IL PIANO CITTA' DEL DEMANIO

A Forlì il patto fra Stato, Regione, Comune e Università rigenera la città con la leva culturale. Interventi su nove immobili pubblici

22 Dic 2025 di Giusy Iorlano

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A Forlì il patto fra Stato, Regione, Comune e Università rigenera la città con la leva culturale. Interventi su nove immobili pubblici

Dall’ex convento della Ripa al complesso ex Eridania all’ampliamento del Museo di San Domenico e Giacomo per una visione di città sostenibile e inclusiva. In linea con la candidatura di capitale italiana della cultura 2028, Forlì guarda al futuro. L’Agenzia del Demanio, il Comune, il ministero dell’Interno, l’Università di Bologna e la Regione hanno sottoscritto il Piano città per la rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico. Con questa firma, Stato, Regione, Comune e Università sottoscrivono un patto per analizzare i fabbisogni della città e pianificare la destinazione degli immobili attraverso progettazioni sostenibili  che siano il volano per i più ampi processi di rigenerazione della Città.

In totale nove beni, quattro di proprietà dello Stato e cinque del Comune. Patrimonio che potrà essere valorizzato anche in collaborazione con i privati, lavorando insieme, in totale sinergia tra istituzioni, costruendo il futuro di città sostenibili, identitarie per il loro valore storico culturale, ecosistemi di innovazione. L’obiettivo dell’Agenzia del Demanio, secondo l’indirizzo del Mef, è di attivare nella valorizzazione degli immobili una responsabilità etica oltre che economica, un linguaggio di sviluppo condiviso e azioni misurabili.

Gli obiettivi del Piano

Alessandra dal Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio

Una città, Forlì, fortemente colpita dall’alluvione del 2023 con una vocazione universitaria- circa 7mila studenti e 3mila provenienti da fuori regione- che si intende oggi valorizzare attraverso il riuso di altri immobili pubblici.
Il Piano vuole superare visioni settoriali della città e portare a sintesi diversi interventi che si potenziano a vicenda con la riqualificazione di luoghi storici identitari destinati a poli culturali, spazi di formazione, funzioni strategiche dello Stato e aree verdi che rendono la città, sicura, attrattiva accogliente.

Perno del Piano è la cultura e la formazione universitaria dunque un attore importante del Piano è la Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì, una presenza “privata”, che, nella sua missione di promuovere le libertà sociali culturali e democratiche, entra nel vivo delle relazioni della città, attraverso la diffusione di progetti sociali e culturali.

Nello specifico, dei nove immobili, quattro sono di proprietà del Demanio: si tratta dell’ex caserma Monti-ex convento della Ripa, il carcere giudiziario, la Questura e la caserma Cuppini.

Cinque, invece, del Comune: la Rocca di Ravaldino, l’ex Eridania, l’ex complesso Atr, il complesso fieristico e il Museo San Domenico.

L’ex convento francescano di Santa Maria a Ripa

Al centro del piano la riqualificazione dell’ex convento francescano di Santa Maria a Ripa, bene demaniale in abbandono da decenni e con una lunga storia segnata dal susseguirsi di usi diversi, da quello religioso a quello militare. Sono stati già stanziati 13,6 milioni dal ministero della Cultura per iniziare a ristrutturare e creare un hub degli archivi, sia comunale che nazionale.

L’antico Convento di Santa Maria a Ripa che ha attraversato la storia della città da ex convento di clausura a sede militare prima napoleonica e poi dello Stato. Ecco ora il convento risorge, restituito alla città come sede di archivi ( anche quelli alluvionati del comune), residenze universitarie sale di lettura e digitali, a partire dal suo meraviglioso chiostro che prima di tutti potrà essere luogo di accoglienza per i cittadini.

Nel compendio si uniscono dunque Archivi di Stato e comunali, sale di lettura e di studio, sale digitali e residenze universitarie. Mentre la vicinanza al Museo San Domenico e San Giacomo, sede di molte fra le più belle mostre che annualmente si tengono nel Paese, potrà vedere ampliata la propria funzione come polo culturale. Grazie alla riapertura del grande chiostro e a un percorso di spazi verdi e rete ciclabile si potrà creare “un’area di sostenibilità ambientale a sostegno della socialità”.

Il tutto in accordo con la vision della candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028. Come sottolinea la direttrice dell’Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme, Forlì “guarda al futuro attraverso la rigenerazione del proprio patrimonio immobiliare pubblico con un Piano condiviso di interventi innovativi e sostenibili, capaci di dare vita a nuovi centri polifunzionali e culturali”. I progetti dell’ex convento e dell’ex carcere giudiziario, chiosa, rappresentano “esempi di valorizzazione del patrimonio dello Stato per lo sviluppo economico, sociale e ambientale”.

Il carcere giudiziario

Il compendio che attualmente ospita il carcere di Forlì era in origine parte di un più ampio sistema architettonico che includeva anche la Rocca adiacente, di proprietà del Comune di Forlì. Le mura che circondano il penitenziario, oggi di proprietà dello Stato, sono tutelate come bene di interesse storico-artistico.

