IL GAS PESA SUL 30% DEI PREZZI
Crisi energetica: ok Ue ad aiuti di Stato al 70%. Von der Leyen: per conflitto in Iran perdiamo 500 mln al giorno, ma ancora 95 mld per elettrificare

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA
IN SINTESI
La crisi mediorientale, divenuta globale, determinata dal nuovo conflitto in Iran non accenna a concludersi. Così, se da un lato proseguono le conseguenze in termini di instabilità su trasporti ed energia, oltre che sul quadro prettamente conflittuale e umanitario, dall’altro si allunga la tempistica per riflettere e intervenire. Nel caso dell’Europa, ieri la Commissione Ue ha approvato il quadro temporaneo di aiuti di Stato rivolto agli Stati membri con cui affrontare gli effetti della crisi su alcuni dei settori più esposti dell’economia: agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica. Comparti sempre più strategici e per questo anche fragili su cui i Paesi potranno compensare fino al 70% dei costi aggiuntivi sostenuti dai beneficiari a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti e dei fertilizzanti. Il piano resterà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno.
Il nuovo Metsaf in vigore fino a fine anno
Leggendo nel dettaglio quanto varato nel cosiddetto Metsaf, il suddetto aumento dei prezzi sarà determinato da ciascuno Stato membro considerando la differenza tra il prezzo di mercato di riferimento e un prezzo di riferimento storico applicabile. I costi aggiuntivi totali saranno quindi calcolati in base al consumo attuale o più recente del beneficiario precedente alla crisi. Gli Stati avranno così la possibilità di ricorrere ad una opzione semplificata per l’accesso agli aiuti, calibrando gli importi individuali degli stessi in base a elementi quali le dimensioni e la tipologia delle attività dei beneficiari, una stima generale del consumo di carburante nel settore o altri indicatori pertinenti , anziché richiedere ai beneficiari di fornire prove dettagliate del loro consumo effettivo. Con questa opzione, spiega il piano, ciascun beneficiario può ricevere fino a 50mila euro. Inoltre, per le industrie ad alta intensità energetica ammissibili ai regimi temporanei di agevolazione sui prezzi dell’energia elettrica ai sensi della sezione 4.5 del Cisaf (Clean industrial deal state aid), sarà possibile aumentare l’intensità degli aiuti dal 50% fino al 70% del costo dell’energia elettrica per i consumi ammissibili. Coprendo fino al 50% del consumo totale del beneficiario. Infine, aggiunge la Commissione: non sarà richiesto alcun ulteriore incremento degli sforzi di decarbonizzazione. Sarà possibile cumulare gli aiuti concessi ai sensi delle Linee guida sugli aiuti di Stato del meccanismo Ets fino alla metà dell’importo degli aiuti concessi ai sensi della sezione 4.5 del Cisaf stesso. Ovviamente, le misure adottate in seno al Metsaf dovranno essere notificate alla Commissione.
Von der Leyen rilancia l’impegno alla transizione verde
Intervenendo alla plenaria di Strasburgo dell’Europarlamento, la presidente Ursula von der Leyen ha spiegato come la priorità europea resti quella della transizione verde e quindi del distacco progressivo dai combustibili fossili. “E’ necessario ridurre la domanda di energia modernizzando i sistemi. Nel breve termine possiamo farlo con efficienza energetica, elettrificazione e diffusione più rapida delle tecnologie digitali. Ma dobbiamo anche considerare che avremo bisogno di energia in abbondanza, soprattutto per la crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale”, ha detto. “Dal 2022 abbiamo fatto progressi: allora il gas determinava il prezzo dell’elettricità nel 70% del tempo, oggi siamo al 30%. Tuttavia, l’elettricità rappresenta ancora meno di un quarto del consumo energetico finale, molto meno rispetto a Stati Uniti e Cina. Questo deve cambiare”. Come? “Un continente come il nostro con poche risorse fossili – ha proseguito la numero uno della Commissione Ue – deve guidare l’elettrificazione. Per questo abbiamo proposto il pacchetto sulle reti elettriche e presto presenteremo un piano d’azione per l’elettrificazione con obiettivi ambiziosi. Nel bilancio europeo attuale sono stati stanziati quasi 300 miliardi di euro per l’energia, di cui 95 miliardi ancora disponibili. Utilizziamoli per accelerare il passaggio all’elettricità nei trasporti, nell’industria e nel riscaldamento. Non è solo una questione di competitività, ma anche di sicurezza economica”.
Tutti i costi della crisi mediorientale
E a proposito di sicurezza, l’attuale crisi energetica come detto è figlia del nuovo caos mediorientale. Per von der Leyen il consiglio informale di Cipro “è stata un’occasione per ribadire la nostra solidarietà ai partner. Il nostro obiettivo comune è ora porre fine in modo duraturo alla guerra. Ciò include il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz senza pedaggi. È altrettanto chiaro che qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare il programma nucleare e missilistico balistico dell’Iran. Gli eventi degli ultimi mesi ci hanno però insegnato una dura verità: la nostra sicurezza non è solo collegata, ma è intrinsecamente interconnessa, e abbiamo interesse a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza e difesa in tutta la regione. Ma c’è anche una realtà difficile da affrontare: le conseguenze di questo conflitto potrebbero farsi sentire per mesi o addirittura anni”.
