DOMANI IL 2° RAPPORTO DI MECENATE 90
Il welfare di comunità e la co-programmazione danno nuovo slancio alle città intermedie dopo il Covid
Presentazione in Unioncamere: introduce Prato, chiude De Rita. Il presidente di Mecenate 90 Pitteri: “La rigenerazione rimette al centro il valore di comunità”. Esposito (Tagliacarne): “Un indice basato su una trentina di indicatori ci dice che nelle città intermedie si vive meglio”. Nei servizi di prossimità accessibilità in linea con le città metropolitane, al Sud meglio.
Sono 157 in Italia le città intermedie, “un universo che si interpone fra le città metropolitane e una vasta area di comuni non metropolitani”, selezionate in quanto “centri demograficamente consistenti e funzionalmente rilevanti”. Su questo universo si focalizza ancora una volta l’associazione Mecenate 90, con la collaborazione dell’Istituto Tagliacarne (Unioncamere). Mecenate 90 ha messo a punto il Secondo Rapporto “L’Italia policentrica, Il fermento delle città intermedie” che, concentrandosi su altre dieci città – Caltagirone, Catanzaro, Chieti, Lecco, Livorno, Macerata, Novara, Padova, Salerno e Taranto – dopo le dieci del primo Rapporto, datato 2019, evidenzia i fenomeni che si sono messi in moto in questa Italia dopo la Pandemia e con la spinta del Pnrr. Grande attenzione ai fenomeni di rigenerazione urbana con due elementi che li distinguono con particolare forza dopo il Covid: il potenziamento del welfare sociale locale e lo sviluppo di forme di co-programmazione dopo quello già visto e analizzato della co-progettazione.
“Poniamo sempre grande attenzione – dice il presidente di Mecenate 90, Daniele Pitteri – a non ridurre il ragionamento sulla rigenerazione urbana alla sola dimensione urbanistica e costruttiva. Per un lungo periodo abbiamo osservato che a trainare il fenomeno della rigenerazione urbana c’era soprattutto l’aspetto culturale. Dopo la Pandemia e con il contesto globale segnato da profonda incertezza, sta diventando sempre più centrale il ritorno al sociale che si esprime soprattutto come rafforzamento del welfare locale o di comunità che, rispetto al passato, è molto più personalizzato e attento a esigenze specifiche delle persone sul territorio. È la risposta a bisogni che proprio il Covid ci ha consentito di vedere che avevamo trascurato. C’è una forte riscoperta del senso di comunità che impone anche alla politica di rapportarsi alle popolazioni con meno dirigismo e con processi di maggiore partecipazione, fra cui si impongono, dopo la co-progettazione, anche quelli di co-programmazione, quindi la scelta condivisa di cosa fare. Welfare di comunità e co-programmazione sono i due tratti emergenti un po’ ovunque nei processi di rigenerazione urbana, ma nelle città intermedie, per la minore pressione demografica e per la maggiore facilità delle azioni di prossimità, questi due tratti si sono affermati con particolare forza che ha ridato slancio, dopo il Covid e con il Pnrr, alle realtà che abbiamo osservato. Uno slancio spesso più forte e meno problematico di quello che si è verificato nelle aree metropolitane, dove questi fenomeni riguardano percentuali marginali della popolazione”.
Una conferma di quanto le città intermedia siano competitive sul fronte della qualità dei servizi e dell’impatto che hanno sulla qualità della vita arriva dal lavoro svolto dall’Istituto Tagliacarne. “Abbiamo costruito – dice il direttore generale Gaetano Fausto Esposito – un indice sulla qualità della vita basata su una trentina di indicatori. Dai risultati, che derivano dal confronto fra 150 città e che presenteremo giovedì, emerge come spesso la qualità della vita sia più alta nelle città intermedie rispetto alle città metropolitane proprio per una migliore accessibilità ai servizi”. Esposito anticipa a Diario DIAC il risultato di uno di questi indicatori, quello sull’accessibilità ai servizi di prossimità raggiungibili entro i 15 minuti. “Le città intermedie – dice la ricerca – garantiscono livelli di accessibilità ai servizi di prossimità solidi e costantemente superiori alla media nazionale (39%), con valori spesso allineati a quelli delle città metropolitane. Si confermano quindi come contesti urbani in grado di offrire una buona prossimità ai servizi, collocandosi di frequente in una posizione intermedia – e talvolta al vertice, come accade nel Mezzogiorno – rispetto ai diversi modelli territoriali”. Il grafico evidenzia come la percentuale di servizi di prossimità raggiungibili entro i 15 minuti sia mediamente pari al 49% per le città metropolitane, al 48% per le città di prossimità e al 28% per le altre città, ma nel Sud la percentuale delle città di prossimità, pari al 51%, addirittura sopravanza quella delle città metropolitane, ferme al 50%.
Il Rapporto sarà presentato domani, giovedì 27 novembre, alle 10, nella sede di Unioncamere, con l’introduzione di Ledo Prato, segretario generale di Mecenate 90, e le conclusioni di Giuseppe De Rita, che è presidente del comitato scientifico di Mecenate 90. Il Rapporto sarà illustrato da Marcella Pacifico, responsabile scientifico della ricerca, e Gaetano Fausto Esposito, direttore generale dell’Istituto Tagliacarne. La ricerca sarà discussa da Nicola Fiorita, sindaco di Catanzaro, Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza e coordinatore per l’Anci della Consulta dei comuni capoluogo, Pierciro Galeone, direttore Ifel, Mosè Ricci, architetto e urbanista (La Sapienza), Roberto Rosso, senatore e relatore della legge sulla rigenerazione urbana.