CONVENTION ASSORESTAURO
Le lezioni del Pnrr. Bozzetti: la sfida è governare il tempo, non accelerarlo. Zevi: un intervento immateriale per ogni intervento materiale. Presicce: abbiamo imparato a lavorare con i professionisti

Alessandro Bozzetti apre la convention annuale di Assorestauro
IN SINTESI
La convention annuale di Assorestauro, imprese della filiera del restauro, si è tradotta in una riflessione a più voci sulle lezioni del Pnrr.

Ha iniziato subito, in apertura, il presidente Alessandro Bozzetti, sul tema che è stato fonte di grande stress per le imprese nella stagione del Pnrr: il Tempo. “Un tempo che nel nostro settore – ha detto Bozzetti – non è mai banale: il tempo del restauro non è solo il tempo dei cantieri o delle scadenze amministrative. È un tempo lento, fatto di ascolto, di analisi, di rispetto per la materia. Eppure, negli ultimi anni, ci siamo trovati a confrontarci con un tempo diverso: il tempo del PNRR, il tempo del Giubileo, il tempo accelerato dei grandi investimenti. E abbiamo tenuto il passo. Lo abbiamo fatto perché sappiamo che il valore del nostro lavoro sta non nell’accelerare il tempo, ma nel governarlo, nel trasformarlo in qualità, in competenza, in responsabilità”.
Bozzetti ha poi parlato di altri temi, la crescita, il ruolo di Assorestauro, le attese per il futuro, l’innovazione: temi di cui parleremo con lui nei porssimi giorni.
Tobia Zevi: le lezioni del Pnrr sono parlare con le comunità e rispettare i tempi con procedure che ora vanno portate nell’ordinario

Il secondo a entrare sul tema del Pnrr, ma collegandalo all’esperienza del Giubileo, è stato Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale.
Prima lezione, la metrica delle persone. “Ci sono esempi – ha detto Zevi – che hanno funzionato e stanno funzionando perché in un tessuto eminentemente storico consolidato delicatissimo noi siamo stati capaci di fare interventi che le persone hanno immediatamente compreso. Faccio l’esempio di Piazza Pia che persino in ore notturne è incredibilmente piena di persone, in un angolo della città che fino a ieri era vuoto, disabitato nell’epicentro della città. La metrica più attendibile per programmare interventi è quindi quella delle persone che scelgono di abitare i luoghi, con una logica che non è la logica dello studioso o dell’amministratore ma appunto è la logica del cittadino che cammina per le strade e vive e ha la capacità di discernere quale sia il compromesso giusto tra conservazione e innovazione, tra conservazione e valorizzazione”.
Seconda lezione, metodo Giubileo e fruibilità del patrimonio. “Siamo riusciti – ha detto Zevi – con un gioco di squadra con il Governo, in quello che è stato definito “metodo Giubileo”, a mettere insieme un elenco di interventi che era davvero sparpagliato su tutta la città, sia per il Giubileo sia per Caput Mundi del Pnrr. Questo ha rigu. “ardato in particolare proprio la grande sfida del restauro e della conservazione, ma abbiamo usato la stessa metrica delle persone di cui ho parlato prima, per rendere il più possibile fruibile il patrimonio, in tutti i quartieri della città. Sappiamo che in tanti municipi, anche lontani dal centro, ci sono patrimoni culturali preziosissimi e, sempre nell’equilibrio fra conservazione e valorizzazione, dobbiamo però il più possibile portarli alla conoscenza dei cittadini e anche dei turisti che chiedono nuove esperienze, in modo da deflazionare l’overtourism di mercato”.
La terza sfida, costruire intorno alle competenze un’occasione di sviluppo. “Voi – ha detto Zevi rivolto alle imprese di Assorestauro – rappresentate, insieme all’università e agli ordini professionali, una sapienza che noi possiamo offrire al mondo in termini di posto di lavoro, di conoscenze, di occasioni di scambio, di consulenze di altissimo livello. Questa è una grande partita che le città giocano in una competizione globale che in realtà è sempre più feroce e sempre più difficile: offrire specificità che gli altri non hanno. Ecco noi questa specificità ce l’abbiamo, in termini di patrimonio e in termini di capacità tecniche e culturali di conservarlo e di valorizzarlo”.
Infine, la sintesi nelle due lezioni più specifiche del Pnrr. “La prima lezione del Pnrr – ha detto Zevi – è che ogni intervento materiale deve accompagnarsi a un intervento immateriale. Se noi siamo riusciti ad aprire e anche a chiudere molti cantieri è perché siamo stati capaci, grazie ai fondi del Pnrr che già lo prevedevano, di parlare con le comunità locali e comprendere le loro esigenze. Questo è valso nella riqualificazione di Tor Bella Monaca, dove dovevamo svuotare 600 cantine, ma anche quando dovevamo fare una piazza in un tessuto storico archeologico assai delicato. La capacità di investire con e per il territorio è una lezione che dal Pnrr dobbiamo trarre e da cui non si può più tornare indietro”.
La seconda lezione è quella dei tempi. “All’inizio – hadetto ancora Zevi – eravamo terrorizzati tutti dalle scadenze e se oggi guardiamo quello che siamo riusciti a fare in termini di cantieri è sconvolgente. Questa è la parte positiva. Ma se poi confrontiamo questo dato con quanto riusciamo a portare a casa dai cantieri in investimenti con la procedura ordinaria il dato diventa tragico. Ci siamo sobbarcati noi la fatica di fare quel lavoro straordinario, con le strutture sovraccariche, ma ora abbiamo che quello era l’unico modo per fare bene le cose e dobbiamo usarlo come correttivo alla procedure ordinaria dei lavori pubblici”.
Roberto Botta: decisivi i luoghi del coordinamento per condinvidere obiettivi e risultati

