IL MILLEPROROGHE AL SENATO E IL CONVEGNO DI ANCE EMILIA-ROMAGNA
CAMBIANO subappalto e revisione prezzi per forniture e servizi, lite sul PPP. Croci (Ance ER): subito i prezzari
Ammesso a Palazzo Madama l’emendamento che congela fino al 2026 le norme sui certificati di esecuzione lavori rilasciati solo ai subappaltatori escludendo l’appaltatore. Passa il primo esame anche la proposta di equiparare la revisione prezzi anche per i servizi a quella per i lavori. Inammissibile l’emendamento di Forza Italia sul partenariato pubblico privato. Mazzetti: non mi fermo sul PPP, ridiamo forza al diritto di prelazione, nel 2025 correggere ancora e assestare il codice. Schiavo: bene la correzione sui subappalti, passi avanti su varianti e settori speciali. Cancrini: il correttivo è un’altra occasione mancata, assurda l’abolizione del subappalto obbligatorio per le lavorazioni specialistiche, trasformare in regolamento l’allegato sull’esecuzione del contratto. Croci: nei prezzari anche l’aumento contratttuale. Il vicepresidente dell’Emilia-Romagna Colla: basta cambiare le norme, utilizziamo le potenzialità dell’accordo di collaborazione, passiamo a liste di merito per premiare le imprese migliori.

Erica Mazzetti, responsabile Lavori pubblici di Forza Italia

Cominciamo dalle notizie. Sono stati ammessi al voto alla commissione Affari costituzionali del Senato i due emendamenti al decreto legge 202/2024 milleproroghe che modificano sostanzialmente il correttivo appalti: l’emendamento 7.131 che proroga al 2026 l’entrata in vigore delle norme sui certificati di esecuzione dei lavori rilasciate, nei subappalti, ai soli subappaltatori escludendo gli appaltatori (proposto e fortemente voluto dall’Ance); e l’emendamento 7.94 che riconosce agli appalti di forniture e di servizi avviati fra l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge 202 e il 31 dicembre 2025 (fortemente voluto dal mondo della cooperazione, della produzione e dei servizi). Si tratta formalmente di due proroghe – non poteva essere diversamente nel milleproroghe – che dovrebbero però aprire a una revisione sostanziale delle due norme del codice appalti nella stessa direzione. L’approvazione dei due emendamenti, in commissione prima e nell’Aula di Palazzo Madama poi, appare piuttosto scontata, dopo aver superato l’insidioso ostacolo formale, in quanto vari gruppi parlamentari avevano presentato emendamenti simili a questi due di Forza Italia.
Non è invece passato all’esame di ammissibilità un altro emendamento al Dl 202 modificativo del correttivo appalti, il 7.101, sempre presentato da Forza Italia, che rafforzava il diritto di prelazione del promotore nel Partenariato pubblico privato, dandogli la possibilità di adeguare la propria proposta a quella individuata dall’ente concedente come la migliore da mettere a gara, nel caso non fosse la sua. Nessuna norma temporale, quindi inammissibilità abbastanza scontata.
Ma, aldilà delle singole norme, il correttivo appare di nuovo, in questa fase, un vascello in un mare molto agitato. La stabilizzazione del codice che si riproponeva e che sembrava assolutamente alla portata del ministero delle Infrastrutture non arriva, un po’ per i due grandi errori normativi e di politica del settore che ora vengono corretti dal milleproroghe, lasciando comunque molto malumore nel mondo dell’economia, un po’ perché c’è una grande quantità di norme piccole e grandi che vengono contestate, un po’ perché il clima politico che va prevalendo non è quello della stabilizzazione ma piuttosto quello della contestazione e della richiesta di nuove modifiche. Questo genera ulteriore instabilità. Sono in parecchi a invocare già adesso un correttivo-bis capace di sistemare le criticità che il correttivo non ha sistemato e anche le nuove criticità che il correttivo stesso ha creato. E sono in molti ad accusare il ministero delle Infrastrutture di “arroccamento” e di scarsa propensione al dialogo.
Il convegno organizzato da Ance Emilia-Romagna venerdì scorso a Bologna è una fotografia di questo clima. Prima ancora che per le richieste puntuali di correzione, arrivate comunque numerose, proprio per il clima. Ha cominciato Artuto Cancrini, avvocato di lungo corso nella materia e consigliere molto ascoltato di partiti e associazioni, a sparare a zero sul correttivo. “Un’altra occasione mancata – ha esordito – visto che non ha fatto il lavoro per cui era nato, correggere i molti errori del codice, e in compenso ha creato nuove criticità”. Un esempio per ciascuna delle due categorie. Fra i problemi non risolti, Cancrini cita le norme sull’esecuzione contrattuale. “Gli articoli sono ancora quello del codice 50 – dice – e non vorrei che il legislatore avesse pensato che il principio del risultato significhi soltanto fare la gara e l’affidamento, mentre imprese e stazioni appaltanti hanno bisogno di certezze proprio nella fase esecutiva che solo un nuovo regolamento può dare. Non capisco – ha aggiunto – cosa si aspetti a trasformare in regolamento almeno l’allegato II.12”.
Quanto alle criticità create dal correttivo, Cancrini fa la faccia feroce evocando sia la norma sulla certificazione dei lavori nei subappalti (“che può indurre le imprese appaltatrici a utilizzare scorciatoie e sistemi contorti per evitare il più possibile, d’ora in avanti, i subappalti, con un danno per quelle piccole imprese che si diceva di voler tutelare”) sia, soprattutto, la norma all’articolo 76 del correttivo che ha cancellato il subappalto obbligatorio per le categorie specialistiche di lavori. “Una norma assurda che ha abrogato una norma che funzionava benissimo e che non dava fastidio a nessuno – dice Cancrini – introdotta di soppiatto al comma 3-bis dell’articolo 226 del codice che parla di disposizione transitorie”.
