L'INTERVISTA AL NUOVO PRESIDENTE DEL CNAPPC

Panci: “Non si può fare rigenerazione urbana senza una nuova legge urbanistica. Nel Piano casa sforzo quantitativo, manca la qualità degli spazi”

07 Mag 2026 di Giorgio Santilli

Condividi:
Panci: “Non si può fare rigenerazione urbana senza una nuova legge urbanistica. Nel Piano casa sforzo quantitativo, manca la qualità degli spazi”

Alessandro Panci, nuovo presidente del Consiglio Nazionale Architetti

Alessandro Panci si è insediato ieri come nuove presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC). Accetta di rispondere alle domande di DIAC, come aveva fatto più volte in passato da presidente dell’Ordine degli architetti di Roma.

Partiamo dalla sua nuova missione, Presidente Panci. Quali sono gli obiettivi del suo mandato considerando che gli ultimi anni del Consiglio nazionale sono stati un bel po’ appannati? Come rilanciarne l’azione?

Dividerei fra obiettivi interni e obiettivi esterni all’Ordine. Gli obiettivi interni sono legati alla messa in moto di una macchina che è formata da 105 Ordini e da oltre 150mila colleghi. La strategia è vedere il Consiglio nazionale come coordinamento delle tante attività che gli Ordini già svolgono sui territori più, ovviamente, le azioni di carattere nazionale che vanno comunque portate avanti attraverso il coinvolgimento degli Ordini. Noi sappiamo bene che, anche quando parliamo di norme di carattere nazionale, di proposte di legge o di altri documenti del Parlamento o del Governo, che queste leggi hanno un impatto anche sui territori e noi sui territori siamo presenti potendo quindi dare un feedback di ogni singola situazione territoriale. Questo è un lavoro fondamentale perché saremo in grado, quando saranno approvate, di sapere se potranno essere applicate, di prevedere quali difficoltà comporteranno e come queste difficoltà potranno essere ridotte il più possibile. Perciò per noi oggi l’attivazione di un centro studi e di un centro servizi è fondamentale. Questo ci serve a costruire una consapevolezza e una rete interna.

Per quanto riguarda gli obiettivi esterni dobbiamo far capire che l’architetto ha un ruolo di pubblica utilità. Noi ogni volta che mettiamo un timbro, su un edificio o su una piazza, attestiamo un lavoro che interviene all’interno degli spazi della vita delle persone, condiziona la vita delle persone. Noi non facciamo un lavoro di impresa che punta a un profitto, ma un’attività professionale che va a beneficio dell’intera comunità, quindi dell’intera nazione. Il mio insediamento stamattina è avvenuto al ministero di Giustizia perché noi siamo garanti delle attività dei nostri iscritti nella vita dei cittadini. Questa visione è la prima che dobbiamo rilanciare.

Con un quadro di norme come quello attuale non è semplice.

Per essere garanti ci servono norme certe. Occorre intervenire sull’apparato normativo per migliorare la qualità di vita delle persone, ma contemporaneamente dobbiamo avere piena consapevolezza delle trasformazioni in atto. Per questo serve quel lavoro di programmazione che troppo spesso oggi viene meno, con il risultato che proviamo ad affrontare le singole problematiche e perdiamo di vista una visione generale. Quindi, anche sul piano legislativo, dobbiamo lavorare per un intervento legato a una visione organica.

Non c’è un tema più generale di appannamento della figura dell’architetto di fronte alle grandi trasformazioni di oggi, in primis intelligenza artificiale e clima?

Sicuramente l’intelligenza artificiale sta cambiando in questo momento sia la modalità di lavorare che di vivere e sta cambiando la percezione delle persone rispetto a quello che possono fare, pensando spesso di potersi sostituire al progettista dopo aver visto un’immagine su internet o magari facendo loro stessi un progetto con l’intelligenza artificiale. Ma è sempre più evidente senza un occhio esperto che guida e sceglie, il rischio dell’intelligenza artificiale è ingigantire errori e mancanze di conoscenze che può fare un non esperto o un non professionista. L’intelligenza artificiale usata da un professionista può essere una grande opportunità, usata in modo non consapevole amplifica il rischio che escano fuori prodotti apparentemente bellissimi o utilissimi ma nella realtà fondati su presupposti errati. Questa sorta di comprensione tra la realtà e la finzione, andando avanti sarà sempre più difficile da riuscire ad attuare.