Il vicedirettore generale di Roma Capitale e direttore dell’ufficio commissariale per il Giubileo, Roberto Botta, ha detto di aver vissuto il “metodo Giubileo da dentro”. Molti lo considerano l’inventore del metodo Giubileo che – dice – “è stato un modo naturale di affrontare le cose, di condividere il programma, di condividere gli obiettivi e il risultato e la volontà di di affrontare congiuntamente le questioni. È stato un approccio in cui ciascun ente, ciascun ufficio, le imprese, i professionisti coinvolti si spogliavano di parte della propria competenza e cercavano di mettersi in quella dell’interlocutore. Se volessimo trarre un qualche insegnamento per il futuro – ha continuato Botta a – dovremmo continuare a lavorare per programmi, con scadenze chiare e continuare a immaginare che ci siano luoghi di coordinamento. Abbiamo visto tavoli tecnici, cabine di regia e vari altri organismi che all’inizio sembravano tutti ridondanti, poi si sono rivelati i momenti in cui si è fatta sintesi: penso che questo sia quello che dobbiamo preservare per il futuro”.
Parisi Presicce: più collaborazione con i professionisti, cambiato il metodo di lavoro

La conferma dell’importanza del coordinamento è venuta da Claudio Perisi Presicce, Sovrintendente della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali, che a sua volta ha indicato due novità importanti. Il primo è il fatto che “anche il ministero della Cultura, che governa l’articolo 21 del Codice dei beni culturali, quindi il metodo delle autorizzazioni, ha accettato di creare un tavolo tecnico che seguisse un metodo più veloce di quello cui era tradizionalmente abituato. Con il sindaco abbiamo quindi stabilito un protocollo d’intesa secondo il quale noi avremmo presentato il parere a questo tavolo almeno dieci giorni prima e non più di dieci giorni dopo la presentazione di un progetto. Questo in linea di massima ha funzionato, nel senso che ha sicuramente permesso una modalità molto più veloce”. La seonda novità sta invece proprio nelle nuove forme della collaborazione, anche con i soggetti esterni all’amministrazione. “Quello che ha funzionato – ha detto ancora Parisi Presicce – e ha anche sorpreso è una modalità nuova di lavoro rispetto a quella cui eravamo abituati fino all’inizio di questo percorso. Eravamo abituati a dividere le competenze tra le competenze professionali interne e l’esecuzione affidata a ditte esterne. Abbiamo invece imparato a capire che poteva essere un altro un metodo di lavoro, cioè il coinvolgimento dei professionisti esterni anche nella parte di lavoro che facevamo all’interno, quindi progettisti, verificatori, collaudatori, direttori dei lavori, CSE, tutte le figure professionali necessarie per poter reggere l’impatto di questi 113 interventi per Caput Mundi e dodici programmi giubilari. E ha funzionato, ha dato ottimi risultati e ha consentito di arrivare a questo punto ottimisti che riusciremo a farcela a chiudere gli interventi”. Ultima segnalazione, molto in linea con quanto detto da Zevi, è quello che il Sovrintendente ha definito “il primato della fruizione del bene culturale”. Non soltanto conservazione e valorizzazione, ma rendere fruibile il bene. Un salto epocale.
Christian Rocchi: inserire modalità e strumenti nuovi nel codice dei beni culturali
Il presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, Christian Rocchi, ha apprezzato i riferimenti di Parisi Presicce alla collaborazione diretta fra Sovrintendenza capitolina e architetti, pur considerando – su un orizzonte più ampio – che “non sono state tutte rose e fiori”, anche perché gli organici delle amministrazioni pubbliche hanno persone molte persone e molta conoscenza. Questo non toglie che le nuove forme di collaborazione sperimentate in questa fase hanno segnato la via maestra da seguire, anche quando non hanno funzionato e vanno corrette. Rocchi propone quindi che “nella discussione sul decreto legislativo 42/2004, il codice dei beni culturali, consenta di trasferire all’interno del codice modalità nuove, funzionalità nuove, strumenti nuovi sia per l’amministrazione pubblica che per gli architetti”.