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L’IA nella progettazione edilizia fa la differenza ma in Italia i professionisti la considerano ancora inaffidabile. La sfida dell’integrazione

28 Apr 2026 di Mauro Giansante

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L’intelligenza artificiale nella progettazione edilizia è già realtà in tutto il mondo, non ancora in Italia. Perché, spiega una nuova ricerca della piattaforma PlanRadar, se la maggior parte dei professionisti delle costruzioni vede l’Ai come risposta pratica alle problematiche operative quotidiane, come la burocrazia, nel nostro Paese viene percepita ancora come inaffidabile e inaccurata, oltre che difficilmente integrabile con i sistemi esistenti. A seguire come terzo ostacolo, c’è quello delle difficoltà di apprendimento.

Guardando nel dettaglio la ricerca, effettuata su oltre 1.700 professionisti a livello internazionale, emerge che oltre il 50% dei professionisti delle costruzioni sarebbe più propenso a rimanere nella propria organizzazione se questa aumentasse in modo significativo gli investimenti in intelligenza artificiale e strumenti tecnologici. Al contempo, quasi la metà del campione ammette che l’azienda per cui lavora non ha ad oggi previsto alcun piano di investimento in strumenti digitali con funzionalità di intelligenza artificiale. Eppure, l’Ai nel lavoro è vista come una minaccia solo dal 6%. Come visto sopra, infatti, viene considerata già ora un facilitatore, tanto che due terzi (oltre il 60%) di coloro che già utilizzano strumenti integrati con l’Ai risparmiano almeno due ore alla settimana su undici spese per attività legate a progetti o mansioni amministrative e di coordinamento.

Ancora. Per il 58% degli intervistati l’intelligenza artificiale può incidere positivamente sul rispetto delle tempistiche dei progetti e la gestione delle richieste di modifica pervenute a progetto in corso. A maggior ragione, in un contesto ad alta pressione e con risorse limitate. Infatti, tra coloro che già impiegano strumenti digitali centralizzati, l’80% riferisce di una migliore capacità di controllare i costi o proteggere i margini di progetto.

Tornando all’Italia, invece, in controtendenza rispetto ai risultati globali secondo cui privacy e sicurezza dei dati rappresentano il secondo ostacolo all’adozione di strumenti di Ai (28%), da noi il tema è meno sentito (18%). Infine, solo il 4% cita il timore di perdere il lavoro, un dato di due punti percentuali al di sotto di quello globale. Mentre nella classifica sugli sforamenti di budget, il 74% segnala le modifiche a progetto in corso come causa comune.

“I professionisti delle costruzioni gestiscono ogni giorno dati di progetto sensibili, perciò, qualsiasi Ai che lavori sulle informazioni di progetto deve rispettare i più alti standard di protezione, conformità e controllo”, spiega il ceo di PlanRadar Sander van de Rijdt. Anche perché chi usa le nuove tecnologie nell’edilizia chiede “qualcosa di molto ragionevole, ovvero strumenti di cui potersi fidare, risultati su cui poter contare e la certezza che i dati di progetto restino protetti”. Fattori essenziali per non far confliggere l’uomo e il digitale in qualunque settore produttivo.

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