Nel Piano città degli immobili pubblici è contenuta anche la realizzazione del nuovo carcere giudiziario, a cura del Provveditorato alle Opere Pubbliche, con conclusione prevista per il 2028. “Una volta dismesso l’utilizzo attuale, il complesso sarà oggetto di uno studio di valorizzazione e rigenerazione urbana, sviluppato anche in collaborazione con l’Università di Bologna – ha spiegato Dal Verme -. L’analisi dovrà tener conto delle caratteristiche storiche del sito e delle sue potenzialità all’interno di un contesto urbanistico di pregio, fortemente legato alla vicina Rocca di Forlì, con la quale potrà formare un nuovo polo culturale dal forte valore simbolico”.

“La futura rifunzionalizzazione punta a trasformare un luogo storicamente associato all’esclusione e alla marginalità in uno spazio capace di generare opportunità, attraverso iniziative culturali connesse alla vita sociale e comunitaria della città” ha sottolineato la direttrice dell’Agenzia del Demanio.

La Questura nell’ex zuccherificio Eridania e la riqualificazione della caserma Cuppini

Il grande stabile circondato da oltre 16 ettari di area verde, acquisito nel 2022 dal Comune, è stato a lungo in attesa di una destinazione d’uso che, ora, con il ‘Piano città’ viene finalmente definita: nei suoi spazi (ancora non è stato stabilito quali nello specifico) troverà sede la nuova Questura. Un progetto a parte riguarda l’attuale sede della Polizia in corso Garibaldi, anch’essa nella lista degli edifici da riqualificare: qui, infatti, verranno realizzati nuovi alloggi per le forze dell’ordine.

Insomma, l’ex Eridania si avvia alla rinascita, tornerà a vivere per funzioni a presidio della sicurezza, la Questura, ma anche valorizzando l’immenso parco che verrà messo a disposizione della città. Quando alla fine dell’Ottocento si cercò un luogo dove insediare l’attività per la lavorazione delle barbabietole per ricavarne zucchero la scelta fu determinata, dopo aver studiato diverse ipotesi, proprio dalla presenza del canale di Ravaldino e dalla stazione ferroviaria con relativo scalo merci.
L’attività dello Zuccherificio Eridania iniziò nel 1900 e terminò negli anni Settanta del secolo scorso. Ora la svolta, con un progetto che prevede un anno di progettazione seguito da altri quattro di lavori: un totale di cinque anni che dovrebbe portare al completamento della sede della Polizia, circondata da un parco che, come detto, sarà liberamente fruibile.

Per quanto riguarda il comparto ‘sicurezza’, oltre alla realizzazione di alloggi all’attuale Questura, è prevista anche la riqualificazione della Caserma Cuppini, sede attuale della Guardia di Finanza, in piazza Dante Alighieri.

La Chiesa di San Domenico

 

 

Nel cuore di Forlì la chiesa di San Domenico, un complesso conventuale del XIII secolo, che include la Chiesa di San Giacomo, chiostri e la Pinacoteca Civica, oggi complesso museale, casa di eccellenti mostre, che cresce sempre di più per qualificarsi grande polo culturale. Originariamente costruita per i frati domenicani, la chiesa ha subito diverse ristrutturazioni nel corso dei secoli e, dopo decenni di abbandono, è stata recuperata come un importante polo culturale per la città. Il piano città valorizzerà e renderà ancora più attrattivo il centro storico.

Il carcere giudiziario e la Rocca di Ravaldino

Per quanto riguarda la casa circondariale, una volta ultimato il nuovo carcere, la direttrice del Demanio Alessandra dal Verme ha anticipato che diventerà un “luogo della cultura e delle arti per ospitare enti di studio e diventare sede delle associazioni del territorio”. Un destino che condividerà con la vicina Rocca di Ravaldino, una storica fortificazione situata di Forlì. Costruita nel XIV secolo e successivamente ampliata, è celebre soprattutto per essere stata la residenza di Caterina Sforza, una delle figure più carismatiche del Rinascimento italiano. La rocca aveva una funzione difensiva strategica e presenta imponenti mura, torri e un mastio centrale. Nel corso dei secoli ha avuto diversi usi, anche come carcere, ed è oggi un importante simbolo della storia e dell’identità della città.

L’ex complesso Atr

Prevista anche la riqualificazione dell’ex deposito Atr, già utilizzato da realtà come Spazi Indecisi e Città di Ebla, associazioni culturali che vi operano grazie alla concessione a titolo gratuito da parte del Comune dell’intero immobile fino al 2028. Si è trattato di un iter molto lungo e complesso che, però, ha innescato un’operazione virtuosa che complessivamente ha visto investire 1 milione di euro (circa 500 mila dalla Regione, a cui si sono aggiunte risorse proprie delle due associazioni e 400 mila euro del Comune ndr).

Una struttura questa di viale Matteotti che venne realizzata nel 1935 e per decenni fu un punto di snodo della città: da qui infatti partivano le corriere che servivano il territorio. Allora quella parte della città, tra il centro e le nuova stazione ferroviaria era da “riempire” di servizi. Nel 1998 il deposito e officina dei bus si è trasferito definitivamente in via Pandolfa, in una struttura più moderna ed adeguata.

Il locale, dunque, è stato abbandonato per molto tempo fino al 2011 quando ha cominciato a vedere nuove aperture al pubblico grazie all’opera di festival artistici e all’attività di alcune associazioni.

 

 

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