FINANZA LOCALE
Da Cdp una boccata d’ossigeno per 5.500 Comuni. Da oggi la rinegoziazione dei mutui per liberare risorse ai territori: si allevia il peso sui bilanci con rate più leggere

Gaetano Manfredi e Dario Scannapieco
Arriva una boccata d’ossigeno per i Comuni. A partire da oggi e fino al 9 aprile oltre 5.500 tra Comuni, Province e Città Metropolitane potranno aderire alla rinegoziazione dei mutui concessi da Cassa Depositi e Prestiti. Entra così nel vivo un’iniziativa che, negli intenti dell’istituto di Via Goito, ha l’obiettivo di sostenere gli enti locali, liberando risorse finanziarie nel biennio 2026-2027 a beneficio del territorio .Nel primo semestre del 2026 Cassa Depositi e Prestiti, infatti, offrirà a Comuni, Province e Città metropolitane la possibilità di rinegoziare i prestiti in essere, con l’obiettivo di alleggerire temporaneamente il peso delle rate sui bilanci degli enti locali. Un’operazione che, riferisce Cdp, si sta dispiegando sul territorio anche con sepcifiche iniziative e incontri per spiegare al meglio questo intervento, in collaborazione con le principali associazioni degli enti locali, come Anci e Upi. Il processo di adesione è completamente digitalizzato e semplificato tramite una nuova piattaforma online messa a disposizione da Cdp attraverso cui sarà possibile consultare le condizioni finanziarie, visualizzare i prestiti rinegoziabili, selezionare quelli di interesse e trasmettere la documentazione necessaria per completare l’operazione.
L’operazione, come si legge nel testo della circolare firmata a fine dicembre 2025 dall’amministratore delegato di Cdp Dario Scannapieco, riguarda i prestiti ordinari o flessibili, sia a tasso fisso sia variabile, che risultano già in ammortamento al 1° gennaio 2026, con un debito residuo pari ad almeno 10.000 euro e una scadenza successiva al 31 dicembre 2033. Potranno essere inclusi anche prestiti già rinegoziati in passato, purché rispettino i requisiti previsti dalla circolare. Restano invece esclusi, tra gli altri, i finanziamenti legati all’inflazione, alcuni prestiti trasferiti al Ministero dell’Economia, quelli concessi con leggi speciali o intestati a enti che presentano situazioni di morosità rilevanti. La rinegoziazione comporterà una rimodulazione del piano di rimborso, mantenendo invariata la scadenza finale del prestito ma modificando la struttura delle rate. In particolare, tra giugno 2026 e dicembre 2027 gli enti pagheranno rate semestrali con una quota capitale ridotta, pari all’1,5% del debito residuo, oltre agli interessi. Dal 2028 il rimborso proseguirà invece con rate semestrali costanti, secondo il tradizionale piano di ammortamento “alla francese”. Il tasso di interesse applicato dopo la rinegoziazione sarà fisso e determinato sulla base delle condizioni di mercato, in modo da garantire l’equilibrio finanziario tra il piano originario e quello rinegoziato. L’iniziativa punta quindi a offrire maggiore flessibilità finanziaria agli enti locali nel breve periodo, consentendo una riduzione temporanea delle rate e liberando risorse nei bilanci comunali, pur mantenendo invariata la durata complessiva dei finanziamenti. È previsto tuttavia che i prestiti rinegoziati non possano beneficiare di ulteriori operazioni analoghe promosse da CDP fino al 31 dicembre 2028.
“Ringraziamo Anci e Upi per la storica e costante collaborazione, che anche in questa occasione ha permesso di ricostruire un’operazione di rinegoziazione del debito degli enti locali, attraverso cui oltre 5.500 comuni e province italiane potranno beneficiare della liberazione di importanti risorse nel 2026 e nel 2027 a supporto di progetti di sviluppo del territorio. Da lunedì prossimo, gli enti locali potranno aderire a questa operazione di rinegoziazione con cui ancora una volta Cdp sarà a fianco dei comuni e delle province del Paese”, ha sottolineato il direttore della Pubblica amministrazione di Cdp Gianluca Bisognani presentando la rinegoziazione dei mutui concessi da Cassa Depositi e Prestiti agli enti locali. Da oggi, dunque, “gli enti locali potranno aderire a questa operazione di rinegoziazione con cui ancora una volta Cdp sarà a fianco dei Comuni e delle Province del Paese”.
