La giornata
Ue: no ad accordi SBILANCIATI sui dazi, avanti con cautela
- L’America’s Cup a Napoli nel 2027. Meloni: “per la prima volta in Italia, un’occasione per il Sud”
- Consip: via libera dell’assemblea al bilancio 2024, acquisti per oltre 28 miliardi (+3%) con 811 mila contratti (+37%)
- Eurostat: nel primo trimestre il Pil Ue cresce dello 0,3%, +1,2% annuo
- Terna: nel primo trimestre gli investimenti crescono del 16,4% a 562,1 milioni, ricavi salgono a 902 milioni e l’utile a 275,3 milioni
- Iren: nei primi 3 mesi investimenti a 720 milioni, in crescita ricavi a oltre 2 miliardi e utile a 185 milioni
IN SINTESI
“Quello che è importante per noi è che il risultato dei negoziati” sui dazi con gli Stati Uniti “sia giusto ed equilibrato: su questo insistiamo ed è un punto permanentemente nei nostri dibattiti”. È la linea d’azione indicata dal commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, parlando in conferenza stampa ieri al termine della riunione del Consiglio Ue Commercio, evidenziando che “qualsiasi cosa” l’Europa firmi “non deve soltanto risolvere la situazione attuale ma anche gettare le basi per benefici a lungo termine”. “Stiamo consultando le parti interessate” sull’elenco di controdazi per rispondere alle tariffe cosiddette reciproche degli Usa: “raccoglieremo i contributi, li analizzeremo a fondo e procederemo con cautela. Nulla è automatico”, ha detto Sefcovic. “Qualsiasi misura di riequilibrio in esame ha il solo scopo di riequilibrare” la situazione attuale “in caso di mancato raggiungimento di un accordo, perché lasciare che l’attuale squilibrio persista indefinitamente non è un’opzione”. Secondo quanto è emerso dalla riunione, inoltre, nessuno Stato membro ha intenzione di accettare un accordo con gli Usa sul modello del Regno Unito, con i dazi del 10% ancora in vigore. “Siamo nel mezzo dei negoziati ma quando vedo alla conversazione che c’è stata attorno al tavolo siamo francamente troppo grandi e troppo importanti per gli Usa per avere un accordo sbilanciato”, ha detto il sottosegretario al Commercio polacco, presidente di turno del Consiglio Ue, Michal Baranowski.
L’America’s Cup a Napoli nel 2027. Meloni: “per la prima volta in Italia, un’occasione per il Sud”
L’America’s Cup si disputerà, per la prima volta nella storia, in Italia a Napoli. Ad annunciarlo è stata ieri la premier, Giorgia Meloni. “Sarà Napoli la città che ospiterà nel 2027 la trentottesima edizione del torneo velico più famoso e prestigioso al mondo, un evento globale che coinvolge milioni di appassionati e rappresenta una sintesi unica tra tradizione, innovazione tecnologica, eccellenza ingegneristica e spirito competitivo”, ha dichiarato Meloni ringraziando “il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, Sport e Salute e tutti coloro che hanno lavorato, con passione e determinazione, per raggiungere questo grande risultato”. Per Meloni, “la scelta del capoluogo partenopeo contribuirà a rafforzare il rinnovato protagonismo del Sud, che in questi anni ha saputo riscoprire il suo dinamismo e il suo orgoglio, registrando una crescita del PIL e dell’occupazione superiore alla media nazionale. L’organizzazione dell’America’s Cup a Napoli consentirà, inoltre, di accelerare l’imponente piano di riqualificazione e rigenerazione avviato dal Governo per trasformare l’area di Bagnoli in un moderno polo turistico, balneare e commerciale”.
“La scelta dell’Italia è una scelta che ci inorgoglisce, perché è un riconoscimento all’identità stessa della nostra Nazione. Senza il mare, infatti, noi non saremmo ciò che siamo. Il mare è storia, identità, cultura ma anche un pezzo insostituibile del nostro sistema produttivo ed economico, grazie alla posizione di leadership che ricopriamo nella nautica, nella cantieristica, nell’industria armatoriale, nella crocieristica e in tanti altri ambiti connessi alla blue economy. Non vediamo l’ora di accogliere l’America’s Cup. L’Italia sarà all’altezza di questa sfida, e dimostrerà ancora una volta al mondo di cosa è capace”, conclude Meloni.
Consip: via libera dell’assemblea al bilancio 2024, acquisti per oltre 28 miliardi (+3%) con 811 mila contratti (+37%)
Via libera dell’assemblea degli azionisti al bilancio 2024 di Consip, un anno di svolta per la società segnato dall’avvio del nuovo piano industriale 2025-2038. L’andamento dei principali indicatori operativi conferma il gradimento delle amministrazioni per l’offerta Consip, con un valore di spesa pubblica intermediata (cosiddetto “erogato”) che ha superato i 28,3 miliardi di euro. Di questo importo, oltre 11 miliardi derivano da acquisti tramite contratti “pronti all’uso”, mentre 17 miliardi provengono da acquisti sui mercati digitali. Complessivamente il dato segna una crescita del +3% rispetto al 2023. Per quanto riguarda i mercati digitali, si registra una crescita degli acquisti sul Mercato elettronico della P.A. (Mepa), che ha raggiunto un valore di circa 9,5 miliardi. Il Mepa si consolida sempre di più come il “punto di incontro” degli acquisti sottosoglia delle amministrazioni e delle imprese (di cui il 95% piccole e medie imprese). Questo risultato è favorito dalla vasta disponibilità di prodotti, con oltre 10 milioni di articoli presenti nei cataloghi delle oltre 240mila imprese abilitate sulla piattaforma. La crescita della performance operativa è stata sostenuta da una gestione efficiente che ha garantito un’offerta costante e diversificata integrando contratti e mercati digitali per rispondere in modo complementare alle diverse esigenze di acquisto delle amministrazioni. Nel corso del 2024, sono state pubblicate 80 iniziative di gara, suddivise in 256 lotti per un valore bandito di 11,6 miliardi. Parallelamente, sono state aggiudicate 71 iniziative, articolate in 297 lotti per un valore aggiudicato di 13,9 miliardi. Al 31 dicembre 2024, l’importo ordinabile su contratti Consip “pronti all’uso” è pari a 16,4 miliardi (18 miliardi valore medio annuo). L’offerta copre diversi settori strategici, tra cui ICT, Sanità, Energia e Utility, Building Management. Sul versante della gestione economica, il valore della produzione ha raggiunto i 94,1 milioni (+4% rispetto al 2023), mentre l’utile netto si è attestato a 3,5 milioni per effetto di una gestione efficiente e prudente, di cui 2,4 milioni riversati al Bilancio dello Stato e 1,1 milioni destinati a riserva disponibile. Parallelamente, gli investimenti hanno registrato una crescita significativa, passando da 4,2 a 6,3 milioni (+52% rispetto al 2023), a dimostrazione di una strategia orientata all’innovazione. Contestualmente, la liquidità ha evidenziato un aumento del 4%, che conferma la capacità della Società di sostenere il proprio sviluppo in modo autonomo, attraverso un’efficace gestione dei flussi di cassa e delle risorse finanziarie. Per Consip, sottolinea la società, il 2024 ha segnato l’avvio di un processo aziendale e culturale di cambiamento, caratterizzato da sfide complesse ma anche da importanti traguardi di riposizionamento. Nel primo trimestre è stata avviata la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti, in corrispondenza all’entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti pubblici, con impatti significativi su processi e standard operativi. Nel secondo trimestre, si è avuta la cessazione dell’organo amministrativo, successivamente rinnovato dall’assemblea nel luglio 2024. Da fine luglio, l’impegno congiunto del nuovo consiglio di amministrazione, del management e di tutte le persone della società ha permesso di recuperare i ritardi accumulati, assicurando entro la fine dell’anno il pieno raggiungimento degli obiettivi su tutte le linee di attività. Complessivamente, un piano di intervento – avviato già dal secondo semestre 2024 e declinato nel Piano Industriale 2025-2028 – che poggia le basi sull’investimento in tecnologie e persone, attraverso lo sviluppo dei sistemi informativi e dei laboratori della conoscenza e dell’innovazione della società, valorizzando le competenze strategiche e facendone un punto di forza di una nuova offerta ad amministrazioni e imprese. Il piano punta a un volume di acquisti di beni, servizi e lavori superiore a 120 miliardi anche attraverso l’ingresso su nuovi mercati (lavori, sanità digitale, immobili pubblici, ricerca universitaria); il coinvolgimento di 14.000 amministrazioni e almeno 350.000 imprese (95% PMI), per più di 3 milioni di contratti. Per la prima volta, Consip ha pubblicato il nuovo Piano Gare 2025 che prevede 111 gare pubblicate, segnando un incremento del 35% rispetto alla media degli anni precedenti e l’introduzione di criteri innovativi o di nuove merceologie in almeno il 50% dei bandi di gara, e circa 100 gare aggiudicate. Le nuove gare beneficeranno anche dell’Accordo Consip-Cnel per l’individuazione del CCNL da indicare nella documentazione di gara, migliorando i servizi offerti ad amministrazioni, imprese e cittadini. Nel 2024 Consip ha messo a punto nuovi modelli di gare “a progetto” per la riqualificazione della spesa pubblica su iniziative strategiche ed ecosistemi omogenei di amministrazioni pubbliche, con l’obiettivo di migliorare i servizi ai cittadini, integrando aggregazione della domanda e personalizzazione delle iniziative. I primi casi di applicazione riguardano: la razionalizzazione della spesa per le università e gli enti di ricerca nell’ambito dell’Accordo Consip-Crui; il procurement per la gestione del patrimonio immobiliare dello Stato nell’ambito dell’Accordo Mef-Consip-Agenzia del Demanio.
