DOCUMENTO DELL'ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA
Stazioni appaltanti, non abbiate paura dei concorsi di progettazione. In aiuto le linee guida degli Architetti
Un inquadramento delle diverse procedure facilita il ricorso allo strumento che più di tutti garantisce qualità progettuale e partecipazione dei territori alle trasformazioni. L’importanza del Documento di indirizzo alla progettazione (DIP). Il vicepresidente OAR Busnengo: “L’intento è quello di elevare la qualità delle trasformazioni delle nostre città”.
IN SINTESI
“Il concorso di architettura è lo strumento più efficace per rispondere alle esigenze della stazione appaltante e garantire un risultato di qualità. Favorisce il confronto tra i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera e costituisce un’occasione di ricerca progettuale”. L’Ordine degli Architetti di Roma torna a battere sull’importanza strategica del concorso di architettura con la pubblicazione di Linee guida che hanno l’obiettivo esplicito non solo di riaffermare il valore culturale e l’utilità operativa dello strumento di selezione del progetto di un’opera (non solo pubblica) ma anche di chiarire e rendere più agevole un quadro normativo e regolamentare complesso e, in prima battuta, ostico per chi dovrebbe scegliere e bandire un concorso di progettazione.
Una finalità concreta che l’Ordine degli Architetti di Roma e il Consiglio Nazionale degli Architetti perseguono da tempo con iniziative come queste, ma anche con la messa a disposizione delle proprie piattaforme e con la pubblicazione di disciplinari-tipo e bandi-tipo.
La standardizzazione degli atti di gara riduce i rischi
“La standardizzazione degli atti di gara – affermano le Linee guida OAR – rappresenta un principio ormai consolidato nell’ambito della contrattualistica pubblica. Essa trova fondamento nell’esigenza di assicurare uniformità interpretativa, riduzione del contenzioso, certezza delle regole di partecipazione e semplificazione dell’attività amministrativa. Nel settore dei concorsi di progettazione, il ricorso ai bandi tipo assume una rilevanza ancora maggiore, in considerazione della particolare complessità tecnica delle procedure e della necessità di contemperare esigenze amministrative, qualità progettuale e tutela della concorrenza”. E ancora: “La predisposizione del bando rappresenta uno dei momenti più delicati dell’intero procedimento amministrativo. Errori nella definizione dei requisiti, nella determinazione dei premi, nella formulazione dei criteri di valutazione o nella composizione della commissione giudicatrice possono compromettere la legittimità della procedura e determinare contenziosi o annullamenti. L’utilizzo di bandi tipo consente invece di ridurre significativamente tali rischi, assicurando la conformità delle procedure ai principi fondamentali dell’ordinamento”.
L’importanza del Documento di indirizzo della Progettazione (DIP)
Alla riaffermazione dei principi-chiave che stanno alla base dell’istituto del concorso di architettura e alla generale riproposizione di strumenti capaci di ridurre i rischi collegati alla scelta di una procedura complessa, come il bando-tipo, si accompagna – nelle Linee guida OAR – il suggerimento di uno sguardo più approfondito, soprattutto a quelle novità “collaterali” che sono state rafforzate dal codice degli appalti del 2023 e che possono contruibuire a creare un quadro di condizioni più favorevoli al concorso. Perché, in fondo, a ben guardare, il concorso di progettazione (e non solo di architettura) è una scelta che può essere facilitata, a monte, da una buona programmazione e da un quadro chiaro dei fabbisogni e delle esigenze della stazione appaltante. Per aprire una nuova fase di rilancio dello strumento – oltre le diffidenze diffuse nella pubblica amministrazione e in molti degli attori del processo di realizzazione di un’opera – c’è la necessità di diffondere le sue prerogative e le sue caratteristiche virtuose e “competitive” rispetto ad altre procedure: il concorso di progettazione è la risposta più adeguata quando nella stazione appaltante vi sia la volontà di sviluppare un percorso di trasparenza, di partecipazione e di qualità progettuale. Ma il concorso al tempo stesso richiede e attua al meglio una chiarezza programmatica alle spalle.
