LA COMMISSARIA SUI 29.898 POSTI LETTO POST-PNRR

Comuni e conventi nelle convenzioni Cdp per gli studentati. Proroga per completarli? Manenti non cita maggio: “Entro il ’27”

Confermato il raggiungimento degli obiettivi sia per l’investimento Pnrr, con la conclusione dei cantieri per 33.412 nuovi posti letto, sia per lo strumento finanziario affidato a Cassa depositi e prestiti. Sud oltre il 40%, “bene le città”.

16 Set 2026 di Mauro Giansante

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Comuni e conventi nelle convenzioni Cdp per gli studentati. Proroga per completarli? Manenti non cita maggio: “Entro il ’27”

MANUELA MANENTI COMMISSARIO STRAORDINARIO PER GLI ALLOGGI UNIVERSITARI MUR

Vincolo del Mezzogiorno rispettato, risorse Pnrr per i posti letto eccedenti e quota pubblica nelle convenzioni stipulate. Rinviata di una settimana, ieri si è finalmente svolta l’audizione quadro in commissione Cultura della Camera della commissaria agli alloggi universitari, Manuela Manenti. Che ha confermato anzitutto come per la riforma 1.7 Missione 4, Componente 1 del piano di ripresa e resilienza “sono stati complessivamente 63.200 i nuovi posti letto approvati dal piano Housing: 33.412 nuovi posti letto con l’avviso 48124, 29.898 posti letto con l’avviso Cdp. Entrambe le misure hanno raggiunto la percentuale di più del 40% di posti letto nelle regioni del Mezzogiorno”.

Come scritto qualche giorno fa su Diac, Manenti ha ribadito che “33mila di questi posti letto sono già realizzati e saranno disponibili per quest’anno scolastico, gli altri 30mila posti letto a cura di Cdp saranno ultimati entro il 2027”. Non ha citato il mese di maggio, facendo montare così l’ipotesi di una proroga fino a dicembre del prossimo anno. Cosa caldeggiata dagli operatori.

La strategia del governo sugli studentati

Manenti ha ricordato che “per anni l’Italia ha patito una storica e grave carenza di posti rispetto alla Unione Europea fino a poco tempo fa l’unico strumento dedicato a risolvere tale problema era la legge 338 del 2000, una legge importante certo che finanziava e finanzia tuttora la costruzione di alloggi per studenti del diritto allo studio con un costo di circa 80.000 euro per posto letto, ma che nei fatti si è dimostrata lenta nel risolvere i problemi degli alloggi. In ben 21 anni ha prodotto infatti 42.732 posti letto e conseguentemente circa 2000 posti all’anno: è evidente che questo modello da solo non poteva bastare per sopperire alla carenza dei posti letto del nostro paese”.

Da qui, l’obiettivo Pnrr inserito dal governo Draghi e definito “ambizioso” dalla commissaria. Si voleva “mettere a disposizione degli studenti 69.000 posti letto di cui 7.500 attraverso la schema tradizionale della legge 38 e 52.500 attraverso un nuovo housing universitario. Il modello – ha spiegato ancora – era concentrarsi su una sola gestione e avere come gestori soggetti privati, con norme rigide vincoli che alla prova dei fatti sembrava bloccare l’intera misura e scoraggiare gli investitori. L’attuale governo e il ministro Bernini hanno rinegoziato quindi la misura con la commissione europea modificandola profondamente e rimuovendo le difficoltà che rischiavano di eliminare il raggiungimento del target”. La risposta è arrivata: “Ci sono città che hanno superato le aspettative, noi non abbiamo modificato l’assetto delle risposte”.

Arrivando a oggi, dunque, le risorse Mur hanno aumentato il finanziamento da 960 milioni a 1,2 miliardi, aprendo la partecipazione al bando anche a soggetti pubblici e innalzando gli incentivi per la gestione dei posti letto a quasi 20mila euro. A proposito, allora, delle convenzioni stipulate con attori non privati, Manenti ha fatto riferimento ad una quota del 9-10% di questi accordi “con l’Anci, le diocesi e gli ordini religiosi che hanno riaperti i loro conventi per favorire la gestione di edifici chiusi. E anche qualche università”.

La gestione degli alloggi universitari: le tariffe e i controlli

Dettagliando, invece, il tema della gestione degli studentati, “per i primi tre anni, il 30% dei posti letto deve essere destinato ai ragazzi che rientrano nel Dsu, Diritto allo Studio Universitario. Per quanto riguarda le tariffe di mercato, erano già state previste dal precedente Governo attraverso un algoritmo, con un simulatore di calcolo tariffario. Questo considera due indicatori: l’indice di gestione e l’indice di localizzazione. Il primo riguarda i servizi offerti e l’altro la distanza dell’immobile dalle sedi universitarie e dai trasporti. Si forma, quindi, una tariffa media, che è quella di mercato, poi ridotta del 15% per gli studenti nel corso dei 12 anni di gestione. La tariffa media ridotta per posto letto singolo non può superare gli 850 euro mensili, comprensivi di utenze”.

Ancora sulle tariffe. Il gestore è liberissimo di presentare poi agli studenti delle tariffe anche ridotte” ma “più alte, assolutamente no”. Queste tariffe, ha aggiunto, “sono ovviamente comprensive di tutte le utenze, per cui acqua, luce, riscaldamento” e “c’è qualcuno che offre anche il cambio della biancheria, la pulizia della camera” o “Wi-Fi nelle sale studio dove i ragazzi possono iniziare a studiare” o ancora la possibilità “dell’angolo cottura”. “Chi controlla? In questo momento – ha spiegato la commissaria straordinaria per gli alloggi universitari – il Mur ha sottoscritto con l’Agenzia delle Entrate un accordo che permette di controllare dimensioni delle camere e valutare anche la tariffa. L’Agenzia del Demanio controlla e controllerà per gli anni a venire che l’applicazione sia corretta” ha concluso.

Le prime reazioni dall’Udu

Dalle prime reazioni all’audizione, ieri Alessandro Bruscella, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari, ha lamentato “che una cifra – quella degli 850 euro mensili – talmente elevata venga considerata come dato positivo e merito da attribuire al ministero dell’Università. Non solo. “Non consideriamo inoltre opportuno affermare che i 60.000 posti letto siano stati realizzati, se così effettivamente non è. E non possiamo avere la certezza che la proroga al 2027 verrà rispettata, finché non si vedranno progetti definitivamente conclusi”. Il 21 settembre, intanto, è in programma un cruscotto informativo con l’Università di Torino.

 

 

 

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