Eurostat: nel primo trimestre il Pil cresce dello 0,3%, +1,2% annuo
Nel primo trimestre del 2025, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,3% sia nell’area dell’euro che nell’Ue, rispetto al trimestre precedente. E’ quanto emerge dalla stima preliminare diffusa da Eurostat che mostra un lieve aumento nell’area euro rispetto al +0,2% del quarto trimestre del 2024 mentre registra una flessione, altrettanto lieve, nella Ue rispetto al +0,4%. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato e’ aumentato dell’1,2% nell’area dell’euro e dell’1,4% nell’Ue nel primo trimestre del 2025, dopo il +1,2% nell’area dell’euro e il +1,4% nell’Ue registrati nel trimestre precedente. Guardando le stime delle principali economie europee, il dato italiano di un incremento trimestrale dello 0,3% è, dunque, in linea con quello europeo mentre è sotto il dato tendenziale con +0,6%. La Francia passa dal -0,1% di fine 2024 a +0,1% mentre mantiene il passo, su base tendenziale, di +0,8%. Il pil tedesco passa invece da -0,2% a +0,2% mentre su base annua rimane la variazione negativa, -0,2%. Sopra la media europea è la crescita della Spagna, pur segnando una decelerazione: +0,6% rispetto al quarto trimestre del 2024 (che aveva registrato un aumento dello 0,7%) e +2,8% annuo (era + 3,3% nel precedente trimestre). Ma il primato della crescita nell’eurozona e nella Ue è dell’Irlanda che registra +3,2% rispetto all’ultimo trimestre del 2024 e un balzo a doppia cifra del 10,9% annuo. Eurostat ha anche diffuso i dati relativi alla produzione industriale di marzo. Rispetto a febbraio, il dato destagionalizzato e’ aumentato del 2,6% nell’area dell’euro e dell’1,9% nell’Ue. A febbraio 2025, la produzione industriale e’ cresciuta dell’1,1% sia nell’area dell’euro che nell’Ue. A marzo 2025, rispetto a marzo 2024, la produzione industriale e’ aumentata del 3,6% nell’area dell’euro a fronte dell’incremento del 2,7% registrato nella Ue. Gli incrementi mensili più alti sono quelli di Irlanda +14,6%, Malta +4,4% e Finlandia mentre i cali più ampi si registrano per Lussemburgo -6,3%, Danimarca e Grecia -4,6% e Portogallo -4%. Su base annua, l’Irlanda segna addirittura un +50,2% Malta +10,1% e Lituania +7,8%. In fondo alla classifica la Bulgaria -8,3%, Romania -7,8% e Danimarca -5,7%. L’Italia registra su base mensile un modesto +0,1% mentre su base annua prosegue la serie nera di cali con -1,8%. Fuori dalla Ue, ieri sono arrivati anche i dati del Regno Unito dove nel primo trimestre il Pil ha registrato una crescita dello 0,7% su base trimestrale. Nello stesso periodo il Pil ha segnato un aumento dell’1,3% su base tendenziale. Nel solo mese di marzo il Pil cresciuto dello 0,2% mensile e dell’1,1% tendenziale.
Sono arrivati anche i dati sul mercato del lavoro europeo. L’occupazione e’ aumentata dello 0,3% nell’area dell’euro e dello 0,2% nell’Ue nel primo trimestre del 2025, rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre del 2024, l’occupazione era aumentata dello 0,1% nell’area dell’euro e dello 0,2% nell’Ue. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’occupazione e’ aumentata dello 0,8% nell’area dell’euro e dello 0,6% nell’Ue nel primo trimestre del 2025, dopo il +0,8% nell’area dell’euro e il +0,5% nell’Ue nel quarto trimestre del 2024.
Ocse: a marzo il tasso di disoccupazione rimane stabile al 4,9%
l tasso di disoccupazione Ocse è rimasto sostanzialmente stabile al 4,9% nello scorso marzo, attestandosi al 5,0% o al di sotto di tale soglia da aprile 2022. Rispetto a febbraio 2025, i tassi di disoccupazione di marzo sono rimasti invariati in 23 paesi OCSE, sono aumentati in 5 e sono diminuiti in 4. Cinque paesi OCSE hanno registrato un tasso di disoccupazione mensile vicino ai minimi storici, tra cui la Turchia, che ha registrato il tasso più basso (7,9%) da gennaio 2005. Al contrario, il tasso di disoccupazione è stato di 2,0 punti percentuali o più al di sopra del minimo storico in otto paesi OCSE, con i divari più ampi registrati in Estonia, Lussemburgo, Danimarca e Finlandia. Il numero di disoccupati nell’OCSE è leggermente aumentato, raggiungendo i 34,2 milioni a marzo. A marzo 2025, i tassi di disoccupazione OCSE per donne e uomini sono rimasti sostanzialmente stabili, rispettivamente al 5,1% e al 4,7%. Il tasso di disoccupazione femminile ha superato quello maschile nell’Unione Europea, nell’area dell’euro e in 20 paesi OCSE a marzo 2025 (o nell’ultimo periodo disponibile), con i maggiori divari di genere in Turchia, Grecia e Colombia. Il tasso di disoccupazione maschile ha superato quello femminile in 17 paesi OCSE, inclusi tutti i paesi del G7 ad eccezione dell’Italia. Il tasso di disoccupazione OCSE è rimasto stabile per i lavoratori più giovani (15-24 anni) all’11,1%, circa 7,0 punti percentuali in più rispetto al tasso di disoccupazione sostanzialmente stabile per i lavoratori di età pari o superiore a 25 anni. Nell’Unione Europea e nell’area dell’euro, i tassi di disoccupazione sono rimasti stabili per il sesto mese consecutivo, attestandosi rispettivamente ai minimi storici del 5,8% e del 6,2%. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile in tre quarti dei 17 paesi OCSE dell’area dell’euro, mentre è diminuito leggermente in Lettonia e Lituania. È aumentato in Finlandia e in Grecia. In Finlandia, gli uomini di età pari o superiore a 25 anni hanno rappresentato la quota maggiore di questo aumento, mentre in Grecia gli uomini di età compresa tra 15 e 24 anni, gli uomini di età pari o superiore a 25 anni e le donne di età compresa tra 15 e 24 anni hanno contribuito quasi in egual misura all’aumento del tasso di disoccupazione. Nei paesi OCSE al di fuori dell’area dell’euro, i tassi di disoccupazione sono rimasti sostanzialmente stabili o sono diminuiti a marzo 2025. La Svezia ha registrato il calo maggiore, pari a 0,8 punti percentuali, con gli uomini di età pari o superiore a 15 anni che hanno rappresentato la quota maggiore di questo calo, mentre in Turchia le donne di età pari o superiore a 25 anni hanno rappresentato la quota maggiore di un calo di 0,3 punti percentuali. La Danimarca è stato l’unico Paese a registrare un forte aumento della disoccupazione a marzo (di 1,4 punti percentuali), con gli uomini dai 15 anni in su che hanno rappresentato la quota maggiore di questo aumento. I dati di aprile 2025 hanno mostrato che il tasso di disoccupazione in Canada è salito al 6,9% dal 6,7% di marzo, mentre è rimasto stabile negli Stati Uniti al 4,2%.