Entriamo nella valutazione dei singoli provvedimenti in discussione, partendo ovviamente dal piano casa appena approvato. Nella prima dichiarazione che ha rilasciato oggi dice che non è solo un tema che richiede una risposta quantitativa ma che in gioco è la qualità delle nostre città.

Cerchiamo sempre di far capire che la posta più importante in gioco è la qualità degli spazi. Veniamo da un periodo di PNRR in cui siamo stati abituati a spendere tanto in tempi molto brevi, perdendo di vista il pensiero, le logiche e i meccanismi che possono portare alla qualità degli spazi che andavamo a realizzare. Il Piano Casa fa tanto, mette tante risorse dopo che per anni non si è fatto nulla, neanche le manutenzioni essenziali. Quindi vediamo molto favorevolmente la volontà del Governo di fare questo investimento, di trovare forme di attuazione che possano il più possibile captare quegli investimenti privati che a volte riescono a fare la differenza tra un intervento completo e un intervento parziale. Anche nel Piano Casa abbiamo riscontrato, però, che l’aspetto della qualità non è stato preso in considerazione mentre stiamo intervenendo su edifici, su housing sociale, su rigenerazione urbana: rigenerare significa in prima battuta ridare qualità agli spazi, non solo con un uso corretto, ma usando il senso e la poesia, se serve. Bisogna recuperare la qualità progettuale e la qualità dell’utilizzo di quello che costruiamo o recuperiamo e questa può essere data dal concorso di progettazione o da una preliminare individuazione della modalità più corretta per progettare e intervenire su un certo edificio. Invece vediamo che questo manca perché ancora una volta è sottintesa la volontà di accorciare il più possibile i tempi. Ma questo è un falso problema perché si tende ad arrivare subito all’obiettivo finale che è quello di realizzare l’intervento, quando forse servirebbe un momento di pianificazione e di definizione di quelli che sono gli interventi più utili per raggiungere gli obiettivi, soprattutto se calati all’interno di un territorio. Anche nelle ultime norme manca la cognizione che siamo di fronte a due momenti separati e che il primo aiuta ad accorciare i tempi del secondo.

Rilanciate il tema del ritorno dei concorsi di architettura e di progettazione?

Nel nostro programma c’è la volontà di sensibilizzare sempre più le amministrazioni a utilizzare la formula del concorso di progettazione, grazie anche allo studio del Cresme che ci dice che è la procedura che presenta i tempi più stretti, tra il momento dell’ideazione e della pubblicazione del bando e il momento della realizzazione dell’opera. L’appalto integrato nel pensiero comune è la formula per poter accelerare il più possibile, ma non è così perché il concorso di progettazione non consente grandi ribassi, ma garantisce sia per il progettista sia per l’impresa di poter svolgere il lavoro nella maniera più corretta senza problematiche pesanti all’interno del cantiere. Questo è assolutamente credibile e avviene perché il concorso di progettazione premia la qualità progettuale, mette il progetto al centro del processo e risolve subito, a monte, con un buon progetto, questioni che con altre procedure vengono rinviate. Quindi noi andiamo avanti e abbiamo deciso di implementare la nostra piattaforma che mettiamo gratis a disposizione delle amministrazioni.

Ci sono tre riforme che ha sempre sostenuto, anche quando era Presidente dell’Ordine di Roma, e che ora però sembrano in un momento delicato, non si capisce se andranno avanti o si fermeranno. Parlo del Testo unico dell’edilizia, della legge sulla rigenerazione urbana, della legge sull’architettura. Su quale scommetterebbe oggi?

