La giornata
I dazi affondano le borse europee, in FUMO 245 miliardi. Milano perde 1,77%
- A marzo rialza la testa l’inflazione, +1,6% mensile e +2% annuo
- Pnrr, Fitto-Dombrovkis: “tutti i target vanno raggiunti entro agosto 2026”
- Ey stima una crescita reale del Pil dello 0,4% nel 2025 e 0,7% nel 2026, impatto del dazi compreso tra -0,5% e -1% al 2027
- Nei Paesi Ocse rallenta della spesa per ricerca e sviluppo, aumenta in Cina
- Riparte il Tgv Milano-Parigi, obiettivo raggiungere il 15% del mercato dell’alta velocità italiano nel 2030
IN SINTESI
I dazi annunciati da Donald Trump affondano le Borse europee. Per le piazze finanziarie europee è stata una giornata nera: lo stoxx 600, l’indice azionario che raccoglie 600 delle principali capitalizzazioni di mercato europee, ha registrato un calo dell’1,5%, bruciando 245 miliardi di capitalizzazione. Milano ha chiuso perdendo sul terreno l’1,77% del listino Ftse Mib con 16,43 miliardi andati in fumo. Male anche il Dax di Francoforte (-1,16% a 22.197 punti). Il Cac 40 di Parigi lascia sul terreno l’1,58%, a 7.790 punti. In calo pure il Ftse 100 di Londra (-0,83%, a 8.587 punti). Il 2 aprile il presidente Trump farà sapere quali saranno le nuove tariffe doganali sulle merci importate negli Usa che faranno scattare con ogni probabilità analoghe contromosse dai paesi colpiti.
A marzo rialza la testa l’inflazione, +1,6% mensile e +2% annuo
A marzo rialza la testa l’inflazione sullaspitna dei prezzi delle voci più volatili, energia e alimentari. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat nel l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,4% su base mensile e del 2,0% su marzo 2024, dal +1,6% del mese precedente. La dinamica dell’indice generale riflette principalmente la risalita del tasso di variazione tendenziale dei prezzi degli energetici non regolamentati, tornato positivo (da -1,9% a +1,3%) e, in misura minore, l’accelerazione dei prezzi dei tabacchi (da +4,1% a +4,6%) e degli alimentari non lavorati (da +2,9% a +3,3%). Un sostegno all’inflazione si deve anche ai servizi relativi alle comunicazioni (da +0,5% a +0,8%), ai servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,1% a +3,3%) e infine ai beni durevoli (la cui flessione si attenua da -1,5% a -1,2%). All’opposto, decelerano i prezzi degli energetici regolamentati (da +31,4% a+27,3%) e quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,9% a +1,6%). Nel mese di marzo l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, resta stabile (a +1,7%), mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera lievemente (da +1,7% a +1,8%). La crescita tendenziale dei prezzi dei beni si accentua sensibilmente (da +1,1% a +1,7%), mentre quella dei servizi resta stabile (a +2,4%). Il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni si riduce, portandosi a +0,7 punti percentuali contro i +1,3 di febbraio 2025. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona risultano a marzo del 2,1% più elevati rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre la crescita tendenziale dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto resta ferma a +1,9%. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente ai prezzi degli energetici non regolamentati e dei servizi relativi ai trasporti (+1,2% entrambi), dei tabacchi e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,5% entrambi) e dei Servizi relativi alle comunicazioni (+0,3%); gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli energetici regolamentati (-2,4%) e degli Alimentati non lavorati (-0,4%). L’inflazione acquisita per il 2025 sale a +1,4% per l’indice generale e a +0,9% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,6% su base mensile, per la fine dei saldi stagionali di cui il NIC non tiene conto, e di +2,1% su base annua (da +1,7% registrato nel mese precedente).
“Il rialzo registrato sul versante dei prezzi nel mese di marzo, superiore alle nostre attese, rientra tra i movimenti fisiologici e non desta particolari preoccupazioni sulle prospettive a breve dell’inflazione. Buona parte degli aumenti dell’ultimo mese sono, infatti, dovuti alle componenti volatili: l’inflazione di fondo si conferma all’1,7%, segnalando come all’interno del sistema non siano presenti particolari tensioni e come al momento le fibrillazioni sugli energetici non si siano trasferite ad altre filiere”, commenta l’Ufficio Studi di Confcommercio. “Se le dinamiche inflazionistiche si mantengono sotto controllo, non vanno trascurati i possibili effetti “psicologici” negativi derivanti da un ritorno dell’inflazione al 2% sul sentiment delle famiglie e sui loro comportamenti in materia di consumo. L’incremento del tasso di variazione dei prezzi assieme alla forte riduzione della fiducia, sempre nel mese di marzo, costituiscono segnali di indebolimento della prospettiva di ripresa dei consumi a breve termine, potenzialmente compromettendo, almeno in linea teorica, le dinamiche di crescita complessiva per l’anno in corso”.
Anche dalle Germania arrivano i dati preliminari dell’inflazione di marzo che mostrano un rallentamento. I prezzi al consumo registrano un +2,2% annuo mentre su base congiunturale l’aumento è dello 0,3%. L’inflazione armonizzata e’ salita invece dello 0,4% mensile. A febbraio l’inflazione aveva registrato un incremento del 2,3% tendenziale e dello 0,4% mensile.
