Il Comune di Milano rimette in moto il suo patrimonio dimenticato: venti immobili cercano nuova vita con concessioni e progetti di rigenerazione
IN SINTESI
Un piano concreto, con una direzione chiara: basta edifici pubblici abbandonati. Il Comune di Milano lancia una chiamata aperta a istituzioni, terzo settore e privati per rigenerare venti immobili oggi chiusi e inutilizzati, restituendoli alla collettività. L’iniziativa punta su concessioni e progetti capaci di trasformare spazi vuoti in luoghi vivi. L’operazione non è una semplice dismissione. L’obiettivo è mantenere pubblico il patrimonio, affidandolo però a chi sappia valorizzarlo. Da Pusterla di Sant’Ambrogio, passando per Porta Ticinese Medievale, Palazzo Calchi Taeggi, Magazzini comunali di via Vittorio Veneto fino a Palazzo Dugnani, veri e propri gioielli di questo portafoglio che comprende altri quindici beni immobili di cui una parte è ubicata in altre città tra Como, Savona, Cesena, Genova e Sondrio. La particolarità di quest’operazione è che solo per gli edifici che si trovano fuori Milano è prevista la possibilità della vendita, perché per tutto il resto la valorizzazione viene intesa non tanto in senso economico ma sociale. “Non chiediamo donazioni, ma responsabilità e visione”, ha spiegato l’assessore al Bilancio, demanio e piano straordinario Casa, Emmanuel Conte. I progetti dovranno garantire utilità sociale, accessibilità ed efficienza energetica, con un impatto reale sui quartieri.
Il sindaco Giuseppe Sala anche ha ribadito il principio guida: ogni scelta deve avere come “stella polare il benessere della comunità”. Quando un immobile non è utilizzato, le opzioni sono due: recuperarlo per nuove funzioni pubbliche o valorizzarlo economicamente. In entrambi i casi, l’obiettivo resta reinvestire le risorse in servizi e sviluppo urbano.
Attraverso concessioni ad altre istituzioni, fondazioni, associazioni, soggetti del privato sociale o del privato, si punta, così, alla restituzione a funzioni pubbliche di venti edifici, individuati con un censimento del patrimonio in disuso.
Dal punto di vista amministrativo, è partita la fase degli avvisi pubblici per la raccolta di manifestazioni di interesse. Alcune sono già pervenute. I dettagli tecnici e le modalità di partecipazione sono consultabili sul portale del Comune di Milano – Area Demanio.
Una scelta, questa di procedere con un programma unitario, anziché con bandi isolati caso per caso, che è deliberata: “offrire una visione d’insieme delle opportunità, e non un’occasione episodica”.
“Non presentiamo solo un elenco di immobili, ma un metodo – ha aggiunto Conte –. Partiamo dall’identità e dai bisogni della città, e cerchiamo soluzioni insieme con la città per dare nuova vita a questi luoghi: restano dei milanesi, con idee dai milanesi e ricadute per i milanesi. Non è un ripiego ma una scelta che tutela il patrimonio collettivo e scommette sulla capacità della società civile di prendersi cura della propria città”.
Tre categorie per raccontare la città
Identitari, simboli storici e monumentali; capillari, diffusi nei quartieri con valore locale; di villeggiatura, legati alla storia sociale e sanitaria milanese fuori città. Si tratta di luoghi che attraversano epoche e funzioni diverse: dalle porte medievali alle cascine, fino alle colonie marine e montane nate per la salute dei bambini nel dopoguerra. Il progetto punta anche a migliorare sicurezza e qualità urbana. Spazi vissuti e frequentati riducono degrado e isolamento. Non è solo una questione immobiliare: è una strategia urbana che lega recupero architettonico, coesione sociale e sostenibilità.
I venti immobili selezionati derivano da un censimento del patrimonio dismesso e sono suddivisi in tre categorie:
I luoghi identitari: architetture della memoria urbana
Edifici monumentali, capillari (distribuiti e con un valore specifico nei diversi municipi) e di villeggiatura (situati fuori città, in località turistiche); molti sono vincolati, tutti sono rappresentativi della storia e dell’identità di Milano.
Pusterla di Sant’Ambrogio
È una delle rare testimonianze delle “pusterle”, porte secondarie delle mura medievali utilizzate per accessi locali e controllati. Situata in un’area centrale e stratificata, racconta la Milano pre-rinascimentale fatta di cerchie difensive e percorsi religiosi. Nel tempo ha perso la funzione originaria, ma resta un elemento urbano di forte riconoscibilità, oggi penalizzato da scarsa fruizione e visibilità.