Anci e Upi hanno manifestato la propria soddisfazione per il sollievo che questo piano porta alle casse degli enti locali. “L’avvio del piano di rinegoziazione dei mutui in un momento di difficoltà della finanza degli enti locali rappresenta uno sfogo importante, perché garantisce una migliore rimodulazione degli impegni di spesa e libera risorse che i comuni possono impiegare per i servizi ai cittadini”, ha commentato il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi. “La relazione tra Cassa Depositi e Prestiti e i comuni è una relazione antica – ha proseguito -. Cassa Depositi e Prestiti rappresenta un asset fondamentale per la gestione degli enti locali e quindi questa relazione molto solida, molto fruttuosa e positiva è sicuramente un fattore importante dell’amministrazione delle nostre comunità”. Come ha poi sottolineato il direttore generale dell’Unione delle province italiane (Upi) Piero Antonelli, questo piano “nasce da una richiesta che le associazioni Anci e Upi hanno fatto alla Cassa per liberare risorse di parte corrente a favore dei territori. Il ruolo di Cdp è fondamentale nella gestione e nel supporto al debito degli enti locali, un debito importante – ha aggiunto -. Questo permetterà agli enti locali di utilizzare le risorse che si libereranno nei propri bilanci a favore degli investimenti e per il supporto delle attività di sviluppo dei territori”.
Sullo stato in cui versano degli enti locali, nei giorni scorsi la Corte dei Conti ha diffuso il referto monotematico sulle crisi finanziarie dei Comuni, che ricostruisce le procedure di riequilibrio e dissesto avviate sia nel 2024 che nel primo semestre 2025, offrendo un quadro dettagliato delle situazioni ancora aperte al 2024. Quello che emerge è una conferma con una crescita significativa, con circa 60 nuovi casi all’anno dal 2012 e una marcata differenziazione nella distribuzione territoriale. La maggiore concentrazione delle situazioni critiche si registra in Sicilia, Calabria e Campania. L’andamento appare, invece, più contenuto nelle altre regioni del Sud, pur coinvolgendo, o avendo coinvolto, centri medio-grandi come Brindisi, Chieti, Foggia, Lecce, Taranto e Potenza. Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, infine, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese. A fine 2024 – si legge nell’analisi – risultano attivate 1383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri), di cui 880 in Sicilia, Calabria e Campania, con 1.001 Comuni coinvolti. I 487 procedimenti tuttora in corso (227 dissesti e 260 riequilibri), pur rappresentando solo il 6,1% dei 7896 Comuni italiani, interessano comunità vicine agli 8 milioni di abitanti e una massa debitoria complessiva superiore agli 8 miliardi di euro. Il dato è più alto nei Comuni più grandi, dove la maggiore articolazione organizzativa rende più difficile il percorso di risanamento. Nei centri minori, invece, gli interventi di accompagnamento consentono solitamente condizioni di equilibrio più rapide. Lo scenario, pur concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, con casi limitati al Nord, assume rilievo per l’impatto sui territori più popolosi. Un quadro di fronte al quale i magistrati contabili sottolineano che l’attuale assetto normativo non risulta più adeguato e richiede una riforma organica. I “Patti con il Governo”, introdotti nel 2021–2022 per i Comuni capoluogo e non ancora recepiti nel TUEL, stanno producendo risultati positivi nei contesti più complessi, rafforzando la cooperazione tra livelli di governo e contribuendo a superare diverse criticità, anche in assenza di precedenti procedure di crisi, come a Venezia, Torino, Salerno e Genova.