Bankitalia: a marzo il debito pubblico sale di 9,5 miliardi rispetto a febbraio a 3.033,9 miliardi
Lo scorso marzo il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 9,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.033,9 miliardi; il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (23,7 miliardi) ha più che compensato la riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (13,9 miliardi, a 62,2) e l’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (-0,2 miliardi). Lo rileva la Banca d’Italia nella pubblicazione “Finanza pubblica: fabbisogno e debito”. Con riferimento alla ripartizione per sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 9,6 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza è rimasto invece sostanzialmente stabile. La vita media residua del debito – immutata rispetto al mese precedente – è risultata pari a 7,9 anni. La quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia è diminuita al 20,5 per cento (dal 20,8 del mese precedente). A febbraio (ultimo mese per cui questo dato è disponibile) la percentuale del debito detenuta dai non residenti è aumentata al 31,9 per cento (dal 31,4 dello scorso gennaio), mentre quella detenuta dagli altri residenti (principalmente famiglie e imprese non finanziarie) è aumentata al 14,3 per cento (dal 14,2 del mese precedente).
A marzo le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 38,1 miliardi, in aumento del 2,8 per cento (1,0 miliardo) rispetto al corrispondente mese del 2024. Nei primi tre mesi del 2025 le entrate tributarie sono state pari a 128,1 miliardi, in aumento del 4,2 per cento (5,1 miliardi) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ricerca, la Commissione Ue lancia bandi per 1,25 miliardi nel 2025
L’Ue lancia bandi nella ricerca per un valore di oltre 1,25 miliardi di euro nel 2025 nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie (Msca). “I finanziamenti sosterranno la ricerca d’avanguardia e si concentreranno sullo sviluppo dei talenti della ricerca, sulla promozione della collaborazione internazionale e sul collegamento della scienza con la società, con un sostegno mirato ai ricercatori all’inizio della carriera e agli scienziati ucraini sfollati”, afferma la Commissione europea con una nota. Nel dettaglio, l’Esecutivo Ue ha annunciato due nuovi bandi di finanziamento che si apriranno nel corso dell’anno: le reti di dottorato Msca (597,8 milioni di euro, 28 maggio-25 novembre), che assumono e formano dottorandi nel mondo accademico e in altri settori, tra cui l’industria, le imprese e le amministrazioni pubbliche; Msca & Citizens (16,3 milioni di euro, 17 giugno-22 ottobre), che avvicina la scienza al pubblico con la Notte europea dei ricercatori e le attività Researchers at Schools, che mostrano l’impatto della ricerca sulla vita quotidiana dei cittadini. Msca dedicherà inoltre altri 10 milioni di euro per sostenere i ricercatori ucraini sfollati attraverso il programma di borse di studio Msca4Ukraine. Questa iniziativa va ad aggiungersi a tre bandi già aperti quest’anno: l’Msca Cofun (105,6 milioni di euro, scadenza 24 giugno), l’Msca Staff Exchanges (97,7 milioni di euro, scadenza 8 ottobre) e le borse di studio post-dottorato Msca (404,3 milioni di euro, scadenza 10 settembre 2025). Inoltre, con un budget di 22,5 milioni di euro nel 2025, il progetto pilota “Choose Europe for Science” – si legge – mira a rafforzare le carriere di ricerca in Europa finanziando programmi post-dottorato che vanno oltre il lavoro a progetto. I programmi sono aperti a ricercatori di tutto il mondo e l’invito si aprirà il 1° ottobre.
Webuild: fine dello scavo meccanizzato in Italia per la galleria di base del Brennero
Dopo un viaggio di oltre 14 km al di sotto delle Alpi, la TBM Flavia ha completato gli scavi in Italia della Galleria di Base del Brennero, il tunnel ferroviario più lungo al mondo, nell’ambito del Lotto Mules 2-3, realizzato dal consorzio di imprese guidato da Webuild per conto di BBT SE. Presenti, per questo momento simbolico per il sistema infrastrutturale europeo, il Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige Arno Kompatscher, il presidente del governo regionale del Tirolo Anton Mattle e il rappresentante della DG DEFIS della Commissione Europea Herald Ruijters. La Galleria di Base del Brennero, una volta completata con i suoi 64 chilometri complessivi, è destinata a ridisegnare i collegamenti ferroviari tra Nord e Sud Europa, potenziando la mobilità sostenibile e riducendo l’impatto ambientale dei trasporti nell’area alpina. L’opera, che è parte dell’asse ferroviario Monaco-Verona, rappresenta l’elemento centrale del corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T, di cui è anche la tratta più importante, perché consente di superare la barriera naturale delle Alpi. Il tunnel collegherà Fortezza, sul lato italiano a circa 50 chilometri a nord di Bolzano, a Innsbruck, in Austria. Sul suo tracciato, i treni passeggeri potranno viaggiare a una velocità massima di 250 km/h, riducendo i tempi di percorrenza tra le due città da 80 a soli 25 minuti. Il Lotto Mules 2-3, che rappresenta la sezione principale del versante italiano della Galleria e anche il lotto più esteso, è un tassello chiave di questo progetto e include lo scavo di un complesso sistema di 65 km di gallerie, di cui oltre 40 km scavati con impiego di TBM. Sul lotto, che segna oggi un avanzamento lavori complessivo del 98%, oltre alla TBM Flavia che ha scavato la galleria di linea ovest ha già operato anche la TBM Virginia, che ha ultimato il suo viaggio a marzo 2023, dopo aver completato lo scavo la galleria di linea est. Webuild è coinvolta anche su altri lotti del sistema ferroviario legato alla Galleria di Base del Brennero. Oltre al Lotto Mules 2-3, Webuild è impegnata sul versante austriaco con il Lotto Gola del Sill-Pfons e ha già realizzato il Lotto Tulfes-Pfons, sempre in Austria, e il Sottoattraversamento Isarco su suolo italiano, che rappresenta la parte estrema meridionale della Galleria prima dell’accesso nella stazione di Fortezza. Lungo l’asse ferroviario Monaco-Verona sta inoltre realizzando per conto di RFI, Gruppo FS Italiane, il progetto di potenziamento della tratta Fortezza-Ponte Gardena e la Circonvallazione di Trento, due progetti che andranno a potenziare il sistema di collegamento della Galleria di Base del Brennero.
