POLITICHE ABITATIVE E DI LAVORO
Invitalia, ex Iacp, un supercommissario tuttofare (con sub e struttura), altri commissari (con 5 esperti), Invimit, Milano-Cortina 2026 Spa, Cabina di monitoraggio: il gran ballo del Piano Casa è cominciato

GIORGIA MELONI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Fino all’articolo 2, il Piano casa è chiarissimo: la convenzione MIT-Invitalia per un “Programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica e di edilizia sociale” prende a modello quella già siglata per le opere idriche post-Pnrr e richiama, appunto, un assetto organizzativo molto simile a quello impostato dall’Unione europea per gli strumenti finanziari che prolungheranno i lavori del Pnrr oltre il 2026 e anche fino al 2031. Al punto che conferma il sospetto che, oltre ai 970 milioni stanziati dal bilancio nazionale, l’articolo 2 candidi il Piano casa ai fondi che avanzeranno dal Pnrr sui programmi Pinqua.
Ma la costruzione ordinata del Piano casa finisce qui, all’articolo 2, la cosiddetta “prima gamba”. Perché poi – dall’articolo 3 all’articolo 11 – entrano in scena, insieme a soggetti certamente competenti, come Invimit e gli enti ex Iacp, anche un ventaglio di programmi e strumenti non sempre chiari, nuovi soggetti politico-amministrativi come la Cabina di monitoraggio a Palazzo Chigi, linee guida messe in capo all’Associazione dei comuni e figure che a volte non hanno competenze specifiche in materia (come la società “Infrastrutture Milano-Cortina 2026”, in cerca di attività per prolungare la sua durata) e una straordinaria platea di commissari che danno attuazione ognuno a programmi specifici o pezzi di programma.
Ci sono i commissari (con una struttura di cinque esperti) che vigileranno sui grandi programmi di edilizia integrata proposti da privati, che dovrebbero attrarre investitori esteri per cifre non inferiori al miliardo di euro. Ci sono i commissari – questi su scala regionale – per altri programmi infrastrutturali di edilizia integrata concordati con le Regioni. Ma soprattutto c’è il supercommissario dell’articolo 3 che “attuerà l’articolo 2”, quindi in una convivenza tutta da costruire con Invitalia, ma dovrà anche fare una megaricognizione degli alloggi popolari in Italia, con un subcommissario (entrambi retribuiti) e una struttura equiparata agli organici della Presidenza del Consiglio, un budget di partenza da un milione e mezzo. E dovrà anche facilitare gli interventi realizzativi, operando con ordinanza in deroga a ogni legge, poteri degni della Protezione civile, dovrà dare supporto ai soggetti attuatori, ma anche accelerare i processi autorizzativi, addirittura potrà proporre “uno o più schemi-tipo di convenzione volti a disciplinare i rapporti tra gli enti proprietari e i soggetti attuatori” che possono prevedere “la costituzione di diritti di superficie o di altri diritti reali di godimento di durata proporzionata al piano di ammortamento degli investimenti e, comunque, non inferiore a venticinque anni”.
Le bozze di decreto alimentano un notevole livello di confusione. Bisognerà attendere il testo definitivo per capire se, assestandosi, avrà trovato maggiore equilibrio.