualificazione dell’impresa di costruzioni nei confronti degli interlocutori finanziari. 

1 – continua

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