Porta Ticinese medievale
Diversa dall’attuale arco neoclassico, questa struttura conserva tracce dell’antico sistema difensivo cittadino. Era uno dei varchi principali verso il Ticino e quindi verso i traffici commerciali fluviali. Il suo valore sta proprio nella rarità: pochi elementi della Milano medievale sono ancora leggibili con questa chiarezza.
Palazzo Calchi Taeggi
Complesso nobiliare con origini che risalgono almeno al XVI secolo, legato alla famiglia Calchi e poi ai Taeggi. Presenta elementi architettonici stratificati – cortili interni, decorazioni, modifiche successive – che riflettono secoli di trasformazioni. È un esempio di residenza aristocratica che ha perso funzione ma non identità.
Magazzini al Bastione (viale Vittorio Veneto)
Inseriti lungo le antiche mura spagnole, questi spazi nascono con funzione militare e logistica. Con la dismissione delle fortificazioni sono stati riutilizzati come depositi e magazzini urbani. Oggi rappresentano un caso tipico di architettura “ibrida”, a metà tra infrastruttura storica e spazio produttivo.
Palazzo Dugnani
Villa di delizia del Settecento, immersa nell’area dei Giardini Montanelli, conserva affreschi di scuola tiepolesca e ambienti di grande valore artistico. Nel tempo è stato sede di mostre e attività culturali, ma con utilizzi discontinui. La sua posizione e qualità lo rendono uno dei beni più strategici del progetto.
I beni capillari: la città quotidiana da riaccendere
Ex Scuola rurale di Lampugnano
Piccolo edificio scolastico nato quando Lampugnano era ancora campagna. Racconta una Milano periferica fatta di cascine e comunità agricole. La struttura è semplice, ma il valore storico risiede proprio nella sua funzione originaria di presidio educativo locale.
Ex Casello ovest di Porta Ticinese
Parte del sistema daziario ottocentesco, quando le merci in ingresso in città erano soggette a tassazione. Questi caselli erano veri e propri punti di controllo economico. Oggi rimane come testimonianza di una fase di regolazione urbana ormai scomparsa.
Cascina “Cort del Colombin”
Classica cascina lombarda a corte chiusa, con spazi organizzati attorno a un cortile centrale. Era un microcosmo autosufficiente, con abitazioni, stalle e depositi. La sua struttura si presta a funzioni comunitarie mantenendo la tipologia originaria.
Cascina Corba
Complesso rurale di dimensioni rilevanti, già oggetto in passato di tentativi di recupero. Ha ospitato attività sociali e culturali, ma senza continuità. È uno degli esempi più evidenti di come le cascine possano diventare poli civici se gestite stabilmente.
Ex Casa dell’acqua (via Giacosa)
Struttura legata alla distribuzione pubblica dell’acqua, in un’epoca in cui non tutte le abitazioni erano dotate di servizi interni. È una testimonianza di infrastruttura urbana “di prossimità”, oggi priva di funzione ma significativa per la storia dei servizi cittadini.
Ex Circolo popolare (via Varesina)
Luogo di socialità legato al mondo operaio e associativo, dove si svolgevano attività culturali, politiche e ricreative. Spazi come questo hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione del tessuto sociale milanese del Novecento.
Cascina Molino Spazzola
Antico insediamento agricolo probabilmente legato alla macinazione dei cereali, come suggerisce il nome. Strutture di questo tipo erano centrali nell’economia rurale e oggi rappresentano un patrimonio architettonico fragile ma prezioso.
Palazzo Galloni
Edificio storico inserito nel tessuto urbano, con caratteristiche architettoniche di pregio locale. Non è un monumento “iconico”, ma proprio per questo ha un potenziale importante come spazio civico di quartiere.
I luoghi di villeggiatura: il welfare del Novecento
I sette beni nelle località di villeggiatura sono in parte frutto degli investimenti del Comune di Milano negli anni ’50 e ’60 per la salute dei bimbi milanesi o di chi si ammalava di tubercolosi, e oggi non più utilizzati:
Casa di Villeggiatura e dependance – Cerano d’Intelvi (Como)
Immersa in un contesto montano salubre, era destinata a soggiorni di riposo per cittadini, in particolare bambini. Fa parte di quella rete di strutture pubbliche pensate per il benessere fisico lontano dalla città industriale.