Pnrr, Fitto-Dombrovkis: “tutti i target vanno raggiunti entro agosto 2026”
“Entro la fine del 2024, le erogazioni del Pnrr hanno superato la soglia dei 300 miliardi di euro. Si tratta di un traguardo importante. Più precisamente, con un totale di 306,2 miliardi di euro erogati, siamo ormai vicini alla metà (47%) dell’importo totale del sostegno impegnato nell’ambito del Recovery Fund”. Lo ha detto il vice presidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto in audizione alle commissioni congiunte del Pe Econ e Budget. “Considerando solo le sovvenzioni, abbiamo erogato ben oltre la metà degli importi complessivi impegnati (55%). L’erogazione più recente è stata quella di 122 milioni di euro all’Estonia a marzo. Ad oggi, il 28% di tutte le 7115 tappe e gli obiettivi sono stati valutati come raggiunti dalla Commissione. Un ulteriore 20% è stato dichiarato completato dagli Stati membri”, ha aggiunto Fitto. “Gli Stati membri hanno solo 18 mesi per raggiungere i circa 5mila target milestone, è importante accelerare. La Commissione è pronta a sostenere tutti gli Stati membri, ma dobbiamo ricordare che il margine di manovra si sta assottigliando. Tutti i target e i milestones devono essere raggiunti entro agosto 2026”, ha aggiunto Fitto. Concetto che ha sottolineato, nel corso dell’audizione anche il commissario all’Economia Valdis Dombrovski
Ey stima una crescita reale del Pil dello 0,4% nel 2025 e 0,7% nel 2026, impatto del dazi compreso tra -0,5% e -1% al 2027
Una crescita del PIL reale dello 0,4% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026 con una riduzione del tasso di inflazione dal 2,1% nel 2025 all’1,9% nel 2026. Questi i principali dati che emergono dalla settima edizione dell’EY Italian Macroeconomic Bulletin, analisi trimestrale che – a partire dall’analisi delle principali variabili macroeconomiche e sulla base di un modello macro-econometrico proprietario – fornisce previsioni a medio termine per l'economia italiana.
“Lo scenario economico internazionale rimane complesso e persistono elementi di incertezza legati agli effetti delle tensioni geopolitiche, dei nuovi dazi dell’amministrazione statunitense, degli elevati prezzi di alcune materie prime così come dei tassi di interesse. Nell’Eurozona, dopo una crescita dello 0,9% nel 2024, è attesa una progressiva accelerazione nei prossimi anni, pari all’1,0% nel 2025 e all’1,4% nel 2026. Per quanto riguarda il nostro Paese, nonostante negli ultimi trimestri del 2024 i consumi privati abbiano ripreso un leggero vigore, anche grazie all’andamento positivo del mercato del lavoro, una nuova fonte di incertezza economica è data dalle scelte di politica commerciale della nuova amministrazione americana. In questo scenario prevediamo una crescita del PIL pari allo 0,4% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026 con un tasso di inflazione sostanzialmente allineato al parametro BCE. Infine, secondo le nostre stime, l’impatto complessivo cumulato sul PIL italiano delle politiche protezionistiche potrebbe essere compreso tra -0,5% e – 1,0% al 2027 rispetto ad uno scenario baseline di mancata introduzione di nuove misure tariffarie”, dichiara Mario Rocco, Valuation, Modelling and Economics Leader di EY in Italia. A questo proposito, infatti, il tema delle misure protezionistiche è tornato ad essere di primaria importanza dopo l’esito delle elezioni statunitensi e l’insediamento, a gennaio, della nuova amministrazione. Le misure annunciate e successivamente implementate sono state diverse, come l’aumento dei dazi verso le importazioni dal Canada, Messico, Cina, e Unione Europea (UE). Il valore delle esportazioni di beni dei Paesi membri dell’UE verso gli Stati Uniti nel 2023 ha raggiunto il valore di circa 533 miliardi di euro, di cui circa 290 miliardi riferiti a Germania (148 miliardi), Italia (67 miliardi), Francia (53 miliardi) e Spagna (21 miliardi). Tra i principali prodotti esportati rientrano i prodotti farmaceutici (101 miliardi di euro), i macchinari e apparecchiature meccaniche (81 miliardi), e i veicoli e componenti (59 miliardi).
Focalizzando l’attenzione sui trend economici nazionali, il quarto trimestre del 2024 ha registrato una crescita congiunturale dello 0,1% (a cui corrisponde una crescita tendenziale dello 0,6%) principalmente trainata dalle componenti di domanda interna (specialmente dagli investimenti, +1,6%, mentre i consumi privati hanno mostrato una crescita contenuta pari allo 0,2%). In riferimento alla domanda estera netta, le importazioni e le esportazioni hanno registrato una riduzione rispettivamente dello 0,4% e 0,2%, in termini congiunturali, con un contributo alla crescita del PIL di circa 0,1 punti percentuali. Per quanto riguarda l’andamento dei prezzi, le stime di EY prevedono un tasso di inflazione al 2,1% nel 2025 e 1,9% nel 2026. In riferimento al mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è atteso intorno al 6,4% nel 2025 e in crescita al 7,1% nel 2026. In vista di possibili nuovi investimenti pubblici nel settore della difesa, si sottolinea come gli effetti degli stessi sulla crescita economica di breve periodo siano dibattuti, e dipendano molto dalla loro composizione. I benefici potenziali nel lungo termine possono essere positivi e permanenti. In modo particolare, tali investimenti favoriscono una composizione della spesa pubblica a favore delle voci di ricerca e sviluppo direttamente correlate al miglioramento della produttività del Paese.
