IL WAS ANNUAL REPORT
Rifiuti, settore da 200 player e 1,2 miliardi di investimenti. Marangoni (Althesys): “Sfida impianti, solo il Nord-Est ok”

ALESSANDRO MARANGONI, CEO ALTHESYS STRATEGIC CONSULTANTS
Più di duecento grandi player, quasi 16 miliardi di valore (15,7 per la precisione, +5% sul 2023) e investimenti in aumento del 7,6% (il 46% sugli impianti). Numeri importanti, quelli registrati ieri da Althesys nel rapporto annuale Was sui rifiuti presentato a Roma. Un settore che, però, porta con sé ancora tante sfide da risolvere: il recupero dei Raee, il riciclo chimico, il trattamento dei tessili, ma anche il futuro dei termovalorizzatori il cui costo potrebbe salire dal 2028 con l’introduzione dei certificati per la CO2, rischiando di far tornare alle discariche. La stessa Corte dei Conti Europea ha evidenziato, mercoledì, che nel riuso e riciclaggio dei rifiuti urbani i progressi sono troppo lenti.
Dalla fotografia scattata dal think tank guidato da Alessandro Marangoni, economista e ceo, emerge un settore variegato anzitutto per la dimensione delle aziende. Ce ne sono tante piccole e medie, poche multiutility. Quelle grandi e quotate, lo scorso anno, hanno generato il 36% del fatturato, pari a circa 4,6 miliardi di euro, servendo 1.043 Comuni, 11,1 milioni di abitanti e gestendo 8,1 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. A seguire, le piccole e medie monoutility (che si occupano di sola gestione rifiuti) hanno inciso per il 17% del valore della produzione, coprendo 2.085 municipalità, 10,3 milioni di abitanti e 4,7 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti. Alle piccole e medie multiutility si deve il 14% del valore della produzione, con circa 1.250 comuni serviti per 8,1 milioni di abitanti e 3,3 milioni di tonnellate raccolte. La marginalità industriale sale dal 14,5% nel 2023 al 15,2% nel 2024. Il valore più elevato è quello delle grandi multiutility (22,4%).
Sugli investimenti, detto della cifra complessiva, il valore coperto dagli impianti è sceso dal 53% di due anni fa al già citato 46%. In calo anche le attrezzature, dal 19% al 13%, mentre salgono gli automezzi, passati dal 28% al 41%. Gli investimenti crescono a doppia cifra sul 2023 per gli operatori metropolitani (+89,8%) e per gli operatori del trattamento e smaltimento (+30,7%).
Nel documento si legge poi di 32 operazioni straordinarie, in linea con l’anno precedente. Quanto alla situazione sui territori, il Nord Ovest è l’area in cui si concentrano maggiormente le iniziative, con una quota del 25%, mentre gli operatori privati sono i soggetti più coinvolti e interessano per lo più accordi di collaborazione strategica rivolti soprattutto al riciclo dei materiali, specie plastiche e tessili. Nel complesso, Althesys ha rilevato 13 impianti innovativi di riciclo chimico, di cui almeno tre sperimentali, per una capacità aggregata di trattamento per 233.000 ton/anno. Il 57% è situato nelle regioni settentrionali e il restante 43% nel Centro-Sud. Quanto ai progetti faro per i rifiuti tessili, quelli sviluppati in ambito Pnrr sono 23. Spiccano per dimensioni i cosiddetti “Textile Hub”, in genere legati agli storici distretti tessili. Emerge infine la presenza di impianti per il trattamento dei pannelli a fine vita. Si rilevano, in particolare, 15 impianti, di cui sei localizzati nel Sud e Isole, quattro nel Nord Italia e altrettanti nel Centro.
Guardando alle Regioni, il quadro è altrettanto disomogeneo. Alcune aree hanno già raggiunto gli obiettivi europei di differenziata e di discarica, altre segnalano ritardi al punto che diverse Regioni non sono riuscite a conseguire gli obiettivi e prevedono l’adozione di misure correttive. Sette hanno già raggiunto il target di raccolta differenziata, insieme alle due province autonome (corrispondenti al 47% circa del totale). Mentre l’obiettivo di avere una quota di urbani smaltita in discarica inferiore al 10% entro il 2030 è stato raggiunto solo da quattro Regioni, delle quali tre nel Nord e una al Sud. In generale, dice il Was Report, il Nord Est è l’area con le performance migliori. In prospettiva, sono otto le Regioni che puntano a realizzare o ampliare le strutture per il trattamento della frazione organica. Sette, invece, intendono ampliare o realizzare nuova capacità di produzione o trattamento del combustibile solido secondario (Css).
Riguardo, invece, ai termovalorizzatori, solo tre Regioni lavorano a impianti nuovi e una a rinnovare quello esistente. Due Regioni, poi, dettagliano la realizzazione di ulteriore capacità di trattamento del sottovaglio, ossia della frazione di rifiuti in uscita dagli impianti di trattamento. E poi ci sono i piani discarica: sono undici le Regioni che puntano a rinnovare, ampliare o costruire nuova capacità, ricorda il rapporto. Che sul tema spiega i rischi dell’implementazione dell’Ets 2: dal 2028 potrebbe essere esteso ai termovalorizzatori facendone così aumentare i costi. La tariffa di conferimento dei rifiuti agli impianti “waste to energy” potrebbe aumentare tra circa 30 e 40 €/ton, fino a 45 secondo le stime di alcuni operatori. L’aumento dei costi potrebbe rendere più conveniente la discarica o lo smaltimento all’estero per alcuni flussi non riciclabili.
Infine, focus sui rifiuti speciali. Crescono i 70 maggiori operatori dei rifiuti speciali (valgono 5,6 miliardi di euro, +17% sul 2023) così come gli investimenti (+26%) e i quantitativi gestiti (+10%). Più di un terzo delle imprese, circa il 36%, sono piccole e medie monoutility. Le aziende del settore sono concentrate soprattutto nella fase di trattamento, in cui operano 60 società. I player rilevati hanno una forte concentrazione nel Nord Italia, con 39 imprese che incidono per il 56% del totale, seguito da Sud e Isole con il 24% (17 società) e dalle aree centrali con il 20% (14 aziende). In generale, le regioni con la maggiore presenza di operatori sono la Lombardia (18 imprese) e l’Emilia-Romagna (10). Numerose sono le acquisizioni fatte nell’anno dai grandi gruppi multi-business.
“Il rapporto – rileva in sintesi Alessandro Marangoni – delinea un settore del waste management in crescita con il miglioramento dei risultati e con diversi player che rafforzano la posizione mediante acquisizioni e accordi. Non mancano, tuttavia, le criticità come evidenzia l’analisi dei piani di gestione territoriale, con varie regioni che non hanno centrato gli obiettivi. Potrebbe, poi, aumentare il costo dei termovalorizzatori a seguito dell’introduzione del sistema Eu Ets, che potrebbe rendere più concorrenziali le discariche”.