L'INTERVENTO

De Simone (EY): amministrazioni e aziende a caccia di finanziamenti UE e nazionali devono cambiare strategia, avere pronto un portafoglio di progetti adattabili ai bandi che escono

19 Mar 2026 di Giorgio Santilli

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De Simone (EY): amministrazioni e aziende a caccia di finanziamenti UE e nazionali devono cambiare strategia, avere pronto un portafoglio di progetti adattabili ai bandi che escono

Antonella De Simone, partner EY

“Se parliamo di edilizia residenziale possiamo certamente dire che oggi non c’è un quadro organico e univoco di opportunità di finanziamenti europei, ma c’è una grande attenzione al tema perché proprio l’Europa sta ponendo al centro delle politiche di trasformazione urbana l’edilizia residenziale, con un taglio più orientato all’edilizia sociale rispetto a quella pubblica”. Antonella De Simone, partner EY, responsabile della Business Consulting Public Unit e coordinatrice da diversi anni di un osservatorio sull’accesso ai finanziamenti pubblici europei e nazionali, è intervenuta martedì 17 marzo al convegno organizzato da Federcasa e Harpaceas sul tema di una nuova edilizia residenziale pubblica. De Simone ha fornito non soltanto un quadro dei finanziamenti europei in tema di rigenerazione urbana ed edilizia residenziale, ma ha allargato il suo ragionamento alle strategie che amministrazioni e aziende dovrebbero adottare per accedere ai diversi tipi di finanziamenti.

“È vero che oggi non esiste un piano organico europeo di investimenti sul social housing – ha detto De Simone rivolta ai rappresentanti delle aziende di edilizia residenziale pubblica che reclamavano un ruolo anche nell’edilizia sociale – ma ci sono molte possibilità di finanziamento per aziende come le vostre ed è fondamentale che vi facciate trovare pronti per coglierle, perché non è un mondo facile quello dell’accesso ai finanziamenti. Non lo è se si tratta di piani regionali, come appunto quelli finanziati dal FESR, non lo è se si tratta di accedere ai fondi diretti alla Commissione europea attraverso call, avvisi e bandi. Sulla base della nostra esperienza, abbiamo provato a identificare quelli che sono step fondamentali per poter superare barriere e criticità, non solo burocratiche”.

Il primo aspetto nella costruzione di questa strategia a caccia di finanziamenti è quello che De Simone definisce “l’uscita da un equivoco”. Dove l’equivoco, o se vogliamo l’errore, è “aspettare l’uscita del bando e solo dopo strutturarsi per presentare una proposta o un progetto”. De Simone suggerisce “l’approccio inverso”, insomma un rovesciamento della strategia. “Prepariamoci una serie di proposte o di progetti”, quindi una riserva o un cassetto di progetti, “che possano poi di volta in volta guidare la ricerca dei bandi adatti”. Si tratta quindi di partire dagli obiettivi che ci si prefigge, dalle esigenze del territorio e lavorare su quelle. “Quindi la prima fase è l’analisi delle esigenze del territorio per cui lavorate”, dice De Simone.

In questo ribaltamento, “la seconda fase è la ricerca, l’analisi, la selezione dei bandi disponibili che possono soddisfare queste esigenze, anche adattando ai criteri richiesti dai bandi le nostre proposte e i nostri progetti”. Questo richiede un salto di qualità nell’organizzazione aziendale, con “un monitoraggio costante per andare a intercettare poi l’emissione del bando specifico”, anche perché “le scadenze sono sempre molto ravvicinate e l’assessment del bando è una fase molto delicata proprio perché non esiste un quadro univoco e organico di investimenti ma ogni bando ha le sue caratteristiche, i suoi criteri di ammissibilità, la sua specificità in termini di budget ammissibili, voci di costo ammissibili e così via”.

“La terza fase – continua De Simone – è la presentazione della candidatura dove occorre coniugare la capacità tecnica di adeguare la propria proposta ai criteri e ai requisiti previsti dal bando per ottenere il punteggio di ammissione alla capacità di raccontare la propria proposta, i suoi punti di forza, le soluzioni con cui si risponde alle esigenze e ai fabbisogni”.

“Purtroppo – chiosa De Simone – la fatica non si conclude quando si viene ammessi al finanziamento. A quel punto c’è tutta la fase di esecuzione del progetto dove iniziano una serie di adempimenti che vanno oltre le difficoltà della gestione tecnico-operativa degli interventi: adempimenti formali, di rendicontazione, di monitoraggio che di volta in volta devono essere fatti su piattaforme e con strumenti diversi in base al tipo di finanziamento. Questa fase richiede profili molto esperti e organizzazione”.

E organizzazione è la parola chiave con cui De Simone conclude il suo intervento. Il suggerimento è quello di “strutturarsi con professionalità specifiche all’interno dell’azienda o dell’amministrazione, proprio con l’obiettivo di superare quella logica frammentata di partecipazione al singolo bando e indirizzarsi verso una logica più strategica di definizione di una pipeline di progetti che possano di volta in volta rispondere ai diversi bandi e alle diverse opportunità di finanziamento”.

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