Cipess. Morelli: “Assegnati 1,12 miliardi di euro per l’asse viario Sibari-Catanzaro della SS 106 Jonica”
“In arrivo dal Cipess un miliardo e 120 milioni di euro per l’adeguamento e la messa in sicurezza della strada statale 106 Jonica”. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario di Stato Alessandro Morelli a margine della seduta di ieri del Cipess che, tra le altre cose, ha assegnato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 1,12 miliardi di euro di risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 per la realizzazione di lotti funzionali del nuovo asse viario Sibari-Catanzaro della strada statale 106 Jonica. “Con la decisione assunta oggi dal CIPESS – ha sottolineato – si rende disponibile una quota significativa delle risorse nazionali di coesione per il potenziamento e la riqualificazione di un’arteria stradale strategica per lo sviluppo territoriale della dorsale ionica e di tutto il Mezzogiorno”. “Si tratta di risorse che concorrono a finanziare un investimento statale, autorizzato dalla legge di bilancio 2025 per la SS 106 Jonica, del valore complessivo di oltre 3,2 miliardi di euro, a testimonianza della rilevanza assegnata dal Governo a questo intervento infrastrutturale. Nel complesso, la deliberazione odierna del CIPESS conferma, ancora una volta, l’impegno del Governo a sostenere con misure concrete lo sviluppo infrastrutturale del Paese, a partire dalle aree del Mezzogiorno a più elevato potenziale di crescita, a beneficio dell’economia nazionale e nell’interesse dei cittadini e delle imprese che operano sul territorio”.
Altra decisione è l’ok del Cipess al Piano annuale 2025 della Garanzia Archimede di Sace, che prevede garanzie che riguarderanno finanziamenti, a supporto di imprese che vogliono investire in infrastrutture in Italia, per un importo di 10 miliardi di euro.
Come ha spiegato Morelli, le garanzie, che potranno essere rilasciate fino al 31 dicembre 2029, copriranno diversi settori: infrastrutture (4 mld), industria (2,5 mld), transizione verso un’economia pulita e circolare (1,5 mld), innovazione industriale tecnologica e digitale (1 mld), servizi pubblici locali (0,5 mld) e adattamento ai cambiamenti climatici (0,5 mld). Quanto alle aree geografiche interessate, sulla base di stime di Sace effettuate in relazioni a opportunità commerciali e connesse richieste di garanzia finanziarie, si prevede una ripartizione dell’intervento per il 67% al Nord, per il 18% al Centro e per il 15% al Sud. “Parliamo – ha spiegato Morelli – di nuove coperture in grado di creare un volano economico che si traduce in miliardi di euro investiti su territorio, posti di lavoro e benessere per i nostri cittadini”.
Inoltre, “per fronteggiare più efficacemente la crisi idrica in Sicilia, il Cipess ha aggiornato gli interventi per la realizzazione di nuovi dissalatori nei comuni di Porto Empedocle, Trapani e Gela”, ha riferito Morelli. L’aggiornamento dell’Accordo per la coesione della Regione siciliana prevede la sostituzione di quattro interventi di ammodernamento di impianti di dissalazione esistenti, per complessivi 90 milioni di euro a valere su FSC 2021-2027, con un unico intervento dello stesso valore, finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti di dissalazione, anche mobili, nei comuni di Porto Empedocle, Trapani e Gela. “Gli interventi saranno realizzati, in via d’urgenza, dal Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica, attraverso procedure semplificate per l’utilizzo e il trasferimento delle risorse, sul modello di quelle adottate dal Pnrr. Si tratta – ha concluso Morelli – di un aggiornamento procedurale rilevante per l’efficacia dell’investimento, in quanto orientato ad assicurare la tempestività dell’azione pubblica nella realizzazione di infrastrutture idriche fondamentali per il territorio regionale”.
Terna: nel primo trimestre gli investimenti crescono del 16,4% a 562,1 milioni, ricavi salgono a 902 milioni e l’utile a 275,3 milioni
Nel corso dei primi tre mesi del 2025, caratterizzati da un contesto in continua evoluzione e da una richiesta di energia elettrica in Italia in lieve riduzione (-0,7%) rispetto al medesimo periodo del 2024, Terna ha registrato risultati economici in crescita, imprimendo un’ulteriore accelerazione agli investimenti e consolidando il proprio impegno per il Paese, a beneficio della sicurezza del sistema elettrico nazionale, della decarbonizzazione e di una maggiore indipendenza energetica dell’Italia dall’estero. E’ il quadro che emerge dai risultati al 31 marzo scorso, approvati ieri dal cda del gruppo. In particolare, nel corso del primo trimestre dell’anno, Terna ha realizzato investimenti per 562,1 milioni di euro, con un progresso a doppia cifra del 16,4% rispetto allo stesso periodo del 2024, che già aveva segnato una significativa crescita sull’anno precedente. I ricavi del primo trimestre, pari a 901,8 milioni di euro, registrano un aumento di 43,7 milioni di euro (+5,1%) rispetto al corrispondente periodo del 2024. Tale risultato è dovuto in gran parte alla crescita dei ricavi delle Attività Regolate, imputabile principalmente all’impatto sul corrispettivo di trasmissione del riconoscimento dell’aggiornamento tariffario, al netto degli incentivi output based rilevati nel primo trimestre 2024. Significativo anche l’incremento dei ricavi delle Attività Non Regolate che riflette, prevalentemente, il maggior contributo derivante dalle attività in ambito Equipment del Gruppo Brugg Cables e del Gruppo Tamini. L’ebitda (Margine Operativo Lordo) del periodo si attesta a 652,0 milioni di euro, in crescita di 24,1 milioni di euro rispetto ai 627,9 milioni di euro dei primi tre mesi del 2024 (+3,8%), primariamente per il miglior risultato delle Attività Regolate. L’Ebit (Risultato Operativo) del periodo, a valle di ammortamenti e svalutazioni pari a 219,2 milioni di euro, si attesta a 432,8 milioni di euro, rispetto ai 418,7 milioni di euro dei primi tre mesi del 2024 (+3,4%). Gli oneri finanziari netti del periodo, pari a 38,8 milioni di euro, rilevano un incremento di 2,3 milioni di euro rispetto ai 36,5 milioni di euro del primo trimestre del 2024, dovuto principalmente all’utilizzo di nuovi finanziamenti a tassi d’interesse più elevati rispetto alla media dei finanziamenti esistenti. L’incremento viene parzialmente compensato dai maggiori oneri capitalizzati. Il risultato ante imposte si attesta a 394,0 milioni di euro, rispetto ai 382,2 milioni di euro del primo trimestre 2024 (+3,1%). Le imposte del periodo sono pari a 118,6 milioni di euro, in aumento di 7,0 milioni di euro rispetto ai primi tre mesi del 2024, essenzialmente per effetto del maggior risultato prima delle imposte. Il tax rate si attesta al 30,1%, rispetto al 29,2% dell’analogo periodo dell’anno precedente. L’utile netto di gruppo del periodo è pari a 275,3 milioni di euro, in crescita di 7,1 milioni di euro (+2,6%) rispetto ai 268,2 milioni di euro del primo trimestre 2024. La situazione patrimoniale consolidata registra un patrimonio netto di Gruppo pari a 7.784,8 milioni di euro, a fronte dei 7.524,2 milioni di euro al 31 dicembre 2024. L’indebitamento finanziario netto si attesta a 11.126,6 milioni di euro, in diminuzione di 33,8 milioni di euro rispetto agli 11.160,4 milioni di euro di fine 2024.