Nei Paesi Ocse rallenta della spesa per ricerca e sviluppo, aumenta in Cina
La spesa per ricerca e sviluppo sperimentale (R&S) nell’area OCSE è cresciuta del 2,4% in termini di inflazione nel 2023, in calo rispetto al 3,6% del 2022. La spesa per R&S delle aziende ha superato gli altri settori, crescendo del 2,7% nel 2023 e rappresentando il 74% della spesa interna lorda totale per R&S (GERD) nell’area OCSE, in aumento rispetto al 66% del 2010. La R&S nelle istituzioni del settore pubblico è cresciuta del 2,5%, mentre la R&S nel settore dell’istruzione superiore ha registrato un aumento più modesto dell’1,7%. Con l’8,7%, la crescita della spesa in R&S in Cina ha continuato a superare quella dell’area OCSE, degli Stati Uniti (1,7%) e dell’Unione Europea (1,6%) nel 2023. Le maggiori economie dell’UE hanno rallentato la crescita complessiva dell’area: la R&S in Germania è aumentata dello 0,8%, mentre quella in Francia è diminuita dello 0,5%. Al contrario, la R&S in Spagna e Polonia è aumentata di oltre l’8%. La spesa in R&S in Irlanda è diminuita del 2,4% nel 2023 a seguito di un importante impulso nel 2022 da parte di grandi progetti di capitale in R&S aziendali. La crescita della R&S in Giappone (2,7%) e Corea (3,7%) ha superato la media OCSE. Il divario nel livello di spesa interna lorda per R&S (GERD) tra i maggiori performer di R&S al mondo, ovvero gli Stati Uniti e la Cina, si è ridotto in modo significativo nel 2023. In dollari USA aggiustati per la parità del potere d’acquisto (PPP), il metodo standard per i confronti macroeconomici internazionali, la spesa per R&S della Cina ha raggiunto il 96% del GERD degli Stati Uniti, rispetto al 72% di dieci anni prima. Il divario è maggiore se misurato in dollari USA ai tassi di cambio di mercato (49% nel 2023 contro il 42% nel 2013).
Polizze castrofali, al via il confronto al Mimit, per le aziende strada in salita
Si è svolto ieri pomeriggio il tavolo al Mimit tra tutti gli attori interessati per illustrare il decreto-legge approvato nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri – su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – che introduce un ingresso graduale dell’obbligo per le imprese italiane di dotarsi di una polizza assicurativa a copertura dei danni derivanti da eventi catastrofali, differenziando la platea tra grandi, medie e piccole e micro imprese. L’obbligo sarebbe dovuto scattare proprio ieri, lunedì 31 marzo, ma poi il governo ha varato una norma che per le grandi imprese (oltre 250 dipendenti) conferma l’obbligo, già previsto dalla legislazione vigente, di stipulare una polizza entro il 31 marzo 2025. Il decreto introduce, per questa tipologia di imprese, un periodo transitorio di 90 giorni, fino al 30 giugno, per consentire alle aziende prive di contratto di adeguarsi all’obbligo, mantenendo comunque l’accesso a eventuali incentivi o contributi. Le medie aziende (da 50 a 250 dipendenti) avranno invece ulteriori sei mesi di tempo, fino al 30 settembre 2025, per provvedere alla stipula dei contratti assicurativi. Per tutte le micro e piccole imprese – la maggior parte del tessuto produttivo italiano – l’obbligo è invece posticipato al 31 dicembre 2025. In caso di mancata stipula, l’impresa non potrà accedere a ulteriori incentivi statali e risorse pubbliche per sviluppare la propria attività. Per garantire un’attuazione chiara ed efficace dell’obbligo – e per un’ampia condivisione della norma con le parti durante la fase di conversione in legge – presso il Mimit, riferisce il dicastero, è stato istituito un apposito tavolo di monitoraggio dei fenomeni di mercato cui parteciperanno rappresentanti delle categorie produttive e dell’IVASS – Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. Ma, secondo quanto hanno riferito fonti imprenditorali, si preannuncia un percorso tutto in salita a fronte di questioni di grande complessità quali la mancanza di una scheda tipo, il nodo degli abusi edilizi e l’adeguatezza delle polizze (chi le valuta e in base a quali criteri), che ancora non sono state chiarite.
Camisa (Confapi): la proroga dell’obbligo per le pmi decisione di buonsenso
“La proroga da parte del Governo dell’obbligo per le piccole e medie imprese di dotarsi di polizze catastrofali è una decisione di buonsenso, accoglie le richieste di Confapi, che nei mesi scorsi aveva rimarcato diverse criticità presenti nel decreto, e rappresenta un gesto di grande attenzione verso le Pmi”. Lo dichiara il Presidente di Confapi, Cristian Camisa.
