IL PACCHETTO OMNIBUS DIGITALE EUROPEO
IA, con norme più semplici risparmi da 225mln. Wallet, anche l’Italia lavora al portafoglio per le imprese
Nella proposta della Commissione Ue (in foto H. Virkkunen) anche il portafoglio aziendale che dovrebbe fornire alle aziende e agli enti pubblici del continente uno strumento digitale unificato che potrà garantire risparmi fino a 150 miliardi l’anno. Introdotta anche la strategia per l’Unione dei dati: misure aggiuntive per sbloccare più dati di alta qualità.

HENNA VIRKKUNEN VICEPRESIDENTE ESECUTIVO DELLA COMMISSIONE EUROPEA PER LA SOVRANITÀ TECNOLOGICA, LA SICUREZZA E LA DEMOCRAZIA
La semplificazione era nell’aria e si sta rivelando il vero mantra della seconda legislatura europea a guida von Der Leyen. Quella per il digitale è stata presentata ieri nel pacchetto omnibus: più efficienza e supporto alle imprese per implementare l’intelligenza artificiale, interfaccia unica per le segnalazioni di sicurezza informativa, l’Unione dei dati per aumentare la qualità del nettare dell’Ia, il portafoglio digitale per le aziende. Uno strumento al quale, secondo quanto raccolto da Diario Diac, sta lavorando anche l’Italia per affiancare al Fascicolo virtuale dell’operatore economico dell’Anac anche un wallet personale delle singole imprese in cui contenere le certificazioni necessarie alla partecipazione alle gare d’appalto.
Tornando, invece, al pacchetto omnibus europeo, si prevedono risparmi fino a 5 miliardi di euro in costi amministrativi entro il 2029. La proposta della Commissione punta a rinviare fino a sedici mesi (fine 2027) l’applicazione delle norme ad alto rischio. “Sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo agosto – ha spiegato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva Ue per la sovranità tecnologica e la sicurezza. L’ente di standardizzazione avrebbe dovuto avere gli standard pronti un anno prima – ossia ad agosto 2025 – ma sono molto in ritardo nel loro lavoro, che è molto impegnativo. Dunque non è possibile averli in tempo utile. Proponiamo – ha concluso – che la Commissione possa innescare l’entrata in vigore di questa parte della norma quando avremo sul tavolo tutti gli strumenti necessari per supportare la nostra industria”.
Per le aziende, grandi ma anche pmi, vengono estese le semplificazioni per la documentazione tecnica, stimando risparmi per 225 milioni di euro l’anno. Allo stesso modo, viene proposto di ampliare le regole per la conformità alle “regulatory sandboxes”, affinché un numero più ampio di sviluppatori di sistemi di Ia innovativi possano utilizzare quelle esistenti e usufruire di una sandbox a livello comunitario a partire dal 2028. La modifica favorirebbe la sperimentazione “soprattutto in settori chiave come quello dell’automotive”. Si punta, poi, a creare un punto di accesso unico tramite il quale le aziende possono ottemperare a tutti gli obblighi di segnalazione degli incidenti informatici. “Attualmente, le aziende sono tenute a segnalare gli incidenti di sicurezza informatica ai sensi di diverse normative, tra cui la Direttiva Nis2 , il Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e il Digital Operational Resilience Act (Dora)”, ricorda la nota di Bruxelles. Vengono poi introdotte altre esenzioni normative per il passaggio al cloud previste dal Data Act per le Pmi, con un conseguente risparmio una tantum di circa 1,5 miliardi.
Ancora. Nasce l’Unione dei dati: l’obiettivo è sbloccare più dati di alta qualità per l’Ia, ampliandone l’accesso, come i data lab. Viene istituito un helpdesk legale per il Data Act, integrando ulteriori misure a supporto dell’attuazione del Data Act. E viene rafforzatala sovranità europea sui dati attraverso strumenti anti-fuga, misure per proteggere i dati sensibili non personali e linee guida per valutare il trattamento equo dei dati dell’Ue all’estero. Quanto al portafoglio aziendale europeo, questa proposta fornirà alle aziende e agli enti pubblici europei uno strumento digitale unificato, consentendo loro di digitalizzare operazioni e interazioni che in molti casi devono ancora essere svolte di persona. Risparmi previsti fino a 150 miliardi all’anno.
“Il Digital Omnibus proposto è un segnale importante del riconoscimento, da parte della Commissione, che la sovraregolamentazione è stata un onere persistente per le imprese dell’Ue”, ha detto Markus J. Beyrer, direttore generale della Confederazione europea delle imprese (BusinessEurope). Non è piaciuto molto il pacchetto, invece, ai socialisti e il gruppo Renew. “Come per l’Omnibus sulla sostenibilità, si rischia che da alcuni Governi europei, ma anche dai gruppi parlamentari della destra nell’Europarlamento, arrivino emendamenti ancora più spinti nella direzione dell’abbandono delle regole, magari per compiacere qualche referente politico o tecnologico extraeuropeo. Invece di fare passi falsi che rischiano di finire per essere un grande favore alle big tech e non certamente ai nostri cittadini e imprese”, ha avvertito l’eurodeputato Pd-S&D Brando Benifei. “I Governi europei dovrebbero finanziare progetti comuni strategici per recuperare i ritardi”, ha aggiunto Nicola Zingaretti. Per il gruppo Renew Europe, “l’Omnibus digitale, per come è stato finora delineato, solleva importanti preoccupazioni”.
In ogni caso, il pacchetto verrà proposto al Parlamento e al Consiglio europei mentre prosegue l’ampia consultazione sul controllo di idoneità digitale aperta fino all’11 marzo 2026 per testare l’attinenza del programma con la competitività dell’Unione.
Sempre ieri, intanto, la stessa Virkkunen e Dan Jørgensen, commissario per l’Energia e l’edilizia residenziale, hanno ospitato un evento di alto livello con leader industriali e innovatori per esplorare l’intersezione tra intelligenza artificiale ed energia. L’obiettivo è lavorare alla definizione della Strategic Roadmap for Digitalisation and Ai in the Energy Sector, la cui adozione è prevista per il prossimo anno. La roadmap “definirà passi concreti per preparare il sistema energetico europeo al futuro e sostenere gli obiettivi dell’Apply Ai Strategy e dell’AI Continent Action Plan”. Il governo italiano, invece, ha firmato a Berlino la “Declaration for European Digital Sovereignty” (Dichiarazione per la Sovranità Digitale Europea). La Dichiarazione, si legge in una nota, definisce “la sovranità digitale come la capacità dell’Unione europea di agire in modo autonomo nel mondo digitale, regolando infrastrutture, dati e tecnologie secondo le proprie leggi, i propri valori e interessi di sicurezza, senza indebite dipendenze da attori esterni, ma restando comunque aperti alla cooperazione con i partner internazionali che condividono i principi europei”. E sottolinea che “la sovranità digitale dipende non solo da tecnologie e infrastrutture, ma anche dalle persone: sono ritenuti indispensabili investimenti in formazione, competenze digitali, alfabetizzazione mediatica e digitale, ricerca e attrazione di talenti”. Entro la fine del 2025, intanto, il mercato digitale italiano raggiungerà un valore complessivo di 83,4 miliardi di euro, con una crescita del +3,9% rispetto all’anno precedente. E le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore incremento fino a 86,6 miliardi di euro. Ma, secondo Tig – The Innovation Group – l’adozione dell’intelligenza artificiale tra le aziende continua a incontrare numerose barriere. La principale riguarda, appunto, la mancanza di competenze interne.