Belgio, completato lo Snake Building di C+S Architects

19 Giu 2026 di M.Gia.

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Belgio, completato lo Snake Building di C+S Architects

@Alessandra Bello

C+S Architects, lo studio di architettura fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini a Venezia nel 1994, completa lo “Snake Building” all’interno della rigenerazione urbana del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot, in Belgio. Un progetto quello nato in collaborazione con con a2o Architekten con il coinvolgimento anche di De Vylder Vinck e Drdh, che punta a trasformare un ex sito industriale nel cuore della città in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico.

Spiega Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S, a Diario Diac: “Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: una filosofia che applichiamo al progetto, alla ricerca e alla didattica e che nasce dallo studio delle stratificazioni storiche e ecologiche dei luoghi, dei materiali e delle tecniche locali. La natura e non solo gli edifici sono sempre stati per noi l’eredità da tutelare. Ogni nostro progetto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico aperto, durevole ben costruito è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio di quello previsto dal piano, uno spazio pubblico che apre e riconnette l’area al tessuto storico e che si innesta nel sapere costruttivo locale, nella scelta dei materiali”.

D’altronde, C+S Architects, oggi con sede a Treviso e Londra, lavora così, cioè sull’identità della comunità, in tutti i suoi progetti. “Ad Aarschot il volume dello Snake Building viene modellato per restituire uno spazio pubblico che mette in continuità fisica e visiva la città storica con il paesaggio della collina e la Torre in sommità. E uno spazio pubblico aperto, costruito con materiali durevoli sia a terra che per quanto riguarda le facciate. Costruiamo con materiali durevoli per evitare la manutenzione. Costruiamo questa volta in mattoni e in continuità con il contesto locali”. E’ una ambizione, spiega Segantini, “che permette alle comunità di rafforzare la propria identità. L’aquapanel, il cappotto intonacato con il quale oggi si costruiscono gran parte dei nostri edifici di social housing è soggetto a degrado in breve tempo. Le nostre torri di social housing a Cascina Merlata, a Milano sono rivestite in mosaico di vetro come omaggio ai Maestri Italiani del Dopoguerra. Oggi le facciate degli edifici di Ponti o Moretti sono la cifra di molti centri urbani. Al contrario i primi risultati dei progetti di edilizia scolastica del Pnrr ci presentano scuole in cui la manutenzione dovrà iniziare molto presto. Per il suo carattere pubblico e di passaggio obbligatorio nella periferia la scuola per noi è uno spazio pubblico per eccellenza, è la piazza della periferia”.

A proposito di Pnrr, come si lega il tema della comunità all’emergenza abitativa italiana ed europea? “Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità e quindi di democrazia. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi. La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. È il salotto urbano della comunità”.

Ritornando allo Snake Building, racconta Maria Alessandra Segantini, “in Belgio abbiamo lavorato con gli artigiani locali imparando le possibilità delle tecniche sofisticate di costruzione in mattoni e le abbiamo ritradotte nelle facciate, i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura. Con queste tecniche abbiamo dato valore al lavoro e alla cultura locale, alla maestria e alla identità del luogo. Il volume è stato scavato per celebrare la ‘danza dei tetti’ delle città fiamminghe e lì dove è stato scavato e verrà abitato nelle soglie, gli ingressi e le logge, la materia diventa soffice, legno ad accogliere le vita, le persone e le loro storie perchè le facciate non regolari, danno occasione di poter essere trasformate nel tempo”.

Dimostrazione, questa, di come, conclude Segantini parlando a Diac, “ogni luogo ha la sua storia, il suo paesaggio e la sua eredità materiale ed immateriale. E’ una grande responsabilità degli architetti poterla riconoscere e traghettare nel futuro per le generazioni a venire. Facciamo in modo che il Piano Casa prenda carico anche di questa responsabilità chiamando i migliori talenti italiani ad occuparsi di un tema così delicato”.

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