“Oggi abbiamo preso parte al tavolo di lavoro svoltosi al Mimit – aggiunge – Si tratta del primo incontro dopo la notizia della proroga che risponde al principio di proporzionalità rispetto alla dimensione di impresa. Ora si avrà tutto il tempo anche per sciogliere i numerosi nodi interpretativi come i criteri di applicazione, i costi e il valore dei premi. Siamo particolarmente soddisfatti perché il Ministero ha accolto la nostra proposta di creare un tavolo di monitoraggio sull’implementazione della normativa che, già in fase di conversione del decreto legge, potrà rappresentare la sede di confronto nella quale condividere le proposte di modifica e interpretative. Il tavolo sarà anche funzionale al monitoraggio e alla risoluzione delle criticità che saranno poste dalle confederazioni partecipanti nell’ottica di non lasciare sola la piccola e media impresa. Ci auguriamo – conclude Camisa – che ci possano essere le condizioni per prevedere una riduzione della tassazione attuale del 22,25% sulle polizze catastrofali al fine di ridurre il premio assicurativo gravante sulle Pmi industriali nonché di destinare le maggiori entrate fiscali a un fondo dedicato al cofinanziamento delle misure di prevenzione del rischio attuate dalle imprese”.
Riparte il Tgv Milano-Parigi, obiettivo raggiungere il 15% del mercato dell’alta velocità italiano nel 2030
– Dopo 19 mesi di interruzione a causa di una frana nella valle della Maurienne, nelle Alpi francesi, oggi e’ stato ripristinato il collegamento ferroviario tra Parigi e Milano, con la sfida di far tornare in treno passeggeri e merci. Il primo Tgv e’ partito nella notte dalla Gare de Lyon di Parigi per arrivare a Milano alle 09:46 alla stazione Porta Garibaldi, da dove e’ ripartito alle 12.10. Per la ripresa dei servizi tra la Francia e l’Italia, Sncf Voyageurs ha deciso di ripristinare i suoi tre viaggi giornalieri di andata e ritorno. Il gruppo ferroviario francese punta a diventare il terzo operatore italiano dell’alta velocita’ con un investimento di 800 milioni di euro in Italia al 2027 per rendere operative 13 tratte a/r con 15 treni ad alta velocita’ e 1000 assunzioni dirette e indirette, cosi’ ha detto a margine della conferenza stampa di presentazione a Milano Caroline Chabrol, Dg della filiale italiana di Sncf Voyage Italia: “Con 56 milioni di passeggeri dell’alta velocita’, l’Italia e’ un mercato molto dinamico. L’obiettivo e’ raggiungere il 15 per cento della quota del mercato con 10 milioni di passeggeri entro 2030”. E come annuncia Caroline Chabrol: “Si potrebbero aprire nuove tratte come Milano-Roma, Milano-Napoli e Milano-Venezia, con diverse fermate”. E per quanto riguarda ulteriori fermate sulla tratta Milano-Parigi Chabrol precisa: “Per quella turistica di Bardonecchia c’e’ interesse commerciale, rimaniamo aperti, ma, come abbiamo detto alla sindaca della cittadina, rimane il tema del controllo doganale alla frontiera di Modane che prende tempo, e ci saranno valutazioni”.
“Il Tgv che metteremo a disposizione su nuove tratte in Italia avra’ -37% di consumo energetico rispetto ai treni ad Alta Velocita’ attualmente circolanti sulla rete italiana” – cosi’ Caroline Chabrol come Dg della filiale italiana di Sncf durante l’evento inaugurale organizzato da Scnf Voyages Italia a Milano per la ripresa della tratta Milano-Parigi dopo piu’ di un anno e mezzo dalla frana nella valle della Maurienne, nelle Alpi francesi – “La domanda di mobilita’ sostenibile e’ in crescita in tutta l’Europa, soprattutto tra i giovani, e il treno si conferma come modello di viaggio efficiente ed ecologico: scegliere il treno significa ridurre le emissioni di Co2 con un risparmio fino al 98% rispetto all’aereo”. Anche durante l’interruzione della linea 208.000 passeggeri hanno usufruito dell’offerta sostitutiva.
. Attualmente, Sncf gestisce oltre il 40% dell’Alta Velocita’ in Europa e il 22% del traffico ferroviario internazionale, con l’obiettivo di raggiungere il 30% in Ue entro il 2030. Sottolinea la richiesta di sostenibilita’ dei trasporti da parte dei cittadini anche l’assessore alla mobilita’ del comune di Milano Arianna Censi: “In Italia quelli che abitano nei grandi centri sono il 60% e in Ue arriveremo all’80%, quindi avere connessioni tra queste citta’ anche di interesse turistico centra l’obiettivo comune”. Lo riconferma l’ambasciatore di Francia in Italia Martin Briens: “Gli eventi estremi che colpiscono di frequente sono un segnale, la frana della valle della Maurienne ne e’ un esempio, dobbiamo accelerare nuove opportunita’ di trasporto su binario e strada, reinvestire in infrastrutture, e su opere sostenibili”.