Ci troviamo effettivamente nella fase finale di un Governo e di una legislatura e su tante tematiche, anche a seguito dei referendum, c’è una sorta di stand by. Per altre sembra prepararsi un’accelerazione, ma dobbiamo evitare di fare le cose di fretta solo per farle. Dovremmo prendere questo anno per lavorare bene comunque, in maniera organica e non spot, per portare a chiusura ciò che si può chiudere e per lasciare un buon testo per la prossima legislatura dove non si riesce a chiudere.

Entriamo nel merito dei singoli provvedimenti: il testo unico dell’edilizia.

Noi speriamo che vada avanti, ovviamente, perché abbiamo fatto un grande lavoro su questo tema in passato. La preoccupazione che abbiamo in questo momento è che possa uscire una versione non organica, solo per una finalità politico-elettorale e non per l’obiettivo che ci prefissiamo noi come professionisti di avere norme chiare e organiche. Perché se uscisse una versione ridotta, questo implicherebbe poi che dovremmo continuare, come succede oggi, a continuare a discutere sull’interpretazione della norma. Non vogliamo che la norma abbia interpretazioni diverse perché questo ci impedisce di essere i garanti dei cittadini, come dicevo. La norma deve essere immediatamente applicabile. Se c’è bisogno di più tempo per ottenere questo risultato, si prenda più tempo.

Della legge sulla rigenerazione urbana cosa dice?

La difficoltà maggiore che abbiamo riscontrato è la ricaduta diversa che le norme della legge statale hanno sulle Regioni, a seconda della legge vigente nella singola Regione. Qui notiamo uno stop a seguito del referendum. Anche su questa legge abbiamo molto lavorato in passato e abbiamo sollevato una serie di questioni che sono legate a quello che invece sarà uno dei nostri obiettivi, la necessità di avere una nuova legge urbanistica.

La richiesta prioritaria di una legge urbanistica rischia di pesare come un macigno sull’approvazione delle riforme di cui stiamo parlando. E non siete gli unici a porre la questione.

Oggi parlare di urbanistica significa parlare soprattutto di ambienti già urbanizzati e costruiti. La legge su cui oggi basiamo tutta la nostra pianificazione è del 1942 ed è stata una buona legge per quel periodo che aveva un obiettivo chiaro nell’espansione delle nostre città, nell’esigenza di trovar casa alle persone, facendo fronte a un aumento demografico importante. Oggi stiamo su un piano completamente diverso e il nostro obiettivo è ridurre il più possibile il consumo del suolo, migliorare e rigenerare i nostri contesti. Quindi non so se la legge sulla rigenerazione urbana avrà ulteriori sviluppi, ma dovremo sicuramente riprendere il tema all’interno di una legge urbanistica.

Se posso sintetizzare il suo pensiero: meglio una buona legge urbanistica che una cattiva legge sulla rigenerazione urbana.

Sì, anche per evitare che in alcune Regioni sia applicata e in altre inapplicata una legge sulla rigenerazione urbana, una legge urbanistica è quanto mai necessaria.

Ultimo tema è la legge sull’architettura, quella che è certamente più indietro.

In questi anni abbiamo interloquito con i promotori dei due testi che attualmente sono in Parlamento, l’onorevole Irto e l’onorevole Occhiuto. In entrambe troviamo elementi di grande interesse e un buon lavoro sarebbe quello ricondurle a un unico testo. La cosa importante da capire è che stiamo parlando non di una legge per l’architetto, come spesso viene vista, ma di una legge per il patrimonio edilizio degli italiani e per gli spazi pubblici all’interno dei centri urbani e dei territori. Quindi il nostro riferimento è l’articolo 9 della Costituzione cui pensiamo di dare attuazione con questa legge. Poi, se vogliamo, chiamiamola, come è stato fatto, una legge di rinascenza urbana, discutiamo se sia necessario un architetto della città o del quartiere, promuoviamo formule di progettazione che aiutino l’informazione e la partecipazione dei cittadini, come il concorso di progettazione.