Per questo delle Linee guida dell’OAR – che vanno ovviamente lette integralmente per avere una guida completa alla procedura – abbiamo trovato stimolante e utile soprattutto il capitolo dedicato ai documenti messi a punto nella fase precedente all’avvio della procedura del concorso di progettazione (o di qualunque altra procedura di selezione del progetto o del progettista) e, in particolare, al Documento di indirizzo alla progettazione (DIP), documento poco considerato anche dai manuali sul codice degli appalti.
Temi su cui c’è stata meno attenzione in passato e che invece il codice degli appalti del 2023 definisce con maggiore chiarezza. “Il Documento di indirizzo alla progettazione (DIP), come definito dall’articolo 3, dell’Allegato I.7 al Codice dei contratti, va redatto – spiegano le Linee guida OAR – in coerenza con il Quadro esigenziale e con la soluzione individuata nel Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP), qualora sia stato redatto. Nel citato articolo si specificano i contenuti obbligatori del DIP, che deve indicare, in rapporto alla dimensione, alla specifica tipologia ed alla categoria dell’intervento da realizzare, le caratteristiche, i requisiti e gli elaborati progettuali necessari per la definizione di ogni livello della progettazione. Il DIP, redatto generalmente dal RUP (anche se il vigente Codice dei contratti non lo pone espressamente fra i suoi compiti), va approvato prima dell’affidamento del PFTE e, nel caso di svolgimento di un concorso di progettazione, qualunque sia il tipo adottato, rappresenta uno dei documenti di gara più importanti, nel quale sono illustrati i dati fondamentali per la stesura del progetto ed i desiderata del Committente pubblico o privato che lo bandisce”. Segue un elenco dettagliato delle indicazioni che il DIP deve contenere.
Particolare attenzione va inoltre posta – continuano le Linee guida – “a quanto indicato ai commi 2 e 3 di tale articolo nei quali si pone l’accento sull’inclusione, all’interno del DIP, del Capitolato informativo (CI), in riferimento a quanto previsto dall’articolo 43 del Codice dei contratti, secondo le specifiche del relativo Allegato I.9, ed a riferimenti in materia di digitalizzazione dei processi e di modellazione informativa, con ulteriori riferimenti alla fase esecutiva ed alla pianificazione e gestione della realizzazione prevista dalla norma UNI ISO 21502:2021 e dalla norma UNI ISO 31000:2018”. Infine, rilevante, ai fini della tematica trattata dalle presenti Linee guida, è quanto indicato al comma 5 dell’articolo 3 dell’Allegato I.7 al Codice dei contratti, in cui si indica che: “Nel caso di concorso di progettazione o di concorso di idee, di cui all’articolo 46 del codice, il DIP è integrato con i documenti preparatori del concorso stesso, predisposti a cura della stazione appaltante; tali documenti preparatori definiscono il contenuto del concorso ai fini di garantire la rispondenza della progettazione dell’intervento oggetto del concorso alle esigenze qualitative e quantitative dalla stazione appaltante. I documenti di cui al primo periodo possono essere integrati dalla disponibilità di modelli informativi e GIS su scala urbana o territoriale e da modelli informativi che riflettano lo stato dei luoghi e dei cespiti immobiliari o infrastrutturali esistenti”.
In conclusione, le Linee guida evidenziano “l’importanza della redazione di un DIP adeguato alla proposta progettuale che si richiede a quanti partecipano al Concorso. Più è approfondito ed esaustivo il DIP, più gli elaborati prodotti per il concorso saranno aderenti alle esigenze della Committenza. Nel caso di concorso di progettazione, il DIP rappresenta il principale documento di riferimento della procedura, in quanto esplicita i dati fondamentali e i desiderata della Stazione appaltante su cui si sviluppa il confronto concorsuale”.
La commissione
Un altro tema particolarmente trascurato dalla normativa e dalla letteratura è quello della commissione: composizione, competenze, requisiti di indipendenza, compensi. Le Linee guida rilevano come “le poche indicazioni presenti nelle norme cogenti a livello nazionale, siano del tutto scomparse, rinviando, sostanzialmente, alle indicazioni contenute nella citata Direttiva 2014/25/UE12. Pertanto, è lasciata una grande discrezionalità alla Stazione appaltante” che però “non riduce l’importanza che i suddetti aspetti assumono al fine di garantire l’efficacia dello strumento concorsuale”. Dell’articolo 81 della direttiva Ue 2014/25 le Linee guida segnala particolarmente alcuni aspetti: l’indipendenza della Commissione e l’assenza di conflitti di interesse; la competenza dei membri prescelti. “I partecipanti alla procedura concorsuale – sintetizzano le Linee guida – devono avere la garanzia di una valutazione professionale del proprio lavoro, da parte di una Commissione che tuteli, da un lato il soddisfacimento delle esigenze della Committenza, dall’altro sia composta da componenti competenti nelle materie attinenti l’oggetto del concorso. La composizione della Commissione deve, inoltre, garantire l’indipendenza e la terzietà dei membri, sia da chi ha promosso il concorso, che dai partecipanti allo stesso”.
