DOPO CINQUE GIORNI DI BRACCIO DI FERRO ALLA CAMERA
La commissione europea piega governo, destra e sinistra sulla gara Intercity (solo Marattin apprezza): niente lotto unico. Effetto-Rosco, riflettori Ue puntati su MIT e Regioni per un accesso equo di tutti i concorrenti al materiale rotabile

Servizio Intercity a Palermo
Al termine di un braccio di ferro durato cinque giorni, la commissione Ue ha piegato il governo italiano sulla gara per il servizio ferroviario Intercity sbarrando definitivamente la strada al lotto unico e imponendo una pluralità di lotti. Piegati, insieme al governo, destra e sinistra, il Parlamento nella sua interessa, se si fa eccezione per Pierluigi Marattin, leader del Partito Liberaldemocratico, unico a spendersi in favore della concorrenza europea. “Abbiamo l’unica Destra al mondo che è contro la concorrenza”, ha pizzicato Marattin. Anche Pd, Avs e M5S contro la posizione imposta da Bruxelles, sconfitti anche sulla proposta di rafforzare la clausola sociale in favore dei ferrovieri che potrebbero essere spacchettati fra più società titolari del servizio.
La resa dei conti si è consumata con il ritiro dell’emendamento leghista che provava a modificare la norma del 2022 (articolo 9-bis del decreto legge 118/2022) attuativa degli accordi raggiunti da Roma e Bruxelles sulla gara a più lotti nel Pnrr. A questo si è aggiunta la presentazione da parte della relatrice, Rebecca Frassini, anche lei leghista, dell’emendamento 1.600 che è un ulteriore prezzo pagato a Bruxelles perché – se è vero che sancisce in qualche modo indiretto il via libera della commissione alla rinuncia italiana alla RoSCo (Rolling Stock Company) che avrebbe garantito condizioni paritarie di accesso al materiale rotabile chiunque fossero i vincitori delle gare per intercity e anche per i servizi regionali – al tempo stesso introduce nuovi paletti che garantiscono proprio un “accesso non discriminatorio al materiale rotabile” quando è pagato dallo Stato.
L’emendamento 1.600, infatti, da una parte dispone che “il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti rende disponibile il materiale rotabile di proprietà dello Stato all’operatore entrante” selezionato in base alla procedura di gara per gli Intercity, “garantendo condizioni di accesso trasparenti e non discriminatorie”; dall’altra impone alle Regioni di trasmettere al MIT entro 45 giorni – e comunque ogni anno entro il 28 febbraio – “i dati e le informazioni, aggiornati e completi, riguardanti il materiale rotabile, incluso il relativo stato di manutenzione, nella propria disponibilità
per l’esercizio dei servizi previsti dai contratti di servizio pubblico per il trasporto ferroviario” e al MIT di predisporre “una relazione annuale sulla consistenza del materiale rotabile e del relativo stato di manutenzione, ivi incluso quello qualificabile come infrastruttura essenziale, nella disponibilità delle amministrazioni competenti”. Il MIT dovrà mettere a disposizione questi dati e la relazione annuale con scadenze rigorose “ai fini di consentire ai potenziali concorrenti un’adeguata valutazione tecnico-economica propedeutica alla formulazione dell’offerta e di garantire l’effettiva parità di trattamento”.