LA PROPOSTA INVIATA AL MIT
Aspi, nuovo Pef da 30 mld: 15 per ammodernare, 15 per grandi opere. Proroga concessione di 10 anni
Il consiglio di amministrazione di Aspi ha deliberato l’invio del concedente del nuovo piano di investimenti. Dopo la bocciatura del piano da 36 miliardi predisposto dalle precedente gestione, questo rappresenta un passaggio importante per sbloccare l’impasse e ottenere, in tempi brevi, il via libera di Mit e Art, In vista poi della partita a Bruxelles per l’allungamento della concessione
Un volume di investimenti di circa 30 miliardi, di cui 15 destinati all’ammodernamento della rete e altrettanti destinati al suo potenziamento, come la realizzazione di terze corsie, e alle grandi opere, e una richiesta alla Ue di allungamento della concessione di 10 anni. Sono questi i capisaldi del nuovo Piano economico finanziario di Autostrade per l’Italia per i prossimi cinque anni che ora approda sul tavolo del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini. Un percorso complesso e accidentato, dopo che il precedente piano messo a punto dalla precedente gestione, è stato rigettato dal Mit. A segnare una tappa, che, a questo, punto potrebbe essere di svolta o, comunque, un passaggio cruciale, è stato il consiglio di ammistrazione del gruppo guidato da Arrigo Giana e presieduta da Antonino Turicchi, riunitosi il 17 marzo che ha deliberato l’invio al concedente del piano. Insomma, il dossier si rimette in carreggiata.
Il primo pilastro del nuovo piano sono, come si è detto, i 15 miliardi per gli interventi di ammodernamento della rete. Questo, in realtà, è stato sempre un punto fermo, mai messo in discussione. Sulle grandi opere e sul potenziamento della rete si giocherà, invece, sul tavolo del Mit un’altra partita, politicamente più delicata in termini di equilibri territoriali. Nella rosa delle priorità, ci sono la Gronda di Genova, il tunnel subportuale sempre nel capoluogo ligure per il quale Aspi, a gennaio, ha avviato la gara per l’affidamento dei lavori di realizzazione dell’opera; il Passante di Bologna, l’A13 Bologna-Ferrara. E, ancora, interventi sull’A14 e in Toscana, dove- va ricordato, un mese fa è stato aperto al traffico il nuovo viadotto Ribuio sull’A1, opera cardine del programma di ampliamento alla terza corsia tra Incisa e Firenze Sud.
Si è detto dell’iter sofferto del nuovo Pef, dopo che il vecchio era scaduto a fine 2023. Il precedente vertice, guidato dall’ad Roberto Tomasi, aveva messo a punto un piano da 36 miliardi, che, però, quando è stato presentato nel luglio scorso al Mit è stato rimandato al mittente. Da allora, è partito un confronto tra concessionaria e concedente incentrato sui nuovi sistemi di pedaggio approvati dall’Autorità di Regolazione dei Trasporit, che ha richiesto diversi mesi e che ha anche imposto rinvii. Tant’è che è saltata anche la previsione di un via libera a fine anno. Nel frattempo, in più occasioni pubbliche, il ministro Salvini non ha risparmiato critiche per gli squilibri tra profitti e investimenti, ritardi nei cantieri e nelle opere strategiche. Si tratta ora di vedere se questo nuovo piano, più leggero rispetto ai 36 miliardi iniziali, con un contenimento dei costi e gravando meno sui pedaggi, in un contesto di allungamento della concessione, possa ottenere il disco verde di Mit e Art. Il tutto in vista del secondo atto in Europa per la rinegozione della proroga.