Tornando agli investimenti, tra i principali progetti del trimestre si segnalano gli avanzamenti del Tyrrhenian Link, il collegamento elettrico sottomarino fra Campania, Sicilia e Sardegna nel cui Ramo Est, quello fra Campania e Sicilia, a maggio è stata completata la posa del primo cavo sottomarino, iniziata a febbraio 2025. A ciò si aggiungono gli avanzamenti del collegamento tra la Toscana, la Corsica e la Sardegna (Sa.Co.I.3), dell’Adriatic Link, l’elettrodotto sottomarino fra Abruzzo e Marche, e quelli delle opere per incrementare la sicurezza e l’efficienza della rete elettrica in alta e altissima tensione nelle aree interessate dai Giochi Olimpici e Paralimpici ‘Milano-Cortina 2026’. Procedono inoltre le attività realizzative dei collegamenti Bolano-Annunziata, fra la Calabria e la Sicilia, Paternò-Pantano-Priolo, fra le diverse zone del mercato elettrico in Sicilia, Colunga-Calenzano, fra Emilia-Romagna e Toscana, e Cassano-Chiari, in Lombardia. A tali interventi si affianca il proseguimento del piano di installazione di apparecchiature, fra cui compensatori sincroni, reattori e resistori stabilizzanti, a beneficio della sicurezza della rete, per complessivi 30,3 milioni di euro investiti nei primi tre mesi del 2025. Inoltre, nel corso del primo trimestre del 2025 sono stati autorizzati, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dagli Assessorati regionali competenti, 12 interventi per lo sviluppo della Rete elettrica di Trasmissione Nazionale, per un ammontare complessivo di circa 240 milioni di euro.
“I recenti accadimenti alla rete elettrica della Penisola Iberica dimostrano quanto sia fondamentale proseguire e intensificare gli investimenti in infrastrutture per la transizione energetica e, in particolare, per un sistema elettrico sicuro, resiliente e interconnesso. Terna continua ad impegnarsi nel raggiungimento degli obiettivi ambiziosi del Piano Industriale, con oltre 560 milioni di euro investiti nei primi tre mesi del 2025 e con un target per l’anno di circa 3,4 miliardi di euro. Si tratta di numeri significativi che rafforzano il ruolo strategico del Gruppo al servizio del Paese e che, uniti alle robuste performance trimestrali di tutti gli indicatori economici, sono possibili grazie alla competenza di tutte le persone di Terna, la risorsa principale su cui possiamo contare”, ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttore generale di Terna. Per il 2025 è previsto che il Gruppo Terna possa conseguire ricavi per 4,03 miliardi di euro, un ebitda pari a 2,70 miliardi di euro e un utile netto di Gruppo pari a 1,08 miliardi di euro. Con specifico riferimento al Piano Investimenti, il Gruppo ha un target 2025 pari a circa 3,4 miliardi di euro. Nonostante l’accelerazione degli investimenti, Terna conferma l’impegno a mantenere una solida e sostenibile struttura del capitale.
Iren: nei primi 3 mesi investimenti a 720 milioni, in crescita ricavi a oltre 2 miliardi e utile a 185 milioni
Parte con risultati in crescita l’esercizio 2025 di Iren con una una solida performance economica, industriale e finanziaria. Come emerge dai risultati al 31 marzo approvati dal cda, il gruppo ha messo in campo investimenti per quasi 720 milioni di euro, con un +12% di investimenti tecnici, pari a 185 milioni di euro, destinati principalmente allo sviluppo della rete idrica ed elettrica e al completamento degli impianti di trattamento rifiuti, oltre che all’estensione della rete di teleriscaldamento. Gli investimenti finanziari pari a oltre 530 milioni di euro sono stati finanziati dai capitali raccolti con l’emissione del bond ibrido nel mese di gennaio. I principali indicatori economico-finanziari mostrano ricavi pari a 2.093 milioni di euro (+33% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). L’incremento dei ricavi riflette l’aumento dei prezzi delle commodities e i maggiori volumi energetici venduti. Cresce la redditività con l’ebitda pari a 418 milioni di euro (+9%). L’incremento è supportato dal consolidamento di Egea, dai maggiori margini e volumi di produzione energetica (Energia) e dalla crescita organica dei business regolati (Reti e Ambiente). L’utile netto di gruppo attribuibile agli azionisti è pari a 136 milioni di euro (+8%). La crescita riflette l’andamento dell’ebitda. Il beneficio derivante dalla riduzione del risultato di terzi conseguente all’acquisto della partecipazione di minoranza di Iren Acqua è controbilanciato principalmente da maggiori ammortamenti connessi agli investimenti effettuati. L’indebitamento finanziario netto pari a 3.972 milioni di euro (-3% ). Il lieve calo è stato possibile grazie al flusso di cassa operativo e all’emissione, a gennaio
2025, del bond ibrido da 500 milioni di euro a copertura degli investimenti finanziari. “Siamo molto soddisfatti dei risultati conseguiti nel primo trimestre del 2025, che confermano la validità delle scelte strategiche intraprese: l’anticipazione del consolidamento di Egea, da gennaio 2025, hanno permesso di incrementare l’EBITDA del trimestre di oltre 20 milioni di euro. Inoltre, l’acquisto della quota di minoranza di Iren Acqua ha impattato positivamente a livello di Utile netto per circa 6 milioni di euro. Queste operazioni straordinarie sono state rese possibili grazie all’emissione del bond ibrido che ha permesso di rafforzare la struttura patrimoniale, garantendo una flessibilità finanziaria adeguata. Confermiamo pertanto la guidance con un EBITDA a fine anno compreso tra 1.340-1.360 milioni di euro (inclusi i circa 55 milioni di euro annui attesi dal consolidamento EGEA), un utile netto tra i 300-310 milioni di euro e un rapporto indebitamento netto/EBITDA in linea con lo scorso anno e atteso a circa 3,2x”, dichiara il presidente di Iren, Luca Dal Fabbro. “Iniziamo il 2025 – afferma l’amministratore delegato e dg Gianluca Bufo – con un trimestre in solida crescita, con un ebitda e un utile netto in incremento rispettivamente del 9% e dell’8%, una RAB in crescita del 6%, +20MW di capacità rinnovabile e +500.000 abitanti serviti nella raccolta rifiuti rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. Grazie agli investimenti tecnici pari a 185 milioni di euro, in crescita del 12% nel periodo, siamo riusciti a traguardare i target fissati a Piano Industriale per questo primo trimestre dell’anno e continueremo nei prossimi mesi nel piano di investimenti previsto volto a incrementare la nostra asset-base, con più di 900 milioni di investimenti che effettueremo nel corso dell’anno su tutti i business”.
Eni firma un accordo di esclusiva con Ares Alternative Credit per la potenziale cessione del 20% di Plenitude
Eni ha firmato un accordo temporaneo di esclusiva con Ares Alternative Credit Management, fondo di investimento di rilievo globale, volto alla negoziazione di un accordo definitivo e alla conseguente finalizzazione della cessione di una quota di partecipazione in Plenitude pari al 20%, sulla base di un equity value della società compreso tra 9,8 e 10,2 miliardi di euro, corrispondente a un enterprise value di oltre 12 miliardi di euro. L’intesa fa seguito a una selezione articolata tra molteplici soggetti di rilievo internazionale che hanno manifestato significativo interesse per la società, che conferma così la grande attrattività del proprio modello di business e delle relative prospettive di crescita.