Invimit: dal nuovo cda stop al Progetto Opa, non più scelta selettiva singoli asset
Stop al Progetto Opa di Invimit Sgr. Ad imprimerlo è il nuovo consiglio di amministrazione della società di gestione del risparmio del Mef, che ha annunciato un cambio di strategia rispetto allo strumento che prevedeva l’acquisto di immobili su tutto il territorio nazionale da destinare, nel primo lancio, alla realizzazione di residenze per studenti, per poi allargarsi ad altre asset class. Ora, “l’approccio della nuova consiliatura di INVIMIT Sgr S.p.A. si basa su un modello che considera l’intero portafoglio degli Enti, attraverso l’adozione di soluzioni professionalizzanti e su misura per le possibili destinazioni di ogni immobile e sulla sostenibilità economica, finanziaria e sociale dell’investimento”, si legge in una nota della società. “Si è deciso di seguire questo nuovo corso, tenendo conto delle linee guida e dell’esito degli incontri promossi dalla Cabina di regia per la valorizzazione e la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico istituita presso il Mef. Diversamente dal passato, quindi, il progetto non è più basato sulla scelta selettiva di singoli asset, non risultando funzionale alla migliore valorizzazione degli immobili individuati e, soprattutto, alla creazione di valore attraverso un diverso utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico”. Di qui, la decisione “di non proseguire la procedura (ai sensi dell’art. 9 dell’Avviso) e di aver opportunamente comunicato tale decisione ai Comuni interessati e agli Enti vigilanti, in riferimento al Progetto OPA, approvato dal precedente Cda di INVIMIT Sgr S.p.A. e avviato con l’avviso pubblicato il 7 giugno 2023. La Sgr resta a disposizione delle Amministrazioni locali per discutere eventuali ipotesi alternative e per valutare opportunità di valorizzazione degli asset del proprio patrimonio immobiliare”.
Gruppo Hera pioniere nella transizione energetica: immessa per la prima volta in Italia una miscela con il 5% di idrogeno in una rete gas
Al via nel Modenese, da parte di Inrete Distribuzione Energia (società del Gruppo Hera), la prima immissione a livello nazionale di una miscela di gas naturale e idrogeno al 5% in una rete di distribuzione gas a servizio di un’area residenziale. La sperimentazione è possibile grazie al protocollo, unico in Italia, sottoscritto di recente da Inrete Distribuzione Energia, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e Comitato Italiano Gas (CIG), che permette di testare, rispettando le più stringenti prescrizioni sulla sicurezza, miscele di gas metano con blending fino al 10% di idrogeno nelle reti di distribuzione. L’obiettivo è creare le condizioni favorevoli alla progressiva abilitazione di miscele con percentuali crescenti di gas a basso contenuto di carbonio fossile nelle reti, dando così un concreto contributo alla transizione energetica. Alla presentazione dell’iniziativa, che si è tenuta oggi a Castelfranco Emilia (MO) nei pressi dell’area di cantiere del comparto residenziale scelto per la sperimentazione, erano presenti il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il Sindaco di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano, l’amministratore delegato del Gruppo Hera Orazio Iacono, l’amministratore delegato di Inrete Distribuzione Energia Federico Bronzini e rappresentanti del CIG. La sperimentazione, portata avanti in accordo con l’amministrazione comunale di Castelfranco Emilia e in collaborazione con numerosi partner, si concluderà il 3 aprile. In particolare, prevede l’immissione di una miscela con il 5% di idrogeno in un tratto isolato di rete che serve circa 40 famiglie della città emiliana, tutte opportunamente informate. Questo vettore energetico a basso impatto ambientale, infatti, potrà contribuire alle esigenze di decarbonizzazione dei territori, permettendo di valorizzare l’infrastruttura gas esistente in Italia, che costituisce un unicum a livello europeo per estensione e capillarità, senza modificare gli impianti termici esistenti. Il progetto, con la supervisione di enti di certificazione riconosciuti a livello internazionale, coinvolge gli operatori di tutta la filiera gas, dal trasporto ai costruttori di equipment, fino ai produttori di caldaie e piani cottura a gas. I test finali saranno infatti estesi anche a valle del contatore, grazie alla collaborazione dei cittadini coinvolti, con verifiche sul funzionamento degli apparecchi gas domestici.
La sperimentazione giunta alla terza fase si concluderà con l’ultimo step a fine anno Dal 2021 Inrete è capofila di un progetto che ha già permesso di sperimentare, due volte con successo, l’iniezione di una miscela di gas naturale e idrogeno al 2% nelle reti gas che servono lo stesso comparto residenziale oggi al centro della nuova iniziativa. Avuta quindi la piena conferma delle misure necessarie, sia in termini tecnologici sia di sicurezza, la società del Gruppo Hera, grazie alla sottoscrizione del protocollo con il MASE e il CIG ha avviato la terza fase della sperimentazione con l’obiettivo di esplorare i diversi aspetti operativi che consentono all’infrastruttura di ricevere, nella sua attuale configurazione, miscele di gas naturale e idrogeno al 5%. Il progetto si concluderà indicativamente a fine anno quando, in base ai risultati ottenuti, si valuterà l’opportunità di testare miscele con una quantità ancora superiore di idrogeno, fino al 10%. Per la corretta misura del gas, la sperimentazione vede l’impiego di NexMeter su tutte le utenze interessate dal progetto. NexMeter è il contatore gas G4 sviluppato dal Gruppo Hera, già abilitato a misurare miscele di metano e idrogeno: il dispositivo, che ha aperto nuove prospettive nel settore sia per le tecnologie all’avanguardia sia per le funzioni di sicurezza, è già presente in ormai quasi 300.000 case italiane allacciate alle reti di distribuzione gas gestite dalle società di distribuzione del Gruppo Hera. Collaborano a questo progetto Al progetto, come partner di filiera, partecipano BAXI, Bosch, Electrolux Group, Emerson, Ferroli, Immergas, Innovhub SSI, Pietro Fiorentini, Snam, TdZ, Valpres (azienda di Bonomi Group), Alfa Engineering e Idrotherm 2000; RINA è invece partner certificatore.
