LA RIPRESA
Rigoroso e non vincolante il parere del Consiglio superiore sul Ponte. Spetta a Cipess e Corte Conti ora imporlo a SdM ed Eurolink
Molte letture trascurano l’unico punto che conta: senza una decisione formale che renda obbligatorio per la concessionaria e il general contractor recepire tutte le prescrizioni dell’organo presieduto da Massimo Sessa, il parere resta un esercizio tecnico fine a se stesso. Renderle vincolanti significa allungare i tempi forse di due anni (basti pensare alle analisi preliminari e ai monitoraggi richiesti per sismico e vento), ma lasciare il parere appeso implicherebbe una responsabilità che avrebbe, come effetto ultimo, rinunciare all’opera.

Il Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Massimo Sessa
Ha fatto molto discutere ad agosto il parere tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici, presieduto da Massimo Sessa, sul progetto del Ponte sullo Stretto. Molti i commenti positivi che non di rado hanno rasentato l’adulazione; più limitate le critiche, arrivate soprattutto dal mondo ambientalista per non si capisce quale mancanza di coraggio rimproverata al CSLP. A noi sembra invece che il parere sia stato rigoroso a 360 gradi ma soprattutto sui due punti più delicati, i rischi sismici e quelli legati al vento, pretendendo di avere risposte chiare – per esempio se la faglia rilevata sia ancora attiva o meno – prima di procedere con ulteriori rilievi, analisi, prescrizioni. Non c’è fretta, verrebbe da dire, le cose vanno fatte per bene. Parere anche lungimirante là dove chiede di costruire banche dati e strumenti di monitoraggio da aggionare nel tempo. Per Diario DIAC l’articolo di Mauro Giansante (si legga qui) ha spiegato bene i contenuti della relazione del Consiglio superiore.
La lettura del parere del CSLP che non si è ancora letta, però, nel fiorire di “paletti” e “road map”, è l’unica che conta davvero: il parere del Consiglio superiore è un esercizio di stile tecnico, pregiato ma inutile, se non viene reso giuridicamente vincolante in tutto per tutto dalla prossima decisione del Cipess di approvazione del progetto oppure – qualora il Cipess si assumesse la responsabilità di bypassare totalmente o parzialmente questa decisione – dalla Corte dei conti in sede di registrazione (o di non registrazione) della nuova delibera Cipess.
In sostanza oggi la concessionaria Stretto di Messina e il general contractor Eurolink non sono obbligati ad assumere nel lavoro di progettazione – non solo di predisposizione del progetto esecutivo ma ancora prima nelle azioni preparatorie a quella attività progettuale – tutte le prescrizioni e raccomandazioni del parere perché quelle prescrizioni, giuridicamente, non esistono o, meglio, non gravano su nessuno.
Nessuno può essere così ingenuo da pensare che il punto sia “bianco o nero”. Appare evidente a tutti che quel parere sarà recepito da tutti i soggetti decisori e da quelli responsabili di predisporre il progetto. Il punto è come e in che misura quelle prescrizioni saranno rese obbligatorie. Si farà una valutazione per dire “questa sì, questa no”? Si userà una formula generica che lasci poi ampi margini di interpretazione? Chi verificherà se le prescrizioni saranno recepite? Un ulteriore passaggio al CSLP non previsto dalla legge o la responsabilità sarà lasciata al RUP?
Si capisce da queste considerazioni che la scrittura della delibera Cipess che “ingloba” il parere CSLP sarà un’operazione delicata e complessa. Lo richiede la stessa “intelligenza” del parere CSLP quando definisce un percorso articolato e pluridimensionale. Rendere vincolanti integralmente le prescrizioni del parere significherà allungare i tempi forse di un paio di anni (come stimano alcuni componenti della commissione del CSLP che ha stilato il parere). Ma lasciare il parere appeso – senza un incardinamento rigoroso al progetto – implicherebbe una clamorosa assunzione di responsabilità (istituzionale e soggettiva) che di fatto produrrebbe l’effetto ultimo di una rinuncia definitiva all’opera.