Sparkle adotta con successo l’intelligenza artificiale per la gestione e il controllo della rete
Sparkle, primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, annuncia i risultati del progetto Artificial Intelligence Sparkle Network Assurance (AISNA) per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel proprio Network Operation Center (NOC) dedicato alla gestione e controllo della rete internazionale. Frutto della collaborazione con Engineering – leader nei processi di trasformazione digitale per aziende e Pubblica Amministrazione – AISNA abilita l’automazione delle attività di monitoraggio, gestione e miglioramento della qualità, permettendo di diminuire il rischio di errori e disallineamenti e dunque rispondere con rapidità alle richieste di assistenza dei clienti. Semplificando l’accesso alle informazioni e automatizzando gli interventi più ripetitivi, la soluzione ha ridotto del 30% il tempo di gestione operativa delle segnalazioni al NOC e fino all’80% i tempi medi di esecuzione per campagne di aggiornamento massivo della rete. Inoltre, grazie alla capacità dell’IA di analizzare il contenuto delle e-mail, riassumere le informazioni chiave e aggiornare automaticamente i ticket, è stato possibile ridurre di circa 3.000 ore annue il tempo dedicato alle attività legate alla gestione delle segnalazioni dei clienti e di circa 700 ore l’anno quello impiegato nella reportistica RFO (Report For Outage). Questo ha consentito alle risorse coinvolte di concentrarsi maggiormente sul rapporto diretto con il cliente e sulla risoluzione dei problemi, con un impatto positivo sulla qualità complessiva del servizio. “Sparkle è impegnata in diversi progetti con l’obiettivo di migliorare attraverso l’AI l’esperienza dei clienti e dei dipendenti nonché arricchire la propria proposizione sul mercato. Il progetto AISNA, nell’ambito della gestione della Rete, è stato tra le nostre priorità per i suoi impatti sul cliente e sull’operatività”, ha dichiarato Lorella Scalcione, Chief Information Officer di Sparkle. “Grazie a questo progetto”, conferma Danilo Decaroli, responsabile delle Operations di Sparkle, “il nostro NOC ha oggi la possibilità di un’interazione con il cliente più tempestiva e trasparente e, al contempo, l’opportunità di operare in modo più efficiente e mirato, riducendo il carico di attività ripetitive a favore di quelle di cura del cliente e risoluzione dei problemi”.
Appalti verdi, gli acquisti sostenibili guadagnano terreno ma ancora non decollano
Nel settore pubblico italiano cresce l’impegno verso gli acquisti verdi: il Green Public Procurement e l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) stanno guadagnando terreno, anche se non rappresentano ancora uno standard consolidato. A conferma di questa evoluzione, l’indice di performance calcolato su 137 stazioni appaltanti – tra cui 12 centrali di committenza regionali, 85 enti gestori di aree naturali protette, 32 ASL e otto città metropolitane – raggiunge nel 2025 una media del 71%, tenendo conto sia dell’applicazione dei CAM nei bandi di gara 2024 sia dell’adozione di politiche capaci di ampliare la portata e l’impatto del green procurement, con le centrali di committenza regionali in testa (90%) e le ASL e gli enti gestori di aree protette in coda (entrambi al 57%). A offrire una fotografia aggiornata dello stato del Green Public Procurement in Italia è l’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, che nella seconda giornata del XIX Forum Compraverde Buygreen ha presentato l’ottavo rapporto sul tema, all’interno della cornice del WeGil di Roma, durante una due giorni intitolata “L’Europa forte è l’Europa del Green Deal: competitiva, rispettosa, indipendente”.
L’analisi del campione delle stazioni appaltanti pubbliche, condotta attraverso un monitoraggio civico basato su una survey, evidenzia una crescente attenzione e un maggiore utilizzo dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nei bandi di gara 2024. Tuttavia, si configurano alcuni nodi critici: il 50% degli enti segnala la mancanza di una formazione adeguata sul GPP, mentre il 48,5% indica la difficoltà nella stesura dei bandi come uno degli ostacoli principali all’applicazione efficace del green procurement. Le percentuali relative all’applicazione di alcune politiche a supporto dell’attuazione del GPP nelle pubbliche amministrazioni analizzate si attestano tutte intorno al 60%: la formazione raggiunge il 60%, l’integrazione dei criteri sociali il 62%, mentre il gender procurement si attesta al 66%. Persistono comunque alcune criticità legate a politiche fondamentali ma ancora poco diffuse. Tra queste, l’istituzione del referente per gli acquisti verdi, introdotto per la prima volta nell’indagine di quest’anno, è prevista solo dal 16,5% dei soggetti aggregatori del campione. Anche il monitoraggio degli acquisti sostenibili risulta ancora limitato, essendo attuato solo dal 32% delle amministrazioni coinvolte. Buone pratiche nell’applicazione del GPP. Entrando nel dettaglio delle singole stazioni appaltanti analizzate, emergono alcune realtà che si distinguono per performance particolarmente efficaci, fungendo da veri e propri aggregatori di buone pratiche. Le centrali di committenza regionali si distinguono non solo per il più elevato tasso medio di applicazione del GPP tra tutte le stazioni appaltanti analizzate, ma anche per l’ampia adozione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM): 10 dei 12 criteri considerati per questa categoria risultano infatti diffusamente applicati. Un dato significativo relativo alle aree naturali protette riguarda le performance più elevate nell’applicazione del GPP — comprese tra l’80% e il 100% — registrate proprio nelle realtà in cui è presente la figura del referente per il GPP. Questo evidenzia quanto la presenza di un responsabile dedicato agli acquisti verdi sia determinante per una piena ed efficace implementazione delle politiche di sostenibilità.
Positive anche le evidenze emerse dall’analisi di un primo campione di comuni, rappresentato da otto comuni metropolitane, che registrano un tasso medio complessivo di applicazione del GPP pari al 79%. In particolare, città come Milano, Torino, Napoli, Bari e Roma si distinguono con performance medie comprese tra il 90% e il 100%. Elevati anche i livelli di conoscenza degli acquisti verdi pubblici, così come l’applicazione dei criteri sociali e del gender procurement, che raggiungono tutti una quota dell’88%. Degna di nota anche la diffusione delle politiche di formazione rivolte a tecnici e funzionari coinvolti negli acquisti verdi, con un tasso di applicazione del 75%. Infine, tra le 32 ASL analizzate, si segnala l'alta applicazione dei CAM nei bandi 2024 relativi a diversi settori: stampa (70%), edilizia (81%), veicoli su strada (77%), ristorazione e derrate alimentari (75%) e servizio di “lavanolo (77%). “Nel contesto del Green Deal europeo, il GPP è uno strumento importante per orientare le scelte pubbliche verso la sostenibilità e contribuire alla transizione ecologica – dichiara Andrea Minutolo, responsabile dell’ufficio scientifico Legambiente -Alcune amministrazioni hanno già avviato esperienze significative, dimostrando che efficienza e attenzione all’ambiente possono andare di pari passo. Questi esempi rappresentano un punto di partenza utile per diffondere una cultura della sostenibilità nella pubblica amministrazione e migliorare gradualmente le performance del sistema pubblico”. “L’Italia è ancora oggi tra i Paesi leader nelle politiche di Green Public Procurement (GPP), grazie all’obbligatorietà dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), alla loro revisione continua e all’adozione di 21 categorie settoriali, dall’edilizia alla ristorazione sostenibile. – così Silvano Falocco, direttore di Fondazione Ecosistemi- Tuttavia, resta un divario tra le norme e la loro piena applicazione. Ogni anno oltre 280 miliardi di euro di spesa pubblica potrebbero essere orientati in modo più efficace verso obiettivi ambientali e sociali. Per riuscirci, servono investimenti concreti in formazione, competenze e capacità amministrativa. Il GPP deve diventare un modello di amministrazione responsabile, capace di coniugare tutela ambientale, diritti e sviluppo economico”. Tra le azioni ritenute prioritarie dall’Osservatorio Appalti Verdi per rafforzare l’attuazione del Green Public Procurement nella PA, spicca la designazione di un referente dedicato agli acquisti verdi. Si tratta di una figura chiave, in grado di affrontare la complessità trasversale del GPP e assicurare un’applicazione coerente e sistematica dei Criteri Ambientali Minimi. Ugualmente importante è l’introduzione di strumenti efficaci per il monitoraggio degli acquisti sostenibili, un ambito che si conferma tra i più critici nelle stazioni appaltanti analizzate. Infine, l’Osservatorio sottolinea l’importanza di investire nella formazione continua del personale, affinché i principi del GPP e dei CAM siano compresi e applicati correttamente, contribuendo così a superare le difficoltà più diffuse, in particolare nella redazione dei bandi di gara.
