LA SOCIETA' SOTTO I RIFLETTORI

Aspi: nel 2025 investimenti a quota 2,5 mld. Avanti con il nuovo Pef da 30 mld ma impossibile stimare i tempi per approvarlo

23 Mar 2026 di Maria Cristina Carlini

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Aspi: nel 2025 investimenti a quota 2,5 mld. Avanti con il nuovo Pef da 30 mld ma impossibile stimare i tempi per approvarlo

Arrigo Giana, ceo di Aspi

Autostrade per l’Italia archivia il bilancio 2025 all’insegna di un passo costante tenuto sul fronte degli investimenti, un incremento dei ricavi e traffico e una flessione dell’utile netto mentre, intanto, è tutta proiettata sulla la cruciale partita del nuovo Piano economico finanziario da circa 30 miliardi approdato nei giorni scorsi sul tavolo del Mit per ottenere il via libera. Ma i trascorsi recenti di questo piano (rivisto e corretto rispetto a quello da 36 miliardi della precedente gestione) impongono prudenza e la società non si sbilancia: i tempi, indica infatti la stessa Aspi, non sono, al momento, prevedibili.  Come emerge dai risultati approvati dal cda il 20 marzo, nello scorso esercizio Aspi ha dato ulteriore impulso alle attività di investimento e manutenzione, con una spesa di 2,5 miliardi di euro per l’ammodernamento, la manutenzione e gli interventi sui nodi strategici della rete. Un dato sostanzialmente allineato a quello del 2025 e a quello che si prevede per l’anno in corso, 2,4 miliardi, con un focus sullo sviluppo di soluzioni orientate a una mobilità sempre più sostenibile e tecnologicamente avanzata.Più nel dettaglio, fra i principali interventi realizzati nel 2025, l’avanzamento del piano di ammodernamento della rete per oltre 1,3 miliardi di euro, finalizzato ad aumentare la resilienza e la vita utile delle infrastrutture, allineando, al contempo, le infrastrutture agli standard previsti dalle recenti normative, Gli interventi su nodi strategici della rete registrano un investimento di 415 milioni di euro e  in particolare il proseguimento dei lavori di ampliamento del tratto toscano della A1 sulla tratta Firenze sud – Incisa, i lavori di riqualifica lungo il tratto Barberino-Firenze Nord, i lavori sulla tangenziale di Modena e le attività propedeutiche alla realizzazione del tunnel subportuale di Genova. Gli interventi per la manutenzione della rete registrano un costo di 513 milioni di euro, connessi agli interventi sulle infrastrutture, alle misure integrative di sicurezza nei cantieri, ad interventi su barriere di sicurezza, nonché agli interventi di ripristino effettuati a seguito degli eventi alluvionali verificatisi negli anni precedenti.

Ma il 2025 ha visto Aspi impegnata soprattutto sul percorso tutto in salitandel nuovo Pef.  Il 23 luglio 2025, il ha ricevuto una lettera dal concedente in cui veniva
comunicata la restituzione della proposta di Piano economico finanziario presentata a luglio 2024, relativa all’aggiornamento quinquennale del PEF per il periodo 2025-2029. A valle delle successive interlocuzioni, il 17 marzo (vedi l’articolo di Diario Diac del 20 marzo)  il board ha approvato una nuova proposta di aggiornamento di PEF, predisposto considerando tutti gli strumenti di riequilibrio al fine di contenere gli incrementi tariffari. Grazie a soluzioni di ottimizzazione degli interventi, la nuova proposta di PEF include un piano di investimenti per l’ammodernamento e il potenziamento della rete in concessione da circa 30 miliardi di euro dal 2020 , “coniugando risposte aggiornate alle esigenze trasportistiche, con un impatto maggiormente sostenibile anche sui livelli tariffari, rispetto al piano della proposta di
PEF sottoposta nel luglio 2024”. Il piano prevede anche la richiesta di un proroga di 10 anni della concessione che dovrà essere negoziata a Bruxelles. Sui tempi e sull’esito dell’operazione, Aspi, ovviamente, non si sbilancia: “allo stato attuale non è possibile formulare una stima sulla tempistica di completamento dell’iter
di approvazione della nuova proposta di aggiornamento del Piano Economico Finanziario”, si legge in un passaggio del comunicato riguardo all’evoluzione prevedibile della gestione.

Nel 2025 il traffico sulla rete del Gruppo è cresciuto complessivamente del +1,5% rispetto al 2024, escludendo gli effetti legati all’anno bisestile del 2024, il traffico registra un incremento del +1,8%. In particolare, i veicoli a “3 o più assi” crescono dell’1,7% e i veicoli a “2 assi” dell’1,5%. Si stima che i volumi di traffico sulla rete di Autostrade per l’Italia possano crescere nell’anno 2026 di circa l’1%, salvo impatti derivanti dal contesto macroeconomico e geopolitico incerto.

