L'EDITORIALE

Serve ancora un amministratore delegato alle Ferrovie?

La grande sfida che ha davanti a sé Gianpiero Strisciuglio, che nelle prossime ore salirà sul gradino più alto del pianeta ferroviario, è dimostrare che un amministratore delegato alle Fs serve ancora. Non è una provocazione, né una battuta retorica: è una questione seria, sospesa fra i bilanci di una holding non proprio esaltanti nel recente passato, società controllate operative che nel presente fanno comunque andare tanti treni ogni giorno, sia pure con alterne vicende, (Trenitalia) e macinano record di investimenti (RFI) e una concorrenza europea spietata in cui, nel prossimo futuro, conterà anzitutto la capacità di offrire servizi di trasporto passeggeri e logistici efficienti e di qualità.

 

Gli ultimi due amministratori delegati di Fs – Luigi Ferraris e il dimissionario Stefano Antonio Donnarumma – non hanno lasciato traccia del loro passaggio, nonostante fossero arrivati con la fama di buoni manager del mondo delle reti (elettriche). Ferraris ha fatto la rivoluzione della riorganizzazione in poli delle grandi aree di business ferroviario, che è durata lo spazio di un mattino, rimossa in pochi giorni dal suo successore che ha centralizzato tutto il centralizzabile. Donnarumma ha provato a usare la bacchetta magica per far passare il “modello RAB” poi bocciato dal MEF e ha lasciato agli atti un piano industriale decennale da 200 miliardi che non ha risolto neanche uno dei problemi dell’era post-Pnrr.

 

Il terz’ultimo, Gianfranco Battisti – che nel suo mandato aveva attraversato momenti molto critici come la prima grande ondata dei ritardi dell’Alta velocità e un difficile equilibrismo con i suoi sponsor politici (i Cinquestelle) su questioni fondamentali come la Torino-Lione e ridicole come l’acquisizione di Alitalia da parte di Fs –  a sua volta non ha lasciato rimpianti, ma in confronto aveva una cultura ferroviaria enciclopedica.

 

I tre hanno in comune di essere stati messi alla porta con modi spicci da una politica ingorda di poltrone e parecchio insoddisfatta per i risultati promessi e non raggiunti. Quando le gestioni sono leggere e non si radicano con progetti strategici veri, spazzarle vie è più facile. Lorenzo Necci ha “regnato” sei anni dal 1990 al 1996, Giancarlo Cimoli otto anni dal 1996 al 2004, Mauro Moretti otto anni dal 2006 al 2014. Avevano progetti visionari di cui oggi beneficiano tutti i cittadini italiani (l’Alta velocità resta l’unico grande successo infrastrutturale italiano che rappresenti un primato europeo). La controversa condanna di Moretti per Viareggio (su cui riferiamo in altro articolo) non sposta di una virgola questo ragionamento.

 

Non c’è bisogno di rispolverare i vecchi slogan “le Ferrovie ai ferrovieri” per capire che qualcosa comunque non va nel modo in cui questi manager pubblici sono planati nel mondo Fs negli ultimi anni. Strisciuglio è un ferroviere doc e il suo mandato potrà contare su una conoscenza profonda dell’azienda. Non ha brillato come numero uno della logistica, poi nel breve passaggio alla Rete ferroviaria, meglio a Trenitalia e questo lo ha aiutato nella scalata. E’ sempre riuscito a stare in piedi, fra risultati controversi, ma senza fare danni. Ha il grande vantaggio che hanno tutti i ferrovieri: non dovrà impiegare un anno a capire dove si trova; conosce dei suoi colleghi vita e miracoli e se vorrà fare una squadra di alto livello, saprà farla. Anzitutto confermando chi ha fatto bene il proprio lavoro e tenendosi lontano da tentazioni di rese dei conti o scelte da cordate interne. Poi mettendo le persone più adatte nei posti giusti. Da queste scelte – e quindi dalla capacità di dimostrare autonomia di decisione – dipenderà la sua capacità di fare bene e di resistere. Altrimenti il rischio serio è che, al prossimo cambio di governo, finisca anche lui nel tritacarne.

 

Strisciuglio dovrà dimostrare – giorno dopo giorno – che un amministratore delegato alle Fs serve ancora. Tutto farebbe pensare che da quando Moretti ha risanato strutturalmente i conti del gruppo grazie ai nuovi ricavi dell’Alta velocità (nonostante il contesto di concorrenza unico in Europa), le cose vanno bene in automatico e di un uomo forte al comando non c’è più bisogno. Ovviamente chi ha occhi per guardare dentro la complessa macchina Fs vede molte cose che non vanno e non si fa abbagliare dai traguardi sbandierati delle “20mila assunzioni”.  L’illusione che si possa vivere di rendita aleggia nell’aria. Mentre il rischio vero – che bisogna sempre aver presente – è che anche i buoni risultati non siano acquisiti per sempre.

26 Giu 2026 di Giorgio Santilli

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