SALTA IL TERMINE DEL 30 GIUGNO, AGENDA AGGIORNATA

Appalti UE, regolamento o direttiva? La commissione paralizzata sulla riforma, rinvio al 9 settembre

Il vicepresidente Stéphane Séjourné (in foto), che ha la delega al mercato interno, aveva predisposto il testo del regolamento, ma l’opposizione espressa nelle lettere del 4 maggio e di metà giugno da Austria, Francia e Germania, sostenute da altri 15 Paesi fra cui l’Italia, ha indotto la commissione a fermare tutto alla vigilia della decisione. Per questi Stati il regolamento è “impraticabile” e “non supportato”.

06 Lug 2026 di Giorgio Santilli

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Appalti UE, regolamento o direttiva? La commissione paralizzata sulla riforma, rinvio al 9 settembre

Stéphane Séjourné, vicepresidente della commissione UE

Riforma degli appalti Ue per direttiva o per regolamento? La questione impazza a Bruxelles da mesi, ma era finora rimasta confinata alle stanze e nei corridoi della commissione, alle discussioni fra tecnici, ai comitati di advisory, alle corrispondenze riservate fra i membri e gli uffici della commissione e gli Stati membri. La decisione della commissione di non rispettare la data del 1° luglio per pubblicizzare il testo della riforma e di rinviare ogni decisione alla seduta del collegio del 9 settembre ha palesato a tutti, però, le difficoltà ad andare avanti. Non che ci sia stato un comunicato o una presa di posizione pubblica della commissione. La notizia è stata desunta dall’aggiornamento dell’agenda delle riunioni della commissione che riporta all’ordine del giorno della riunione del 9 settembre il Procurement Act.

A vacillare è stato lo stesso vicepresidente della commissione con la delega al mercato interno e agli appalti, il francese Stéphane Séjourné, a lungo sostenitore della tesi del regolamento, che garantirebbe un’applicazione più tempestiva e più omogenea delle nuove regole europee in tutti gli Stati membri e darebbe una risposta concreta ai pesantissimi rilievi della Corte dei conti europea che ha denunciato proprio un’applicazione parziale e totalmente disomogenea delle regole vigenti.

Al ripensamento di Séjourné ha contribuito anche il fatto che Austria, Francia e Germania, sostenuti da altri 15 Paesi fra cui l’Italia, gli abbiano inviato 4 maggio una prima lettera e poi a metà giugno una seconda lettera in cui sostengono che l’ipotesi della trasformazione delle direttive in regolamento è “impraticabile” e “non supportata”. Un altolà vero e proprio che va oltre il braccio di ferro fra le due posizioni che va avanti da mesi. Tanto è bastato, infatti, a fermare tutto.

Il rinvio – secondo l’interpretazione dominante a Bruxelles – è già sintomo del fatto che il pendolo stia tornando rapidamente dalla parte della direttiva. Gli uffici della commissione avevano infatti già predisposto in ogni dettaglio il testo del nuovo regolamento che si sarebbe dovuto approvare in tempo per pubblicarlo il 1° luglio. Lo stop che è seguito al tentativo di strappo e il rinvio oltre l’estate – nonostante ci siano prima altre due riunioni della commissione, il 15 e il 22 luglio – sarebbero il segno che il testo si sta già riscrivendo in forma di direttiva o, quanto meno, che alla seduta della commissione si possa andare alla conta con i due testi pronti.

Il lavoro di scrittura dovrà inglobare comunque un supplemento di lavoro diplomatico, qualunque sia la soluzione prescelta: paradossalmente, nel caso di scelta per la direttiva, il testo dovrà essere reso più stringente; in caso di scelta del regolamento, il testo dovrà cercare modalità che attenuino gli effetti cogenti sugli Stati membri. Paradossi sottolineati anche dalla lettera scritta da Austria, Francia e Germania. Se da una parte, si attacca a testa bassa l’ipotesi del regolamento evocando il rischio di un blocco degli appalti in tutta Europa per l’obbligo stringente che avrebbero i singoli Stati di adeguare la propria normativa, d’altra parte si sottolineano gli effetti paradossali di tale scelta. “Un passaggio dalle direttive a un regolamento – è scritto nella lettera – minerebbe verosimilmente gli obiettivi della Commisisone della semplificazione del quadro normativo e del recupero di efficienza”. Argomenti strumentali alla posizione sostenuta, certo, ma che evidenziano bene la selva di effetti contraddittori che il Procurement Act si porterà comunque dietro.

 

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