BILANCI PNRR/1
Studentati oltre il target con 63.200 posti letto. Ma 30mila vanno realizzati ancora entro maggio 2027. Milano e Bologna frenate
Dopo un avvio catastrofico, tre fattori hanno consentito di rimettere il programma del Pnrr per lo student housing sulla via giusta: la commissaria Manuela Manenti, l’invenzione dello strumento finanziario (solo dopo legittimato dalla commissione Ue con il “Road to 2026” di Fitto) e il modello del partenariato pubblico-privato che qui ha dimostrato di funzionare.
Il PNRR ha funzionato per lo student housing. Lo ha spiegato il ministero dell’Università e della ricerca qualche giorno fa dando il numero di 63.200 posti letto, che significa superamento del target fissato a 60mila posti letto. Metà di questi posti letto sono stati realizzati entro agosto 2026 in ottemperanza del bando 481 del 2024; l’altra metà dovrebbe essere realizzata entro il maggio 2027 in base alle convenzioni che i soggetti attuatori hanno finito di stipulare con Cdp in attuazione dello strumento finanziario inserito lo scorso anno nella quinta revisione del Piano. Proprio queste sono le due notizie che consentono alla ministra Bernini di presentarsi in piena regola a Bruxelles e di cantare vittoria: il completamento dei lavori della prima tranche; il completamento della sottoscrizione delle convenzioni della seconda tranche. In tutto l’investimento europeo vale 1.260 milioni, i 3.200 posti letto eccedenti saranno finanziati con fondi MUR.

Il ministero ha anche diffuso una tabella regionale che vede il Lazio al primo posto con 9.978 posti letto, seguito dalla Campania con 8.080 e il Piemonte con 6.771. Qualcuno potrebbe meravigliarsi che sul podio non ci siano Lombardia ed Emilia-Romagna che vantano le due città che oggi, insieme a Roma, si presentano con la più ricca e qualificata (anche all’estero) offerta universitaria e che ripetutamente hanno denunciato problemi di alloggi per gli stuedenti. Le due Regioni arrivano subito dopo in classifica, rispettivamente con 5.917 e 5.825 posti, ma l’impressione non è sbagliata perché Milano e Bologna sono state le due grandi assenti di questo piano.
Spiegano gli operatori di mercato che le tariffe imposte per convenzione erano troppo basse e non ha funzionato qui, dunque, la sinergia pubblico-privato che ha funzionato bene nel resto d’Italia, In realtà in queste due città gli operatori immobiliari possono ancora spuntare prezzi di affitto molto alti e dunque possono permettersi di investire ancora nella fascia alta e altissima del mercato che non è certo quella delle tariffe e dei canoni Pnrr e che comunque presenta tuttora uno squilibrio della domanda sull’offerta.
Dovremo attendere i dati completi per fare un discorso più organico su questo punto e su un altro: chi siano gli operatori che si sono proposti e hanno ottenuto le convenzioni. Anche qui per ora valgono le impressioni del mercato del real estate: pochi investitori immobiliari solidi con progetti di investimento capaci di offrire prodotti qualificati, di qualità, adeguati ai migliori standard internazionali; molti progetti di adattamento e riconversione di strutture turistiche già operanti.
In attesa di avere i dati completi, operazione per operazione, occorre però sottolineare due aspetti che qualificano in positivo il Pnrr studentati. Il primo è che l’arrivo del commissario, Manuela Manenti, nel maggio 2024 ha consentito di trovare la rotta giusta dopo una partenza all’insegna della confusione, del disorientamento e delle bacchettate da Bruxelles (anche per il tipo di operatori e di progetti che la bozza di bando di selezione aveva messo in campo). Manenti ha lavorato con le correzioni al bando che hanno consentito di rimettere il piano sulla giusta via. Per una volta, un commissario che porta un reale valore aggiunto.
Il secondo aspetto è ancora più qualificante perché il ministero, la commissaria e Cdp hanno letteralmente inventato lo strumento finanziario “ante litteram”, ancora prima cioè che il vicepresidente della commissione UE Raffaele Fitto lo battezzasse, lo legittimasse e lo modelizzasse con la sua nota linea guida “Road to 2026”.
Lo strumento finanziario per gli studentati è stato un esperimento pienamente riuscito anche nella malizia che costitutivamente lo strumento finanziario si porta dietro spostando dentro un piano futuro tutto da impostare e realizzare (i 30mila posti letto ancora da fare) le risorse che non si era riusciti a spendere per il fallimento, totale o parziale, del piano precedente. Questo fa sì che lo strumento finanziario per gli studentati sia il meglio riuscito fra gli strumenti finanzairi post-Pnrr insieme a quello sulle risorse idriche (che in verità non si porta dentro neanche il fallimento di piani precedenti perché, al contrario, nasce dal successo del piano precedente).
C’è un terzo aspetto che va comunque tenuto presente nel bilancio positivo dello student housing, forse il più pesante come eredità e il più promettente come sviluppo futuro. Il Pnrr ha dimostrato, in questo caso, sia pure fra mille fatiche e diverse strade sbagliate poi corrette, che il modello della collaborazione e del partenariato pubblico-privato può funzionare, con il pubblico che contribuisce effettivamente – con il suo apporto finanziario e anche di fast truck urbanistica – a calmierare i prezzi. Qualcosa di simile a ciò che si vorrebbe fare nelle politiche abitative e che, almeno per ora, il Piano casa del Governo non ha ancora portato.