RELAZIONE ANAC: GLI APPALTI
Compiuta la prima fase della digitalizzazione, ora Anac vede per le PA rischi di dipendenza tecnologica
La Relazione Annuale 2025 presentata ieri dall’ANAC alla Camera dei Deputati restituisce la fotografia di una Pubblica Amministrazione che ha ormai varcato la soglia della digitalizzazione integrale, trasformando il ciclo di vita dei contratti pubblici in un flusso ininterrotto di dati strutturati e interoperabili.
Sotto la spinta del nuovo Codice dei Contratti e degli obiettivi del PNRR, il 2025 ha, infatti, consacrato il passaggio a un ecosistema nazionale dove la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP) è il cuore pulsante, che dialoga con le piattaforme di approvvigionamento digitale certificate (pad), rendendo operativo il principio dell’once-only.
Strumenti come il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) hanno rivoluzionato la fase di verifica dei requisiti, riducendone sensibilmente i tempi e trasformando la trasparenza da adempimento statico a monitoraggio dinamico e preventivo.
Tuttavia, proprio in questo scenario di avanzata efficienza tecnologica, l’ANAC scorge anche un’insidia silenziosa e spesso sottovalutata o semplicemente ignorata, ma potenzialmente devastante, ossia il rischio di dipendenza tecnologica o lock-in.
Non si tratta di una semplice questione tecnica, ma di una sfida alla sovranità stessa delle amministrazioni pubbliche. L’Autorità rileva come la migrazione verso ecosistemi digitali complessi stia avvenendo, in troppi casi, senza le necessarie tutele contrattuali, lasciando le amministrazioni in una posizione di pericolosa subordinazione nei confronti dei grandi fornitori privati di software e servizi cloud.
Il cuore del problema risiede nell’asimmetria di potere contrattuale e informativo. Molte stazioni appaltanti, sprovviste di competenze tecniche interne di alto livello, sottoscrivono accordi che non prevedono clausole imperative sulla proprietà dei dati, sulla loro portabilità o sull’interoperabilità dei sistemi.
Il risultato è una forma di sequestro tecnologico. Una volta adottata una determinata infrastruttura, i costi e le difficoltà tecniche per migrare verso un altro operatore diventano talmente proibitivi da costringere l’amministrazione a rinnovare contratti con il fornitore uscente, indipendentemente dalla qualità del servizio o dalla convenienza economica.
Questo meccanismo annulla di fatto la concorrenza futura, trasformando quello che dovrebbe essere un libero mercato in una serie di monopoli di fatto, blindati da barriere tecnologiche insormontabili.
L’ANAC evidenzia come questa criticità sia strettamente legata alla gestione dei dati e dell’identità digitale. Se un’amministrazione non possiede pienamente le “chiavi” del proprio patrimonio informativo, non solo perde la capacità o possibilità di cambiare fornitore, ma mette a rischio la sicurezza e la continuità dei servizi pubblici essenziali.
E qui la Relazione sottolinea come la mancanza di standard aperti e di clausole che impongano ai fornitori la massima trasparenza algoritmica crei una sorta di “scatola chiusa”, dove le decisioni pubbliche vengono intermediate da infrastrutture private di cui l’amministrazione non ha il pieno controllo.
Inoltre, questa dipendenza ha riflessi diretti anche sui costi per la collettività. Nel lungo periodo, infatti, il lock-in genera una crescita esponenziale della spesa pubblica, poiché i fornitori, consapevoli dell’impossibilità per il cliente di recedere, possono imporre condizioni economiche sempre più onerose.
Pertanto, per evitare che la “rivoluzione digitale” si traduca in un trasferimento di sovranità verso i colossi tecnologici, è importante inserire nei documenti di gara specifiche clausole di “exit strategy”, che obblighino il fornitore uscente a garantire il trasferimento fluido di tutte le informazioni al nuovo aggiudicatario, proprio per neutralizzare il rischio di dipendenza.
Infatti, solo garantendo che le chiavi digitali restino saldamente nelle mani dell’amministrazione, la tecnologia potrà essere un reale strumento di emancipazione e evoluzione e non una nuova, invisibile, forma di burocrazia proprietaria.