“Siamo di fronte a un passo avanti importante verso la transizione energetica – interviene de Pascale – L’avvio a Castelfranco Emilia, della prima immissione in Italia di una miscela al 5% di idrogeno in una rete di distribuzione gas naturale a servizio di utenze residenziali, rappresenta uno step concreto e innovativo verso la decarbonizzazione. Un progetto che consente di sperimentare l’utilizzo dei green gas nelle infrastrutture esistenti, senza modificare gli impianti domestici e nel pieno rispetto delle più severe normative di sicurezza. Di particolare orgoglio è che questa iniziativa sia possibile grazie all’impegno del Gruppo Hera nato dalla capacità di molti comuni dell’Emilia- Romagna di unire le forze tenendo insieme sostenibilità e competitività. L’Emilia-Romagna, grazie al proprio ecosistema industriale e tecnologico avanzato, si conferma ancora una volta laboratorio nazionale di innovazione in un’ottica sostenibile. Questo tipo di sperimentazioni sono fondamentali per abilitare, in prospettiva, un’iniezione progressiva di idrogeno fino al 10%, valorizzando le reti esistenti e contribuendo in modo concreto alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili”. “L’idrogeno è un vettore strategico per il futuro del sistema energetico europeo: il Gruppo Hera è già primario operatore nazionale del settore e in prima linea nell’abilitazione delle reti al trasporto anche di molecole verdi – commenta Iacono. – Il nostro modello di impresa integra la crescita industriale con una sostenibilità concreta, supportata da investimenti strategici, che puntano a sviluppare i business e allo stesso tempo rendere i territori in cui operiamo più competitivi, vivibili e resilienti alle sfide globali. Come multiutility il nostro ruolo è cambiato negli anni e da distributori di commodity siamo diventati abilitatori della transizione energetica attraverso le nostre infrastrutture. Per questo il nostro piano strategico 2024-2028 prevede 2,5 miliardi di euro di investimenti, sui 5,1 miliardi complessivi, per una rete sempre più efficiente, digitalizzata e resiliente, mantenendo l’eccellenza sulla qualità del servizio. Un percorso che non può prescindere dalla leva dell’innovazione. Questa ci consente, infatti, di tracciare sempre nuove strade, per supportare l’evoluzione dei nostri business di pari passo con la crescita sostenibile dei territori serviti anche nel lungo termine”.
Eni: perfezionato l’aumento della partecipazione di EIP nel capitale sociale di Plenitude
Eni, Plenitude ed Energy Infrastructure Partners (EIP) hanno dato esecuzione all’accordo, annunciato lo scorso novembre, per l’incremento della partecipazione di EIP in Plenitude, attraverso un aumento di capitale pari a circa 209 milioni di euro. La partecipazione complessiva di EIP, ad esito dell’operazione, è pari al 10% del capitale sociale di Plenitude, per un investimento complessivo di circa 800 milioni, tenuto conto di 588 milioni versati a marzo 2024. L’operazione conferma un equity value di Plenitude post money di circa 8 miliardi e un enterprise value di oltre 10 miliardi. L’operazione è stata approvata dalle autorità competenti. Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di Eni, ha commentato: “L’incremento dell’investimento da parte di un partner come EIP conferma che Eni ha realizzato con Plenitude una società con un modello di business fortemente distintivo e di grande potenziale, che sta creando valore e con ottime prospettive di crescita. Stiamo così proseguendo con successo nel nostro percorso di valorizzazione e sviluppo dei business legati alla transizione energetica”.
Idrogeno: Pichetto, miscela gas-idrogeno a uso residenziale è sperimentazione innovativa
“Oggi in provincia di Modena si sta sperimentando una soluzione davvero innovativa: gas naturale e idrogeno miscelati per servire un’area residenziale”. Lo ha dichiarato ieri il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, commentando la prima sperimentazione, avvenuta a Castelfranco Emilia, di una miscela di gas naturale con il 5% di idrogeno nella rete di distribuzione gas a servizio di una zona abitata. L’avvio di questo test fa seguito alla sottoscrizione di un protocollo tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Inrete Distribuzione Energia e Comitato Italiano Gas. “La nostra Strategia Nazionale – ha spiegato il ministro Pichetto – guarda all’idrogeno come fonte in grado di contribuire vivacemente alla decarbonizzazione: ne beneficeranno in particolare i settori dell’industria e dei trasporti, ma come dimostra la giornata odierna potrà essere una positiva novità anche direttamente per i cittadini”. “Vorrei ringraziare per la collaborazione – ha concluso Pichetto – le famiglie del territorio interessato, assieme a tutti gli interlocutori tecnici e istituzionali coinvolti nel progetto”.