Colonia Climatica Permanente (ala) – Pietra Ligure (Savona)
Struttura sanitaria legata alla cura di malattie respiratorie, in particolare la tubercolosi. Le colonie climatiche sfruttavano aria marina o montana come strumento terapeutico.
Colonia Marina “Sorriso dei bimbi” – Cesenatico
Tipica colonia estiva dove generazioni di bambini milanesi trascorrevano periodi al mare. Non solo cura, ma anche educazione e socializzazione in un contesto controllato.
Villetta Bianca – Andora (Savona)
Edificio più raccolto, probabilmente utilizzato come residenza per piccoli gruppi o personale. Inserito in un contesto paesaggistico di valore, ha potenzialità legate all’ospitalità sociale.
Villa Tigellius – Recco (Genova)
Struttura affacciata sul mare ligure, con forte valore panoramico. Come molte ville costiere acquisite dal Comune, era destinata a soggiorni organizzati per cittadini.
Casa Abetina – Sondalo (Sondrio)
Inserita nell’area alpina di Sondalo, vicino al grande complesso sanatoriale, uno dei più importanti d’Europa. Era parte di un sistema sanitario diffuso basato sul clima e sull’isolamento.
Colonia Marina Villa Serena – Cesenatico
Grande complesso destinato a soggiorni collettivi estivi. Strutture come questa rappresentano un capitolo importante del welfare municipale del dopoguerra.
Rigenerazione e casa: la doppia sfida (complessa) del Comune di Milano
Restituire alla città venti immobili pubblici dismessi è un’idea ambiziosa, ma tutt’altro che semplice da realizzare. Molti edifici richiedono interventi di recupero costosi e sono soggetti a vincoli di tutela storico-artistica, fattori che potrebbero rallentare o complicare i progetti.
L’iniziativa si affianca al Piano casa promosso dalla giunta guidata da Giuseppe Sala, che punta a contrastare l’emergenza abitativa e a mantenere attrattiva Milano. A breve sono attesi i primi bandi per le aree dell’ex Palasharp, San Romanello e Bovisasca, dove dovrebbero sorgere le prime abitazioni a prezzi accessibili.
Il piano prevede la realizzazione di 10 mila alloggi in dieci anni e rappresenta un banco di prova decisivo: verificare se il modello dell’amministrazione riuscirà davvero a conciliare l’interesse pubblico con la sostenibilità economica per gli operatori privati.
Il lavoro già fatto
Il programma si innesta, comunquem su un percorso già avviato nel corso del mandato. Sala ha ricordato, al momento della presentazione dell’operazione a Palazzo Reale, un precedente virtuoso: la valorizzazione della Galleria Vittorio Emanuele, passata da 30 a oltre 80 milioni di introiti annui grazie a una gestione più attenta. Un esempio che dimostra come anche interventi mirati possano generare risorse significative. Tra gli immobili in disuso già recuperati dal Demanio dal 2022 ad oggi attraverso concessioni figurano anche : la Cascina Colombè, per un nuovo polo agroalimentare e sociale; l’ex Hammam di via Civitavecchia 110, dove LILT sta realizzando Casa LILT; i due edifici storici di via Conca del Naviglio, consegnati alla Sovrintendenza per l’ampliamento del progetto PAN; l’ex Obitorio di via Francesco Sforza, assegnato all’Università degli Studi di Milano per servizi agli studenti; il Casello sud di piazza V Giornate, assegnato con bando; l’ex Marchiondi, affidato alla Fondazione Collegio delle Università Milanesi per una nuova residenza universitaria.
Altri Bandi Attivi a Milano
Oltre al piano dei 20 immobili, sono attualmente aperti altri avvisi pubblici. Tra questi, 27 spazi ai piani terra: i locali (ex negozi/uffici) destinati ad attività sociali e d’impresa con canone ridotto del 70%. Ancora, 8 unità immobiliari per il sociale: bando per progetti con valenza sociale, con scadenza fissata al 26 maggio 2026. Infine, 26 posti auto e box: asta pubblica per l’assegnazione di box in varie zone (via Cassinis, viale Rimembranze di Lambrate, via Mincio, via Menotti Serrati, via Fratelli Zoia). Il bando è aperto fino al 19 maggio e prevede l’assegnazione in locazione per sei anni, prorogabili di altri sei, oppure in concessione d’uso per 12 anni.