FRA INDISCREZIONI E ANALISI

Verso le nomine per l’ANAC, il salviniano Urraro in pole per la Presidenza. Su codice appalti, IA e digitalizzazione il MIT non disperda le competenze e il buon lavoro fatto

08 Set 2026 di Giorgio Santilli

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Verso le nomine per l’ANAC, il salviniano Urraro in pole per la Presidenza. Su codice appalti, IA e digitalizzazione il MIT non disperda le competenze e il buon lavoro fatto

Francesco Urraro, membro laico del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa

L’intero consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), compreso il presidente Giuseppe Busìa, scade l’11 settembre e resterà in carica in prorogatio fino a un massimo di 45 giorni per il disbrigo degli affari correnti. I tempi per la nomina del nuovo presidente e dei quattro consiglieri sono, quindi, strettissimi. E, a quanto si apprende, il governo intende decidere rapidamente.

Nella compagine di maggioranza l’accordo è che l’indicazione per il nome del presidente spetti al vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, e il segretario della Lega si starebbe orientando, secondo indiscrezioni attendibili raccolte a Porta Pia, su Francesco Urraro, avvocato di San Giuseppe Vesuviano, ex senatore eletto nella XVIII legislatura nel Movimento Cinque Stelle e poi passato a fine 2019 alla Lega, attualmente componente laico del Consiglio di presidenza della Giustizia amministrativa, l’organo di autogoverno dei giudici amministrativi. Ci sarebbe lui, quindi, in pole position per la presidenza.

Più articolata risulterà la nomina dei consiglieri che sarebbe auspicabile avessero anche competenze specifiche sui temi più delicati dei settori degli appalti e dell’anticorruzione. La prossima consiliatura dell’Autorità sarà ancora decisiva per un andamento ordinato e fisiologico del settore dei contratti pubblici, in particolare, su due questioni su cui già molto si è spesa l’attuale consiliatura: l’applicazione puntuale e “fluida”, oltre che rigorosa, del codice degli appalti del 2023 e il processo di digitalizzazione del settore degli appalti, che ora subisce una sostanziale accelerazione con l’entrata in campo dell’IA. Al netto di alcune questioni importanti su cui ANAC e MIT hanno avuto posizioni contrapposte in questi anni – l’eccesso di affidamenti senza gare, la Diga foranea di Genova e il Ponte sullo Stretto – per il resto si può dire però che lo spirito di collaborazione fra le due istituzioni abbia portato a una buona applicazione del codice degli appalti.

Fondamentale è, quindi, che non si disperdano le competenze maturate, anche all’interno del MIT, per evitare che il periodo di avvio della nuova Autorità porti a un rallentamento del settore dei contratti pubblici. Fin dalla composizione del collegio sarebbe utile, soprattutto, tener conto del buon lavoro fatto al MIT, oltre che con l’operato della capo ufficio legislativo, Elena Griglio, anche con i diversi gruppi di lavoro che sono stati insediati soprattutto in materia di digitalizzazione e BIM. In particolare un elemento di successo è stato l’HUB Contratti pubblici che ha portato anche al raggiungimento di un obiettivo PNRR e ha consentito al MIT la prima applicazione dell’Intelligenza Artificiale al settore degli appalti con la chatbot DigitAPP.

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