ANTICIPAZIONI
Piano casa in Cdm il 1° maggio, fondi a 3 miliardi. I 4,8 mld Pnrr per Pinqua ed Erp spesi all’80%
La direttrice della Direzione per la casa e la riqualificazione urbana del MIT, Barbara Acreman al congresso Caritas: “Ai 970 milioni stanziati si aggiungono economie di programmi come Pnrr, Fesr, climate change che riusciamo a riutilizzare: diventeranno almeno il triplo e sarà più facile coinvolgere i privati”. I 100mila alloggi di Meloni? “Ne riqualifichiamo 60mila vuoti e 40mila occupati abusivamente”. Progetti Caritas per 40 mln.

Barbara Acreman, direttrice della Direzione generale per la casa e la riqualificazione urbana del MIT
IN SINTESI
Il Piano casa e il primo decreto legge che gli darà attuazione andrà in Consiglio dei ministri il 1° maggio. Lo ha confermato ieri, intervenendo al 45° Convegno nazionale della Caritas diocesana, Barbara Acreman, direttrice della Direzione generale per la casa e la riqualificazione urbana del Ministero delle Infrastrutture. Acreman ha però aggiunto molti altri elementi che consentono di aggiornare il quadro che pubblicamente era rimasto fermo a venti giorni fa quando si era bloccato proprio alla vigilia dell’arrrivo in Cdm il “decreto Salvini” da 970 milioni. Dopo di allora l’unica novità era stata quella della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in Parlamento aveva annunciato a giorni “un Piano casa da 100mila alloggi”. Acreman conferma anzitutto questo numero spiegando che “ai 60mila alloggi vuoti perché inagibili, che riqualificheremo, si aggiungono 40mila alloggi occupati abusivamente”. Nessuna informazione più per questa affermazione che sembra preludere a una linea dura sul punto.
Ma le novità più importanti Acreman le ha date sullo sforzo che il governo sta facendo – e che sembra essere premiato da buoni risultati – di accrescere i fondi disponibili. “Il decreto che prevedeva l’impiego solo dei 970 milioni stanziati dalla legge di bilancio 2024 è stato in effetti ritirato – ha detto Acreman – e dalle riunioni di questi giorni è emerso che possiamo già utilizzare economie di spesa provenienti da programmi come il Pnrr, il climate change e il Fesr”. Frasi che aiutano a ricostruire e tenere insieme il mosaico di finanziamenti che in questi mesi sono stati più volte tirate in ballo fino a giustificare l’affermazione di Acreman: “Contiamo almeno di triplicare quel miliardo iniziale, se non arrivare a 4-5 miliardi. In questo modo sarà più facile anche attrarre investitori privati per fare investimenti in housing sociale insieme a quote di ERP”.
Il nuovo quadro economico del Piano casa
I conti sono presto fatti: FESR dovrebbe essere il miliardo e 200 milioni recuperato dal ministro per il Pnrr e l’Europa, Tommaso Foti, nell’operazione di riprogrammazione di mid term dei fondi europei verso le politiche abitative. Il climate change dovrebbe essere il fondo sociale per il clima che conta su 7 miliardi, di cui almeno 2-3 miliardi complessivi alla casa, intesa come efficientamento energetico e altre ristrutturazioni di alloggi ERP. I residui Pnrr potrebbero essere alcune quote non spese da vari programmi del MIT, compresa la quota di 1,2 miliardi destinati con la revisione del 27 novembre 2025 alla società per il materiale rotabile ferroviario (Rosco) che il governo italiano ha rinunciato a costituire. E a proposito di Pnrr e di Piano nazionale complementare, Acreman ha rivelato che “dei 4,8 miliardi che avevo a disposizione per alloggi ERP e programmi Pinqua per la qualità dell’abitare, riusciremo a rendicontare al prossimo 31 agosto circa l’80% del totale, avendo raggiunto gli obiettivi di riqualificare 27mila alloggi ERP e 10mila siti di qualità dell’abitare”. Anche qui il 20% fa quasi un miliardo di residuo.
Nei ragionamenti di Acreman è tornata indirettamente, in realtà, anche la cifra fatta dall’Ance e dal ministro Foti che hanno parlato di una dotazione complessiva di 8 miliardi per il Piano casa su orizzonte pluriennale. “Se io sono riuscita a riqualificare 27mila alloggi con 2 miliardi, fate il conto di quanto serve per riqualificare 100mila alloggi”. Appunto, 8 miliardi.
Un’altra novità riguarda i soggetti che potranno chiedere in affitto gli alloggi che si vanno a recuperare. Anche qui il perimetro si allarga per andare a ricomprendere almeno una parte della fascia grigia del ceto medio in difficoltà. “Oltre ai soggetti che resteranno al di sotto di un certo reddito Isee, a farne parte si aggiungono disabili, anziani, donne vittime di violenza, ma anche lavoratori e studenti fuori sede che non hanno la possibilità di accedere a un mercato libero”.
Acreman ha infine rassicurato che non mancherà la gamba dell’housing sociale. “Daremo la possibilità a investitori privati di realizzare edilizia sociale da cui riceveranno il giusto risultato economico che si aspettano, in cambio della realizzazione di una quota proporzionata di alloggi ERP”. Un aspetto che deve essere ancora approfondito, anche se Acreman ha fatto riferimento al “modello Cdp del passato” aggiungendo che tra gli investitori saranno presi in considerazione anche istituti di credito.
I progetti della Caritas
La giornata di ieri è stata anche l’occasione per la Caritas di presentare la propria attività nel settore abitativo che ha portato nel periodo 2021-2025 al finanziamento di 399 progetti per un importo di 40,7 milioni di euro di cui 33,8 finanziati con fondi dell’otto per mille e 6,9 milioni da cofinanziamenti. Al Nord sono localizzati 163 progetti, al Centro 129, al Sud 107.
“Svolgiamo spesso un ruolo sostitutivo di una politica abitativa organica che manca in Italia dalla fine della Gescal. Nel 60% dei casi abbiamo potuto fornire un alloggio di nostra proprietà, nel 40% abbiamo fatto ricorso ad alloggi privati”, hanno spiegato Nunzia De Capite (responsabile Advocacy), Alessia Maggi (responsabile dei progetti dell’abitare) e Caterina Bocca (responsabile dei progetti strategici). Nel dibattito che è seguito all’intervento di Acreman alcuni interventi (Sara Ferrari della Caritas di Padova) hanno chiesto che le politiche abitative si occupino non solo degli aspetti materiali, ma forniscano anche percorsi di accompagnamento che consentano di stabilizzare i beneficiari nella loro condizione abitativa, evitando il rischio,c he spesso si ripresenta, di perdere l’alloggio a causa di fragilità sociali che non si riescono ad affrontare. Acreman ha risposto che una delle innovazioni del Piano casa è di destinare una quota delle risorse proprio alle politiche sociali e ai percorsi di integrazione che ovviamente sono di competenza del ministero del Lavoro e possono essere svolti anche tramite convenzioni con soggetti del terzo settore.