Le fasi del concorso di architettura
Rinviamo direttamente alle Linee guida sul tema centrale delle fasi del concorso di architettura. Segnaliamo però che il documento dell’OAR non prende una posizione fortemente critica – come invece fecero a suo tempo DIAC e il Diario dei Nuovi Appalti – sulla scelta del codice degli appalti del 2023 di privilegiare il concorso a una fase, imponendo una motivazione nel caso di scelta per il concorso a due fasi. L’OAR – con l’obiettivo di fornire un ausilio “neutro” alla piena discrezionalità delle stazioni appaltanti sull’intera gamma dei concorsi – si limita a ricordare nel capitolo sul concorso a due fasi che “consente di garantire un’ampia partecipazione nella fase iniziale, riducendo l’onere progettuale complessivo per i concorrenti e favorendo un processo selettivo progressivo basato sulla qualità delle proposte”. In sintesi, per le Linee guida “la scelta del tipo di concorso da utilizzare discende da una scelta discrezionale del Committente che deve tenere conto della natura, della complessità dell’opera e degli obiettivi che si intende conseguire. L’attuale quadro normativo tende a privilegiare il concorso ad una fase; tuttavia, molto spesso è il concorso a due fasi che rappresenta il migliore strumento di selezione delle proposte”.
Lorenzo Busnengo: un lavoro frutto anche dell’esperienza della piattaforma CAN

“Grazie al lavoro della Commissione Opere Pubbliche sono state predisposte Nuove Linee Guida per i concorsi di architettura in modo da inquadrare le diverse procedure, al fine di favorirne il ricorso nell’intento di legare gli interventi alla qualità del progetto – così commenta Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia con delega ai Concorsi di Progettazione e alla Commissione Opere Pubbliche –. Il lavoro è frutto anche dell’esperienza accumulata attraverso la piattaforma CAN utilizzata per concorsi di tutti i livelli e gradi. Ampia la casistica di utilizzo, dal centro storico alla periferia, fino alla nuova edificazione, riqualificazione e conseguente allestimento interno di edifici già esistenti. Il ricorso al concorso di architettura, oltre a garantire l’anonimato dei partecipanti al fine di basare la selezione sul progetto migliore, favorisce l’utilizzo dei concorsi non solo per opere pubbliche ai sensi dell’art. 46 del Codice dei Contratti, ma anche per i committenti privati. L’intento è quello di elevare la qualità delle trasformazioni delle nostre città, a tutela del cittadino come da principio ordinistico. Le Linee Guida vogliono essere uno stimolo non solo all’amministrazione pubbliche che operano nella provincia di Roma, ma a tutto l’intero territorio nazionale, al fine di utilizzare questo strumento di qualità per ridare al professionista e all’architetto quel ruolo sociale di disegno delle città e di contributo per il benessere dei cittadini”.
Mario Avagnina: in Italia ancora poca attenzione normativa e scarsa applicazione
“Il concorso di architettura – dice Mario Avagnina, ex dirigente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e oggi coordinatore della Commissione Opere pubbliche dell’OAR che ha redatto le Linee Guida – rappresenta uno dei più efficaci strumenti per rispondere alle esigenze della committenza pubblica e privata e garantire un risultato di qualità. Tale assunto ha trovato, in Italia, poca attenzione in sede normativa e una scarsa applicazione da parte della committenza. A fronte di tale situazione, peraltro evidenziata da anni, l’Ordine degli architetti di Roma, attraverso la Commissione Opere Pubbliche, ha quindi deciso di produrre delle Linee guida sul concorso di architettura, finalizzate a far conoscere i molteplici aspetti che lo caratterizzano e gli strumenti a disposizione, al fine di favorirne un utilizzo consapevole e quanto più possibile diffuso”.