Il Meglio di DIAC
La lex specialis traccia il perimetro dei servizi analoghi: esperienze che riproducono l’essenza per contenuto, organizzazione ed esecuzione
Non c’è solo l’High line di New York. Anche in Italia e in Europa i ponti occasione di rigenerazione urbana. Casi virtuosi da estendere
I ponti sono un potente strumento di trasformazione del territorio e di sviluppo socio-economico. Modificano i flussi, permettono di esplorare i luoghi da percorsi inediti, di ammirare il paesaggio da prospettive inusuali, di accorciare i tempi e cambiare le abitudini e le aspettative.
Per questa ragione, nei processi di Rigenerazione Urbana i ponti, nuovi o esistenti, possono giocare un ruolo fondamentale, non solo e non tanto come infrastruttura, ma prima di tutto come elemento simbolico di connessione e di esplorazione, che consente di riallacciare relazioni.
Il piano di riassorbimento del personale tra la tutela occupazionale e la libertà d’impresa: un impegno, non un vincolo di assunzione
Anche l’architettura può essere l’innesco per la rigenerazione urbana ma senza urlare. Il tentativo fallito di Gehry a Modena
Qualche giorno fa è scomparso Frank O. Ghery, celebre e discusso architetto, autore di alcune delle opere più note degli ultimi decenni. Come ben sottolineato da Luigi Prestinenza Puglisi nella sua rubrica (si veda qui l’articolo), l’opera di Ghery suscita, tra le altre, riflessioni molto accese sul ruolo dell’architettura come motore della riqualificazione urbana, tra sostenitori e detrattori del “Bilbao effect” che per anni ha imperversato nelle politiche urbane.
Prodotti, servizi e ambienti per tutti: la progettazione equa e inclusiva abbandona l’idea di utente medio e diventa Design for All
Design for All, Universal Design, Inclusive Design, termini diversi e forse in Italia non proprio comuni, volti a indicare in sostanza lo stesso approccio alla progettazione e gestione dei luoghi: equità e inclusione. Il “Design for All” (o “design universale”) è un approccio alla progettazione di prodotti, servizi e ambienti che mira a renderli fruibili dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente dall’età, dalle capacità fisiche o da altre caratteristiche.
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“Papà Papà, c’è il bagno a casa nuova?”
“Certo che c’è”, rispose il padre, “guarda, ho fatto una foto per fartelo vedere”. Federico aveva un interesse particolare per i bagni, per lui visitare il bagno di ogni luogo che attraversava era d’obbligo, doveva vedere e usare ogni bagno, quello del supermercato, della gelateria, della scuola, del bar in vacanza, di ogni casa in cui entrava, ci andava sempre da solo e ci passava 4 min.
Città intermedie: qualità della vita, rigenerazione continua e aggregazioni. De Rita: realtà intermedie sconfitte in Italia, ma ora c’è uno spazio politico
Il garbo di Ponticelli
“Maria….ma che vuol dire essere stata maestra per te?” Le chiese un pomeriggio Francesco mentre mettevano a posto le sedie, dopo la lezione di teatro.
Maria teneva lo sguardo basso, concentrata nella puntale sistemazione delle sedie in fondo alla sala, alla domanda sollevò lo sguardo e tirò su gli occhiali, scivolati come sempre sulla punta del naso. Sorrise ripensando a tutti i tasselli della sua vita e con un sospiro sedette sulla sedia. Francesco la guardò come rapito da quel gesto così puntuale, “a tempo di teatro” pensò, allora si sedette e colse al volo l’occasione di ascoltare una storia nuova, lui che dell’ascolto aveva fatto mestiere. (…)
Guarda il cielo, amore mio, il cielo sopra i tetti di Quarticciolo
Dormi dormi mio piccino, dormi dormi bel bambino
tu riposa nella pancia che ti aspetta il mondo intero
quando qui ti affaccerai, il tuo cielo sceglierai …
Guarda il cielo, amore mio, il cielo è di tutti e tutte. Un cielo che a volte sembra vicino, come se potessi toccarlo con una mano. Altre volte invece è lontanissimo, irraggiungibile, quasi ostile. È lo stesso cielo che mi ha fatto compagnia quando ero bambina, lo stesso che adesso entra dalla finestra e si riflette sulla pancia mia che ti trattiene.
Il cielo di Quarticciolo sta sopra le case popolari degli anni quaranta, sopra le piazze che odorano di fritto, sopra i murales che raccontano storie di lotta e resistenza.
Le case sono basse, i cortili consumati, le piazze di sera diventano più scure, voci forti e a volte minacciose si sentono da lontano. Eppure, figlio mio, se saprai guardare oltre la polvere, vedrai che qui c’è vita che pulsa, che resiste, che inventa. Vedrai comunità.
Quarticciolo: per qualcuno è solo un nome che fa paura, un luogo che compare nei giornali quando succede qualcosa di brutto. Ma per me, papà e per tanti altri, è casa. (…)
Dall’Utopian Hours al community hub Aurora: così in dieci anni Stratosferica ha praticato e diffuso il placemaking a Torino. Adesso la sfida di coinvolgere nuove città
Rotterdam, Barcellona, Milano e Valencia: così il placemaking spinge la trasformazione urbana
L’edizione 2025 in corso a Reggio Emilia fino a domani rilancia il valore del placemaking nelle medie e piccole città dopo l’edizione di Pontevedra di tre anni fa. In attesa della sede del prossimo anno, tante esperienze europee dimostrano la fattibilità dell’approccio urbanistico tattico per far vivere il cambiamento alle persone in modo “facile, veloce, economico”. La presenza di stakeholder da Ucraina e Palestina che fa sperare.
Mark Davy (Futurecity): “Placemaking è cultura, senza non si fa rigenerazione. Gli investitori privati lo hanno scoperto”
Riproponiamo l’intervento del fondatore e Ceo della società londinese Futurecity, Mark Davy, all’evento organizzato da Estramoenia a San Giovanni Teduccio lo scorso novembre: l’articolo è stato pubblicato su Diario DIAC il 14 novembre 2024.