Dopo Cancrini anche la responsabile Lavori pubblici di Forza Italia, Erica Mazzetti, ha lamentato “disagio” per alcuni contenuti del correttivo e per il modo in cui il correttivo è stato approvato, senza recepire la gran parte delle osservazioni poste dai pareri parlamentari. Mazzetti ha difeso gli emendamenti al Milleproroghe presentati al Senato da Forza Italia e ha promesso battaglia ancora sul PPP. “Non mi fermo e ripresenterò quella norma ove sarà possibile”, ha detto.
“Il 2025 – è la riflessione della deputata FI – sarà un anno transitorio ma determinante, deve servire a elaborare e concretizzare quei provvedimenti, sia più urgenti sia più di respiro, per dare un futuro stabile al settore edile”. Anche al convegno di Bologna “sono emerse luci e ombre sul correttivo, punti critici ben noti sui quali ragionare e intervenire per migliorare, innanzitutto con lo strumento degli emendamenti, come fatto da Forza Italia al Milleproroghe; seguiranno altri interventi in Parlamento”. Fondamentale per Mazzertti è infine “esaminare la direttiva europea e produrre un documento realistico e conveniente alle peculiarità italiana, per non farsi trovare impreparati e, di conseguenza, rincorrere una scelta che parte da Bruxelles”. Ultima proposta, “un codice appalti che separi servizi e forniture dai lavori”.
Un altro intervento politico è stato quello del vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e assessore ai Lavori pubblici, il pd Vincenzo Colla, che anzitutto ha ribaltato sulla maggioranza di governo lo stato di continua modifica e incertezza delle norme sugli appalti. Poi ha detto che la Regione Emilia-Romagna “sta già lavorando per non farsi trovare impreparata dalle nuove direttive Ue che vanno discusse già nella fase ascendente”. Colla ha poi rilanciato due idee sulla legislazione degli appalti. Ha chiesto anzitutto di valorizzare l'”accordo di collaborazione”, istituto presente nel codice proprio grazie al correttivo, “perché vi sia una visione condivisa, fra amministrazione e operatori economici, su quale obiettivo vogliamo raggiungere con un certo investimento, sapendo che quando si va a valle, con il capitolato, è già deciso tutto”.
L’altro sasso nello stagno lanciato da Colla – anzi un vero “ribaltamento del codice degli appalti” – è la proposta delle “liste di merito” perché – ha detto – “ci deve essere data la possibilità di scegliere fra le imprese perbene che hanno lavorato bene in passato e hanno una struttura stabile e ci devono essere dati gli strumenti per rifiutare i farabutti che arrivano per prendersi i lavori”.
Ma Bologna è stata anche e soprattutto l’occasione per sentire la voce delle imprese. Per l’Ance nazionale ha parlato il vicepresidente per le Opere pubbliche, Luigi Schiavo, che ha ricordato le cose buone fatte dal correttivo (revisione prezzi, regole più chiare sulle varianti in corso d’opera con l’inclusione di quelle per rinvenimenti imprevisti o sorprese geologiche, mihlioramenti dell’anticipazione del prezzo e maggiore omogenità della disciplina fra settori ordinari e speciali), ma anche le cose da migliorare: oltre ai certificati di esecuzione dei lavori nel subappalto, su cui si profila una soluzione almeno temporanea, vanno riviste le norme sul PPP e quelle sui consorzi stabili, su cui Schiavo ha annunciato una imminente proposta di Ance.
Anche il presidente di Ance Emilia-Romagna, Maurizio Croci, ha avanzato una serie di proposte, coniugando l’impatto della norma nazionale con le esigenze del territorio. Anzitutto, si è congratulato con Colla per l’istituzione della delega ai Lavori pubblici, prima inesistente. Poi ha proposto subito l’aggiornamento dei prezzari regionali che deve essere fatto ribadendo il metodo della concertazione con la Regione nella fase istruttoria della definizione dei prezzi dei materiali e delle opere. La concertazione – ha detto Croci – “ha compiuto importanti passi in avanti, nel tentare di avvicinare il divario tra i prezzi di mercato dei prodotti e quelli indicati nel prezzario regionale”.
Su questo punto Croci ha tirato fuori un tema caldissimo che sarà certamente ripreso a livello nazionale e in altri livelli regionali: la necessità che il prezzario 2025 tenga immediatamente conto dell’aggiornamento del costo della manodopera, in seguito all’accordo contrattuale sulla parte economica sottoscritto da Ance e cooperazione con i sindacati a livello nazionale. Croci ha ricordato che “equi e congrui compensi remunerativi mettono gli operatori economici nelle condizioni di presentare un’offerta sostenibile e affidabile”.
Il secondo punto evidenziato da Croci è la digitalizzazione, messa al centro del codice degli appalti. Si tratta di “una opportunità per imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni al fine di convenire a un approccio moderno e collaborativo”. ha detto. In questo quadro Ance ha messo in piedi un percorso di innovazione digitale per le imprese con DIHCUBE. Croci ha anche chiesto una programmazione regionale di investimenti con risorse finanziarie certe che favoriscano anche tempi certi di pagamenti alle imprese. Infine è tornato sul partenariato pubblico-privato che “può rappresentare lo strumento decisivo e la leva finanziaria per la qualificazione del nostro Paese, non soltanto in termini di infrastrutture, ma anche in attuazione di politiche di rigenerazione urbana”.