 

Il comunicato CNAPPC con le dichiarazioni della nuova squadra di presidenza

L’insediamento della nuova squadra che guiderà il consiglio per i prossimi cinque anni vede, oltre a Panci, Salvatore La Mendola e Veronica Leone con il ruolo di vicepresidenti e Cristiano Guernieri in quello di segretario, Francesco Livadoti è stato nominato Tesoriere, segna l’inizio di un nuovo percorso per i 150.000 architetti italiani

Veronica Leone, vicepresidente, ha espresso soddisfazione, evidenziando l’importanza del legame con il territorio: “Questa elezione rappresenta un’opportunità per rafforzare il ruolo della nostra comunità professionale nei processi decisionali nazionali. Assumo questo impegno mettendo a disposizione l’esperienza maturata sul campo in questa importante fase di trasformazione per il mondo dell’architettura”.

Salvatore La Mendola, vicepresidente, ha sottolineato l’importanza delle sfide legislative imminenti: “Siamo pronti ad affrontare con grinta le tante riforme già in calendario, come quelle sulla direttiva comunitaria appalti, sul testo unico dell’edilizia e sull’ordinamento professionale. A queste si aggiungono nuove leggi fondamentali per le nostre politiche, come quelle relative alla promozione dell’architettura e alla rigenerazione urbana”.

Cristiano Guernieri, segretario del Consiglio nazionale: “Ringrazio il Consiglio per la fiducia accordatami. Il lavoro è iniziato da subito, con la volontà di essere immediatamente operativi e di dare risposte concrete alla professione. Il programma nato da un percorso condiviso in questi quattro anni con gli Ordini territoriali, rimette al centro il ruolo sociale dell’architetto e la sua responsabilità nei processi di trasformazione del Paese. Elemento centrale del nuovo percorso è anche il “patto di lealtà” sottoscritto tra colleghi, inteso come impegno reciproco alla collaborazione, alla trasparenza e al rispetto istituzionale. Un patto che vuole superare divisioni e personalismi, per costruire un sistema ordinistico più coeso, efficace e rappresentativo. In questa “lavagna politica” abbiamo voluto portare anche il valore del tempo: decidere, agire e costruire risposte tempestive per il futuro della professione. Il fattore tempo diventa un modus operandi non solo per progettare il futuro, ma cominciare a costruirlo ora. Una sfida che guarda alla professione dell’architetto non come categoria chiusa, ma come presidio culturale, tecnico e civile al servizio della collettività.”.

Francesco Livadoti, tesoriere, ha evidenziato la natura strategica del suo incarico: “Sarà un mandato all’insegna dell’ascolto degli Ordini Provinciali e dei Territori. Il ruolo di tesoriere è un incarico politico: usare le risorse significa decidere quali priorità dare alla professione, come giovani, innovazione e servizi, seguendo principi di trasparenza, sostenibilità ed etica nella gestione del denaro collettivo”.

“Il nuovo Consiglio – dice il comunicato diramato dal CNAPPC subito dopo l’insediamento – nasce con l’obiettivo di promuovere una visione unitaria, pluralista e contemporanea, capace di valorizzare le diversità territoriali e le molteplici forme dell’esercizio professionale. Il programma, denominato “Manifesto della Concretezza”, punta a trasformare il CNAPPC in un organismo capace di incidere concretamente sulla qualità delle città e degli spazi di vita. Obiettivi e primi passi: Il programma prevede un’azione immediata focalizzata sull’ascolto dei territori e sulla trasparenza. Nei primi 105 giorni di mandato, il Consiglio darà priorità all’avvio della riforma dei regolamenti interni e alla creazione di un Centro Studi, di un Centro Servizi a supporto degli Ordini provinciali, supportando tutta l’attività dell’istituzione attraverso l’implementazione della struttura di comunicazione. ll nuovo CNAPPC intende evidenziare come l’architetto svolga un ruolo cruciale di garanzia per il cittadino. Lontano da logiche di settore, la professione si pone come un presidio di legalità e competenza tecnica costantemente a servizio delle comunità, assicurando che ogni intervento rispetti gli standard di sicurezza e armonia necessari al vivere civile”.

Argomenti

Argomenti

Accedi