DOMANI IL CONVEGNO DEI COSTRUTTORI
Nei primi tre mesi del 2026 danni da eventi calamitosi già per 1,2 miliardi. Ance: urgente un Piano Italia
E’ la cifra già prevista per affrontare le emergenze create dagli eventi alluvionali nel centro-sud Italia, tra cui il ciclone Harry e le frane a Niscemi e in Molise. Per riparare i danni spendiamo sempre di più, sacrificando investimenti e prevenzione. Da qui le cinque proposte Ance che saranno presentate all’evento organizzato con la direzione di Francesco Rutelli.

Federica Brancaccio, presidente Ance
Prima del 2009 l’Italia spendeva un miliardo l’anno per riparare i danni connessi ai fenomeni di dissesto idrogeologico. Nel periodo 2009-2023 la spesa media annua è cresciuta a 3,3 miliardi. Nel 2026 nei soli tre mesi iniziali dell’anno sono stati già previste spese per 1,2 miliardi per riparare agli eventi alluvionali e franosi che hanno colpito il centro-sud Italia, a partire dal ciclone Harry e dalle frane a Niscemi e in Molise. L’Ance, che ha stimato questo primo dato 2026, rileva che la crescita esponenziale della spesa emergenziale “sacrifica e comprime quella virtuosa per investimenti e prevenzione”.
Il dato sarà presentato al convegno organizzato per domani dall’Associazione nazionale dei costruttori con la direzione di Francesco Rutelli. L’Ance continuerà a insistere, come fa da anni, sulla necessità di varare e attuare una politica di prevenzione alimentata da una programmazione costante nel tempo e proporrà un piano in cinque punti basato su misure di adattamento ai cambiamenti climatici, una governance adeguata, un modello Pnrr più concorrenziale, una digitalizzazione che consenta una raccolta sistematica di dati, stabilità dei finanziamenti.
Ma l’analisi di Ance evidenzierà anche altri dati. A partire dal 2010 è possibile quantificare in 21,6 miliardi i fondi destinati alla realizzazione di interventi contro il dissesto idrogeologico. Di questi, 19 sono stati assegnati, secondo i dati raccolti dal Repertorio Nazionale degli Interventi per la Difesa del Suolo-Rendis, a 24mila interventi su tutto il territorio nazionale. Il 18% è di competenza del ministero dell’Ambiente, ma raddoppia al 36% in termini di valore degli investimenti. Il resto è ripartito tra cinque amministrazioni: ministero dell’Interno, ministero dell’Agricoltura, dipartimento per la Protezione Civile, Dipartimento Casa Italia e Regioni.
Sarà rilevata la carenza di dati certi, anche dalla stessa piattaforma Rendis. Questo impatta sulle stime del problema più grave, che è il mancato avvio degli interventi programmati: dai dati disponibili in Rendis emerge che il 38% dei cantieri finanziati a partire dal 2010, corrispondente al 37% del valore, risulta ancora da avviare o privo di informazioni, ma siamo in presenza di mancato aggiornamento da parte delle amministrazioni titolari e di scarsa interoperabilità con le banche dati esistenti. Lo conferma il fatto che, se si considerano gli interventi di competenza diversa dal ministero dell’Ambiente, la percentuale di interventi da avviare o per i quali i dati non sono stati comunicati sale al 42% nel numero e al 46% nel valore.