Guardando ai costi generati sin qui dalla guerra in Iran, “in soli 60 giorni di conflitto, la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza una sola molecola di energia in più. Stiamo perdendo quasi 500 milioni di euro al giorno. La strada da seguire è dunque evidente: dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati e aumentare la produzione interna di energia pulita, accessibile ed economica, dalle rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica”. Numeri e dettagli che spiegano quella che è la seconda grave crisi energetica nel giro di quattro anni.
Per von der Leyen la risposta dev’essere green: “Già oggi, gli Stati membri con una maggiore quota di fonti a basse emissioni nel loro mix energetico sono meno colpiti dalla crisi. In un Paese come la Svezia, quando il prezzo del gas aumenta di 1 euro per MWh, la bolletta elettrica cresce solo di 0,04 euro per MWh, perché quasi tutta l’elettricità proviene da fonti rinnovabili e nucleari. È così che ci proteggiamo dagli shock futuri ed è questo il percorso verso un’Europa indipendente”. Guardando indietro, al conflitto russo-ucraino tutt’ora in corso, “abbiamo imparato che le misure devono essere mirate alle famiglie e alle industrie più vulnerabili, evitando di aumentare la domanda di gas e petrolio. Durante la crisi passata, solo un quarto degli aiuti di emergenza è stato destinato in modo mirato ai soggetti più fragili. Oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate, con un forte impatto sulle finanze pubbliche e risultati meno efficaci. Non ripetiamo lo stesso errore”.
Le richieste dell’Europarlamento sulla riforma Ets2
Tra le altre misure in lavorazione a Bruxelles, come noto, c’è la riforma del meccanismo Ets – Emission trading system. Ieri, sempre a Strasburgo, l’Europarlamento ha adottato – con 433 voti a favore, 120 contrari e 91 astensioni – il suo mandato negoziale sulla proposta della Commissione di modificare la riserva di stabilità del mercato (Msr) per il nuovo sistema Ets2 relativo al trasporto su strada e agli edifici. Il testo sarà la posizione ufficiale dell’Eurocamera nei triloghi con Consiglio e Commissione. In sintesi, ok in linea di principio alla proposta di consentire il rilascio di un maggior numero di quote quando il costo del carbonio supera i 45 euro per tonnellata di CO2 equivalente (a prezzi del 2020). Ma gli eurodeputati vogliono che la Commissione reagisca più rapidamente ai picchi improvvisi dei prezzi e inizi a rilasciare quote dalla Msr dopo un mese invece che dopo due. Inoltre, sostengono, invece di cancellare tutte le quote inutilizzate trasferite alla Msr a partire dal 1º gennaio 2031, come proposto dalla Commissione, occorre un processo graduale: il 50% delle quote inutilizzate verrebbe annullato dal 1º gennaio 2034 e tutte le restanti quote inutilizzate della Msr sarebbero cancellate dal 1º gennaio 2036. Vogliono anche che la Commissione valuti l’adeguatezza di questo approccio entro quattro anni dall’avvio dell’Ets2. Infine, dalla plenaria è emerso l’invito a Palazzo Berlaymont a valutare un’eventuale proroga del tetto di 45 euro oltre il 2029, aggiornandolo ai prezzi attuali anziché del 2020.
Per gli eurodeputati la revisione della Msr da sola non è sufficiente a mitigare l’impatto negativo dell’Ets2, occorrono misure complementari di decarbonizzazione per aiutare le famiglie a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Altre opzioni sul tavolo prevedono allora di consentire agli Stati membri di esentare temporaneamente gli edifici residenziali dall’Ets2, qualora dispongano di altre misure per raggiungere i propri obiettivi di condivisione degli sforzi, al fine di proteggere i cittadini dagli impatti sociali più gravi del sistema. Più in generale, però, servirà una valutazione d’impatto completa dell’Ets2 per analizzarne gli effetti sugli obiettivi climatici dell’Ue e il suo impatto sociale.
Ecco: bocciata la proposta italiana
Secondo il think tank italiano Ecco, sugli Ets la comunicazione di ieri di Bruxelles riguardante gli aiuti di Stato respinge la proposta italiana “che nel decreto bollette contava di trasferire alcuni costi di trasmissione e l’onere Ets dai generatori di elettricità a gas ai consumatori finali, auspicando una riduzione delle offerte di energia elettrica dei produttori termoelettrici nel mercato”. L’obiettivo, ricorda il centro studi, era “ridurre strutturalmente il costo dell’energia elettrica neutralizzando il costo del meccanismo legato all’uso del gas naturale e riflesso nel prezzo elettrico”. Invece, la comunicazione di ieri “conferma la centralità del meccanismo Ets nei meccanismi di formazione del prezzo del mercato elettrico europeo, ne impedisce l’elusione a livello nazionale e introduce la possibilità di adottare strumenti di incentivazione del gas naturale nel settore termoelettrico in misura transitoria per affrontare la crisi”. La versione definitiva “specifica che per quanto l’effetto finale delle misure permesse possa essere il medesimo – abbassare il costo dell’energia – le condizioni di applicazione sono profondamente diverse rispetto alle aspettative del nostro legislatore”.