Come si è accennato, il 2025 ha registrato un aumento dei ricavi che operativi pari a 4.543 milioni di euro con un incremento di 156 milioni di euro rispetto al 2024. L’ammontare complessivo è composto da ricavi da pedaggio per 4.073 milioni di euro in aumento di 129 milioni di euro rispetto al 2024 principalmente per l’incremento dei volumi di traffico (+1,5%) e per l’incremento tariffario riconosciuto dal concedente ad Autostrade per l’Italia dell’1,8%; altri ricavi operativi pari a 470 milioni di euro, che si incrementano di 27 milioni rispetto al 2024 su cui incidono le maggiori attività verso terzi di Movyon.  Salgono i costi operativi che ammontano a 1.952 milioni di euro, in crescita di 156 milioni di euro rispetto al 2024. La crescita è riconducibile ai maggiori costi di manutenzione oltre all’incremento dei costi sostenuti dalle società di ingegneria e costruzione per attività di investimento. Le voci reddituali mostrano un ebitda pari a 2.604 milioni di euro sostanzialmente in
linea rispetto all’esercizio precedente, in aumento di 68 milioni di euro su base omogenea. L’ebitda cash è pari a 2.445 milioni di euro, in aumento di 39 milioni di euro rispetto al 2024. L’utile di pertinenza del pruppo è pari a 965 milioni di euro con una diminuzione di 91 milioni di euro rispetto al 2024, principalmente dovuta alla crescita degli ammortamenti legati alla progressione degli investimenti. Aspi sottolinea poi la “solida struttura finanziaria confermata da metriche creditizie più conservative rispetto alle soglie fissate dalle agenzie per il rating attuale e una riserva di liquidità in ulteriore miglioramento, a testimonianza del forte impegno al mantenimento di un profilo investment grade per supportare il futuro piano di investimenti del Gruppo”.

C’è poi un capitolo aperto che è l’indagine della Procura di Roma relativa ad una presunta non corretta allocazione nei bilanci di esercizio dal 2017 al 2022 di alcune opere autostradali. Su questo, Aspi fa sapere di non ritenere necessario effettuare ulteriori accantonamenti, considerando che le riserve disponibili sono comunque superiori alle contestazioni. Con l’approvazione del bilancio 2025, Aspi ha fornito un aggiornamento sull’inchiesta della procura di Roma relativa ai bilanci dal 2017 al 2022, in merito alla presunta non corretta allocazione di alcune opere autostradali. L’inchiesta, per i reati di false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle Autorità pubbliche di vigilanza, è arrivata a chiusura il 4 marzo 2026. L’accusa, come riportato da Aspi, ruota intorno al presunto obbligo di effettuare accantonamenti per un importo complessivamente pari a circa 472 milioni di euro, nel periodo 1997-2006, importo che si sarebbe poi rivalutato, in base al tasso d’inflazione effettivo, nel periodo 2007-2022 sino a 611,5 milioni di euro (660 milioni di euro circa al 31 dicembre 2025, in ipotesi di applicazione del tasso di inflazione effettivo degli anni 2023-2025). In merito a questo, la società indica che non si ravvisano motivi per ritenere fondate – nei loro presupposti e nei loro sviluppi applicativi – le contestazioni provvisorie mosse dai consulenti della procura con riferimento ai presunti mancati accantonamenti e all’attuale consistenza della corrispondente presunta mancata appostazione di un fondo, con conseguente pari riduzione del patrimonio netto contabile della società. In ogni caso, si precisa che la quota disponibile delle riserve di patrimonio netto disponibili al 31 dicembre 2025 comprensive dell’utile dell’esercizio 2025, anche tenendo conto della proposta di destinazione dello stesso, ammonta a 1.460 milioni di euro, il cui importo è ben superiore rispetto a quanto contestato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Società contesta integralmente l’impostazione della Procura, ritenendo infondate sia le basi giuridiche sia le ricostruzioni tecniche relative ai presunti mancati accantonamenti. In particolare, sostiene che non sussista alcun obbligo di costituire il fondo oggetto di contestazione e che le stime elaborate dai consulenti dell’accusa siano arbitrarie e non coerenti con il quadro normativo applicabile. Inoltre, evidenzia come, anche in via prudenziale, la consistenza delle riserve disponibili (pari a circa 1.460 milioni di euro al 31 dicembre 2025) risulti ampiamente superiore agli importi contestati. In tale contesto si inserisce il procedimento pendente presso la Procura di Roma, concluso nella fase delle indagini preliminari con notifica dell’avviso ex art. 415-bis c.p.p. il 4 marzo 2026, relativo ai bilanci di esercizio 2017-2022. Le ipotesi di reato riguardano false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza, anche ai sensi del d.lgs. 231/2001, con riferimento alla presunta errata contabilizzazione di maggiori introiti tariffari connessi a opere autostradali non realizzate. Secondo l’accusa, la Società avrebbe dovuto accantonare, già a partire dal periodo 1997-2006, importi derivanti da incrementi tariffari riconosciuti per investimenti non eseguiti, per un valore complessivo stimato in oltre 600 milioni di euro rivalutati. La mancata contabilizzazione di tali somme avrebbe comportato una sovrastima dell’utile di esercizio e del patrimonio netto nei bilanci successivi. La Società, tuttavia, evidenzia che la cosiddetta Direttiva Costa-Ciampi non avrebbe efficacia diretta nei confronti delle concessioni in essere, ma si limiterebbe a disciplinare le nuove concessioni. Inoltre, nega che siano stati effettivamente conseguiti maggiori introiti riconducibili a investimenti non realizzati, sulla base della ricostruzione degli atti convenzionali succedutisi nel tempo. Ulteriori sviluppi istruttori hanno visto i consulenti della Procura modificare parzialmente l’impostazione iniziale, richiamando l’art. 2423-bis c.c. quale fondamento dell’obbligo di accantonamento, pur riconoscendo che la Convenzione del 2007 avrebbe sanato eventuali effetti contabili derivanti da ritardi negli investimenti. Alla luce delle analisi tecniche e legali svolte, la Società ribadisce quindi la non fondatezza delle contestazioni e l’assenza di impatti sostanziali sulla propria situazione patrimoniale.

 

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