Testini (Snam): “Target UE su CCS ambiziosi, auspicabile consolidamento e semplificazione degli incentivi”
“Stante l’attuale penetrazione della tecnologia CCS in Europa – che ad oggi, incluse UK e Norvegia, vale 3 milioni di tonnellate all’anno (Mtpa) già a regime e circa 15 Mtpa attese sulla base delle decisioni finali di investimento – è auspicabile un consolidamento dei meccanismi incentivanti e dell’accesso agli stessi, che favorisca il conseguimento degli ambiziosi obiettivi di cattura dell’Unione (50 Mtpa di CO₂ al 2030, 280 al 2040 e 450 al 2050).” A dirlo è Paolo Testini, Director CCS project and carbon removal development di Snam, intervenuto ieri a Bruxelles all’evento annuale organizzato da The Carbon Capture & Storage Association. Prendendo parte al panel “Rebuilding Europe’s Industrial Base: CCUS in the Clean Industrial Deal”, Testini ha ricordato che “operatori come Snam stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo: il progetto Ravenna CCS, in joint venture con Eni, è già in fase pre-industriale avanzata, sta procedendo bene e ad oggi è l’unico progetto CCS attivo nell’Unione Europea, attenzionato – anche per questo – da una domanda potenziale che eccede la capacità disponibile.” Da qui la necessità di valorizzare gli sforzi in una cornice di sistema. “Auspichiamo – ha continuato Testini – quadri normativi chiari e stabili, un obiettivo su cui l’Italia sta lavorando intensamente. Affinché si possa procedere con decisioni di investimento, è necessario che l’industria abbia normative pragmatiche e ‘azionabili’, scelte esplicite di politica industriale e di decarbonizzazione, meccanismi di supporto adeguati e soprattutto una visibilità di lungo termine, coerente con l’orizzonte di investimento. Dal canto nostro – ha concluso Testini – la sfida è facilitare l’allineamento, anche e soprattutto temporale, fra le decisioni di investimento degli operatori e quelle degli emitters, così da evitare colli di bottiglia e garantire un’integrazione senza soluzione di continuità lungo la catena del valore.”
Passa (CFO Snam): “Diversificazione di mercati e strumenti finanziari, obiettivo 90% di finanza sostenibile al 2029”
“In un contesto globale che continua ad essere volatile, è fondamentale dotarsi di una struttura finanziaria solida, capace anche di garantire flessibilità. Per questo Snam intende rafforzare la propria struttura finanziaria attraverso una sempre maggiore diversificazione di mercati, fonti e strumenti di finanziamento, avendo sempre uno sguardo costante verso un’economia decarbonizzata. In Snam, stiamo affrontando la sfida di conciliare sicurezza e transizione energetica, investendo in infrastrutture gas resilienti e tecnologicamente pronte anche per le molecole verdi, come idrogeno e biometano, che avranno un ruolo centrale nel nuovo mix energetico. Dopo aver raggiungo in anticipo l’obiettivo precedente, puntiamo adesso a raggiungere il 90% di finanza sostenibile entro il 2029, grazie anche all’aggiornamento del nostro Sustainable Finance Framework. Attraverso l’utilizzo di green bond, sustainability-linked bond e bond ibridi abbiamo la possibilità di finanziare progetti strategici, come nel caso dell’acquisizione in OGE, il principale operatore indipendente del gas in Germania, mantenendo al contempo equilibrio finanziario e visione di lungo termine che guardi anche all’innovazione, come dimostrato anche dagli oltre 400 milioni di euro di investimento previsti entro il 2029 nel nuovo Innovation Plan. Impegni concreti che confermano l’approccio solido di Snam, attestato anche dall’upgrade ad “A-” ricevuto da S&P, che riflette l’attenzione dell’azienda alla trasparenza e a un’allocazione chiara del capitale, assicurando il pieno allineamento con la sua ambiziosa e credibile strategia di transizione” ha dichiarato Luca Passa, CFO di Snam, in occasione del convegno AGICI “The role of Utilities and their networks in achieving a Net-Zero Economy”, nell’ambito dell’evento NetZero Milan 2025.
Iai: l’industria italiana può decarbonizzarsi con idrogeno, elettrificazione e riduzione delle emissioni di metano
L’industria italiana, che rappresenta una quota significativa delle emissioni di gas serra in Europa, si trova di fronte a una doppia sfida: decarbonizzare i propri processi produttivi e mantenere la competitività. Questo il dilemma al centro di due nuovi studi condotti dall’Istituto Affari Internazionali (IAI) con il supporto con Environmental Defense Fund Europe (EDF Europe) e presentati oggi durante il webinar dal titolo “Le industrie energivore in Italia tra competitività e decarbonizzazione”. L’evento – a cui hanno preso parte Pier Paolo Raimondi, ricercatore senior nel programma “Energia, clima e risorse” dello IAI, Massimo Micucci, Senior Consultant e portavoce per l’Italia di Environmental Defense Fund Europe, Andrea Prontera, Professore associato all’Università di Macerata, Marco Ravazzolo, Direttore dell’area Politiche per l’Ambiente, l’Energia e la Mobilità di Confindustria, Carlo Bardini, Coordinatore delle attività europee e internazionali del dipartimento Energia del MASE – ha rappresentato un’occasione per dialogare su una strategia di transizione per l’Italia che non solo rispetti gli impegni climatici, ma che possa anche stimolare l’innovazione tecnologica e garantire posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili, delle tecnologie pulite e nella gestione delle emissioni di metano.
In particolare lo studio “Italy’s Energy-Intensive Industries amid Competitiveness and Decarbonisation” mette in evidenza che, sebbene l’Italia stia facendo progressi verso la riduzione delle emissioni industriali, rimane dipendente dal gas naturale, di cui è uno dei principali importatori dell’Unione europea. Lo studio suggerisce che, accanto a soluzioni come l’elettrificazione e l’adozione dell’idrogeno in alcuni settori specifici, un’azione cruciale per l’Italia è rappresentata dalla riduzione delle perdite di metano, specialmente nel settore energetico e nella distribuzione del gas, per migliorare ulteriormente le performance di decarbonizzazione. Anche se le emissioni di metano provenienti dalla catena del valore del gas in Italia sono già diminuite significativamente negli ultimi decenni (71,9% dal 1990), esse rappresentano ancora quasi l’80% delle emissioni fuggitive totali di metano del Paese. Affrontando i ritardi normativi e stabilendo un quadro politico stabile allineato al nuovo Regolamento UE sul metano, l’Italia può ridurre ulteriormente le emissioni e raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici europei. La ricerca “European and Italian Just Transition Policies amid Industrial Decarbonisation and External Policies” esplora, invece, come l’Italia e l’Unione europea possano integrare la transizione giusta nelle politiche industriali, per evitare che i territori più vulnerabili, come quelli dipendenti dalle industrie ad alta intensità energetica, subiscano impatti negativi sul piano economico e sociale. A questo proposito si sottolinea l’importanza di sviluppare politiche di compensazione per le regioni in difficoltà e di favorire una transizione inclusiva che possa portare benefici sia a livello nazionale che internazionale, con un focus particolare sull’Africa e la regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa).
