DOPO LA SENTENZA DELLA CGUE
Assoesco: governare e valorizzare il Ppp, per non aggirare le norme Ue e aprire ai privati ispirarsi al modello spagnolo
Che succede con il partenariato pubblico-privato? Sembra passata una vita, eppure era solo il 5 febbraio scorso quando la Corte di giustizia dell’Unione europea sentenziava la fine del diritto di prelazione in quanto principio violatore della parità di trattamento. Tutto davvero finito? No. Assoesco, associazione che rappresenta più di 110 aziende che coprono oltre il 90% del fatturato complessivo del mercato dei servizi energetici, ha lavorato ad una proposta per rilanciare il ruolo attivo dei privati nel rispetto proprio delle normative Ue sul diritto di prelazione nella finanza di progetto. Secondo l’associazione, infatti, la storica sentenza Cgue di tre mesi fa e l’impostazione della Commissione Europea dell’ottobre 2025 hanno dato una nuova impostazione al diritto di prelazione nella finanza di progetto, rendendo più complessa la partecipazione delle aziende private ai grandi progetti. Interpellato da Diario Diac, il vicepresidente Francesco Ricciardi spiega che “la soluzione che proponiamo guarda al modello spagnolo, che prevede sì l’eliminazione della prelazione ma al suo posto l’assegnazione di un punteggio premiale assegnato ex ante, non a valle dell’aggiudicazione del contratto”. In questo modo “se l’offerta tecnico-economica non è all’altezza del punteggio la proposta viene scartata. Così si tutelano i principi di trasparenza e concorrenza dettati proprio dalla Ue”. Inoltre, “prevediamo un rimborso spese per il proponente del progetto giudicato di pubblica utilità qualora il promotore non dovesse aggiudicarsi la gara, per un valore massimo del 5% del capitale investito”.
Aggiunge Ricciardi: “Questa soluzione manterrebbe invariato l’assetto strutturale, richiedendo le stesse capacità di valutazioni agli enti pubblici”, rispetto ad altre in discussione come quella del dialogo competitivo. Una procedura più complessa, secondo l’associazione, per gli enti soprattutto di piccola dimensione. Quanto al riferimento spagnolo, inoltre, per il vicepresidente di Assoesco il ricorso presentato dalla Commissione Europea contro la Spagna in materia di recepimento delle direttive Ue su appalti e concessioni non tocca il tema della premialità.
Secondo Assoesco, in generale, nel dibattito sul futuro degli investimenti pubblici, il Ppp (partenariato pubblico-privato) rischia di essere osservato con una lente distorta: come un’eccezione da contenere, più che come uno strumento da governare e valorizzare. E invece questa sarebbe una prospettiva miope, soprattutto in una fase storica segnata dalla contrazione delle risorse pubbliche, dalla fine del ciclo straordinario del Pnrr e da un evidente bisogno di riqualificazione del patrimonio pubblico, in particolare sul fronte energetico. Detto altrimenti, dal rilancio del ppp passa la ripresa strutturale del sistema pubblico, con la possibilità di incoraggiare cicli di investimento che la sola spesa pubblica non riuscirebbe a sostenere e in più realizzerebbe operazioni complesse e innovative che probabilmente le Pa non riuscirebbero a strutturare.
Scenari? Con questa proposta Assoesco chiede un confronto al governo per rinvigorire il partenariato pubblico-privato alla luce della storica sentenza europea. Secondo l’associazione, infatti, il ruolo dei privati va salvaguardato in termini economici e di competenze per la qualità dei progetti e la gestione delle opere.