EVOLUZIONE DIGITALE

Democratizzazione dell’innovazione: il ruolo dell’AI nella filiera AECO

05 Dic 2025 di Pierpaolo Boccadamo

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Nel settore delle costruzioni italiano, il 30% dei costi di produzione si perde in errori evitabili, mentre nel 2024 sono stati creati 156 mila nuovi posti di lavoro. Tutto questo avviene in un contesto segnato da un forte turnover contrattuale — una continua rotazione delle persone e dei rapporti di lavoro — e da una crescente difficoltà nel reperire figure specializzate, aggravata da un mismatch di competenze e da un quadro demografico in declino (dati: ANCE, Osservatorio Congiunturale 2024; Confindustria, Indagine sul Lavoro 2024).

 

Paradosso e opportunità insieme: la filiera cresce in termini di occupazione, ma fatica a trattenere e a capitalizzare il patrimonio di esperienza delle proprie persone. È esattamente qui che l’AI (Intelligenza Artificiale) diventa rilevante per l’intera filiera AECO.

Stato della digitalizzazione e potenzialità dell’AI

Il settore delle costruzioni in Italia è ancora indietro nella digitalizzazione: solo un terzo delle imprese utilizza software avanzati, meno del 14% fa analisi dei dati e le aziende con un’elevata maturità digitale sono poche (fonti: ISTAT, “Imprese e ICT 2024”; SAIE–Nomisma).

Le barriere culturali, burocratiche e formative — soprattutto nelle PMI — frenano ancora l’adozione piena di strumenti digitali moderni.

Eppure, i primi segnali di cambiamento sono già visibili: le imprese che investono in innovazione digitale migliorano competitività, efficienza, tempi e sostenibilità (fonti: SDA Bocconi; SAIE-Nomisma Osservatorio Costruzioni 2025).

Democratizzazione, inclusione, gestione della conoscenza: la svolta dell’AI

Grazie a tecnologie oggi disponibili — piattaforme conversazionali, sistemi di computer vision in grado di “leggere” lo stato del cantiere, knowledge base intelligenti, strumenti di traduzione e analisi — l’AI abbassa davvero la barriera d’accesso all’innovazione.

La trasformazione digitale non resta più in mano a pochi: progettisti, capi cantiere, tecnici junior, lavoratori senior o migranti possono accedere agli stessi strumenti e alle stesse informazioni, con un salto enorme nella collaborazione e nel trasferimento di competenze.

Un’altra svolta abilitata dall’AI è la capacità di catturare e strutturare la conoscenza pratica e tecnica delle persone e renderla disponibile a tutta l’organizzazione. Il patrimonio di esperienza di ogni singolo dipendente — anche di chi va in pensione o cambia azienda — viene digitalizzato e reso interrogabile da soluzioni AI, evitando che procedure cruciali vadano perse e permettendo il trasferimento rapido di competenze dentro l’azienda e lungo la filiera.

Buildots, ad esempio, utilizza l’AI per monitorare il cantiere in modo continuo: il suo assistente, Dot, consente a progettisti, capi cantiere, operai e responsabili dei lavori di ottenere risposte immediate, in qualunque lingua, su ciò che serve sapere in quel momento. Un operaio appena arrivato può chiedere “dove mancano i lavori di finitura?” e andare direttamente nel punto giusto.

In questo scenario, la presenza di lavoratori con lingue e background diversi non è più un problema organizzativo, ma una risorsa. Interfacce multilingue, traduzione automatica, notifiche vocali e vere interfacce conversazionali consentono anche a chi ha poca familiarità con il digitale — o con l’italiano — di lavorare in maggiore sicurezza, imparare sul campo e contribuire davvero ai processi di cantiere.

Formazione continua e personalizzata: l’AI per includere tutti

Un’area strategica della trasformazione abilitata dall’AI è la formazione continua, personalizzata sul singolo. Il settore delle costruzioni vive un turnover elevato e team composti da persone con provenienze, lingue e livelli di esperienza molto diversi. Le piattaforme di AI adattano i contenuti formativi al livello reale di ciascuno e li forniscono in micro-lezioni, fruibili da smartphone o da dispositivi indossabili anche in cantiere.

Simulazioni, realtà aumentata, assistenti vocali e feedback personalizzati rendono più rapido l’inserimento e mantengono viva la crescita professionale nel tempo — per chi è già esperto, per chi è appena entrato e per personale stagionale o straniero.

SafeXtend, ad esempio, utilizza realtà virtuale e AI per la formazione sulla sicurezza: l’AI guida il singolo operatore — indipendentemente da lingua, provenienza o dimestichezza digitale — dentro scenari realistici costruiti su un gemello 3D del cantiere reale. In 13-15 minuti un lavoratore nuovo raggiunge un livello di confidenza molto più vicino a quello di un collega esperto nello stesso contesto operativo.

Per l’azienda significa meno tempo perso, meno costi di affiancamento e una cultura dell’apprendimento continuo che coinvolge tutti, non solo “quelli bravi”.

Impatto ESG: inclusione, coesione e resilienza

L’AI non è solo produttività ed efficienza. È anche un catalizzatore sociale.

Sul fronte “S” di ESG (Social), l’AI rende più equo l’accesso agli strumenti e alle informazioni di lavoro, dall’imprenditore al tecnico, dall’operaio locale al professionista migrante. Questo significa inclusione reale della forza lavoro, maggiore integrazione con l’ecosistema, più trasparenza nei processi e tutela del capitale umano.

È un’opportunità concreta: trasformare il turnover da rischio a leva di crescita, perché il sapere rimane nel sistema invece di uscire ogni volta che una persona se ne va.

È tempo di decidere

Le cose cambiano davvero solo quando l’AI entra nella filiera AECO in modo consapevole, e tutti — non solo pochi — hanno accesso agli stessi strumenti, agli stessi dati e allo stesso patrimonio di conoscenza.

Questa democratizzazione dell’innovazione non è automatica: richiede un’implementazione etica e trasparente, decisioni comprensibili, dati tracciabili e valore condiviso lungo tutta la filiera.

Non è utopia. È una trasformazione che il settore AECO può accelerare già ora. Ma è una scelta.

 

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