Webuild: completato il primo tratto di scavi nel North East Link in Australia
Finisce il primo tratto del viaggio sotterraneo delle due TBM giganti che stanno realizzando gli scavi del North East Link (NEL), progetto autostradale che porterà alla realizzazione di due tunnel gemelli destinati a migliorare la rete di trasporti di Melbourne, in Australia. Il progetto vede impegnato il Gruppo Webuild, nell’ambito della joint venture SPARK, nei lavori di progettazione e costruzione di circa 6,5 km di tunnel gemelli a tre corsie e opere collegate. A nord-est di Melbourne le mega talpe meccaniche Gillian e Zelda hanno infatti raggiunto Lower Plenty Road con lo scavo di 1,6 km e segnando un significativo passo avanti nel progetto North East Link Entrambe le TBM (Tunnel Boring Machine) saranno revisionate nelle prossime settimane, per riprendere poi il loro viaggio in direzione Bulleen. Con una testa fresante di 15,6 metri di diametro, tra le più grandi al mondo, e oltre 90 metri di lunghezza, queste talpe superano le 4.000 tonnellate di peso ciascuna e sono un esempio dei più alti alti standard tecnologici di settore. Il North East Link è il più grande progetto stradale mai realizzato nello stato di Victoria e, una volta completato, i tunnel saranno i più lunghi in ambito autostradale dello stato. Una volta ultimati, i due tunnel da 6,5km del North East Link da Watsonia a Bulleen andranno a completare un collegamento oggi mancante nella rete autostradale di Melbourne, togliendo ogni giorno 15.000 camion dalle strade locali e riducendo i tempi di viaggio fino a 35 minuti. La realizzazione di questo progetto porterà alla creazione di migliaia di posti di lavoro e garantirà crescita economica e sviluppo per tutta la filiera. Il Gruppo Webuild sta realizzando alcuni dei progetti infrastrutturali più strategici per l’Australia, anche grazie alla consolidata presenza nel Paese della controllata Clough. Tra i progetti in corso, ci sono Snowy 2.0, il più grande progetto idroelettrico nel Paese, una tratta del Suburban Rail Loop East Project, destinato a rivoluzionare il sistema di trasporto di Melbourne, un lotto del Sydney Metro–Western Sydney Airport Project, che collegherà il nuovo Western Sydney International Airport con Sydney, e ancora il Perdaman Industries Urea Plant, uno dei più grandi impianti al mondo per la produzione di urea, e il Woodman Point Water Treatment Facility, per potenziare il più grande impianto di trattamento delle acque reflue del Paese.
Nuovi guasti sulla rete ferroviaria
Altra giornata critica ieri per la circolazione ferroviaria, fortemente rallentata sulla linea AV Roma-Napoli per un guasto tecnico alla linea. I treni Alta Velocità registrano hanno registrato forti ritardi e variazioni di percorso. Alcuni treni sono stati deviati sulle linee convenzionali Roma – Napoli via Cassino e via Formia. La circolazione è più gradualmente ripresa. I tecnici di Rete Ferroviaria Italiana sono intervenuti per ripristinare il pieno funzionamento della linea.
Ambiente, Ue: Anche Cesena tra i 20 progetti selezionati per città verdi e digitali
La Commissione europea e la regione Hauts-de-France, in qualità di ente responsabile dell’Iniziativa urbana europea (Iue), hanno annunciato oggi la selezione di 20 progetti innovativi nell’ambito del loro terzo invito a presentare proposte per iniziative urbane innovative. Grazie al sostegno di 94 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), questi progetti, che saranno realizzati in 13 Stati membri dell’Ue, promuoveranno la trasformazione degli ambienti urbani e apriranno la strada a città più verdi e digitali. Tra i progetti selezionati rientrano il rinnovamento delle batterie usate dei veicoli elettrici a Tilburg, nei Paesi Bassi, e la riconversione di edifici abbandonati per uso comunitario a Košice, in Slovacchia. Ogni progetto riceverà fino a 5 milioni di euro dal Fesr, a copertura dell’80% dei costi ammissibili. “Questi progetti pionieristici costituiscono esempi di spazi urbani innovativi in tutta Europa e parte dei finanziamenti del Fesr è destinata a promuovere la replicazione in altre città dell’Ue”, commenta la Commissione Ue. Tra i progetti c’è anche Energy2Act che, con un bilancio Fesr di 4.981.486,56 euro, “consente alle comunità di Cesena di assumersi la responsabilità della transizione energetica della città, creando quartieri energetici puliti positivi (Pcen) tramite un One-Stop Shop for Climate Communities (Oss-Cc) integrato” che è un “approccio innovativo” che “fornisce servizi di ristrutturazione personalizzati, strategie di coinvolgimento dei cittadini e meccanismi finanziari, tra cui un Climate Community Exchange System & Fund per supportare i gruppi vulnerabili”.
