IL RAPPORTO IFEL SULLE TRASFORMAZIONI URBANE

Ricomporre visioni, piani settoriali, strumenti: la sfida delle città

Si intensifica il dibattito pubblico sull’agenda urbana e IFEL è pronto, al solito, a dare un contributo innovativo in più. Il tema dell’ultimo lavoro, che viene presentato oggi a Livorno dal direttore Pierciro Galeone con altri autorevoli relatori ben noti ai lettori di DIAC, come Ledo Prato e Silvia Viviani, mette al centro la parola “Ricomporre” e importa relativamente poco che il titolo sia “Ricomporre visioni di città”, perché lo sforzo odierno delle città di ricomporre, integrare, dare unitarietà alla frammentarietà (e anche a una certa casualità) riguarda anche (e forse soprattutto) le visioni, ma nella fatica quotidiana ha a che fare con gli strumenti frammentati, con i piani settoriali che ogni ministero si gioca per conto proprio, con i diversi livelli istituzionali che complicano ulteriormente, diversificano e fanno esplodere le politiche in mille pezzi, ognuno per ogni regione e poi, all’interno delle singole regioni, a più livelli territoriali e ancora settoriali. “Il rapporto tra politiche urbane e città non si sviluppa in modo diretto”, constata il Rapporto. Per fortuna, i sindaci “mantengono – come dice IFEL – ampi margini di autonomia nell’interpetazione delle politiche e nella costruzione delle proprie strategie”. E se l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia, ieri al dibattito promosso dall’INU, ha parlato di “solitudine delle città” evidenziando che tutte le tensioni si scaricano sulla città perché mancano quadri di riferimento nazionale coerenti delle politiche, delle risorse, degli strumenti, il Rapporto dell’IFEL evidenzia invece la ricchezza disordinata – e non meno paralizzante per molti versi – delle poltiiche urbane che “nel contesto italiano sono sono caratterizzate per una forte frammentazione e discontinuità”, con il risultato di “un mosaico di politiche diverse – europee, nazionali e regionali – che si sono sviluppate nel corso degli ultimi quindici anni, che si sovrappongono e si intrecciano tra loro, trovando nei comuni il luogo della loro ricomposizione operativa”. Spesso è proprio nel livello locale che “le politiche vengono adattate nelle strategie locali, spesso in un contesto di incertezza, carenza di dati e pressione tra pianificazione e gestione delle emergenze”. Sarà interessante il dibattito di stamattina – e domani DIAC ne darà conto insieme ai dettagli del Rapporto – anche perché Galeone introduce un ulteriore elemento nella discussione, il ruolo crescente della dimensione urbana nelle politiche europee e, viceversa, il peso crescente, anche in termini di risorse disponibili, delle politiche europee nella ridefinizione di una politica urbana nazionale – se mai nascerà – e delle tante agende locali, con un occhio specifico alla riprogrammazione 2028-2034 e alla riforma del bilancio UE e delle politiche di coesione.

 

25 Giu 2026 di Giorgio Santilli

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