IL RAPPORTO ANTIGONE

Carceri, dall’avvio del piano edilizio del governo i posti sono diminuiti di 537 unità. Tra un mese la nuova relazione di Doglio

20 Mag 2026 di Mauro Giansante

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“Tutto chiuso” e tutto più affollato. La situazione delle carceri italiane peggiora sempre di più. Il titolo ma soprattutto i numeri del nuovo rapporto di Antigone presentato ieri parlano chiaro. I detenuti totali sono, al 30 aprile scorso, 64.436 rispetto a una capienza regolamentare di 51.265 posti, ridotti a 46.318 se parliamo di quelli realmente disponibili. Una sproporzione evidente che porta così il tasso di sovraffollamento al 139,1%, con ben 73 istituti che registrano un livello pari o superiore al 150% e addirittura 8 oltre il 200%. Solo 22, invece, sono quelli definiti non sovraffollati. Ad accompagnare questo quadro c’è, poi, il paradosso delle politiche portate avanti dal governo in carica. Perché se da un lato il piano del commissario straordinario Marco Doglio punta ad aumentare gli spazi detentivi con un programma da oltre diecimila posti al 2027, dall’altro, rileva Antigone, dall’avvio di questa strategia i posti sono addirittura diminuiti di 537 unità.

Dal 2018 al 2024, invece, sono stati accolti oltre 30mila ricorsi per trattamenti inumani e degradanti subiti dai detenuti. Numeri superiori, ricorda l’associazione, a quelli che portarono alla condanna nella sentenza Sentenza Torreggiani c. Italia, quando i ricorsi presentati furono circa 4.000.

Un altro dato che contrasta con la politica di governo di aumentare i posti detentivi è quello dell’aumento delle presenze in carcere, non dovuto alla crescita di criminalità, visto che i reati sono in calo dell’8%, così come sono in diminuzione gli ingressi in carcere e il ricorso alla custodia cautelare. Bensì, sottolinea il rapporto, a crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena. Ma soprattutto, aggiunge Antigone, il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte. È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza.

La soluzione, quindi, per l’associazione passa dalle attività utili al reinserimento e a non aumentare il tasso di recidiva. Il governo, secondo Antigone, dovrebbe investire su questo e invece solo il 29,3% delle persone detenute lavora; l’85,6% di queste lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori; solo il 4,9% lavora per soggetti esterni; appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale; solo il 31% frequenta percorsi scolastici; appena il 3% è iscritto all’università. Per non parlare dei numeri bassi legati alle misure alternative.

Sempre in tema di spazi detentivi e edilizia carceraria, il rapporto “Tutto chiuso” racconta anche che oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno. Da qui, si spiegano anche i numerosi episodi di aggressioni tanto al personale penitenziario quanto tra detenuti. Per non parlare poi del tasso di suicidi, che da inizio anno hanno già raggiunto quota 24, 106 in meno di 18 mesi.

Come iniziare a rimediare? Secondo l’associazione Antigone, in termini edilizi serve “un piano Marshall” per riempire di vita le carceri in vista dell’estate. Serve aumentare ogni sforzo contro il sovraffollamento, incentivando le misure alternative e promuovendo attività sportive all’aperto, ripristinando modelli di custodia aperta e sorveglianza dinamica.

“Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell’apatia, con l’uso di psicofarmaci come elemento “calmante” e “stabilizzante”. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività”, spiega il presidente di Antigone Patrizio Gonnella. “Promuovere investimenti per aumentare i corsi scolastici e di formazione professionale, semplificare il peso della burocrazia per attrarre aziende e incentivare il lavoro per datori di lavoro privati. Oggi il carcere è lontano da tutto questo e vi si sta allontanando sempre di più, tradendo la funzione costituzionale della pena e incentivando la recidiva. Un governo che ha approvato due decreti sicurezza in pochi mesi è paradossale che ignori quanto oggi, il carcere, sia un luogo insicuro e che produce insicurezza”. Di sicuro, invece, c’è che entro il prossimo 30 giugno il commissario straordinario Marco Doglio dovrà trasmettere al Ministro della giustizia, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ed al Ministro dell’economia e delle finanze una relazione sullo stato di attuazione del programma di interventi di edilizia penitenziaria.

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