“Ridurre le perdite di metano del settore energetico rappresenta una delle azioni più rapide, efficaci e meno costose per l’Italia per accelerare la transizione rafforzando, allo stesso tempo, anche la propria competitività industriale”, ha commentato Léa Pilsner, Senior Policy Manager di EDF Europe. “Un impegno deciso in questa direzione, sostenuto da un’implementazione chiara e ambiziosa del regolamento UE, non solo aiuterà a centrare gli obiettivi climatici europei, ma, con la guida dell’Italia, garantirà una transizione equa anche per i territori più esposti e dipendenti dai combustibili fossili”. “L’Italia deve perseguire una strategia industriale olistica che possa permettere di sfruttare le opportunità tecnologiche ed economiche. Per questo, è necessario un piano industriale che comprenda tutte le tecnologie efficaci per la decarbonizzazione industriale lavorando attivamente anche in sede europea”, ha commentato Pier Paolo Raimondi, ricercatore senior dello IAI. “Per sostenere la trasformazione industriale, è necessaria anche una politica sociale adeguata finalizzata alla creazione di alternative e strumenti compensativi. Tale approccio deve anche definire la politica estera italiana riconoscendo le sfide e le opportunità dettate dal contesto energetico e geopolitico, come riconosciuto dal Piano Mattei. In tal senso, le recenti iniziative annunciate dalla Commissione europea forniscono un’opportunità ulteriore all’Italia nel definire la cooperazione industriale e climatica tra Europa e Africa.”
Economia circolare, nel 2024 106,6 miliardi di tonnellate di materiali consumati. L’Italia deve ridurre l’import
Secondo i dati di Enea e Circular Economy Network, presentati ieri a Roma, l’Italia mantiene il suo primato per livelli di circolarità, in seconda posizione dopo i Paesi Bassi tra i 27 Paesi UE ma in prima posizione nel confronto con le altre principali economie europee (Germania, Francia e Spagna). E aumenta la produttività delle risorse, con un miglioramento del 20% rispetto al 2019. Allo stesso tempo, però, la dipendenza dalle importazioni di materiali rimane elevata. Nel 2023 è stata pari al 48% del fabbisogno complessivo, valore nettamente superiore a quello dell’UE che nello stesso anno si è attestato al 22%. Il costo delle nostre importazioni è salito da 424,2 Mld€ nel 2019 a ben 568,7 Mld€ nel 2024, con un aumento del 34%. Durante l’evento, Edo Ronchi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha illustrato i dati sui consumi e le importazioni di materiali. A livello mondiale, ad esempio, l’uso dei materiali è passato da 30 a 106,6 miliardi di tonnellate nel periodo 1970-2024. Con l’attuale modello lineare di crescita il consumo mondiale di materiali dovrebbe arrivare a superare 160 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2050. “L’altissimo consumo mondiale di materiali e la sua ulteriore crescita rendono l’approvvigionamento di molti materiali difficoltoso, con prezzi poco stabili, tendenzialmente in aumento”, ha spiegato Ronchi. “Alimentando instabilità e conflitti per timori di scarsità e difficoltà di approvvigionamento, causando alte emissioni di gas serra perché richiedono un elevato consumo di energia ancora fossile e danneggiando il capitale naturale e i servizi ecosistemici”.
Secondo Ronchi, dunque, la circolarità è la chiave per rilanciare il made in Italy in un quadro internazionale critico. E i dati Enea-Cen confermano il primato del nostro Paese, sebbene con qualche ostacolo da superare relativamente proprio all’eccessivo dato di import. Secondo le elaborazioni della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con l’attuale trend il consumo interno di materiale in Italia crescerebbe da 459 Mt del 2020 a 611 Mt al 2030. Nello scenario di maggiore circolarità, il consumo complessivo dei materiali nel 2030 diminuirebbe del 14,5% rispetto al 2020. Lo scenario più circolare genererebbe per l’Italia un risparmio di 82,5 Mld€ di importazione di materiali.
Olt: a fine giugno in programma il collaudo per lo Small Scale LNG
Si è tenuto a Livorno, presso Palazzo Pancaldi, il workshop promosso da OLT Offshore LNG Toscana dal titolo “Il GNL fra transizione energetica e contributo alla decarbonizzazione del trasporto marittimo”. L’evento, che si inserisce nella cornice della prima edizione di Blu Livorno – Biennale del Mare e dell’Acqua, è stato un’occasione di confronto tra istituzioni, associazioni e principali operatori del settore energetico e marittimo su uno dei temi centrali per il futuro del Mediterraneo: il ruolo strategico del Gas Naturale Liquefatto (GNL) nel percorso verso un sistema energetico più sostenibile. Dopo il saluto del Sindaco di Livorno, Luca Salvetti, Elio Ruggeri, Presidente di OLT Offshore LNG Toscana, ha aperto i lavori sottolineando come: “Il GNL è un elemento essenziale attraverso tutti i tre assi del trilemma energetico: coniuga il contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti, la mitigazione dei rischi legati alla volatilità dei prezzi globali del gas e promuove la decarbonizzazione dei trasporti pesanti e marittimi. OLT ha ampiamente dimostrato nel corso degli anni il proprio valore strategico per il sistema energetico italiano e, a partire dal secondo semestre di quest’anno, renderà disponibili anche i servizi di reloading per promuovere la penetrazione del GNL come carburante alternativo per il trasporto marittimo”. Dalla prima tavola rotonda moderata dal Direttore del Tirreno Cristiano Meoni – cui hanno preso parte C.F. (CP) Gennaro Fusco, Capo Servizio Sicurezza della Navigazione e Portuale, Capitaneria di Porto di Livorno; Luciano Guerrieri, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale; Gianpaolo Benedetti, Principal Advisor Energy Transition & Regulatory Affairs, SGMF e Giuseppe Zagarìa, Marine Mediterranean and Africa Region – Executive Director, Plan Approval and Technical Services, RINA – è emerso come il GNL rappresenti una soluzione concreta per ridurre l’impatto ambientale delle navi e come il mercato sia ormai pronto per un cambio di paradigma del trasporto marittimo.
Il secondo panel, incentrato sul contributo dello Small Scale LNG alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, ha visto la partecipazione di: Daniele Corti, Head of Small Scale LNG, Axpo; Michele Francioni, Chief Energy Transition Officer, MSC; Tommaso Ghetti, Head of Small Scale LNG, Eni; Dina Lanzi, LNG Commercial Interfaces Director, Snam e Fabrizio Mattana, Executive Vice President Gas Assets, Edison. Durante questa tavola rotonda – moderata da Dario Soria, Direttore Generale di Assocostieri – è stato evidenziato come le linee guida sulla gestione delle nuove tipologie di bunkeraggio, in particolare il GNL, siano fondamentali per l’aggiornamento infrastrutturale dei porti italiani e un passo necessario e imprescindibile per garantire la competitività nazionale nel nuovo assetto mondiale dei trasporti marittimi. A conclusione dei lavori, l’intervento dell’Amministratore Delegato di OLT Offshore LNG Toscana, Giovanni Giorgi, che ha dichiarato: “L’allungamento della vita utile dell’impianto fino al 2044, l’avvio del nuovo servizio di Small Scale LNG e l’aumento della capacità di produzione di più del 30% conferiscono ulteriore slancio alle attività del nostro Terminale prenotato già al 100% della capacità fino al 2026/2027. In questi anni abbiamo dimostrato fattivamente come un’infrastruttura di questo tipo possa coesistere con il territorio, fornendo le più ampie garanzie sul fronte sicurezza e ambiente. Il GNL rappresenta uno strumento chiave nella fase di transizione energetica, in particolare nel comparto marittimo; a regime, con la possibilità di utilizzare anche bio-GNL, questo combustibile potrà certamente contribuire a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione”.
Maria Cristina Carlini