Saipem ospita a bordo del Castorone i responsabili cyber delle partecipate di Cdp
Saipem ha ospitato a bordo del Castorone, la propria nave posatubi tra le più grandi al mondo, attualmente ormeggiato presso i cantieri San Giorgio del Porto di Genova, l’ultimo incontro dell’ISAC (Information Sharing & Analysis Center) di Cassa Depositi e Prestiti, la rete dei responsabili cyber sicurezza delle società partecipate dal Gruppo CDP. L’obiettivo dell’ISAC CDP è rafforzare la cooperazione interistituzionale e promuovere la condivisione di best practice e soluzioni tecnologiche in ambito di sicurezza informatica e non solo, a beneficio delle singole organizzazioni e, più in generale, della resilienza dell’intero Sistema Paese. L’incontro si è tenuto venerdì 28 marzo e ha visto la partecipazione, oltre ai rappresentanti delle società aderenti all’ISAC, di quelli del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della Marina Militare e dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Hanno inoltre partecipato rappresentanti dell’Associazione Italiana Professionisti Security Aziendale (AIPSA) e dell’Associazione Nazionale Chief Information Security Officer (AssoCISO). I lavori si sono aperti con i saluti istituzionali del Capitano di Vascello e Comandante in Seconda del Porto di Genova Spinelli. A seguire, sono intervenuti Alessandro Puliti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Saipem, Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Francesca Scaglia, Direttore Rischi di CDP e membro del Consiglio di Amministrazione di Saipem, e Milena Rizzi, Capo del Servizio Regolazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Dopo una panoramica sulle attività offshore di Saipem, presentata da Rossano Cornolti, Head of Offshore Operations, è intervenuto Corrado Miralli, CISO & Corporate Security Manager di Saipem, che ha illustrato l’approccio dell’azienda alla sicurezza fisica e cyber, con un focus sulle attività di cooperazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale – ACN, Ministero Affari Esteri e Marina Militare Italiana. Spazio quindi alla presentazione dell’ISAC CDP da parte di Nicola Vanin, CISO di Cassa Depositi e Prestiti e rappresentante dell’ISAC. A seguire, sono intervenuti Giuseppe Massimiliano Aletta, Contrammiraglio, e Stefano Mingrone, Capitano di Fregata, del Comando in Capo della Squadra Navale (Cincnav) della Marina Militare, che hanno illustrato le attività di sicurezza che effettua la Marina Militare italiana in contesti di cooperazione internazionale con altri paesi alleati, nei mari di tutto il mondo. Paolo Serpico, Consigliere di Legazione dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, ha poi affrontato il tema della cooperazione internazionale in contesti geopolitici a rischio. Nella sessione conclusiva, i partecipanti hanno condiviso esperienze e riflessioni sulla collaborazione tra aziende e istituzioni per la protezione del Sistema Paese.
A margine dell’incontro, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di visitare il Castorone, nave ammiraglia della flotta Saipem e tra le più avanzate tecnologicamente, il cui nome è evocativo e si inspira alla capacità del castoro di costruire strutture in acqua. Il Castorone è un simbolo delle competenze ingegneristiche italiane che, grazie all’innovazione e al know-how tecnico, contribuiscono alla realizzazione di progetti strategici in tutto il mondo. Costruito nel 2012, la lunghezza complessiva del mezzo è di circa 330 metri con una larghezza di circa 40 metri e una stazza lorda complessiva di oltre 100mila tonnellate. Ad oggi il Castorone ha installato complessivamente circa 3.500 km di condotte, ad una profondità massima di 2.200 metri raggiunta per il progetto Sakarya fase 1 (Turchia). A bordo possono vivere e lavorare oltre 700 persone, impiegate per le operazioni e per le attività di supporto e manutenzione del mezzo. Tra i progetti principali in cui è stato impiegato il Castorone possiamo citare Zohr, che rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel Mar Mediterraneo. Il mezzo ha inoltre completato diversi progetti in Australia (Ichthys e Scarborough), nel Golfo del Messico e in Argentina, nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Mare del Nord.
Pa: inaugurato a Perugia il nuovo polo formativo, focus sullo sviluppo dei territori
Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha firmato ieri il protocollo d’intesa che istituisce a Perugia un nuovo Polo formativo per lo sviluppo di competenze trasversali con un focus sulle tematiche relative alla sostenibilità ambientale, attrattività e turismo, equilibrio e sviluppo dei territori. L’intesa è stata sottoscritta nella sala Europa della Scuola umbra di Amministrazione pubblica insieme alla presidente della SNA, Paola Severino, alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, al Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Perugia, Maurizio Oliviero, e all’Amministratore unico della Scuola umbra di Pubblica amministrazione, Marco Magarini Montenero. “La creazione di un nuovo polo formativo in Umbria sottolinea l’intento di valorizzare le eccellenze contribuendo così alla crescita del Paese. È in questa direzione che si muovono le attività del
Dipartimento della Funzione pubblica orientate sempre di più al rafforzamento delle soft skills per gestire le trasformazioni che stanno attraversando anche la Pubblica amministrazione”, sottolinea il ministro Zangrillo. Spiega Severino, presidente della SNA: “Il Polo territoriale della SNA in Umbria fornirà alle amministrazioni locali strumenti formativi agili, concreti e mirati per aiutarle a costruire sinergie territoriali, che coinvolgano anche le articolazioni territoriali delle amministrazioni centrali e il settore privato. Il Polo sarà inoltre un hub di formazione per il personale anche delle altre regioni su temi di interesse nazionale quali sostenibilità ambientale, equilibrio e sviluppo del territorio”. Per Proietti, “per la Regione Umbria è un privilegio firmare la convenzione per il Polo territoriale della Scuola Nazionale di Amministrazione Pubblica. È interesse dell’amministrazione regionale perseguire l’obiettivo delle attività formative con la convinzione e la consapevolezza che si tratta di contribuire alla preparazione di competenze in
settori strategici per la pubblica amministrazione”.
Maria Cristina Carlini