Una bocciatura vera e propria, insomma, tanto che, conclude Ecco, il decreto italiano dovrà “trovare una soluzione per regolare gli scambi transfrontalieri in presenza di un incentivo al prezzo del gas, e confermare che lo strumento non modifichi il merit-order, ovvero il sistema di formazione di prezzo del mercato elettrico. Si dovrà inoltre assicurare che il trasferimento diretto in bolletta dell’incentivo al gas sia interamente trasferito nei meccanismi di formazione dei prezzi del mercato elettrico, e non ultimo, si dovrà interpretare la richiesta della Commissione di poter trasferire sulle bollette i costi del sostegno al gas ai soli consumatori che abbiano beneficiato della norma. Questo dovrebbe escludere a rigor di logica, tutti i clienti che abbiano sottoscritto contratti a prezzo fisso, contratti 100% rinnovabili, e sicuramente i Ppa (Public Purchase Agreements) che hanno investito proprio per spostarsi verso la generazione da rinnovabili, per mettersi al riparo dalle crisi energetiche e di prezzo legate alle importazioni di fossili, e sui quali appare illegittimo trasferire gli oneri legati al gas”. Per non parlare del fattore tempo di durata degli aiuti.
Ma Ribera apre: valutiamo misure sui prezzi dell’elettricità
Un’apertura agli accorgimenti italiani è comunque arrivata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera. Rispondendo a una domanda sui provvedimenti dell’Italia per fronteggiare gli alti prezzi dell’elettricità prodotta da gas, ha indicato che la proposta di Roma “è tuttora in discussione: è importante capire come il governo italiano possa aiutare le proprie industrie attraverso la compensazione indiretta dei costi con le regole Ets sulla base delle linee guida aggiornate ultimamente. Se qualche Paese volesse andare oltre, siamo aperti a verificare interventi che siano conformi alle regole e ai principi comuni”.
Di sicuro, ha detto, “non vogliamo aumentare il consumo di gas, ma è necessario fronteggiare la situazione attuale. Di qui un approccio caso per caso per valutare le misure temporanee degli Stati per sovvenzionare il costo del combustibile per la produzione di energia elettrica a gas”. Per Ribera, “l’aiuto per l’elettricità da gas, indica la Commissione, sarà valutato, tra l’altro, tenendo conto della scarsa rilevanza dei suoi effetti sui costi operativi effettivi e sui rischi dei produttori e della sua efficacia nel garantire una riduzione generalizzata dei prezzi dell’energia elettrica per tutti i consumatori”. Inoltre, “il sussidio al gas o il tetto massimo di prezzo devono gradualmente ai prezzi di mercato per evitare un effetto a catena al termine della misura; vanno incluse salvaguardie per assicurare il pieno trasferimento dei benefici ai consumatori finali, evitando al contempo un’indebita regolamentazione dei prezzi all’ingrosso. Se lo Stato membro decide di addebitare i costi della misura (o di parte di essi) ai consumatori, solo i consumatori che beneficiano della misura dovrebbero contribuire al suo finanziamento”.
Anche per la vicepresidente la priorità finale è l’accelerazione della transizione. Vorrei assicurare – ha aggiunto – che sia i governi nazionali che le istituzioni europee non solo monitorano, ma sono pronte a reagire qualora necessario”.
Intanto, l’agenzia di stampa russa Tass punge. Citando i dati Gas Infrastructure Europe per cui il livello di stoccaggi europei è oggi al 31,97%, ricorda che “le immissioni nette nelle riserve europee prima del periodo autunno-inverno 2026-2027 dovranno ammontare ad almeno 68 miliardi di metri cubi per raggiungere il livello richiesto. Lo scorso anno l’Europa era riuscita a raggiungere solo circa 55 miliardi di metri cubi (…)” ma “Gazprom aveva previsto che le riserve di gas negli stoccaggi europei potrebbero non raggiungere nemmeno il 70%, prima dell’inizio della prossima stagione di riscaldamento”. E siccome “è probabile che l’attuale stagione estiva vedrà un aumento dei prezzi del carburante, a causa dell’intensificarsi della concorrenza con l’Asia per i volumi di gnl disponibili, nel contesto del conflitto in Medio Oriente” il richiamo all’appeal del gas russo è inevitabile. L’Italia su questo è avanti perché già l’ad di Eni Claudio Descalzi ha detto che sarebbe necessario ripristinarne gli acquisti. Il governo ha detto di no, anche se, intervistato su Moneta, il ministro Pichetto Fratin ha spostato la responsabilità altrove: “È una decisione da prendere a livello europeo. Io mi attengo alle decisioni prese a Bruxelles. Chi esprime opinioni da leader politico può andare oltre. Io faccio il ministro”.