IL LIBRO BIANCO
Il 77% delle emissioni gas si può eliminare con sensori e satelliti su trasporto e distribuzione. Marangoni (Althesys): “Servono nuove policy”
Nei giorni della Cop30, arriva dall’Italia una buona prospettiva su una via da percorrere per ridurre le emissioni di gas. Quelle provenienti dalle filiere fossili, infatti, possono essere ridotte del 77% andando ad agire in particolare su trasporto e distribuzione. Secondo l’analisi Althesys, in queste due fasi si concentra il 47% della quota d’inquinamento del metano. Di qui, la possibilità di intervenire con controlli, misurazioni, nuove tecniche e pratiche operative, anche in virtù del fatto che sono ancora pochi i dati basati su misurazioni reali.
Il metano, ricorda il libro bianco presentato ieri a Milano, è un gas serra secondo solo all’anidride carbonica per impatto sul riscaldamento globale ed è considerato responsabile di circa un terzo dell’attuale aumento delle temperature. Ogni unità di metano ha impatto sul clima pari a 28 volte quantità equivalente di CO2 nell’arco di 100 anni. Il 60% delle emissioni globali di metano derivano dall’uomo: si stima mediamente che il 44% derivi dall’agricoltura, il 19% circa dai rifiuti e il 35% dal sistema energetico. In Italia, secondo stime Iea, le emissioni di metano ammontano a circa 1,45 milioni di tonnellate, di cui il 19% deriva dal settore energetico nazionale per 276mila tonnellate, pari al 5% delle emissioni europee del settore stesso. Data anche la modesta attività estrattiva nazionale, l’incidenza delle condotte (trasporto + distribuzione) e degli impianti di rigassificazione risulta rilevante (70mila tonnellate) e pari al 25,5%.
Dal punto di vista normativo, il regolamento europeo del 2024 (1787) punta a dare un quadro organico e requisiti minimi sui Ldar (Leak Detection And Repair) nel Vecchio Continente ma l’Italia, per esempio, è già in ritardo tanto che a luglio la Commissione Ue ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia per non aver designato l’autorità competente entro il termine previsto. Quanto alle altre scadenze 2025 siamo in linea, mentre entro febbraio prossimo dovremo conformarsi alle restrizioni sul venting (cioè sul rilascio diretto in atmosfera) e sul flaring (emissioni da combustione incompleta).
Cosa fare? Secondo quanto raccolto nel paper serve istituire, anzitutto, un sistema di premi e penalità legato a indicatori prefissati, che attribuisca ristori economici ai gestori più virtuosi per le emissioni evitate e penalità ai gestori inadempienti. Un altro tassello riguarda la valorizzazione degli interventi, per livelli incrementali rispetto ai prefissati, nei criteri di aggiudicazione delle gare distribuzione gas (punteggi). Ancora: un riconoscimento economico aggiuntivo per il gas recuperato dagli operatori attraverso l’utilizzo di strumenti sul mercato volontario dei crediti di carbonio, con il supporto di soggetti aggregatori per permettere a tutti i gestori della distribuzione gas di partecipare al meccanismo.
C’è poi il versante delle tecnologie da poter applicare: le tecniche Ldar, ad esempio, per monitorare e ridurre le emissioni con sensori, nasi elettronici vicino le sorgenti, sensori sismici che indicano eventuali movimenti che possono preludere a rotture e, tramite sistemi di controllo SW e modelli 3D, inviano all’operatore remoto segnalazioni di allarme e/o prevedono l’attivazione di bypass dove deviare il gas (se presenti). Per il monitoraggio dello stato delle tubazioni sono disponibili anche soluzioni innovative che impiegano, ad esempio, la fibra ottica o sistemi di mappatura idraulica della condotta. Ovviamente, poi, serve un monitoraggio continuo, periodico da parte degli operatori anche con nasi o termocamere, droni, satelliti per rilevare le perdite. Un’altra mossa da mettere a regime è poi quella della sostituzione programmata di tubazioni o apparecchi più facilmente soggetti a perdite, anche se ancora funzionanti, prima della fine della loro vita utile (soluzione che però non sempre è possibile e sovente eccessivamente onerosa). E c’è poi la soluzione della cattura del metano con successiva ricompressione e riutilizzo in rete o stoccaggio.
“È necessaria una policy a supporto degli operatori per favorire in tempi brevi la compliance agli obblighi normativi. Questo, in particolare, nei casi in cui il combinato di scarsa convenienza economica e sanzioni inefficaci rischia di rendere inapplicato il Regolamento europeo: la sua entrata in vigore evita gli scarichi di gas durante le riparazioni e manutenzioni secondo le procedure finora seguite”, dice Alessandro Marangoni (ceo di Althesys). Nel paper, sul fronte regolamentare, si spiega che l’Ue dovrebbe completare il fronte delle norme tecniche armonizzate attraverso il Cen (Comitato europeo di normazione) per favorire anche la certificazione di nuove tecnologie applicabili già esistenti. Va poi adottato l’atto di esecuzione (già dall’agosto scorso) con le specifiche
relative ai limiti di rilevamento minimi, delle tecniche da usare e delle soglie applicabili alla prima fase delle indagini Ldar, come previsto dall’art. 14 comma 7 del Regolamento. E, infine, vanno adottati gli atti di esecuzione per stabilire un modello a cui i gestori devono attenersi per le relazioni e comunicazioni alle autorità competenti per il monitoraggio. Lato Italia, invece, servono autorità competenti per rendere operativo il regolamento.